Millennial Dropouts

7 luglio 2016Mktg chart

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Eppure in italia la raccolta in TV continua a crescere mentre il digitale è flat…

Distribuzione contenuti di BuzzFeed

7 giugno 2016media, Social Media

Interessante grafico sulla distribuzione dei contenuti di BuzzFeed. Solo il 23% è diretto, ovvero tramite il sito. Tutto il resto della fruizione dei contenuti avviene su altre piattaforme (snapchat, youtube, Fb). Ciascuna con le sue regole, le sue revenue, le sue caratteristiche di distribuzione. Se questo è il nostro destino il mestiere dell’editoria digitale è da suicidio….

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ADS fraudolenti: Programmatic Vs Diretta

6 giugno 2016Advertising

Interessante analisi campagne programmatic in Germania :

http://www.emarketer.com/article.aspx?R=1014034&RewroteTitle=1&ecid=NL1010

Publisher direct ads are less fraudulent, more often viewed

 

emarketer

Il graduale e lento collasso dell’editoria

19 aprile 2016media, Social Media

BuzzFeed riduce della metà il budget 2016, Mashable taglia il personale, Salon altro round di finaziamento e taglio del personale. GigaOm che aveva 85 persone ha chiuso alcuni mesi fa.
La crisi dell’editoria arriva anche alle nuove iniziative editoriali native digitali, ed arriva anche a quelle che hanno basato la crescita su Facebook. L’abbraccio mortale continua…

Mr. Malik of Gigaom, whose site employed 85 people at its peak, said if he were to start the business today, it would probably be a Facebook page. There is an opportunity, clearly, to reach people there.

Money? That’s another matter.

“How do I monetize?” he asked. “Still not clear.”

Articolo completo qui http://www.nytimes.com/2016/04/18/business/media-websites-battle-falteringad-revenue-and-traffic.html?_r=0

Refer google vs facebook

27 agosto 2015Facebook, Google, Social Media

http://uk.businessinsider.com/facebook-v-google-referral-traffic-2015-8?r=US&IR=T

 

Nel nostro caso la forbice è molto piu ampia…ed il superamento c’è già da un anno:

Deprimente

19 maggio 2015Charts

Dopo 15 anni di digitale, vedere che l’adv on line pesa neanche il  7% del totale….ed è pure in calo, insomma è assai deprimente.

 

Investimenti digitali – interessante slide IAB

28 novembre 2014Adv chart

Pensare prima di sbraitare

13 novembre 2014Google

Dopo solo due settimane, Axel Springer, ha deciso di tornare dentro google con le sue testate, dato che il crollo del traffico non era sostenibile.

Il più grande editore tedesco, Axel Springer, ha deciso di porre fine alla propria scelta temporanea di impedire a Google di visualizzare nelle proprie pagine del servizio News frammenti di articoli protetti da copyright. L’esperimento – durato appena due settimane – si è fin da subito rivelato fallimentare, nel senso che ha causato il crollo del traffico sui quattro siti gestiti dall’editore coinvolti nella prova: welt.de, computerbild.de, sportbild.de e autobild.de.

Gli editori nostrani che sbraitano contro google dovrebbero riflettere BENE da questa esperienza. Non tanto per il chiaro e prevedibile  (ed insostenibile)  crollo del traffico  ma per la ovvia (ed insidiosissima) mossa di google

Nel frattempo Google ha rispettato la normativa, ma ora richiede che gli editori che intendono fare retromarcia diano un permesso esplicito alla società, in modo da evitare qualunque eventuale protesta o azione legale.

Google dice: non è che entri ed esci come ti pare e quando ti pare. Adesso per rientrare devi firmare la carta.

Ergo: Pensare prima di sbraitare.

Retargeting o Pretargeting?

31 luglio 2014Advertising

E così scoprimmo che, se ho comprato un tostapane ieri, è probabile che io non sia interessato nei prossimi sei mesi a comprare un tostapane….

Retargeting is based on the past. The clumsiness of retargeting is well-documented and we’re assured that teams of scientists are working away to improve the algorithms — these are the new media buyers, planners and creatives of the performance marketing age.

Interessante articolo segnalato da Giammarco

http://adage.com/article/digitalnext/retargeting-flawed-future-pretargeting/294113/

Facebook Quota zero

14 marzo 2014Facebook

Un paper molto interessante da Olgivy Social :

http://www.ogilvy.it/doc_din/ZIESRPIEIU34434.pdf

In ogni modo, la lezione principale che dobbiamo tener presente mentre Facebook raggiunge il Quota Zero è che bisogna evitare di affidare tutte le proprie aspettativa a una singola piattaforma.

:)

Ahi Ahi Facebook

6 dicembre 2013Facebook

Da una settimana è dimezzato il traffico da facebook, dalle Fanpage.  Segnalo in merito  questo interessante articolo, ed anche questo. Facebook ha ammesso la volotà di ridurre la visibilità dei post delle fan page per spingere i brand a comprare la visibilità.

Questo alla lunga porta svantaggio a tutti gli stakeholders in campo: gli utenti vedranno contenuti quasi sicuramente meno qualitativi (se devo spendere un botto per spingerli, spenderò meno per crearli), le aziende inizieranno a trovare alternative (se devo spendere un botto di soldi, perchè devo spenderli su Facebook e non per trovare qualche maniera di portare la gente che è su Facebook su spazi di mia proprietà?), Facebook perderà utenti e azienda (e quindi soldi).

Aggiugno che il problema che sta a monte è che una azienda investe pacchi di soldi per avere una fanbase ed una fanpage, ma che una volta ottenuti non sono di sua proprietà. E un giorno facebook decide che devi pagare il triplo per comunicare con la tua fanbase, quando magari hai già pagato per crearla. Pensiamo che ci sono marche importanti (es mulino bianco) che ormai ridirigono tutta la comunicazione sulle fanpage…..

Bye Bye aggregazioni

7 ottobre 2013Advertising

Sul sito di Audiweb non c’è nessuna notizia. Questo l’articolo de Il Fatto Quotidiano :

Alla fine l’hanno spuntata le aziende che investono in pubblicità e dal 2014 Audiweb pubblicherà dati precisi sul traffico dei siti internet. Distinguendo nettamente per ogni portale, da una parte, il numero degli utenti che hanno visitato realmente quel sito e, dall’altra, quelli che ci arrivano provenienti da un altro indirizzo internet, differente e collegato al primo solo grazie a un network di testate online.

Ma è proprio contro l’abitudine di alcuni editori di creare una rete di siti, anche tra loro differenti per tipologia o materia trattata, pur di gonfiare i dati di traffico, che il consiglio di amministrazione di Audiweb ha deciso martedì 24 di darsi nuove regole e concedere agli editori tre mesi di tempo per adeguarsi. Adesso bisogna capire se la comunicazione al mercato, dagli inserzionisti al grande pubblico, di dati puntuali scoraggerà o meno accordi tra editori per cedersi l’uno con l’altro pacchetti di traffico online, pur di attirare più inserzionisti pubblicitari.

Al momento, per unire i dati non è nemmeno necessario un legame formale tra testate ma è sufficiente una semplice alleanza commerciale e una lettera di cessione del traffico da parte dei piccoli siti, a vantaggio dei più grandi. Agli occhi degli utenti, però, l’unico legame visibile è l’indicazione sulle pagine visitate di un marchio ombrello che indica l’appartenenza allo stesso network.

Finora invece, le informazioni trasparenti sono state appannaggio principalmente dei centri media che mediano tra aziende in cerca di spazi promozionali e gruppi editoriali che offrono questi spazi sul mercato. Centri media che, insieme agli editori, hanno una quota del 75% nell’organismo presieduto da Enrico Gasperini contro il restante 25% in mano agli inserzionisti di Upa (Utenti pubblicità associati).

Dopo aver appena iniziato a sciogliere il nodo dei dati aggregati, come si legge nella relazione sulla gestione del bilancio al 31 dicembre 2012, Audiweb ha già di fronte un nuovo ostacolo da superare: includere nella propria ricerca il sempre più importante traffico mobile via tablet e smartphone. Secondo i piani dell’ente, fino al prossimo dicembre dovrebbe durare la fase sperimentale, “con l’obiettivo di avere i primi dati di navigazione da smartphone e tablet entro la fine del 2013”.

 

Da quanto scritto pare di capire che le aggregazioni rimarranno ma non potranno sommare il trafffico sul Brand. La geografia del web italiano da gennaio cambierà di parecchio.

Sprenotazioni

23 settembre 2013Advertising

Oh! Pare che a GroupM siano arrivati in quste ultime settimane  piu di 35 mln di sprenotazioni sull’autunno ed altre sono in arrivo. Avete avuto anche voi notizie del genere? Un buon 20% sono relative a budget web. Insomma pare che ci aspettano mesi complicati.

La battaglia finale nelle aggregazioni Nielsen

18 settembre 2013Advertising

Ne parlavamo in questo blog un paio di anni fa (link). Nel magico mondo delle aggregazioni alcuni editori riuscivano a triplicare il traffico da un mese all’altro, mentre altri editori assenti da alcuni settori riuscivano a comparire magicamente da un mese all’altro con nuovi brand che facevano sfracelli di traffico. Per anni investitori e centri media  distratti non si sono domandati come era possibile tutto questo, ed hanno continuato a comprare senza porsi troppe domande. E tutti vissero felici e contenti….

…sino ad oggi. Adesso pare che gli investitori (tramite UPA) non siano piu tanto contenti se è vero che una importante dirigente si diverte ogni mattina a mandare ai propri associati una mailing list segnalando alcune pubblicità che finiscono in siti totalmente fuori target. Classico il caso della campagna di un noto epilatore per parti intime di donne  che girava in un sito di calciomercato con pubblico maschile al 99,9%. Ops.  Ma come è possibile.

La crisi (questa benedetta) costringe tutti ad ottimizzare, verificare, controllare: i soldi non si possono più buttare dalla finestra come prima. In poche parole non si possono piu fare le cazzate come prima.

Nel cercare di capire perchè l”epilatore femminile” finisce sul sito maschile i nostri investitori hanno scoperto -con un certo ritardo- il magico mondo delle aggregazioni, che nel frattempo si è allargato a dismisura portando appunto aggregazioni che spesso non hanno nessun senso editoriale (e quindi di riflesso nessuna attinenza di target).

E’ quindi partita la battaglia: da una parte gli investitori insieme a pochi editori puri con le loro concessionarie, e dall’altra parte molti editori  e concessionarie che vivono delle aggregazioni. Nel mezzo Audiweb e Nielsen.

La posta in gioco è molto alta. Se le aggregazioni non fossero piu possibili la geografia del Web italiano cambierebbe radicalmente. Ci sarebbero importanti editori con brand che sarebbero dimezzati nel traffico (e ci sarebbero teste che rotolerebbero). Alcuni prodotti interamente costruiti con le aggregazioni si squaglierebbero in un istante. Alcune concessionarie potrebbero sparire o ridimensionarsi di molto.

Ovviamente di riflesso, alcuni editori che si fanno il culo tutti i giorni per portare contenuti e traffico di qualità ne sarebbero  avvantaggiati scalando posizioni nelle classifiche. Altre concessioanrie ne sarebbero avvantaggiate. Gli investitori saprebbero con certezza cosa comprano.

Le due armate continuano a contrapporsi. Quello che è certo è che nuove ipotetiche regole  non potranno partire dalla mattina alla sera proprio perchè per alcune aziende sarebbe difficilmente gestibile. Pertanto si propone da piu parti di fare partire le nuove regole (che non ci sono ancora) dal  gennaio 2014.

Il mio parere su questa materia è il seguente: un brand di un prodotto editoriale  se è di proprietà di una azienda, deve essere composto da traffico di proprietà. E’ come se traslando sulla carta dicessimo che Repubblica vende 400.000 copie al giorno, e poi andiamo a vedere i dati e dentro quei 400.000 ci sta anche Topolino, Quattroruote etc…prodotti da altri editori. La cosa ovviamente non ha senso. E così deve valere per il web: parliamo di classifica di Brand, e quindi si valuta solo il Brand. Le concessionarie hanno già altri strumenti per aggregare i siti con circuiti con target affine.

L’aggregazione sul brand  dovrebbe avvenire solo se sono presenti entrambe le  condizioni:

– se il sito aggregato è di proprietà dell’aggregante o se è di una società in cui l’aggregante detiene il controllo

– se nella testata del sito aggregato è presente il brand aggregante in una proporzione e con regole ben definite

Le nuove regole dovrebbero partire quanto prima, rimandare il problema all’infinito non serve.

Gli investitori però si mettano l’anima in pace. Pensare di risolvere il problema dell”Epilatore Femminile” solo togliendo le aggregazioni è ridicolo. Gli Investitori dovrebbero a monte domandarsi: quale centro media ha fatto girare quella campagna? perchè? Il contenuto delle aggregazioni è arci-noto, e facilmente controllabile dal CM. Bastava non comprare  quell’aggregato oppure specificare alla concessionaria i canali o le aree da comprare.  La responsabilità non è quindi solo degli editori, che hanno sfruttato una regola che è stata permessa dal sistema sino ad oggi. La responsabilità è anche degli investitori che mettono il budget in mano a dei CM che evidentemente non sanno cosa comprano e che talvolta  spartiscono il budget con logiche non sempre legate al target od alla qualità dei prodotti.

Ognuno faccia in fretta a posizionarsi in questa piccola guerra, sapendo che poi quando sarà passata, se questa salutare crisi continuerà, la pressione sui margini e sull’efficienza del sistema costringerà tutti ad affrontare il problema dei problemi, e quella sarà una guerra vera.  Sappiamo tutti di cosa sto parlando.

 

 

 

 

 

 

Annunci Ikea

4 giugno 2013Advertising

Non mi aspettavo da Ikea robe di questo tipo : annuncio in svedese totalmente in comprensibile…..prezzo 1 euro per un divano che in realtà ne costa 600…mah…

Poi ti dicono che  “internet non serve a fare branding”….di certo con campagne del genere non lo fai, ma così non serve neanche a vendere….

Start-up

4 giugno 2013start-up

Mi sembra evidente che se ne è parlato troppo, sin troppo…..;)

Il CPM e gli equilibri del mondo

24 maggio 2013media

Per chi ha un pòdi tempo per leggere qualcosa di interessante segnalo questo articolo su Dagospia dove si fa una  analisi degli equilibri e squilibri mondiali  e dei conflitti piu o meno striscianti che ne derivano.

La cosa incredibile (e divertente) è che tra i 4 grandi temi che generano conflitti e squilibri nel mondo c’è….(udite udite) il CPM !!! In pratica insieme al problema delle valute ed i petrodollari, ambiente, costo del lavoro….c’è la rivoluzione digitale che sta distruggendo il sistema dei media. Lo squilibrio del CPM tra paesi ricchi e poveri e tra media tradizionali e nuovi genera caos e conflitti (ne sappiamo qualcosa pure noi :) )

 

In dettaglio non lo sapremo mai però credo di aver capito che all’Ordine del Secolo ci sono alcuni punti rilevanti, ognuno ovviamente gigantesco, ognuno aggrovigliatissimo, ognuno che rimanda a cambiamenti epocali. A grandi blocchi, la lista appare essere questa:

1) il cambio della valuta di riferimento mondiale ;

2) un accordo transnazionale che stabilisca che le tasse si paghino in modo equivalente su ogni territorio del Pianeta;

3) un accordo che “equilibri” il costo dell’ora lavoro in ogni territorio;

4) la gestione della transizione dal modello di sviluppo basato sul petrolio ad altre fonti energetiche, e infine 5) la gestione della rivoluzione digitale e delle risorse dei Media… e pertanto (udite, udite!) il CpT o Costo per Mille , ovvero quanto devono pagare gli inserzionisti pubblicitari per raggiungere con un loro messaggio 1.000 potenziali consumatori.

 

meno male che avevo scelto il mondo dei media per fare un lavoro stimolante e rilassante  :-)

 

LINK http://www.dagospia.com

 

Il destino dei media: Sorrell contro Buffett

16 maggio 2013media

Un bell’articolo per partire gasati la mattina lavorando nel magico mondo dei media

Se, come dice Sorrell, quei 1000 miliardi di dollari che venivano divisi nel recente passato – 60% a favore degli Western Countries e 40% nel resto del mondo – vengono già da un paio d’anni divisi in modo contrario, in Occidente sono venuti a mancare, circa 200-300 miliardi di dollari di sostegno ai media. Cioe’ una quantità di denaro tale da far sparire in un sol colpo 10 tv network come Mediaset o 50 grandi quotidiani come il Corriere della Sera e comunque tale da cancellare 5-6 milioni di stipendi di addetti all’industria dei media in Occidente. E’ così ? Sorrell conferma sornione e commenta con un sorriso da Gioconda: “io sarei molto preoccupato se fossi un azionista di un “local medium”. Intende con tale definizione un giornale o una rete tv che agisce su un solo territorio e si esprime in una sola lingua.

 

Leggi tutto da Dagospia :  QUALE ‘’CRISI DELLA PUBBLICITÀ”! I PADRONI DEL MONDO HANNO SOLO CAMBIATO CLIENTE

 

Mi consolo con  il vecchio Warren Buffet, che non ne sbaglia una da 60 anni, e che sta comprando giornali come fossero noccioline

«I giornali continuano a regnare sovrani nel racconto delle notizie locali – scrive Buffett – : se vuoi sapere cosa succede nella tua città, dal sindaco alle tasse o alla squadra di football del liceo, non c’è ancora un degno sostituto del quotidiano che sia in grado di fare questo lavoro».

Leggi tutto sul sole24ore

 

Agcom indaga su internet in italia

15 maggio 2013media

Gente…ci sarà da divertirsi….ne abbiamo di cose da raccontare  alla Agcom vero??

http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=11049

 

 

Destino dei giornali

22 aprile 2013Adv chart

Potranno le nuove revenues digitali supplire il calo e salvare le imprese editrici di quotidiani e settimanali?  Questo grafico purtoppo parla chiarissimo :

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