A morte il CPM!
La discussione molto bella e accesa tra editori concessionarie e CM del post di qualche giorno fa mi ha fatto tornare a mente un un intervento su TC di Shelby Bonnie (Fondatore di CNET) di alcuni mesi fa sulla fine del CPM.
Il CPM è stato lo strumento principale con il quale si è sviluppato l’advertising on line sino ad oggi, ed ha funzionato bene. Ma non è detto che funzioni altrettanto bene da domani.Via via che maggiori investimenti sono arrivati dagli advertiser, e la pianificazione è diventata sempre più complessa, i Centri Media ed i clienti hanno sempre concentrato l’attenzione sempre più sui volumi. A parole si chiede sempre “ingaggio” e “creatività” per “stupire ed innovare”, ma in definitiva il piano media (per chi li ha visti) si risolvono sempre in un mero foglio excel con lista di siti con volume di impression e cpm accanto. Il lavoro è sopratutto acquisto di volumi, comprimendo al ribasso i costi. Ed è normale che sia così se i clienti comprano a CPM.
Il meccanismo del CPM quindi spinge anche gli editori a ricercare volumi e ad inventarsi sistemi per ingrandire i bacini. I Fast Food content sono quindi un effetto del sistema: il mercato chiede volumi, google vuole tante url, vuole la coda lunga, allora io mi adeguo. Poco importa se alla fine abbiamo tonnellate di contenuti di poche righe scritti da gente pagata un euro e con intorno almeno 10 messaggi pubblicitari. Il sistema vuole questo.
Il circolo che si alimenta è : i volumi aumentano, i prezzi si abbassano e gli editori aumentano la quantità di spazi pubblicitari per pagina per guadagnare gli stessi soldi. Aumentando gli spazi a pagina il CTR e l’ingaggio diminusice, allora gli advertiser sono insoddisfatti vogliono piu volumi e tutto ricomincia. Alla fine chi ne perde è l’utente che è insoddisfatto, ma anche l’advertiser che ha campagne poco efficaci.
La crisi del CPM
In verità il CPM secondo me è in crisi già da un pò:
- Che senso ha infatti parlare di CPM nell’epoca di Facebook che macina miliardi e miliardi di impression? Con utenti che a sessione vedono anche 500 pagine? Ormai tutte le applicazioni sono nel web e le impression generate sono moltiplicate a fattore 100 in un paio di anni. Ma quelle impression non sono piu di pagine viste su un “media” ma appunto pagine di applicazioni sociali o di altro tipo, che hanno logiche diverse da quelle di un sito che presenta pagine con dei contenuti da navigare”.
- Il CPM non ha senso come misura perchè le impression non sono tutte uguali. Se una pagina di un contenuto di qualità, in un sito verticale, con solo 1 messaggio pubblicitario in prima visualizzazione vale 10, molti altri siti con 8 messaggi pubblicitari a pagina e contenuti di scarsa qualità di poche righe valgono 1. Allora come possono stare nello stesso foglio excel del piano media?
- Il magazzino impression del web è virtualmente espandibile all’infinito: se io tolgo ajax, e creo pagine doppie ad esempio spezzando gli articoli in 2 pagine posso in pochi giorni RADDOPPIARE il mio magazzino. Questo non è possibile per gli altri mezzi tradizionali: non ha senso quindi usare il CPM come raffronto con gli altri mezzi. Non è paragonabile.
Quello che invece gli advertiser tengono sempre meno a mente è :
- Qualità del brand editoriale che si associa al brand del cliente
- Tempo di lettura, ingaggio del lettore con il media, fedeltà del lettore.
- Qualità dei contenuti, verticalità, e possibile vicinanza con la proposition del brand.
- Quantità di messaggi pubblicitari presenti nella stessa pagina: pochi messaggi aumentano l’attenzione sull’adv, molti messaggi defocalizzano. I prezzi dovrebbero essere molto diversi.
numero uno: Un lettore che si FIDA del mezzo si fiderà anche della pubblicità proposta dal mezzo.
numero due : La User xp dell’utente con l’adv è fondamentale. Se è negativa e fastidiosa, l’adv avrà un effetto negativo e la comunicazione sarà addirittura controproducente. Questo viene sistematicamente dimenticato da molte campagne. Quindi la collocazione dell’adv, il profilo del lettore, la sua fedeltà al media, la awarness del media, la vicinanza tra il media ed il brand…..sono tutti fattori da tenere in considerazione per creare il giusto feeling tra la marca e l’utente.
Campagne Display, oltre il CPM
Si può immaginare il display senza il CPM ? Ecco quello che farei se io fossi un advertiser o un CM e dovessi fare delle campagne Brand:
- Comprare le teste uniche e NON le impression
- Comprare “pezzi di sito” e per un tempo definito e NON le impression (usare le impression solo come parametro di controllo)
- Non comprare banner standard, ma posizioni speciali, inventate di volta in volta anche per singolo sito, per rompere la monotonia dei 3 formati standard iab che ci sono da 10 anni.
- Quindi evitare i network indistinti dove il banner girano su 100 siti e non si sa dove si finisce. Se si devono raggiungere 5 milioni di persone basta comprarsi i primi 5 siti del segmento ed avere una presenza massiva solo lì.
- Pagare di piu ma pretendere in prima visualizzazione una o due posizioni al massimo. Due campagne concorrenti sono piu che sufficienti in una pagina, non si può andare oltre.
- Pagare di piu ma PRETENDERE che siano tolti gli adsense di google dalle vicinanze dell’adv in prima visualizzazione, è squalificante avere pubblicità di un dentista ungherese accanto al vostro Brand.
- Infine dimenticarsi il CTR: destinare una parte del budget annuo per indagini statistiche post campagna per valutare i risultati. Nella display l’obbiettivo è la brand awarness, e l’unico modo per scoprirlo è il sondaggio pre e post (su questo a breve pubblico una interessante ricerca di Comscore). Il CTR serve solo nelle campagne performance, e nel display il CTR medio è cosi basso che usarlo come metrica base della campagna non ha senso.
Infine sarebbe da introdurre un nuovo principio: se una pagina è fatta di 100 pixel la pubblicità non dovrebbe essere piu del 30-40%, e per essere efficace non dovrebbero esserci piu di due messaggi concorrenti. Cominciamo a comprare i pixel della pagina (ovvero una porzione dell’attenzione del lettore), preoccupandoci della percentuale, che deve essere grande, ma preoccupandosi della percentuale del contenuto, e della sua qualità.
L’Adv ed il contenuto sono come il panino ed il prosciutto. Se un negoziante vi vende un panino grande con una mezza fetta striminzita di prosciutto dentro, voi che fate? Io mi incazzo!
Riguardo agli altri strumenti:
DEM : Secondo me le DEM sono in fin di vita. Sopratutto perchè è in declino la mail per come la conosciamo. Ormai sempre piu parte della comunicazione avviene con i social network, e i webmail stessi si stanno trasformando in social network. E non possono permettersi per ragioni di privacy di mandare dem ai loro iscritti. Le performance sono in calo verticale da 10 anni a questa parte. Ed ormai sono poco convenienti. Il Direct però è un grande strumento ci sarebbe anche qua da ripensarlo.
CPA e Performance : Ottimo strumento che credo avrà una vita lunga. Ma rimane uno strumento da usare solo quando il brand è stra-conosciuto, e solo quando c’è qualcosa da vendere qualchecosa. Quando c’è da convincere qualcuno a comprare un prodotto nuovo o quando c’è un brand da lanciare….non ha senso. Purtoppo ormai molti clienti e CM cercano di mischiare campagne brand con performance (vedi sky): la creatività e la campagna deve essere esclusivamente finalizzata ad una offerta ed alla vendita di qualcosa. Altrimenti il mio consiglio è di rifiutarla!





marzo 1st, 2010 at 10:45 am
Con richieste di campagne a 1€ CPM già piuttosto popolari, speriamo solo che non ci vengano a chiedere utenti unici o altre condizioni allo stesso prezzo per mille, altrimenti si fa prima a tornarsene tutti a casa…
marzo 1st, 2010 at 1:02 pm
Buongiorno Luca,
mi trovi davvero d’accordo su questo post. Aggiungo ugualmente i miei 2 cents:
- CPM: concordo sulla possibilità di usare gli UU Vs le impression, e scordarsi del CTR. Se vendessimo Internet con misurazione GRP staremmo tutti meglio!
- DEM: concordo; chi vuole investire su database “vecchi”; e per vecchi intendo anche solo di un mese fa.. ora si investe su real time search e keywords su google o i social network come twitter.
CPC: sono d’accordo ” a metà”; è vero che la misurazione ed il pagare solo a lead o transazione è corretto e permette di accedere a budget non media, ma parallelamente, si sono verificati due reazioni del mercato:
- cpc e cpa o cpl sempre più bassi e quindi la necessità, per avere un mark up da parte delle concessionarie o adnetwork, di andare a pescare queste lead o click su mercati non qualificati o pertinenti, a discapito dell’inserzionista.
- sono nate tecnologie votate al “lato oscuro”; mai sentito parlare di società che lavorano ssolo nel “fregare gli ultimi cookie per appropriarsi della transazione” ?. Stanno prolificando anche nel mercato nostrano, a discapito di editori e concessionarie locali.
quindi, performance sì, ma attenzione a dove e come; spesso un cpc basso porta un’audience ancora più bassa e siti dove non vorreste vedere il vostro brand…
Marco
marzo 2nd, 2010 at 3:57 pm
Ciao Luca,
io sarei d’accordo con te, se non fosse, temo, impossibile. Secondo me, un discorso come quello che fai tu lo può fare solo un grande brand (Fiat, Bmw, Nokia, Barilla, questi qui) che ha (molta) gente molto capace all’interno, che vuole fare qualcosa di grande e diverso e che stupisca e che finisca anche sulla stampa (tipo: campagna da x milioni, monopolizzato il web per il lancio del prodotto-x). Ma se un’azienda ha ottime menti, ottimi budget, grande interesse per Internet etc, siamo sicuri che vorranno davvero investire in “pubblicità” sul web? Secondo me faranno altre cose, diciamo “non-pubblicitarie”, e useranno il web solo per il mega-botto che possa finire sui giornali (una tantum) e poi per delle campagna a contorno più tradizionali oppure anche a performance. E anche se invece decidessero di fare come dici tu, stiamo parlando di 1-2-5-10 aziende, non di un sistema-web che è e rimane fatto di grandi investitori e grandi venditori a un tanto al chilo. Il problema è, secondo me: se “gli altri” non fanno così, io, per quanto bravo, non ce la farò comunque…
marzo 3rd, 2010 at 10:22 am
“La User xp dell’utente con l’adv è fondamentale.” questa me la segno luca.
in tutti i test di usabilità che faccio i banner (ops, volevo dire i vari “formati display”) vengono sistematicamente: o ignorati dagli utenti, oppure infastidiscono gli utenti. a volte anche entrambe. mai visto un utente che mi dice “oh che carino questo banner, quasi quasi ci clicco”. never.
so che il diplay (visto il basso ctr) viene usato sostanzialmente per brand awareness, ma anche qui ci sarebbe da ridire. se ricordo bene, tsw ha tentato un eye tracking sui banner nei giornali, ma i risultati mi son sembrati piuttosto tristi…
marzo 3rd, 2010 at 11:11 am
Sono d’accordo con il post di Luca, la penso anche io così da tempo però ho gli stessi dubbi di Massimo.
marzo 3rd, 2010 at 11:54 am
@ Alberto : qualcuno ci sarà, dato che in media lo 0,30 ci clicca. Forse devi fare i test non con 100 persone ma con 1000
Cmq esistono siti in cui l’adv è ignorato (e già è qualcosa….), esistono siti in cui l’adv è invasivo e va sopra il contenuto (ed è negativo per la marca). Esistono siti in cui l’adv è poco ma ben presente, magari con un minimo di contestualità ed allora io credo che una parte degli utenti lo trovi interessante ed una parte lo ignori. Questa è la condizione ideale. Ad esempio in un sito di finanza avere l’adv con la nuova offerta di conto arancio o l’offerta di Fineco per il trading è fico ed utile, non è vero che gli utenti sono infastiditi. Basta che non mi metti 8 banner sopra il contenuto.
marzo 3rd, 2010 at 1:22 pm
Analisi con cui concordo abbastanza,
continuo a non essere d’accordo sul disfattismo legato alle dem ritenendo che basti una riqualificazione del settore per farle tornare un mezzo interessante per ogni forma di pianificazione.
Forse questo post per la prima volta va un po’ oltre il resto del blog. Ti seguo da qualche mese e mi sembra che il dibattito sviluppatosi qualche giorno fa sia stato davvero molto interessante, la tua risposta con i nuovi “input” inseriti nel blog perfetta, forse però questa discussione va ripresa davvero dal vivo davanti ad una pizza, si perde in “discrezione” ma è più facile offrire risposte pensate e circostanziate, così c’è davvero tanta carne al fuoco
marzo 3rd, 2010 at 2:57 pm
Concordo con l’Omonimo.
@Alberto: ho appena finito di analizzare una campagna per un concorso on line che ha avuto, solo post click, il 70% medio di tasso di conversione. Ed un CTR dello 0,8% medio: mi viene da dire che forse la tua analisi riguarda solo qualche comparto particolare ma che, ahinoi, non sia abbinabile a tutte le realtà del web indistintamente…
marzo 3rd, 2010 at 3:26 pm
@Vega: non puoi prendere a modelli il CTR ed il tasso di conversione di una campagna particolare, come quella per un concorso che, per definizione, attira ovviamente di più rispetto ad una campagna di brand o simile.
Resta il fatto, abbastanza palese, che ormai da anni, il CTR è crollato per tutti.
marzo 3rd, 2010 at 3:43 pm
Allora: per l’unica parte in cui non rischio di essere “riconoscibile”, esprimo pubblicamente il mio pensiero.
* Comprare le teste uniche e NON le impression
Purtroppo, per motivi strettamente legati alla tecnologia, spesso non è possibile. Anche il limite di frequenza su UU, di solito te lo vendono a giorno se non addirittura a sessione. Moltissimi utenti, poi, hanno imparato a cancellare i cookies e, navigando magari da ufficio o da internet point o da PC “familiare”, cancellano tutto alla chiusura del browser. Comprare ad UU, quindi, oltre che costare ovviamente una follia, sarebbe quanto meno rischioso per l’advertiser.
* Comprare “pezzi di sito” e per un tempo definito e NON le impression (usare le impression solo come parametro di controllo)
Sarebbe bellissimo. Ma qui crolla l’idea dell’UU e, soprattutto, cozza contro la tua idea che i siti con l’utenza più “fidelizzata” siano meglio. Alla terza volta che lo stesso utente vede il brand, non se lo ricorda più.
* Non comprare banner standard, ma posizioni speciali, inventate di volta in volta anche per singolo sito, per rompere la monotonia dei 3 formati standard iab che ci sono da 10 anni.
Anche qui, meraviglioso. Ma i costi di produzione sarebbero una follia. E gli editori, soprattutto, sono estremamente restii a fare modifiche “per far piacere al cliente”. Senza parlare poi dei costi che un’operazione del genere avrebbe lato concessionaria… E poi: sarebbero cmq gestibili in redirect? Certo, il DART o Eyeblaster o Atlas sono tipici delle campagne “direct”, ma pian piano anche clienti smaccatamente Brand iniziano ad utilizzarli…
* Quindi evitare i network indistinti dove il banner girano su 100 siti e non si sa dove si finisce. Se si devono raggiungere 5 milioni di persone basta comprarsi i primi 5 siti del segmento ed avere una presenza massiva solo lì.
Ma comprando i 100 siti “blind”, spendi la metà per avere le stesse possibilità di raggiungere i 5k di persone con i 5 siti leader del comparto…
* Pagare di piu ma PRETENDERE che siano tolti gli adsense di google dalle vicinanze dell’adv in prima visualizzazione, è squalificante avere pubblicità di un dentista ungherese accanto al vostro Brand.
Concordo con te. Ma quegli adsense aiutano il piccolo sito a vivere. Chiedere magari che vengano spostati a piè di pagina per il tempo della campagna pagata.
* Infine dimenticarsi il CTR: destinare una parte del budget annuo per indagini statistiche post campagna per valutare i risultati. Nella display l’obbiettivo è la brand awarness, e l’unico modo per scoprirlo è il sondaggio pre e post (su questo a breve pubblico una interessante ricerca di Comscore). Il CTR serve solo nelle campagne performance, e nel display il CTR medio è cosi basso che usarlo come metrica base della campagna non ha senso.
Il CTR non serve nelle campagne Performances: tutte le mie campagne performances non superano mai lo 0,03% di CTR. Il CTR è l’indice della bontà della creatività: più è impattante ed ammiccante, più questo aumenta, ma a prescindere dal prodotto… E’ anche vero che per capire se una campagna Brand ha suscitato interesse, un “indicatore” è pur sempre necessario: quindi io direi che il CTR può andare bene per valutare nel complesso l’interesse degli utenti sui siti molto verticali e la bontà della creatività su quelli invece più generalisti. Ma in effetti, serve a poco altro…
[...]
Riguardo agli altri strumenti:
DEM : Secondo me le DEM sono in fin di vita. Sopratutto perchè è in declino la mail per come la conosciamo. Ormai sempre piu parte della comunicazione avviene con i social network, e i webmail stessi si stanno trasformando in social network. E non possono permettersi per ragioni di privacy di mandare dem ai loro iscritti. Le performance sono in calo verticale da 10 anni a questa parte. Ed ormai sono poco convenienti. Il Direct però è un grande strumento ci sarebbe anche qua da ripensarlo.
Concordo: se ci fosse più deontologia nelle dem, secondo me sono un mezzo potentissimo. ma gli squali, che abbondano nel nostro settore, l’hanno cannibalizzato al punto che non servono praticamente più a nulla. Quando e se le compro, prediligo sempre le liste di proprietà, con prodotto in linea con contesto del sito in cui si è generato il DB. Andrebbero gestite con senno: andrebbero tenute pulite, evitando gli indirizzi mail degli utenti che non le aprono mai o che non cliccano sugli annunci. Andrebbero rese più “vere”: io non credo di essermi mai registrata ad un sito con la mia vera età o la mia vera area geografica… I DB degli ecommerce, in questo, sono fenomenali: le mail e la profilazione sono per forza veritiere (se dai un indirizzo sbagliato, non ti arriva la merce) e, infatti, le performances sono altissime.
marzo 3rd, 2010 at 3:45 pm
@Gibbo: se la frase è “n tutti i test di usabilità che faccio i banner (ops, volevo dire i vari “formati display”) vengono sistematicamente: o ignorati dagli utenti, oppure infastidiscono gli utenti. a volte anche entrambe. mai visto un utente che mi dice “oh che carino questo banner, quasi quasi ci clicco”. never.” io dico: eh no, non è così. Pur essendo stata fatta utilizzando banner, una campagna con un concorso non ha né infastidito né è stata ignorata. Quindi, in questo contesto, posso prenderla come “case history”, eccome.
marzo 3rd, 2010 at 3:57 pm
@Vega: ripeto, finchè parli di una campagna particolare, come un concorso a premi, non può essere una case history, perchè dove si vince qualcosa di interessante si è più portati a cliccare, indipendemente dalla qualità della creatività, dal posizionamento (ovvio, più si vede, megloio è), dal sito, ecc.
Vediamo che CTR fa, ad esempio, una bella campagna del prosciutto Rovagnati (non me ne voglia Rovagnati, il suo prosciutto cotto è ottimo!
): secondo me molto vicino allo zero assoluto.
Se a questo aggiungi che, negli ultimi anni, non si sono viste campagne campioni di qualita creativa e/o grafica, hai il resto.
marzo 3rd, 2010 at 4:12 pm
concordo con Alberto e con Gibbo.
E sorrido quando Luca dice
>esistono siti in cui l’adv è ignorato (e già è qualcosa….)
pago sperando che mi ignorino, sperando di non dare troppo fastidio e di non rovinare troppo il mio brand. wow.
marzo 3rd, 2010 at 4:24 pm
La frase che ha scatenato la mia risposta è un assoluto. E io ho solo detto che, per fortuna, non è così vera: ci sono prodotti/servizi che non vengono ignorati e che non danno fastidio.
E’ pur sempre pubblicità, no? La frase diceva che sono le posizioni ad essere ignorate, non i messaggi che contengono: se uno le ignora, non percepisce la differenza del messaggio, giusto? E allora perché i concorsi vengono cliccati? Era per dire che le posizioni, non vengono ignorate a prescindere…
Spero di essere stata più chiara.
marzo 3rd, 2010 at 6:51 pm
Secondo me il problema è proprio quello di capire il sito, l’utenza dello stesso e la pertinenza della campagna.
Non sono un professionista del marketing, ma per prendere spunto da Gibbo prendo l’esempio del prosciutto Rovagnati: ai tempi della ruota della fortuna, lo pubblicizzava Mike B. e performava da matti, mentre non mi pare lo passassero anche su italia 1 durante Lupin (eppure utenza ce n’era)!
Quindi il problema sul web è che forse nella fretta di voler pianificare o nella speranza di exploit o nel tentativo di raccogliere il più possibile, alle volte mi pare che manchino i razionali in certe scelte: come ci si può aspettare delle performance dalla campagna sul cotto Rovagnati se la passo in un sito di finanza? o di videogiochi?
Magari sul sito di ricette ha qualche chance in più o no?
Lo stesso vale per la campagna di un concorso, a mio avviso: sì, sarà più cliccato, ma un conto è metterlo a disposizione di un target disponibile, un conto è mettere il concorso per un posto di lavoro su un sito di pensionati!
Insomma da utente io apprezzo quando su un sito di informatica trovo i link a servizi o prodotti informatici, e magari ogni tanto ci clicco pure sopra perchè mi interessa saperne di più.
Sono delle ovvietà tali che mi scuserete la banalità dell’intervento, ma a volte le campagne stesse sono quasi le vere vittime di queste sviste, della fretta, di incomprensioni, di accapparramenti a tutti i costi, ecc. a tutti i livelli, editori compresi.
Quindi la strada potrebbe essere una pianificazione sempre più ragionata, magari attraverso una maggiore interazione con gli editori (presumo che sia difficile per chi deve pianificare conoscere l’intero panorama del web, non si tratta più dei 6 canali televisivi ben conosciuti…), i quali sanno anche quante mail inviano ai propri utenti e se i loro indirizzo sono degli zombi oppure vengono aperti.
marzo 3rd, 2010 at 9:45 pm
@Lorenzo: ma chi “pianifica”? Meglio: essiterà ancora il pianificatore? Secondo me no. Secondo me la pubblicità online sarà in mano a Google e pochi altri (Yahoo; e poi?) che avranno tool per tracciare, fare ipotesi sensate su cosa funzionerà dove etc. Nessuno si curerà più di “strategie” di pianificazione perchè tutto sarà fatto in semi-automatico…
marzo 3rd, 2010 at 9:55 pm
ragazzi…comandano i DN
Basta con le supercazzole
marzo 3rd, 2010 at 11:26 pm
@massimo: ma quando leggi un giornale guardi tutte le pubblicità? quando guardi la tv guardi tutti gli spot? quando cazzeggi su facebook e ti spari 200 pagine a sessione guardi 200X3=600 messaggi pubblicitari? Quando stai su gmail guardi i messaggi adv laterali?
E’ ovvio che gran parte della pubblicità è ignorata da molti, da altri vista distrattamente, da altri (pochi) vista con attenzione.
E’ un mercato da 8 miliardi di euro, è un pezzo di PIL…non è uno scherzo. L’idea che i brand parlano direttamente con i consumatori ingaggiando simpatici giochetti interattivi è una favola che raccontano i responsabili marketing. Esperimenti sicuramente belli ed utili ma ancora inevitabilmente stra-minoritari, ci vanno gli spiccioli. Anche perchè io (come chiunque consumatore) non posso passare la mia giornata ad ingaggiare giochetti con N marche, al massimo lo potrà fare con 1 su 50. Come vedi anche qua ne ignoro 49.
Il grosso della pubblicità rimarrà push ed è normale che una grossa parte sia ignorata. Essere ignorata non vuol dire che non abbia degli effetti sulla brand awarness (le indagini pre e post campagna portano SEMPRE ad un aumento della conoscenza del brand).
Cmq, quello che segnalavo con il mio commento è che le marche fanno spessp adv tradizionale con scarsi risultati, ed invece che cambiare comunicazione, insistono e richiedono formati aggressivi ed “impattanti”, non preoccupandosi del fastidio che creano agli utenti, e del riflesso inevitabilmente negativo che creano nei consumatori.
Io quando ho fatto le indagini sugli utenti (in particolare su studenti.it) ho talvolta trovato gli utenti incazzati, e non erano incazzati con il sito, ma quasi sempre con le marche che gli “impedivano” la fruizione del sito.
Non è un proprio un problema da ridere….
marzo 4th, 2010 at 10:17 am
quindi che si fa? basta pubblicità?
my 2 cents
Tecnologia (retargeting, behavioral,adxechange *puliti*)
Commerciali e aziende più preparate
pulizia nel settore.
marzo 4th, 2010 at 11:05 am
Interessante..
http://www.insidefacebook.com/2010/03/02/facebook-made-up-to-700-million-in-2009-on-track-towards-1-1-billion-in-2010/
marzo 4th, 2010 at 1:43 pm
Ciao Luca,
io personalmente guardo molto le pubblicità su carta (mi piacciono), quasi zero su web (adblock, disattivato quasi solo su Google), quasi zero in tv e radio (cambio canale/stazione).
se dici, come mi sembra di capire adesso, che la pubblicità va sempre fatta sapendo che in buona parte sarà,come normale, ignorata, e non esagerando quanto a invasività per cercare di farla vedere a tutti i costi, ovviamente sono d’accordo con te.
Quanto ai “giochini”, invece – non è a questo a cui mi riferisco quando parlo di “non-pubblicità”. Secondo me le aziende possono e devono fare servizi e contenuti, ma questo è un altro discorso, e so che tu non sei d’accordo. E no, non mi riferisco a contenuti ingannevoli e simil-portali tipo quello di cui hai parlato un mese fa circa qui sul tuo blog, ma a cose davvero utili per i loro clienti, tipo: vendi semenze? spiegami come fare l’orto!
marzo 4th, 2010 at 3:06 pm
bel post, non solo per le tesi contenue, ma anche per aver saputo scatenare un ottimo thread di commenti.
in attesa di leggerlo più attentamente e quindi contribuire più fattivamente alla discussione, la mia opinione (da investitore di una delle 4 aziende citate da Massimo Moruzzi…) è che generally speaking (come direbbero i RHCP) non mi sembra che gli editori stiano davvero facendo una strategia di valore sia in termini di fromati/placement sia di profilazione dell’audience.
la gara sembra sempre la solità a chi “c’è l’ha più lungo” (user/pagine) e questo anche su portali non generalisti che con un po’ più di buona volonta e di acume potrebbero tranquillamente aumentare la qualità della loro offerta e quindi chiedere al mercato prezzi più alti.
poi c’è il discorso sugli ad-network che a mio modo di vedere sono i veri alleati-nemici degli editori…
marzo 4th, 2010 at 3:14 pm
ricordo che già a metà degli anni 80, quando ero un giovane venditore di una nota concessionaria di quotidiani, il motto che girava in ufficio era “pubblicità: venderla sempre, comprarla mai!”
detto tra noi, temo il che vero problema (atavico) dell’adv online stia proprio nella sua tracciabilità e misurabilità: all’inizio, igenuamente, si gridò a tutto il mondo (degli inserzionisti) che finalmente era arrivato un mezzo che avrebbe permesso loro di misurare realmente il ROI delle loro campagne e che avrebbe ottimizzato i loro investimenti…bravi!!!…pirla…
facciamoci del male da soli, complimenti!
comunque il problema se mandare o meno a morte il CPM mi tange poco, dato che dal 2002 vendo quasi esclusivamente “flat” cioè, di fatto, a periodo: poi, per accontentare i CM ed i clienti che hanno la para del CPM, dico loro che, in quel determinato periodo, gli garantisco un certo numero di impression (che sono sicuro di superare) e che le restanti, eventuali, impression deliverate fino a fine campagna sono omaggio. In questo modo il CM o il cliente possono comunque calcolarsi un CPM (che per effetto dell’over delivering sarà più basso della media di mercato), io avrò un incasso certo e non in base alle impression deliverate (a loro volta potenzialmente soggette a sfighe e intoppi che ne possono diminuire il numero e, quindi, la revene) e siamo tutti felici e contenti.
Unico, assurdo ed incredibile, problema quando mi capitano CM o clienti che utilizzando adserver pagati in base al numero delle impression e che, quindi, assurdissimamente, hanno il terrore di ricevere impression in omaggio, dato che per loro si tradurrebbero in costi!! certe idiozie si vedono solo nel web!!!
marzo 4th, 2010 at 3:27 pm
a proposito:
vado su Repubblica.it e prima della home page vedo un interstitial sul quale si apre una pop-up… questa cos’è?
qualità? davvero non credo che il problema dell’online adv sia nel CPM…
marzo 4th, 2010 at 3:44 pm
>Unico, assurdo ed incredibile, problema quando mi capitano CM o clienti che utilizzando adserver pagati in base al numero delle impression e che, quindi, assurdissimamente, hanno il terrore di ricevere impression in omaggio, dato che per loro si tradurrebbero in costi!!
forse sanno anche loro quanto rende l’adv online
(anche se è comunque meglio che fare adv offline)
marzo 4th, 2010 at 4:44 pm
quindi che facciamo?
marzo 4th, 2010 at 5:30 pm
Gianmarco, intanto prenditi con me del pirla da Gibbo e taci…
marzo 4th, 2010 at 6:18 pm
@Vega: la solita permalosa!
però, se ci pensi bene, far credere al mondo che, con il web, la pubblicità avesse trovato il snato graal, non è stata una genialata…
ricordiamoci che, sempre detto tra noi, se ancora oggi ci sono mezzi (e non li voglio specificare…) che fanno ancora fatturato vendendo pubblicità, lo devono al fatto che nessuno riesce a misurarne davvero il ROI!!
marzo 4th, 2010 at 7:02 pm
@Gibbo: questo lo dici tu… Noi valutiamo il roi anche delle campagne TV e di quelle Stampa.

E poi, hanno logiche differenti. Di una campagna brand, nessuno ti chiederà di valutare il ROI, sia su web che su tutti gli altri mezzi. Sono solo scelte diverse per l’utilizzo dello stesso mezzo.
Credo che molti dei miei clienti, se il web non fosse stato in un qualche modo “diverso”, non sarei mai riuscita a convincerli a pianificarlo.
Ti consiglio un bellissimo libro di Baricco: “I Barbari”. E’ un saggio meraviglioso che spiega come, quello che può sembrare un imbarbarimento di determinati costumi o abitudini, in realtà a volte si trasformi in una grande opportunità di evoluzione.
marzo 4th, 2010 at 9:40 pm
tutto si misura…basta volerlo fare e attrezzarsi..
marzo 4th, 2010 at 11:22 pm
@Vega ti rispondo nel testo
>* Comprare le teste uniche e NON le impression
>Purtroppo, per motivi strettamente legati alla >tecnologia, spesso non è possibile. Anche il limite di >frequenza su UU, di solito te lo vendono a giorno se non >addirittura a sessione. Moltissimi utenti, poi, hanno
***
MI sa che non ci siamo capiti. Io intendo dire che se tu vuoi raggiungere mettiamo 5 milioni di donne, diciamo il 50% delle donne in rete, e le vuori raggiungere almeno 7-8 volte nell’arco di un mese…puoi benissimo prendere i 4 siti migliori, e con Nielsen vedere il traffico unduplicated mensile, e se la somma è 5 milioni (e lo è) ti prendi 4 siti per un mese.
le impression sono un “de cui”…l’importante è raggiungere 5 milioni di teste uniche in un mese, e magari raggiungerle 7 volte.
In tutto questo il CPM c’entra poco.
Se compri le impression, potrei citarti decine di trucchetti che fanno gli editori, per fare consumare le impression senza nessuna garanzia di raggiungere le teste che vuoi raggiungere.
Cmq per fare quello che dico, non c’è bisogno di grande tecnologia.
>Comprare “pezzi di sito” e per un tempo definito e NON >le impression (usare le impression solo come parametro >di controllo)
>Sarebbe bellissimo. Ma qui crolla l’idea dell’UU e, >soprattutto, cozza contro la tua idea che i siti con >l’utenza più “fidelizzata” siano meglio. Alla terza v
>olta che lo stesso utente vede il brand, non se lo >ricorda più.
****
Non sono d’accordo. Se compri un sito per un mese con vari formati ordinari e speciali, sai ESATTAMENTE che compri un tot di U/U. Sai cosa compri.
Gli utenti si rompono? Al contrario, si rompono di vedere per 20 giorni il solito banner del cavolo 728 che vedono da 8 anni, o PEGGIO CHE MAI i pop-under (subdoli) o overlayer e simili. Una presenza “fissa” di un mese io la intendo composta da (ad esempio) un formato speciale in hp e canali principali per una decina di giorni, una serie di formati redazionali per tutto il mese studiati con il sito, un tot di tabellare per tutto il mese a copertura delle pagine foglia, e magari un concorso e/o interattivo sulla base utenti.
una cosa come questa non credo che annoi gli utenti, specialmente se la pubblicità è carina ed in linea con il sito.
>Non comprare banner standard, ma posizioni speciali, >inventate di volta in volta anche per singolo sito, per >rompere la monotonia dei 3 formati standard iab che ci >sono da 10 anni.
>
>Anche qui, meraviglioso. Ma i costi di produzione >sarebbero una follia. E gli editori, soprattutto, sono >estremamente restii a fare modifiche “per far piacere al
E’ una follia se lo fai per 15 siti.
Se se ne scegli 4 e li compri “massicciamente” allora non è una follia.
Se dai piu soldi a 4 invece che dare le briciole a 15, vedrai che ti offriranno gratis il costo della personalizzazione. I piani media li ho visti spesso….i soldi vanno i mille rivoli, non conviene a nessuno.
>cmq gestibili in redirect? Certo, il DART o Eyeblaster o >Atlas sono tipici delle campagne “direct”, ma pian piano >anche clienti smaccatamente Brand iniziano ad >utilizzarli…
ogni link è gestibile o tracciale, ogni immagine è gestibile o tracciabile.
> Quindi evitare i network indistinti dove il banner >girano su 100 siti e non si sa dove si finisce. Se si >devono raggiungere 5 milioni di persone basta comprarsi >i primi 5 siti del segmento ed avere una presenza >massiva solo lì.
>>Ma comprando i 100 siti “blind”, spendi la metà per >avere le stesse possibilità di raggiungere i 5k di >persone con i 5 siti leader del comparto…
Certo!
ma non sai dove finisce il tuo banner.
Ho ancora uno screenshot di un brand importante che era finito sulla sezione eros di un certo sito, e il suo marchio era accanto ad un grande caxxo.
Questo vuoi offrire ai tuoi clienti ?
>Il CTR non serve nelle campagne Performances: tutte le >mie campagne performances non superano mai lo 0,03% di >CTR. Il CTR è l’indice della bontà della creatività: più >è impattante ed ammiccante, più questo aumenta, ma a
0,03% ??????Non ci credo…forse hai perso uno zero..
perdonami ma vuol dire che comprate vagonate di impression senza lavorare sulla creatività o sulla targettizzazione.
>area geografica… I DB degli ecommerce, in questo, sono >fenomenali: le mail e la profilazione sono per forza >veritiere (se dai un indirizzo sbagliato, non ti arriva >la merce) e, infatti, le performances sono altissime.
Osservazione molto interessante….Ma gli operatori e-commerce te la vendono ?
ne sono consapevoli ?
ciao!
lu
marzo 4th, 2010 at 11:37 pm
@Andrea
“vado su Repubblica.it e prima della home page vedo un interstitial sul quale si apre una pop-up… questa cos’è?
qualità? davvero non credo che il problema dell’online adv sia nel CPM…”
Di certo non è qualità. Ma qualcuno ha detto che Repubblica è un alfiere della qualità? Fa pop-under di continuo…
Però il tema che ti pongo è : tu come utente sei infastidito da quell’interstitial e del pop-up che c’è dopo. Di certo non provi simpatia od empatia con la marca che si mette sopra al 100% alle notizie.
Ma tu come investitore (e credo che tu investa parecchio), faresti altrettanto sapendo di infastidire i lettori di repubblica?
E’ con questi mezzi che pensi di attirare l’attenzione e vendere poi piu prodotti?
Mi interessa molto la tua opinione sia come utente e come advertiser.ciao luca
marzo 5th, 2010 at 11:01 am
Ciao Luca,
mi piace il tuo entusiasmo, esattamente come nei commenti di un post precedente mi piaceva l’entusiasmo di Gibbo che vuole fare l’editore serio. Il problema è “il sistema”, IMHO. Se tu fai l’editore serio ma è pieno di gente che paga gli “articoli” 1 euro e fa SEO selvaggio, o se tu vendi pubblicità in modo serio e non troppo invadente ma gli altri sono disposti a vendere anche la mamma, io temo che gli onesti finiranno per perdere, purtroppo…
marzo 5th, 2010 at 11:05 am
ADNKRONOS ha trovato una nuova concessionaria..(Tiscali)
marzo 5th, 2010 at 11:17 am
Cresce la pubblicità online
a gennaio +4,7% rispetto al 2009
ROMA – Inizia bene il 2010 per la pubblicità online. A gennaio il totale sfiora i 43 milioni di euro, con un +4,7% rispetto all’anno scorso. Secondo i dati comunicati dall’osservatorio Fcp Assointenet – organismo della Federazione delle concessionarie – il primo mese dell’anno ha fatto registrare una ripresa della fiducia degli investitori.
A crescere soprattutto è l’area delle campagne display, le inserzioni di tipo tradizionale, che – come sottolinea il presidente di Fcp Assointernet, Carlo Poss – mette a segno un +10,2% rispetto al gennaio dell’anno scorso. Aumenta, ma in misura più contenuta, anche la pubblicità di tipo search, quella raccolta dai motori di ricerca, con un 1,5% in più, anche se va ricordato che i fatturati di Google sono solo stimati. Incremento del 7,8%, infine, per la categoria affiliate, che racchiude le inserzioni a performance (gli annunci che vengono pagati solo se ricevono click dagli utenti), la classificata e le directory (spazi a pagamento nei database di servizi utili).
La crescita del comparto internet, a differenza da quanto accaduto nei mesi precedenti, è dunque trainata soprattutto dalle tipologie pubblicitarie proprie degli editori tradizionali, con una particolare richiesta verso i video e i formati innovativi.
Secondo le cifre Fcp, che sottostimano di una quota attorno al 25% il valore complessivo del mercato, il 2009 si è chiuso con poco più di 600 milioni di fatturato. Presto tuttavia l’organismo dovrebbe essere in grado di fornire dati più completi: “A gennaio – spiega Poss – segnaliamo l’entrata nell’osservatorio di dieci nuove agenzie, in accordo con l’obiettivo di allargare la base, in modo da dare dati a consuntivo sempre più vicini alla realtà”. (04 marzo 2010) Tutti gli articoli di Economia
marzo 5th, 2010 at 1:55 pm
per chi continua a considerare ottusamente il ROI solo in un certo modo, segnalo questa interessante intervista
http://www.youmark.it/article/23061/interviste-paola-furlanetto-enrico-morandi-a–advertising-audit-savings-youmark
marzo 5th, 2010 at 3:02 pm
GOOGLE IS THE KING
http://royal.pingdom.com/2010/02/24/google-facts-and-figures-massive-infographic/
marzo 6th, 2010 at 10:57 am
Mi avete quasi quasi convinta… Mi sa che apro una pizzeria… E vendo al metro, che io non posso fare a meno di misurabilità…
marzo 6th, 2010 at 6:50 pm
quindi per la pizza tutti da Vega!
marzo 7th, 2010 at 11:27 am
[...] Sembra sia andato bene ma pare che non vogliano riproporlo. Il risultato è che ssare solo il CPM nell’advertising online non funziona più. Il timore è che possa esserci un’editoria [...]