Articoli categoria 2011 aprile

Le clausole di un accordo con un Venture Capital

26 aprile 2011start-up

Proseguo i miei post con alcuni consigli sul mondo dei VC (scusandomi della lentezza con cui posto, ma la vita si sta dimostrando breve ed il tempo è poco). Come promesso un piccolo vademecum sulle principali clausole che i VC mettono nei contratti.

Come abbiamo detto, in genere al primo incontro ci si concentra a presentare solo l’idea, esponendo il business plan a grandi linee. E’ piu importante comunicare bene l’idea, il modello di business, rispetto a inondare di numeri la controparte.
Se c’è un secondo incontro , in genere lo si utilizza per approfondire il business plan (perlomeno su 3 anni). Si deve avere una presentazione solo su quello, e poi possibilmente il modello in excel. E’ opportuno in questa fase, in cui si disvelano tutti i particolari, firmare preventivamente un NDA (= accordo di riservatezza). E’ opportuno preparare sin da subito 3 casi (medium, worst e best) variando i parametri. Sicuramente il VC partirà dal vostro worst, quindi si deve essere ottimisti di base, ma senza inventare i numeri, voi dovrete ovviamente spingere sul medium.

Term Sheet
Se il secondo incontro va bene, si passa al famigerato TERM SHEET, che altro non è che un pezzo di carta giuridicamente non impegnativo dove però sono elencati i termini della operazione ovvero valutazione, governance, clausole di base. Il Term Sheet serve a “fissare” gli elementi base della trattativa, ed ovviamente su quelli non si torna più. In genere in questa fase c’è anche una clausola che impone le trattative riservate, ovvero da lì in poi non potete piu fare i furbetti andando a giocare al rialzo con altri soggetti ma trattate solo con uno. E’ saggio mettere sempre termini brevi per le trattative riservate (es 45 gg) di modo che poi se le cose vanno per le lunghe sarete voi semmai a prolungare di altri 30 (se vi và). Il term sheet in genere è sottoforma di lettera-proposta che l’investitore invia all’imprenditore il quale accetta e controfirma.

MOU / LOI
MOU= memorandum of understanding
LOI= letters of intent
Sono grosso modo la stessa cosa  dal TERM SHEET. Talvolta differiscono solo per una maggiore valenza legale. In buona sostanza una LOI porta una responsabilità precontrattuale, ovvero ci si puo ritirare ma solo se ci sono dei buoni motivi. In pratica se uno si ritira cosi… solo perchè gli gira storto…facendo perdere alla controparte mesi di tempo sarebbe passibile di risarcimento danni. Nel term sheet questa responsabilità  è esclusa.

Le clausole

Liquidation preference
E’ una clausola per la quale si prevede che laddove l’investitore abbia investito ad esempio 1 mln di euro quando ci sarà un processo di vendita il primo milione andrà all’investiore. Quindi per capirci se l’azienda viene venduta ad 1 mln anche se l’investitore ha il 20% si prende tutto lui. Questa clausola è abbastanza standard, con anche gli interessi sopra. E’ delicato capire come viene ripartita la parte eccedente, ed è lì che molti ci provano. Quindi non vi bloccate su questa clausola perchè ve la chiedono tutti, in sede di term sheet è meglio lasciarla (magari molto vaga)

Drag / Tag along

Clausole cruciali e pericolose. La TAG (covendita) è quella che permette al socio di minoranza di obbligare il socio di maggioranza laddove egli venda a vendere anche la sua quota, ed è una clausola sacrosanta. La Drag è una clausola per la quale il socio di minoranza (ad esempio l’investitore) puo costringere il socio di maggioranza o tutti i soci a vendere insieme a lui quando lui vuole. Ovviamente sulla definizione del prezzo…e’ tutto da capire.  La Drag è pericolosa ma è richiesta, un modo per gestirla è quello di prevederla solo in lacuni casi e solo da alcuni momenti, o facendo fissare il prezzo ad un terzo.

EXIT

E’ il complesso delle procedure previste nel contratto che permettono all’investitore di riuscire a liquidare la sua quota, in genere è entro un periodo di 5 anni con vari step.  Qua non c’è scampo, l’investitore entra investendo 1 per uscire entro 5 anni  possibilmente con 5-10.

Governance

L’insieme delle clausole che prevedono la gestione della società e quindi la composizione ed i membri in CDA per gli investitori,  il diritto di veto su alcune materie, il collegio dei sindaci etc

Bad leaver

L’insieme di clausole che costringno l’imprenditore a non scappare, o non fare concorrenza,  e dedicarsi con zelo all’iniziativa finanziata. Penali e frustate.

Terminologie

Premoney: Valore della società precedente all’investimento. Ovvero valore che l’investitore riconosce all’azienda nel momento in cui entra con un aumento di capitale.

Cap table: Tabella con i vari conteggi delle quote relative ai vari aumenti di capitale.

Due dilignce: insieme dei controlli legali e commerciali sulla società per verificare conti, pendenze, cause, e stabilire se la valorizzazione prevenetivamente  contrattata è corretta. in genere prima si stabilisce in una LOI il valore e poi i legalo procedono con una due diligence per verificare che tutte le pendenze ed i conti presentati dall’azienda siano veritieri.

IRR : internal rate return – Formula che usano i VC per calcolare il guadagno sull’investimento. Talvolta viene proposto di legare un premio (earn out) in base  all’IRR generato. (occhio…)

Alcuni consigli su come approcciare un Venture Capital

14 aprile 2011start-up

La presentazione è tutto (o quasi)

In questa mia esperienza ho capito che la presentazione è davvero fondamentale. L’ho capito al primo incontro importante, quando ho visto che la presentazione non funzionava per niente, l’interlocutore non capiva, le domande che venivano fuori erano confuse (e quindi l’ho rifatta da zero). Nel primo incontro con un VC si ha di norma  a disposizione mezzo’ora o al massimo un’ora ed in definitiva i primi 1o minuti sono quelli cruciali, dove c’è l’attenzione. Se il primo incontro va male non ce ne è un secondo, c’è quindi una sola cartuccia.  Più che gli effetti speciali serve chiarezza, linearità e ritmo.

  • In generale prima di tutto serve di capire il mondo delle presentazioni, i suoi concetti base e secondo me  questa è una utile guida (Death By powerpoint 7mega PDF)
  • Il business plan, almeno in versione basilare deve venire prima della presentazione, ovvero si deve avere una idea chiara dei numeri e della dimensione del business.
  • Per la presentazione io poi ho lavorato a lungo usando un vecchio sistema con carta e penna: prima elencando tutte le tematiche in ordine sparso relative al progetto, poi gerarchizzandole in capitoli, poi selezionando quelle davvero importanti, e poi ordinandone decidendo l’ordine logico da seguire, cercando di fare una narrazione sensata.  Solo a quel punto, avendo in pratica uno storyboard su carta, ho iniziato a lavorare sulle singole slide.
  • La cosa più difficile è cercare ridurre il testo al minimo: la presentazione va per immagini ed al massimo dei bullet molto corti, qui serve un bello sforzo di immaginazione per spiegare concetti complessi. Non sottovalutare il potere delle immagini, che sono meglio delle parole….
  • La presentazione va provata MOLTE volte… cronometro alla mano, per fare in modo che in 10 minuti la parte essenziale che spiega il prodotto ed il business sia conclusa. Ogni slide al massimo 60 secondi, serve molto allenamento per sintetizzare le idee.
  • E’ saggio avere diverse versioni della presentazione da usare in base all’interlocutore, senza ovviamente cambiare il succo, ma variando lunghezza in base al tempo a disposizione o mettendo in risalto alcuni aspetti particolari che possano sensibilizzare l’interlocutore.

Lo schema migliore a mio avviso è :  esigenza di mercato -> nuova  soluzione -> modello di business -> financials -> team.  Un buon esempio di schema di presentazione secondo me è questa

Nel nostro caso (Citynews)  concreto abbiamo usato uno schema diverso:   team -> scenario mercato -> prodotto -> modello business -> financials. Siamo partiti dal team per ovvi motivi, vedi quanto segue.

Il Team non è tutto ma è moltissimo

Non è pensabile secondo me presentarsi con una idea da un VC completamente da soli. Può andar bene per un busienss angels ma se si cercano risorse di rilievo  il team è fondamentale. E’ fondamentale per i motivi:

  • ormai ci sono pochi spazi di mercato completamente vergini e quindi il successo di una iniziativa lo determina sempre piu la sua “esecuzione” (la cd. execution nel linguaggio VC).  Quindi il team molto spesso è un elemento centrale nel progetto;
  • un VC si sente piu garantito se c’è un team di persone dato che la mancanza di uno non fa saltare del tutto il progetto una volta messi i soldi dentro;
  • Un team con dei talenti è uno degli argomenti che permette di dimostrare un vantaggio rispetto ai competitor;
  • Il team in genere garantisce specializzazioni (chi tecnica, chi mktg, chi artistiche) che permettono alla iniziativa di partire con i le principali funzioni “sicure” senza l’alea di dover fare la selezione del personale e perdere mesi preziosi per trovare le persone giuste.

Avere un team vuol dire quindi dare un partecipazione nella start-up ad altre persone e questo è uno scoglio importante per molte persone che magari hanno paura a condividere il proprio progetto con altri. Per come la vedo io oltre ad essere un presupposto per chiedere i soldi è anche uno strumento per avere compagni di viaggio che lavorano convintamente insieme a te, dato che da soli è impossibile farcela.

L’italia, il paese delle relazioni

E’ inutile negare che le relazioni in italia contano, e non poco. In questo post, segnalavo come il mondo dei VC italiani sia per varie ragioni molto prudente ed ingessato. Avere delle conoscenze ha un certo peso, non sempre nel termine negativo.  Relazioni vuol dire essere conosciuti dal mercato, avere buone relazioni con tutti,  avere qualcuno del settore che è parla bene di te. Alla base dell’investimento di un VC verso un imprenditore c’è sempre l’elemento fiducia, ed è quindi normale cercare conferme nel mercato o da terze persone.

Quello che è ho visto per esempio è che quasi tutti i VC hanno degli “esperti” spesso interni o spesso anche esterni deputati a fare una analisi “tecnica” dei progetti. A me stesso capita di rispondere a richieste di pareri. Questo è comprensibile dato che un fondo non può occuparsi di bio-ingeneria, nanotecnologia, editoria digitale e mobile, nessuno è esperto di tutto. Siccome il nostro è un modo piccolo è ovvio che conoscere ed essere conosciuti è un grosso vantaggio perche  il VC ha maggiori garanzie che la persona sia seria non scappa con i soldi.

Per questo la composizione del team è un elemento così importante.

Cosa può fare una persona che si approccia per la prima volta in questo mondo?  Di sicuro per chi parte da zero senza conoscere nessuno sarebbe utile farsi aiutare da un “business angel” o  coinvolgere nel progetto qualcuno (esperto) che possa dare una mano come “advisor”  e quindi “validare” il progetto agli occhi dei VC.

Questo sistema fa schifo? Lamentarsi serve a poco, se non si vuole emigrare tocca stare alle regole. Qua le relazioni contano e quindi semplicemente ci si deve organizzare di conseguenza.

(prossima puntata: un accordo con un VC, le principali clausole)

Quello che ho capito sui VC

8 aprile 2011start-up

Molti amici mi hanno chiesto un pò di dettagli su questo fund raising andato a buon fine. Dopo il mio lungo giro durato 10 mesi ecco alcune rapide impressioni sul mondo dei VC in Italia.

La prima cosa che ho scoperto è che ci sono un sacco di soldi in giro. Nei miei incontri ho contato quasi 100mln di euro di fondi privati e pubblici a disposizione per imprese a contenuto digitale o innovativo che non sono spesi.  Quindi basta di lamentarsi dicendo che i soldi in italia non  ci sono, è falso, e sopratutto mentre ci si lamenta  i soldi stanno là a marcire!!

La seconda cosa che ho capito è che ad una buona parte di questi gestori dei fondi e VC non interessa un cavolo di investire. Investire vuol dire rischiare (e quindi lavorare). Meglio fare il minimo, partecipare a qualche inutile convegno sull’innovazione sparando cazzate sull’arretratezza del paese, e a fine mese prendersi le “fee”.  Un gestore di un fondo importante ci ha accolti dicendo che loro non investono in Italia perchè gli imprenditori “italiani sono un pò  scarsi ed hanno poche idee”. E questo lo diceva dal suo ufficio italiano dove lavoravano 10 persone (a fare cosa se non ci sono idee?).

La terza cosa che ho capito è che delle 300 proposte che arrivano all’anno ad un VC più di 280 sono inguardabili. Il problema però non sono solo  gli imprenditori con poche idee, ma la vera mancanza di un sistema come c’è in altri paesi. Alla base ci  pochissimi VC (potremmo dire solo 3) che fanno seeding. C’è una sola struttura di business angels. E sopratutto scarsi rapporti  con il mondo dell’università.  Chi fa seeding lo fa in maniera complessa e lenta, magari per 150k di investimento c’è un contratto da 50 pagine.  Quindi il paradosso è che ci sono moltissimi soldi per round importanti (e quindi aziende già strutturate) rispetto al seeding. Quando dovrebbe essere perlomeno il contrario. Questo comporta che ai VC non arrivano proprio aziende e proposte interessanti  perchè alla base non c’è una vero viviaio massivo di imprese.

Quarta cosa: i VC hanno un oggettivo problema di wayout in italia. Un paese arretrato e bloccato, con pochi gruppi editoriali ed industriali arroccati nei monopoli e nelle clientele  comportano evidenti difficoltà di valorizzare gli investimenti. Aziende che dall’Italia si espandono nel mondo sono casi rarissimi, e l’Italia è un mercato tra i meno interessanti per i player internazionali che non vi entrano con convinzione.  Quindi la prudenza dei VC è in parte comprensibile ed il rischio di perdere i soldi (o di non valorizzarli) è  maggiore che in altri paesi.

In definitiva  il mondo dei VC in Italia rispecchia fedelmente gli altri ambiti del paese.  I soldi ci sono, siamo capaci, ovviamente non siamo da terzo mondo. Ma siamo arretrati, lenti, incasinati, poco trasparenti. E cosi come lo siamo nella politica, nelle istituzioni, nella società….lo siamo inevitabilmente anche nel mondo dei VC. Non può che essere così.

Andare all’estero?  Se si hanno 20 anni e belle idee forse ha anche senso. In silicon valley o in Germania  ci sono piu opportunità ma anche una concorrenza micidiale. Qui da noi abbiamo meno opportunità ma anche  mercati meno presidiati e meno concorrenza.

Personalmente ho preferito operare qui, per ragioni di mercato oltre che per ovvie ragioni sentimentali. Perchè tutto sommato questo paese, è una vera merda, ma rimane sempre il mio paese.

(prossima puntata: come abbiamo convinto i VC a darci i soldi: alcuni consigli)

CityNews raccoglie 3,3 mln di euro per il lancio di 40 testate online

5 aprile 2011media

Per chi è interessato al mondo dei VC  ed alle start-up pubblico questo comunicato. Ovviamente lo faccio con immenso piacere 😉

RomaCityNews, la nuova iniziativa di informazione locale online, annuncia oggi la  formalizzazione di un investimento complessivo di oltre 3,3 milioni di euro da parte di Quantica SGR mediante il fondo Principia II e di altri investitori. Gli investitori hanno sottoscritto un aumento di capitale di 3 milioni di euro, mentre gli stessi fondatori della società si faranno carico di un ulteriore investimento di circa 300.000 euro. (…)

Segue comunicato stampa (PDF)

Per maggiori info su Citynews

P.S. : Mi scuso con gli amici che seguono questo blog, adesso capirete perchè da due mesi non riesco a scrivere nulla….Finalmente potrò raccontare un pò di cose su questo pazzo mondo dei VC  😉

La pula su Facebook [Paranoia]

4 aprile 2011Social Media

– INTERCETTAZIONI: PROCURATORE BARI, MEGLIO PLACES E FACEBOOK…
(ANSA)
-‘Le intercettazioni sono uno strumento investigativo importante ma oramai tecnologicamente superato’. Lo ha detto il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, parlando con i giornalisti a margine del convegno nazionale ‘Comunicare in sicurezza’ organizzato a Bari dal Co.re.com Puglia. ‘Basta considerare – ha proseguito Laudati – che Facebook ha fatto un nuovo plugin che e’ places con la geolocalizzazione e quindi oggi combinandolo con googleearth e’ possibile localizzare qualsiasi persona in ogni parte del mondo senza forma di autorizzazione giudiziaria’.

Laudati ha citato ‘qualche processo fatto qui a Bari’ tramite investigazioni su Facebook: Chiara Brandonisio, abbiamo identificato l’assassino attraverso Facebook per le sue chat; abbiamo revocato gli arresti domiciliari a un detenuto che ha condiviso foto di una festa di compleanno a casa sua; per il processo di Altamura abbiamo localizzato il covo dove si nascondevano i killer attraverso Facebook, perche’ chattavano su Facebook. Adesso una nuova frontiera e’ lo spaccio di stupefacenti’.

Pensateci bene quanto twittate e sharate e fate i ganzi con le ragazze su FB.  😀

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