Articoli categoria 2011 gennaio

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19 gennaio 2011Social Media

Forse si sta esagerando….(segnalato da massimo di dotcoma):

Io penso sopratutto alle chiamate che tutti questi widgettini fanno, portanto a rallentare inevitabilmente il tempo di caricamento….

I terribili dati delle vendite dei magazine su IPAD

11 gennaio 2011media

Interessante report di WWD.com  sulle vendite in IPAD delle versioni digitali dei piu importanti magazine americani. Per comodità le ho riassunte in questa tabella :

giugno luglio agosto settembre ottobre novembre
Wired 100.000 31.000 30.000 30.000 22.000 23.000
Gq 13.000 11.000 11.000
Glamour 4.300 3.440 2.770
Vanity fair 10.000 10.500 10.000 8.700
Men’s health 2.800 nd nd 2.000 2.000 nd

Come si puo vedere a partire dall’enorme successo di Wired che vendette oltre 100.000 pezzi nel mese di lancio,  poi mese su mese tutti i magazine hanno subito in costante calo. C’è da considerare che nel frattempo che le vendite calavano, il numero di IPAD in circolazione aumentava a dismisura, superando (se non vado errato) i 10 mln di pezzi. Quindi il calo è ancora più micidiale di quello che sembra.

Molti giornali (anche qui in italia) si erano lanciati in affermazioni frettolose affermando che l’IPAD avrebbe rivoluzionato l’editoria e  che l’avrebbe salvata. Questi primi sei mesi sembrano dimostrare il contrario:   Wired vendendo 20.000 pezzi al mese mantiene una quota ancora decente rispetto alla versione cartacea (la carta vende 130.000 copie), ma gli altri hanno numeri davvero ridicoli, che portano fatturati mensili che a malapena ripagano il lavoro per fare l’app e distribuirla.

Quali possono essere la cause? Alcune idee

  • Le APP dei magazine potranno essere affascinanti da vedere ma alla fine sono peggio dei siti web. Il web ha permesso l’interazione, il commento, il link,  mentre molte di queste app fanno sfogliare il giornale comne fossimo nel 1950.
  • L’effetto novità è micidiale e va sempre soppesato. Tutti (addetti del settore di tutto il mondo, appassionati, rivenditori,) quando esce una cosa nuova -come la versione di WIred su Ipad- la comprano per provare, ma poi che la comprino tutti i mesi è un’altra questione, come si è visto.
  • Ma in definitiva l’errore piu grande è  l’idea che un device, semplicemente perchè nuovo, possa risolvere radicalmente i problemi di una industria editoriale in crisi per mille ragioni. Questa idea  faceva ridere (perlomeno me) sin dall’inzio.  Se le vendite delle riviste crollano non è certo per colpa dell’edicola o della mancanza di un device, ma perche è il prodotto non piace piu a prescindere, forse perchè la quantità di contenuti in rete è ormai enorme rispetto a prima. Pensare quindi di risolvere un problema di questa natura semplicemente con un nuovo oggetto/canale distributivo  è davvero stupido.

Concludendo: se questi sono i numeri USA, dove riviste di quel calibro vendono 2000 pezzi al mese, non oso immaginare quali possa essere i numeri in Italia. Questo mi spinge ancora di piu a pensare che forse prima è meglio fare una bella ed unica versione mobile che vale su ogni device, e poi forse fare l’app. E se si fa l’app a pagamento lo deve essere anche la versione mobile, altrimenti è ovvio che il gioco non funziona.

La stellare valutazione di Facebook e le IPO private

9 gennaio 2011Social Media

Tutti hanno parlato della notizia della valutazione da 50 mld per FB. In realtà erano mesi che su secondary market le azioni giravano a questo prezzo (anzi pure qualcosa di più).

La vera notizia è però un’altra: ormai  molte net-aziende USA preferiscono decisamente fare un “placement” privato di pacchetti per evitare la IPO. Goldman Sachs  sta piazzando (in una settimana!) per i suoi clienti un pacchetto da 1,5 mld di dollari in azioni FB, e pare che la domanda sia altissima. Anche Goupon dopo aver rifiutato la proposta di acquisto di Google, in poche settimane ha recuperato quasi 1 mld di dollari nel mercato. E poi Twitter, zynga…

Molti invocano la SEC (commissione controllo borsa) perchè questo collocamento di azioni FB nel mercato avviene senza le regole delle normali IPO. E per esempio non ci sono le informazioni basilari sui financials dell’azienda.  Non si sa quanto fattura realmente, quanti utili fa, con quale composizione. E’ insomma una operazione opaca è poco trasparente nei confronti del mercato.

Il motivo di queste “IPO private” è evidente: assenza di informazione sui financials, grande campagna stampa, poco tempo per decidere, e molti quindi comprano ad occhi chiusi. Cosi con una diluizione minima gli investitori iniziali escono facendo multipli incredibili.  Ma se oggi uno compra a 50 mld di valutazione, come minimo tra un pò di anni si aspetta di uscire a 80-100. Tutto questo è compatibile con il business di FB ?

Riguardo alla valutazione l’unico dato che filtra è che il fatturato di FB dovrebbe essere intorno ai 1,5 mld di dollari (altri dicono poco sotto i 2), in raddoppio rispetto ai 700 mln dell’anno prima. Ma sembra che il grosso della crescita sia derivante dal nuovo sistema di credits (la moneta virtuale) che sono una componente nuova rispetto all’anno precedente, e questo limiterebbe di parecchio la crescita della componente ads.

A 5 anni (ormai 6) dalla fondazione e con 600mln di iscritti non sembra un grande risultato rispetto per esempio alle revenues  di altri giganti come Google, che  ha lo stesso traffico e la stessa audience di FB.  C’è un rapporto di 1:15 tra i ricavi di google e FB .

Ma si controbatte che Google ha raggiunto i 2 mld di revenues dopo 5 anni di attività (2003) e quindi FB è perfettamente in linea con con questo track. Questa è l’argomentazione principale per giustificare i 50mld di valutazione.

Secondo me è profondamente errato parametrare il quinquiennio 1998-2003 (google) con il quinquiennio 2005-2010 (FB), per l’ovvia ragione che nel secondo quinquiennio gli utenti internet sono molto ma molti di più e il mercato adv è enorme rispetto a prima. Quindi il track non può essere uguale.

Ma d’altra parte questo grafico parla chiaro :

(Grafico da SAI)

Un Ads su google contestuale con la KW ricercata ha un valore davvero importante perchè è una pubblicità che molto spesso si mette nel mezzo tra l’utente e l’acquisto di qualcosa. Un Ads su Facebook  invece può avere una contestualità solo demografica, ma mentre guardo le foto di una amica non sono certo predisposto a comprare un viaggio come lo sono mentre cerco su Google una last minute. Quindi la differenza di valore c’è…e parecchia.

Questo si riflette nel grafico di cui sopra dove si vede chiaramente che al vertice sta chi ha il carrello e-commerce, a metà sta chi si pone nel momento della ricerca, poi chi vende branding  (display), ed infine il social network che ha la resa per utente piu bassa.

Con questa situazione è davvero difficile pensare, a meno di stravolgimenti del prodotto, che Facebook possa arrivare nel futuro ad avere revenues pari a google.  Il mercato degli ads è quello che è, mentre i credits sono sicuramente una miniera d’oro (sopratutto perchè sono margine puro) ma gli utenti non crescono all’infinito, sono già 600 milioni…e quando si arriva al miliardo c’è la saturazione dato che poi comincia la parte di mondo che durante il giorno ha il problema di trovare da  mangiare e non di socializzare in rete.

Alla fine della trasparenza nei confronti degli investitori interessa poco, credo però, che una azienda come FB che ha ormai il database del mondo, dovrebbe essere una public company per altri motivi. Essere trasparente nei numeri e negli obbiettivi e confrontarsi con il mercato tutti i giorni (come google) garantirebbe molto di più  infatti  i 600 mln di utenti che hanno affidato tutti i dati della loro vita, tra cui mio malgrado ci sono anche io.

Internet è sempre + grande ma il business è ancora piccolo

9 gennaio 2011Charts
Entriamo nel 2011 ed il digitale e la rete ormai pervadono ogni ambito della nostra esistenza. Ma :
ADV: Il mercato adv digitale è 40 mld$, ma è ancora solo il 10% del totale.
Commercio: Amazon vende merci per 25 mld,  Mentre Wal-Mart per 405 mld dollari.
Moneta virtuale: Paypal processa 86 mld $ mentre Visa e Mastercard numerosi trilioni di dollari.
Internet ha 15 anni ed è diventata grande ma il business che sviluppa è ancora molto piccolo rispetto al resto. Non è necessariamente negativo,  di certo questo permette di fare business plan ottimistici per i prossimi anni. 😉

Da SAI

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