Articoli categoria 2010 settembre

TechCrunch venduto ad AOL

29 settembre 2010media

Alla fine TC ha venduto…..ad AOL.

I Rumors parlano di 25 mln di dollari, per un sito che sempre i rumors dicono avesse 10mln di revenues.

Speriamo che non lo distruggano!

Un modello di Business Plan per il Freemium

21 settembre 2010start-up

Siccome mi sto occupando della questione per cose mie, pubblico un modello per fare un business plan Freemium. Il freemium per chi non lo sapesse è il classico modello con iscrizione free con successiva azione per convertire parte dei free in pay. La chiave è il “funnel”, ovvero l’imbuto che porta dalla acquisizione dell’utente sino alla revenue. Tale meccanismo di imbuto  e le sue metriche sono spiegate spero bene in questo mio post.

Il modello che pubblico è una base, per costruire un vero business plan. E’ composto dal foglio di acquisizione utenti, il funnel, la retention e il P&L. Sarebbe da aggiungere il LTV e volendo l’ARPU ma dipende molto dal periodo che si considera. Buon lavoro…

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Per approfondire:

Repubblica tira m…. contro ilPost di Sofri

12 settembre 2010media

Il duo Zambardino-Russo ha deciso dalle colonne di repubblica di fare le pulci a “ilpost” il nuovo quotidiano di Sofri, con ben 3 articoli. Lo stile è quello solito di Repubblica: immancabilmente impreciso, a tratti allusivo, insomma poco onesto.

Fare un pezzo che ricostruisce i conti di una start-up è utile ma è decisamente poco stiloso se la start-up è un tuo concorrente e tu fai le pulci dalle colonne di un quotidiano concorrente.  Allora non fai giornalismo, ma vuoi solo sputtanare un concorrente (per quanto piccolo). Se poi la start-up è partita da tre (3) mesi, è chiaro l’accanimento.

In tutti i casi, se hai deciso di farlo -perchè non hai minimanente a cuore il pluralismo dell’informazione e non vuoi dare  il sostegno alle nuove iniziative-……..perlomeno fallo  con cognizione di causa.

Per fare i conti si è preso un dato di audiweb giornaliero del mese di luglio e lo si è spalmato per un anno. Qui è chiara l’ignoranza:

  • il mese di luglio è chiaramente uno dei mesi con meno traffico dell’anno, è DEMENZIALE (o disonesto…a scelta) spalmare il dato per 12
  • Non si considera nessun trend di crescita del traffico nell’anno, eppure se  in 4 mesi è passato da zero a 30.000 visite un trend ce l’ha…
  • i dati di audiweb su siti cosi piccoli oscillano anche del 50% da un mese all’altro,  va fatta la media di almeno 3-6 mesi. I dati sono inattendibili specialmente sulle pagine viste.

Commercialmente:

  • E’ ovvio che un sito appena partito necessita di almeno 12 mesi di posizionamento commerciale da parte della concessionaria, quindi non ha senso prendere i ricavi del 4 mese di vita e spalmarli per 12. La vendita inizia per davvero dal 6 mese e i soldi cominciano ad arrivare dal secondo anno
  • Non si considera il fatto che i formati aumenteranno o possono aumentare. Secondo il rozzo ragionamento del giornalista allora basterebbe triplicare i formati per triplicare il fatturato.
  • Non si considerano i progetti speciali, le eventuali DEM, speciali
  • Nei conti non si considerano neanche i costi della concessionaria

Fatti i conti rozzamente poi si dice  che l’iniziativa è fallita, senza neanche ricordare che è OVVIO che una iniziatva del genere ha un break even al terzo anno e che se il primo anno fa 200k euro di raccolta oltre ad essere un successo è perfettamente allienata ad arrivare poco sotto al  milione al terzo anno per il break even.

Non si capisce perchè dopo 4 mesi di vita ci si deve accanire contro una start-up, arrivando a dire alla fine delle argomentazioni  che “la strada è molto in salita“.

Eh, sti cazzi!  è piuttosto noto che una start-up ha la strada in salita, non serviva che un giornalista col posto fisso e la pancia piena ce lo ricordasse.

Mappa dei centri media italiani

8 settembre 2010Advertising

Mentre molti di voi account stavano ad ingozzarsi agli aperitivi di rientro oppure cazzeggiavano su Facebook rimpiangendo le vacanze, il sottoscritto ha pensato di fare un regalo a tutti: la mappa dei centri media e dei clienti in italia! Infatti nella pagina dei gossip, gossippiamo sempre di nomi e cognomi di planner e di clienti che passano da CM a CM. Questa mappa ( e ringrazio il capo di una conc.  nome in codice Tito Pullo per i dati base) servirà quindi per tenere traccia dei movimenti nel mondo dei CM, e servirà a molti sales PIGRI per i quali ho messo addirittura un piccolo search.
La mappa originaria con i singoli planner per ogni singolo cliente ed il numero di interno…. col cavolo che ve la regalo, prima vediamo se contribuite. Per contribuire : 1) sharate su facebook e segnalate a TUTTI i vostri amici di concessionarie e CM questo post  2) Segnalate sempre tramite i commenti errori (saranno parecchi) e modifiche 3) condividete le vostre informazioni, che non fa mai male. Buon lavoro!

Leggi tutto l’articolo

App vs Browser. Uno scontro con finale non scontato!

1 settembre 2010media

“The Web Is Dead. Long Live the Internet”

Quante volte abbiamo visto titoli così demenziali? Peccato che questa volta sia proprio Wired a pubblicarlo, anche se possiamo in parte capirli dato che devono vendere le copie e devono far parlare di sè. L’articolo è un concentrato di argomentazioni  false e spunti molto interessanti. Provo a smaltire rapidamente le cose demenziali per passare all’analisi della cosa che mi interessa.

L’articolo in buona sostanza sostiene che il web sta finendo perchè ormai l’utenza utilizza sempre nuovi protocolli (applicazioni, video, peer to peer) che non sono “piu web classico”  ma sono la nuova internet, ovviamente non più free (gratis) o free intesa come open e collaborativa. L’articolo comincia con un grafico  -che sembra davvero uscito da quegli articoli approssimati di tecnologia  di Panorama o  Espresso- nel quale vengono esposti in %  il consumo di banda negli anni dei vari protocolli.  Ci sono mille motivi di contestarlo alla radice, a partire dal fatto che è normale che un video pesi 100 volte piu di una pagina, al fatto che il video viene comunque fruito dentro una pagina web, al fatto che il peer to peer lo lascio acceso per giorni e giorni e scarico gigabyte di roba (e peraltro è totalmente free e pirata).

Ma è ancora piu OVVIO che queste nuove forme di traffico crescano adesso, perche semplicemenete….prima….non esistevano. I video sono inizati ad essere fruibbili con gli FLV di YT dal 2005, quindi è ovvio che prima in % contavano zero ed oggi contano molto.  E si potrebbe continuare, ma mi stoppo qua, anche per rispetto a Wired, che tutto sommato…. è sempre Wired.

APP conto BROWSER

L’argomento interessante che scaturisce dall’articolo (anche se ad onor del vero è un tema già uscito in varie sedi) è il possibile conflitto tra APP e Browser, due modi molto diversi di fruire le informazioni in rete. A prima vista può sembrare un  non-conflitto, perchè  tutto sommato le APP sono fruite  da mobile mentre il browser è web e quindi sono due mondi separati. Il ragionamento è sbagliato per due motivi: primo il mobile ormai è navigazione web a tutti gli effetti ed è in grandissima crescita, il secondo perchè  con i nuovi device come IPAD scomprare la divisione netta (già mezza scomparsa con iphone) tra mobile e non mobile.

Prendiamo Ipad che è un esempio lampante :  se io voglio leggere un quotidiano oggi ho due alternative. O navigo da browser navigando sul normale sito oppure mi scarico l’app (normalmente e sempre piu a pagamento od abbonamento). Ma potremmo fare l’esempio di Facebook da web o da APP, oppure Twitter, oppure skytg24…etc.

Ecco che quindi nasce il conflitto tra due mondi completamente diversi, e l’utenza dovrà scegliere quale dei due è il vincitore. Nel confronto ecco i principali pro e contro :

WEB : essendo navigabile da browser è raggiungibile  da tutti i device e con diversi software,  basato su rete aperta, basato su linguaggi standard e comuni a tutti,  normalmente free e pagato dalla pubblicità.  Ci sono anche i seguenti contro…… confusionario, non organizzato, incontrollabile, business difficile da realizzare

APP: I contro sono: L’applicazione è  scritta solo per un device, solo di un produtore hardware, con un linguaggio proprietario e su framework proprietario, normalmente a pagamento, e con un controllo della apple sui contenuti che devono rispondere a guidelines.   Ma ci sono molti PRO per l’utenza e le aziende:  facilità di utilizzo,  aggiornamento automatico, organizzazione,  “piattaforma” di vendita pronta per gli editori  senza doversi affidare all’adv.

L’articolo di Wired sostiene entusiaticamente che la vittoria sarà delle APP, perchè piu semplici da usare per gli utenti. Il web è troppo caotico e complesso, mentre le APP sono facili da usare, da istallare, da aggiornare. E poi hanno quelle icone cosi sexy….

L’assunto se fosse vero cambierebbe tutto: se gli utenti gradualmente mollassero le applicazioni web per usare intensivamente APP su device come IPAD e IPHONE, si abituerebbero gradualmente  -continua wired- a pagare per le APP, cambiando radicalmente il mondo del web (e questa odiosa anomalia del “tutto gratis!”). Se il web fosse “organizzato” e fosse “a pagamento” sarebbe solo un’altro canale distributivo a fianco della TV via cavo o via satellite.

Sembra trattarsi a tutti gli effetti di una svolta epocale, che se vinta dalle APP ci porterà alla fine del web come lo abbiamo conosciuto (ed amato). E molti di noi non avranno piu lavoro. Ma il finale non è per nulla scontato: ecco alcuni elementi che a mio avviso danno un grosso vantaggio al vecchio caro WEB.

1) Interazione. Gli utenti ormai sono abituati ad interagire sempre di piu con i siti.  Ci sono voluti 15 anni per arrivare a definire standard, linguaggi e sistemi per avere una interazione massiva da parte degli utenti. Nelle APP  (penso ai giornali) una interazione semplice diretta e pervasiva è molto piu difficile da implementare. Le APP (parlando dei media in particolare) sono quasi sempre statiche come delle riviste in PDF un pò più fichette. Gli utenti vogliono partecipare, e questo oggi lo da solo il web. Anche tecnicamente è piu facile fare una rivista con wordpress che ha già l’interazione mediante linguaggi semplici (ajax, html, js) rispetto che a sviluppare la stessa cosa in objective-C.

2) OPEN. Html, css, cms, tcp/ip : chiunque in 5 minuti può fare un sito e raggiungiere tutti, e tutti possono raggiungere lui. 6 miliardi di editori e 6 miliardi di lettori.  L’APP ha una doppia barriera : linguaggio chiuso e controllo a priori della casa madre che deve approvare l’APP. L’offerta del web sarà sempre quindi immensamente piu grande.

3) DIFFUSIONE. Nessun device o casa madre avrà il 100% di diffusione. Esisteranno sempre diversi device e diverse case madri, cosa che comporterà un frazionamento del mercato in vari operatori. Questo comporterà (già oggi è così) che gli editori devono fare e rifare numerose APP in diverse piattaforme con moltiplicazione dei costi. E molto spesso un device che ha una disffusione bassa non renderà (specie per i player nazionali europei) a sufficienza da ripagare gli investimenti. Il web al contrario ha una diffusione del 100% e   fatto un sito il lavoro è finito.

4) GRATUITA. Attenzione all’effetto novità. Se mi regalano l’IPAD compro sicuramente una decina di APP per provare, cosi come se compro un computer ci devo mettere un pò di software per farlo girare. Ma a regime quando si tratterà di pagare 4 euro alla settimana per l’APP oppure aprire il browser e leggere gratis le notizie schivando dei banner….cosa sceglierà la maggioranza della gente ?

Alla fine la storia è sempre la stessa, ci si illude che un device possa risolvere la questione. Invece a mio avviso la questione è semplice: i pochi editori che hanno contenuti di nicchia e di qualità li potranno distribuire a pagamento, con o senza APP (forse con le app un pò meglio) . Tutti gli altri si devono  e  si dovranno arrangiare con il caro vecchio web.

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