Agcom mette sotto indagine Adsense

12 marzo 2010Google

Segnalato da Carletto via repubblica.

L’Autority in seno alla indagine su google news ha messo sott’occhio anche Adsense. Ecco cosa scrivono :

“Nei contratti conclusi dagli editori per l’affiliazione al programma AdSense, la percentuale ad essi spettante è definita senza che Google fornisca elementi utili a verificare la determinazione dei corrispettivi effettivamente percepiti”, si legge nella delibera dell’Agcm del 3 marzo. “Inoltre”, è scritto nel provvedimento, “gli utenti AdSense ricevono come corrispettivo somme determinate da Google di volta in volta a sua assoluta discrezione; Google non assume alcun obbligo di comunicare come tale quota sia calcolata; i pagamenti sono calcolati esclusivamente sulla base dei registri tenuti da Google; e Google può modificare in qualsiasi momento la struttura di determinazione dei prezzi e/o dei pagamenti a sua esclusiva discrezione”.

:D

Le Metriche della start-up #2 Attivazione

11 marzo 2010start-up

aqc.jpgMetriche di una start-up:
Schema riepilogativo

#1 Acquisizione
#2 Attivazione

Attivazione

L’attivazione è il processo che segue all’arrivo di un nuovo utente nel sito. La pagina di atterraggio (landing page)   può essere la home, una singola pagina, o una pagina appositamente pensata per accoglierlo.  Il processo di attivazione sorge quindi quando l’utente compie una serie di azioni che noi decideremo. Alcuni esempi di obbiettivi per i siti più editoriali:

  • TEMPO : l’utente si ferma > 20-30 secondi
  • PV : l’utente vede > 2-3 pagine
  • CLICK : l’utente >  2-3 click
  • SERVIZI: l’utente utilizza almeno una delle feature presenti

Ma anche :

  • Iscrizione
  • Tell a friend
  • Qualsiasi action definita come obbiettivo

Ecco la tipica schermata che si deve  verificare durante una campagna di acquisizione (oltre a quella degli obbiettivi ovviamente, se ci sono) :

metriche.jpg

Ma come migliorare il tasso di attivazione?  Bisogna ingaggiare l’utente di più e lo si puo fare lavorando sulla forma e/o sulla sostanza del nostro “prodotto”.   La Forma vuol dire lavorare sulla presentazione. E quindi:

  • Variare i Colori in base al target
  • Variare le Parole in base al target, usando quelle di uso comune
  • Variare Ordine degli elementi
  • Migliorare l’Usabilità e interfaccia globale e delle singole actions-obbiettivo

La sostanza vuol dire lavorare sul cuore del prodotto, e quindi i contenuti e servizi

  • Valore e qualità dei contenuti:  aumentare l’offerta (prezzo + basso, condizioni migliori, piu offerta, incentivi) che viene proposta
  • Migliorare le features (non aumentarle, perche troppe cose non servono)

Come metodo di lavoro :

  • Interazione continua, sperimentando di continuo
  • Dedicare l’80% al miglioramento dell’esistente e solo il 20% a nuove cose
  • Fare tanti test A/B anche casuali (vedi dopo)

Per migliorare i risultati è quindi  fondamentale una analisi  dei dati e successivamente una serie di test.   Per l’analisi uno dei tool piu utili è a mio avviso la mappa visuale che permette di avere un colpo d’occhio istantaneo su come si muovono gli utenti con il mouse.

Successivamente a tutte le analisi si procede con i test A/B che in buona sostanza consitono nel fare varie versioni della landing page con alcune varianti e metterle in “concorrenza”  tra di loro. Tra i vari software uno dei piu semplici è quello di  google :

web-optimizer1.gif

Risorse

Metriche per le start-up – #1 Acquisizione

11 marzo 2010start-up

aqc.jpgMetriche di una start-up:
Schema riepilogativo
#1 Acquisizione
#2 Attivazione

Acquisizione

L’Aquisizione utenti è sicuramente l’attività con le metriche più conosciute, e per questo non è necessario dilungarsi.  Tralascio Seo, PR e tutta l’aquisizione che non ha metriche definite e mi concentro sull’acquisizione mediante campagne pubblicitarie: sopratutto sem,  display, dem. Un marketing plan dovrà tenere conto di tre valori  :

  • volumi (channel con maggiori volumi)
  • costi (channel con i minori costi)
  • performance (% perf maggiore)

Volumi e costi sono le grandezze base di una campagna, che si esprimono rispettivamente  in  numero di click/utenti e costo della campagna, con le grandezze derivate del CPC (costo per click) o CPM (costo per mille impression). La performance è fondamentale laddove ci sia una action richiesta (es una registrazione ).

Il quadro di una campagna (in questo caso adwords) si riassume così:

dd-copy.jpg

  • Click = Volume
  • CPC e costo = Costi
  • Conversion e c/r = performance

I valori su cui puntare dipendono dagli obbiettivi. Una campagna può essere solo una mera acquisizione di traffico indistinto con un obbiettivo definito, ed allora si privilegia il volume. Oppure deve essere una acquisizione con una performance ben precisa che garantisce un margine, ed allora conta solo la conversion. Oppure c’è un budget di investimento definito ed allora l’ottimizzazione del costo diventa importante.

Chi opera su questi strumenti sa bene che spesso le grandezze  confliggono. Un abbassamento del cpc medio per stare nel budget può comportare un volume minore e kw di qualità inferiore che abbassano anche le conversion.  Un aumento delle conversion selezionando le kw può portare ad uno sforamento del budget, o ad un crollo dei volumi. Insomma è cruciale decidere l’obbiettivo della campagna per privilegiare una delle grandezze, cercando ovviamente di ottimizzarle al massimo tutte e tre.

Nel caso di obbiettivo di acquisizione con performance  è fondamentale considerare  ARPU, CLV e AT

  • ARPU : Annual revenue per user
  • CLV : customer lifetime  value
  • Average transaction value

Queste grandezze sono facili da calcolare nei siti di e-commerce  ed in generale  nei siti che vendono cose. Nel caso di una campagna su un sito media che vive di Adv, si puo  calcolare approssimativamente  l’ARPU valutando  il numero di pagine viste annuo ad utente (a partire da tasso di fedeltà, visite medie), e quindi di riflesso il ricavo ad utente a cui aggiungere anche l’eventuale valore delle Dem. Il CLV ovviamente aiuta nel calcolo perche se la vita media di un utente è un mese è una cosa……. se è due anni è un’altra cosa. Sono calcoli approssimati ma possono essere utili per segnare una soglia minima per l’acquisizione di un utente.

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andrewchen

Diapositiva 35

Activation Criteria:
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1 key feature usage

I banner funzionano. Una ricerca di ComScore

8 marzo 2010Adv chart

Il numero di utenti che cliccano mediamente nei banner è da anni in drastico calo. Qua segnalavo una ricerca di Comscore nella quale si evidenzia come ormai l’85% degli utenti nell’arco di un mese non clicca mai in un banner.

Gli utenti non cliccano, ma questo indica che le campagne passano inosservate e non hanno nessun effetto ?

Pubblico alcuni stralci di una interessantissima indagine di ComScore (e Starcom) nella quale si misura l’efficacia delle campagne Display. Sono esaminate 139 campagne display on line  tra tutte le varietà di industrie (Retail &Apparel, Travel, CPG & Restaurant, Finance, Automotive, Consumer Electronics & Software and Media &Entertainment)  e i risultati sono grossomodo uguali in tutte le industry.

La sintesi è che dopo una campagna display si evidenziano i seguenti  positivi effetti:

  • Più visite nel sito dell’advertiser ( differenza del 46% nelle 4 settimane successive)
  • La possibilità che il consumatore faccia una ricerca in un motore usando il Brand dell’advertiser aumenta del 38% nelle 4 settimane successive.
  • La possibilità che il consumatore acquisti on-line il brand pubblicizzato aumenta del 27% medio nel periodo
  • La possibilità che il consumatore acquisti nei negozi offline  il brand pubblicizzato dall’advertiser aumenta del 17% medio nel periodo

Ecco alcune tabelle con i dati più significativi (il link alla ricerca a fondo articolo)

Leggi tutto l’articolo

A morte il CPM!

1 marzo 2010Advertising

La discussione molto bella e accesa tra editori concessionarie e CM del post di qualche giorno fa mi ha fatto tornare a mente un un  intervento su TC di Shelby Bonnie (Fondatore di CNET) di alcuni mesi fa sulla fine del CPM.

Il CPM è stato lo strumento principale con il quale si è sviluppato l’advertising on line sino ad oggi, ed ha funzionato bene. Ma non è detto che funzioni altrettanto bene da domani.Via via che maggiori investimenti sono arrivati dagli advertiser,  e la pianificazione è diventata sempre più complessa,  i Centri Media ed i clienti hanno sempre  concentrato l’attenzione sempre più sui volumi.  A parole si chiede sempre  “ingaggio” e “creatività” per “stupire ed innovare”, ma in definitiva il piano media (per chi li ha visti) si risolvono sempre  in un mero foglio excel con lista di siti con volume di impression e cpm accanto.  Il lavoro è sopratutto acquisto di volumi, comprimendo al ribasso i costi. Ed è normale che sia così se i clienti comprano a CPM.

Il meccanismo del CPM quindi spinge anche  gli editori a ricercare volumi e ad inventarsi sistemi per ingrandire i bacini. I Fast Food content sono quindi un effetto del sistema: il mercato chiede volumi,  google vuole tante url, vuole la coda lunga, allora io mi adeguo.  Poco importa se alla fine abbiamo tonnellate di contenuti di poche righe  scritti da gente pagata un euro e con intorno almeno 10 messaggi pubblicitari. Il sistema vuole questo.

Il circolo che si alimenta è :  i volumi aumentano, i prezzi si abbassano e gli editori aumentano la quantità di spazi pubblicitari  per pagina per guadagnare gli stessi soldi.  Aumentando gli spazi a pagina il CTR e l’ingaggio diminusice, allora gli advertiser sono insoddisfatti  vogliono piu volumi e tutto ricomincia. Alla fine chi ne perde è l’utente che è insoddisfatto, ma anche l’advertiser che ha campagne poco efficaci.

La crisi del CPM

In verità il CPM secondo me è in crisi già da un pò:

  • Che senso ha infatti parlare di CPM nell’epoca di  Facebook che macina miliardi e miliardi di  impression?  Con utenti che a sessione vedono anche 500 pagine? Ormai tutte le applicazioni sono nel web e le impression generate sono moltiplicate a fattore 100 in un paio di anni.  Ma quelle impression non sono piu di pagine viste su un “media” ma appunto pagine di applicazioni sociali o di altro tipo, che hanno logiche diverse da quelle di un sito che presenta pagine con dei contenuti da  navigare”.
  • Il CPM non ha senso come misura perchè le impression non sono tutte uguali.  Se una pagina di un contenuto di qualità, in un sito verticale, con solo 1 messaggio pubblicitario in prima visualizzazione vale 10, molti altri siti con 8 messaggi pubblicitari a pagina e contenuti di scarsa qualità di poche righe valgono 1. Allora come possono stare nello stesso foglio excel del piano media?
  • Il magazzino impression del web è virtualmente espandibile all’infinito:  se io tolgo ajax, e creo pagine doppie ad esempio spezzando gli articoli in 2 pagine posso in pochi giorni RADDOPPIARE il mio magazzino.  Questo non è possibile per gli altri mezzi tradizionali: non ha senso quindi usare il CPM  come raffronto con gli altri mezzi. Non è paragonabile.

Quello che invece gli advertiser tengono sempre meno a mente è  :

  • Qualità del brand editoriale che si associa al brand del cliente
  • Tempo di lettura,  ingaggio del lettore con il media, fedeltà del lettore.
  • Qualità dei contenuti, verticalità, e possibile vicinanza con la proposition del brand.
  • Quantità di messaggi pubblicitari presenti nella stessa pagina: pochi messaggi aumentano l’attenzione sull’adv, molti messaggi defocalizzano.  I prezzi dovrebbero essere molto diversi.

numero  uno: Un lettore che si FIDA del mezzo si fiderà anche della pubblicità proposta dal mezzo.

numero due : La User xp dell’utente con l’adv è fondamentale.  Se è negativa e fastidiosa, l’adv avrà un effetto negativo e la comunicazione sarà addirittura controproducente. Questo viene sistematicamente dimenticato da molte campagne. Quindi la collocazione dell’adv, il profilo del lettore, la sua fedeltà al media, la awarness del media, la vicinanza tra il media ed il brand…..sono tutti fattori da tenere in considerazione  per creare il giusto feeling tra la marca e l’utente.

Campagne Display, oltre il CPM

Si può immaginare  il display senza il CPM ?  Ecco quello che farei se io fossi un advertiser o un CM e dovessi fare delle campagne Brand:

  • Comprare le teste uniche e NON le impression
  • Comprare “pezzi di sito”  e per un tempo definito e NON le impression (usare le impression solo come parametro di controllo)
  • Non comprare banner standard,  ma posizioni speciali, inventate di volta in volta anche per singolo sito,  per rompere la monotonia dei 3 formati standard iab che ci sono da 10 anni.
  • Quindi evitare  i network indistinti dove il banner girano su 100 siti e non si sa dove si finisce.  Se si devono raggiungere 5 milioni di persone basta comprarsi i primi 5 siti del segmento ed avere una presenza massiva solo lì.
  • Pagare di piu ma pretendere in prima visualizzazione una o due posizioni al massimo. Due campagne concorrenti sono piu che sufficienti in una pagina, non si può andare oltre.
  • Pagare di piu ma PRETENDERE che siano tolti gli adsense di google dalle vicinanze dell’adv in prima visualizzazione, è squalificante avere pubblicità di un dentista ungherese accanto al vostro Brand.
  • Infine dimenticarsi il CTR: destinare una parte del budget annuo per indagini statistiche post campagna per valutare i risultati. Nella display l’obbiettivo è la brand awarness, e l’unico modo per scoprirlo è il sondaggio pre e post (su questo a breve pubblico una interessante ricerca di Comscore). Il CTR  serve solo nelle campagne performance, e nel display il CTR medio è cosi basso che usarlo come metrica base della campagna non ha senso.

Infine sarebbe da introdurre un nuovo principio: se una pagina è fatta di 100 pixel  la pubblicità non dovrebbe essere piu del 30-40%, e per essere efficace non dovrebbero esserci piu di due messaggi concorrenti. Cominciamo a comprare i pixel della pagina (ovvero una porzione dell’attenzione del lettore), preoccupandoci della percentuale, che deve essere grande, ma preoccupandosi della percentuale del contenuto, e della sua qualità.

L’Adv ed il contenuto sono come il panino ed il prosciutto.  Se un negoziante vi vende un panino grande con una mezza fetta striminzita di prosciutto dentro, voi che fate?  Io mi incazzo!

Riguardo agli altri strumenti:

DEM : Secondo me le DEM sono in fin di vita. Sopratutto perchè è in declino la mail per come la conosciamo.  Ormai sempre piu parte della comunicazione avviene con i social network, e i webmail stessi si stanno trasformando in social network. E non possono permettersi per ragioni di privacy di mandare dem ai loro iscritti.  Le performance sono in calo verticale da 10 anni a questa parte. Ed ormai sono poco convenienti.  Il Direct però  è un grande strumento ci sarebbe anche qua da ripensarlo.

CPA e Performance : Ottimo strumento che credo avrà una vita lunga. Ma rimane uno strumento da usare solo quando il brand è stra-conosciuto, e solo quando c’è qualcosa da vendere qualchecosa. Quando c’è da convincere qualcuno a comprare un prodotto nuovo o quando c’è un brand da lanciare….non ha senso. Purtoppo ormai molti clienti e CM cercano di mischiare campagne brand con performance (vedi sky): la creatività e la campagna deve essere esclusivamente finalizzata ad una offerta ed alla vendita di qualcosa. Altrimenti il mio consiglio è di rifiutarla!

Qualche info sul mio progetto [spazio pubblicità]

28 febbraio 2010personal

Molte persone mi hanno chiamato in questo mese per chiedermi informazioni sul nuovo progetto che sto seguendo, dopo l’annuncio di aver mollato tutto.  Non credevo ci fosse cosi tanto interesse  dato che sono entrambe progetti allo stadio più che embrionale.  Colgo però l’occasione per segnalare un bell’articolo uscito pochi giorni fa su Prima Comunicazione (che rimane la bibbia del nostro settore) in cui Claudio Cazzola mi fa una lunga intervista. Ed essendo un lettore di Prima da anni… non mi sono certo tirato indietro…. ed ho vuotato il sacco molto volentieri. I curiosi quindi possono leggere  l’intervista qui (ma comprate il giornale!).  Nel prossimo mese partirò alla ricerca di capitali presso VC, fondi e privati.  Vorrei rendere quanto possibile pubblico questo mio tentativo,  raccontando come intendo fare le presentazioni, come mi preparo, e quali risultati ottengo. Insomma una specie di “grande fratello VC”.  Se mi va male, almeno alcuni lettori interessati all’argomento potranno imparare come NON si fanno le cose. :D

p.s.

per tutti gli amici del blog: ho messo una lista di risorse (alcune mie, alcune esterne) in questa pagina. Sarebbe bello se alcuni di voi che sono ferrati in molti settori dove io lo sono meno, mi segnalassero le risorse che usano e le guide che sono state utili.

Chart: scomposizione video Youtube e Adv

23 febbraio 2010Charts

Interessante chart proposta da SAI.  Su Youtube meno della metà  (41%) dei video hanno qualche forma di adv e tra questi il 94% è display,  il 5,5% pre-roll ed il resto overlays.  Se nel 60% dei video non c’è adv, e nei rimanti è solo display… non credo che il contributo di YT ai conti di google sarà mai cospicuo ….se continua così.

I video UGC sono il 17%  del totale.   in calo rispetto a sei mesi fa (-5%), ed anche i video  piratati sono in leggero calo, anche se rimangono piu di un terzo del totale (!!!). Sono in ascesa i video prodotti dai partner: in effetti YT sta facendo accordi con tutti per avere qualsiasi contenuto video, nella speranza di  avere cose legali e di qualità.

Rimane in me la curiosità: come è possibile che dopo 5 minuti che c’è una trasmissione in TV qualche “pirata” la metta in rete all’istante?  Le ore di trasmissione sono migliaia… e perche mai uno dovrebbe prendersi la briga di spezzare il festival di sanremo in 20 video perfettamente uguali e caricarli in fretta su YT ? Ogni tanto mi viene in mente l’idea che ci sia qualche sistema automatico (o semi) per trasferire questi video dalla tv al web, e poi assegnarli ad utenti fittizi.

E comunque rimango convinto  che Mediaset abbia qualche ragione nel fare una bella causa a google.

Dati e andamento Adv on line 2009

17 febbraio 2010Adv chart

Ho fatto questa tabella riassuntiva dei dati adv 2009 (basati sui dati FCP-Assointernet, elaborazione Nielsen). Se trovate inesattezze segnalate pure.

mercato pubblicità on line italia, grafici e tendenze

Commenti:

Nel cataclisma dell’adv in generale l’adv digitale è l’unico segmento che si salva rimanendo in positivo. La batosta si abbatte sopratutto su Periodici (-28%) e Affissioni (-25%). Essendo i manifesti e le pagine nei periodi presenti,  credo che la botta sia sia manifestata con un drastico abbassamento dei prezzi (cosa rilevante per gli altri mezzi).

La buona notizia è che internet arriva quasi al 7% del totale, anche se questo è dovuto al crollo (parliamo di piu di un miliardo di euro in meno)  dell’adv, e siccome internet ha retto ha accresciuto il suo peso % con maggiore facilità.

Riguardo all’online, nielsen continua a rilevare una decrescita importante delle DEM (-27%) che però non ha riscontro nella realtà dato che tutti gli operatori hanno trend in pari o in crescita moderata, ed anche i prezzi tengono bene.

Il Search cresce dell’11% arrivando al 55% del totale del digitale, mentre il display cresce del 4,5%, riducendo il suo peso nel totale al 29%, con 170 mln di euro circa.

Il Display insieme alle DEM, che sono ciò che rimane agli editori per vivere,  sono briciole rispetto al mercato adv generale, il peso è del 2-2,5%.  Questa è la somma da considerare come base per tentare di fare una mappa del mercato display,

L’andamento mensile 2009 (grafico a sx) denota una ottima primavera dopo “l’inverno nucleare”, ma di nuovo una stasi con numeri anche in negativo nell’estate, ed una moderata ripresa negli ultimi due mesi.

I primi mesi del 2010 secondo alcuni operatori sono incoraggianti e il trend -per adesso- sembra simile a quello degli ultimi mesi 2009.  Sperando che qualche stato europeo non faccia default…

Il Google WC ;)

16 febbraio 2010Google

Che spasso!!:D
(segnalato da E.Toro)

The NEW New York Times

11 febbraio 2010media

nytlogo379x64.gifL’altro giorno ero a parlare con un editore “old”, ancora abbastanza distante dalla rete, e mentre mi spiegava che la pubblicità online non crescerà più,  mi è tornato in mente un articolo  molto interessante di Techcrunch   di qualche mese fa  sul New York Times.  Il NYT  perde oggi 1 miliardo di dollari, e questo è il risultato di una pesante ristrutturazione, che ancora non ha portato il pareggio. 3 miliardi di dollari i ricavi (in calo del 10% dal 2005).  Il tutto fatto con 9300 impiegati.

Per la parte web: i dati di traffico sono 16 milioni di utenti unici mese, con 124 milioni di pagine viste. (Comscore Maggio). Sui 9300 impegati sono 1200 quelli del settore news e solo 400-500 sono “writers”.

Il sito del Nyt è quindi immerso in questo mare di persone e di costi, ed è difficile che ne “esca”.

Questi numeri (a tagli avvenuti) dimostrano che prima di un problema generico del giornalismo,  esiste un problema del “vecchio” giornalismo e delle strutture aziendali pesanti che non riescono a stare al passo con i tempi. Un modo di fare giornalismo che,  oltre a non essere adeguato ai nuovi mezzi, non è più sostenibile economicamente via via che una parte dell’Adv (ed il pubblico)  si sposta su internet.

Il gioco proposto da TC allora è il seguente:  creiamo una nuova azienda che fa solo il sito del nyt. Se è vero che il 10% degli editor fanno il 50% dei contenuti di qualità, allora prendiamo i migliori 50 giornalisti e strapaghiamoli con 200k dollari all’anno. Sono i migliori del mondo. 10 milioni di dollari di costo del personale, che con gli altri costi diciamo che raddoppiano a 20.

La migliore squadra del  pianeta quanto ci mette a raddoppiare i 16 milioni di utenti unici? Ed essendo uno dei primi  quotidiani al mondo come utenti, con 200 milioni di pagine viste, sarebbe già in pareggio con 20 milioni di fatturato. E dopo 5 anni scoppierebbe di utile. Valendo probabilmente sul mercato 200-500 mln come minimo. Ma ovviamente è una cosa impossibile ad oggi, ed il nyt rimane dentro il grande calderone, mentre intorno nascono come funghi i vari Huffington Post.

Insomma da questo esempio sembra quasi ci sia una incopatibilità tra vecchie aziende e nuovi media (tesi tutta da dimostrare).

Ma aggiungo io: che succede se i 50 un giorno si guardano negli occhi, e se ne vanno dal nyt per fare da soli una nuova testata?

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma che non avete mai osato chiedere. (Chiedete a Google…)

11 febbraio 2010Critica

Direi che questo autosuggest e questo algoritmo sono è un pò maschilisti….

googl.jpg

Scegli un sito! (business Game)

8 febbraio 2010Advertising

aladdinlamp.gifImmagina che ci sia una lampada dove esce un Genio che ti permette di scegliere una delle seguenti situazioni. Quale è la piu conveniente? Quale dei 5 siti  ti faresti REGALARE  ?

  1. Un sito free con un milione di unici al mese che navigano una pagina di media, senza registrazione, con una visita al mese
  2. Un sito free con 500k visitatori che vedono 2-3 pagine a visita, senza registrazione, con una visita al mese
  3. Un sito con 200k utenti i quali tutti cliccano in un link o in un bottone del sito ( insomma fanno una action)
  4. 50.000 iscritti ad un database profilato
  5. Una community con 5000 iscritti al appassionati al sito  che ogni mese portano ciascuno 5 amici
  6. Un sito pay con 1000 iscritti ogni mese  che pagano 10 euro/mese

Sul sito una volta scelto si potranno fare interventi. Lo scopo è entro un anno tirarci fuori piu soldi possibile. A ciascuno la sua scelta, motivandola,  la mia la darà alla fine.

Le tante piccole aquisizioni di Google.

2 febbraio 2010Google, blogging

Un importante VC  statunitense ha confessato al Business Insider (chiedendo anonimato) che  in questo momento  Google sta trattando in contemporanea per l’acquisto di TRE dei suoi investimenti. Se un solo VC dice questo c’è da giurare che in questo momento google ha almeno 10-15 trattative aperte.

Questo fa capire quanta brama ci sia da parte di Google   di “spazzolare” dal mercato tutte le buone idee, evitando che diventino troppo grosse,  e quindi non più comprabili come è successo con Fb, twitter, Yelp.  Non credo quindi ci sia  un   dilemma “make or buy” che in questo momento è piu sul buy. Credo sia una vasta operazione volta a sopratutto a togliere di mezzo potenziali  concorrenti del futuro.

Questo lo si capisce dalla fine che spesso fanno queste acquisizioni: un articolo del BI riportava pochi giorni fa pareri di vari clienti (e successivamente di dipendenti) di Doubleclick che dicevano che Google sta distruggendo l’azienda. L’acquisizione ormai è datata e oggi pare evidente che è forse servita sopratutto a togliere la preda ad altri predatori.

Il size su cui si muove Google è adesso piu piccolo: questo forse  è dovuto ai limiti dell’antitrust americano, e sopratutto alla fuga di cervelli di cui ormai è vittima Google. Per citare l’esempio Feedburner: il fondatore e ceo dopo l’aquisizione da parte di G. è rimasto un pò e poi se ne è andato in twitter, non trovando in G. un adeguato spazio alle sue ambizioni. Molti altri talenti preferiscono mollare google per avventurarsi in startup.

Con tante piccole acquisizioni quindi google riesce a portarsi in casa menti nuove (ed interi team) e a legarle a se per dei periodi di tempo. Tutto questo comportamento denota però una mentalità sempre più da monopolista, che non sempre è una mentalità vincente.

Buon contenuto = alto ranking?

2 febbraio 2010media

Un ottimo contenuto messo in rete, equivale ad un ottimo posizionamento nei risultati del motore di ricerca? E’ una leit motiv che si sente spesso (lo dice anche google nelle sue guide) ma non è proprio vero.

In realtà è noto che il posizionamento dipende sopratutto della quantità di link presenti nella rete verso il contenuto, a prescindere  dalla qualità. La rete (con le regole di Google)  non è quindi meritocratica, ma  -un pò come la vita-  è una grande gara di popolarità. Se trovi modi furbi per distribuire e diffondere i tuoi contenuti hai piu successo che se fai contenuti di qualità.

Come nella vita, avviene che la piccola osteria casalinga che è eccellente, rimane sconosciuta alla massa rispetto al ristorante alla moda che lavora di marketing e di pubblicità, senza avere una buona cucina.

E un pò come nella politica, dove ci sono pochi politici che propongono delle soluzioni razionali e pacate, ma poi la gente vota sempre quello che urla  e che sa vendersi meglio (ma che perlopiù è incapace). E che governa.

Se questo è vero (ed è abbastanza vero) il web è un vero schifo. L’attenzione in questi anni è sempre piu nel linkaggio e nella promozione (anche nei social) dei propri contenuti più che nella qualità del contenuto stesso. Con un evidente calo della qualità dei contenuti che a me sembra sempre più evidente.

Non sono un lamentone che ha problemi con il SEO. Io ad esempio mi trovo nell’assurda posizione di avere un sito fatto da giornalisti che lavorano sodo, e vedere che un aggregatore esce con i nostri articoli al PRIMO posto nella serp, mentre l’articolo originale neanche è in prima pagina. Perche l’aggregatore ha un PR alto ed è linkato.  E c’è solo da chinare la testa, perche non puoi protestare con un algoritmo.

D’altra parte c’è chi dice che se una cosa è molto linkata è necessariamente una cosa buona. Se molta gente lo linka vuole dire che molta gente lo apprezza. Io la trovo un pò una cazzata perchè il link non determina un giudizio sulla qualità del contenuto ma solo  il “buzz”.

Ma purtoppo non c’è oggi una alternativa alla dittatura del link. Garantisce comunque dei risultati decenti, rispetto ai vecchi motori che basavano i risultati sull’analisi della pagina.

Sarebbe certo più onesto che Google lo dicesse nelle sue guide. “Non importa quali contenuti fate o come li fate, basta che siano linkati. Ed in bocca al lupo!”

Torno in Garage !

25 gennaio 2010personal

ideogramma_crisi-thumb.jpgLa settimana passata mi sono dimesso da tutti gli incarichi che avevo in Banzai e nel mondo SMG. Dieci anni sono tanti ed ho voglia di nuove sfide. Mi accompagnano nell’avventura alcune persone che hanno condiviso con me questi lunghi  anni, tra cui Fernando Diana che è stato amministratore di alcune partecipate del gruppo. Mi sono trovato così a fare l’impensabile: mail di commiato alle persone con cui ho lavorato dieci anni,  svuotamento del mio ufficio riempiendo scatola di cartone,  aggiornamento della mia bio mettendo tutte le mie esperienze al “passato”. Cosa andrò a fare ?

  • Una start-up nel mondo delle news, per la quale in primavera andrò alla ricerca di un round di finanziamento presso alcuni VC.
  • Una società (Strategy) con la quale mettere a disposizione l’esperienza accumulata in questi anni, proponendosi come partner per chi vuole sviluppare business in rete,  in particolare per il mondo editoriale. L’attività è creata attorno ad un team di partner molto validi  che  hanno importanti capacità nei seguenti campi: sviluppo del business, budgeting, tecnologia e architetture, security.

Non è un buon momento per lasciare tutto ed avventurarsi in nuovi progetti. Ma come insegna il saggio popolo cinese, crisi=pericolo + opportunità.

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