Arbitraggio: come fare milioni di euro usando google
In un post di qualche settimana fa si era parlato di Arbitraggio. Ho pensato fosse utile spiegare a chi non conosce questa pratica il funzionamento ed i risultati, anche perchè si parla di decine e decine di milioni di euro che vanno nel bilancio di google e degli operatori che lo praticano. Per spiegare bene il meccanismo ho chiesto una mano a Claudio Zamboni, Ex industry leader Entertainment & Telco Google It, ed attuale CEO di Digital ReveNew. In fondo alla breve intervista ho caricato alcuni screenshot con un esempio.
LL: Ciao Claudio. Ci spieghi cosa è l’arbitraggio?
Come in finanza o nella economia “fisica” il concetto di arbitraggio individua una pratica di marginazione attraverso l’acquisto e la rivendita di prodotti o servizi per i quali esiste una differenza di prezzo nelle due fasi, in ambito digitale si intende un modello di business applicato da molte aziende, che hanno generato enormi profitti in pochi anni, attraverso lo sviluppo di un markup tra l’acquisto di un click sui motori di ricerca e la sua rivendita ad altri inserzionisti. Nella fattispecie, il processo si articola in questo modo.
Un’azienda (l’arbitraggista) acquista traffico dai motori di ricerca sotto forma di click (cioè di persone che cliccano sulle inserzioni pubblicitarie che sui motori prendono la forma di link sponsorizzati) e veicola questo traffico su pagine di atterraggio, tecnicamente chiamate landing page, sulle quali sono presenti contenuti editoriali ed altre pubblicità, per lo più sotto forma di altri link testuali sponsorizzati.
I link sponsorizzati sono presenti su queste pagine grazie a modalità di affiliazione con gli stessi motori di ricerca, che distribuiscono i text ads anche su network di siti esterni (ad esempio Google Adsense).
Nel momento in cui il costo unitario di acquisto dei clic è minore del costo di vendita della pubblicità sulle landing pages, allora si sviluppa margine positivo.
Il fenomeno dell’arbitraggio esplode questo meccanismo.
LL: Pensi che sia un modello di business che ha futuro?
Dipende.
L’arbitraggio può avere diversi gradi di intensità nella sua applicazione.
Facciamo infatti l’esempio dei grandi portali, i quali acquistano traffico dai motori di ricerca, per poi valorizzarlo sul proprio sito con molti contributi differenti in termini di monetizzazione, tra i quali anche l’advertising.
Questo modello di arbitraggio è ad esempio adottato con frequenza dall’editoria online, con un’intensità di medio livello, e tipicamente su una base nazionale (essendo per lo più le nostre testate sviluppate entro i nostri confini).
Insomma è questa una sua declinazione matura e lecita.
Diverso è il caso dei cosiddetti arbitraggisti, il cui core business è rappresentato dal meccanismo di marginazione portato alle ennesime conseguenze.
Queste aziende infatti sviluppano decine e decine di siti multilingua, nei quali sono presenti pagine di atterraggio pertinenti a qualsiasi argomento possa valorizzare l’advertising e, grazie agli accordi con i motori di ricerca, pubblicano su queste pagine moltissimi link sponsorizzati a pagamento.
Per dare un’idea del fenomeno, queste aziende trattano quotidianamente l’acquisto di traffico su milioni di parole chiave in differenti lingue, monetizzando lo stesso attraverso i meccanismi sopra descritti.
Questo business applica un modello fortemente speculativo e insiste molto su tecnologie di automazione e di ottimizzazione degli investimenti.
Nel primo caso non si puo’ parlare di un vero e proprio modello di business che si basa su questo meccanismo, non essendo questo spinto ad estreme conseguenze.
Per le aziende che attuano un arbitraggio molto speculativo, il business può durare qualche anno, ma prima o poi è necessario consolidare il proprio prodotto editoriale con più contenuti e meno pubblicità, aderendo a modelli di monetizzazione più articolati e maturi.
LL: Google che atteggiamenti ha nei confronti di queste pratiche?
Occorre innanzi tutto ricordare che Google non e’ l’unico motore di ricerca in Italia, chi fa arbitraggio dovrebbe acquistare traffico su Google per poi monetizzarlo sulle proprie landing pages con accordi con Yahoo, in linea teorica (nel caso contrario, avendo Yahoo! molti meno inserzionisti di Google, l’opportunita’ verrebbe ridimensionata in partenza).
Occorre qui ricordare qual è la missione del motore di Mountain View, che si prefigge di condurre l’utente, attraverso un percorso di massima rilevanza e nel minor numero di click, a soddisfare la necessità di reperire informazioni su un dato argomento.
In linea teorica, Google dovrebbe dunque tutelare il proprio prodotto ed il traffico che ne deriva attraverso l’osservanza di policy editoriali (relative alle landing pages) che impediscono la concentrazione in un’unica pagina di atterraggio di troppi link sponsorizzati.
Il grado di speculazione deriva dal labile confine tra la lecita ed auspicata presenza di contenuti editoriali in una classica pagina dal contesto informativo, e la quasi totale assenza di contenuti (ed affollamento di link sponsorizzati) su pagine cosiddette “ponte”, la quale assenza aumenta molto fortemente la probabilità che un link venga cliccato e si generi dunque profitto.
Per le aziende che attuano intensamente quest’attività, Google opera un costante monitoraggio e controllo, verificando il bilanciamento tra contenuti e pubblicità, ed impedendo a chi abusa di questo modello di poter continuare ad operare sulla propria piattaforma.
E’ tuttavia estremamente complicato governare un contesto in cui gli investimenti (ed i profitti) per singola azienda sono veramente cospicui – per dare un’idea, entrambi dell’ordine di migliaia di € al giorno – ed in cui il traffico è veicolato su centinaia di siti differenti, con moltissime landing pages in differenti lingue.
Sono contesti estremamente dinamici e possiamo dire che l’attività di monitoraggio in questo senso è costantemente perfettibile.
LL: Grazie Claudio!
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Ecco alcuni esempi con screenshot di una pratica che potremmo definire di “Arbitraggio”
Si compra adv su Google (in genere a cpc bassi) :
Si costruisce una landing specifica dove però la maggior parte dei link in prima visualizzazione sono link pubblicitari contestuali (addirittura in questo caso i pochi link non pubblicitari sono stati spenti, cioè non sono cliccabili)
Il risultato è che al 90% l’utente che atterra nella pagina e clicca su qualcosa….clicca su un annuncio pubblicitario, e se clicca in qualche link non pubblicitario finisce in una pagina di ricerca simile ed anche questa con di nuovo il 90% delle possibilità di cliccare in adv.
Quale può essere il margine di una attività del genere ?
Si compra una KW ad un bid medio-basso poniamo 0,10 euro. Una quota di utenti NON cliccherà nei link della landing page (e questo varia da come è fatta la landing). Ma questo è compensato dal fatto che nella landing page usciranno gli advertiser che hanno un bid + alto di quello acquistato (poniamo 0,15). Basta farsi due conti ed alla fine un margine che ne può uscire è del 10%-20% se il tutto è gestito su larga scala e con software automatici.
Inoltre c’è la possibilità di comprare in dollari su Google, e magari fare un deal con yahoo in euro e guadagnare quindi dal cambio.
Con un accordo con Google il gioco è anche cash-positive : si può ottenere pagamento adv a 60 giorni, incassi a 30 giorni.
Chiaro che questo sistema fa lievitare il fatturato di una azienda a livelli importanti dato che il fatturato viene di fatto “comprato”.
Il modello di business (se cosi si puo dire) è quindi estremamente interessante per chi lo fa, anche se ha un punto debole davvero debole: è completamente nelle mani di Google, che se un giorno decide di non accettare piu queste campagne il fatturato si affloscia in 24 ore.
A mio avviso chi fa Arbitraggio fa bene perchè gli permette di fare molto soldi in fretta (sorvoliamo sulla user experience e sul web che ne esce fuori). Piu delicata è la posizione di Google che – a mio modesto avviso- non offre un bel servizio ai suoi utenti e sopratutto agli investitori. Non dimentichiamoci che adsense pesa almeno 1/3 dei ricavi di Google, e se i soldi vengono fatti facendo girare in tondo gli utonti…..







giugno 14th, 2010 at 10:11 am
A me pare che Google sia abbastanza ambiguo sul punto. Nella sue norme editoriali specifica che è proibito utilizzare Adwords da parte di “Arbitrage sites that are designed for the purpose of showing ads”. Dire che c’è un peggioramento della user experience è ovvio, tanto quanto la falsificazione dell’asta dal punto di vista dell’inserzionista (non competo solo con i miei concorrenti che vendono prodotto della mia stessa categoria merceologica, ma anche con un “intermediario del traffico”, dove magari sono presente anche io; in pratica mi faccio concorrenza da solo!).
giugno 14th, 2010 at 11:47 am
Mi sono occupata dell’argomento per il magazine online che dirigo. Ho contattato l’Ufficio Stampa di Google che mi aveva promesso una risposta sul delicato argomento. Ho aspettato settimane e settimane, ho sollecitato il colelga dell’Ufficio Stampa più volte. Risultato? Google non ha risposto e l’Ufficio Stampa è scomparso.
giugno 15th, 2010 at 4:13 pm
allora scrivi sul tuo giornale che GOOGLE non risponde…
giugno 15th, 2010 at 4:18 pm
Ho già provveduto da tempo. Non ho postato il link per correttezza nei confronti di chi mi ospita.
giugno 15th, 2010 at 7:17 pm
…a me pero’ piacerebbe sapere la % di rimbanlzo…..
giugno 15th, 2010 at 7:30 pm
Thank you very much for that marvelous article
giugno 20th, 2010 at 10:23 pm
Alla lunga, se la pubblicità sui risultati di ricerca sarà sempre più scadente, la gente imparerà e smetterà di cliccare come sui banner.
Certo che quando si cerca una cosa e si finisce su una pagina che non mi da nessuna informazione interessate da parecchio fastidio… E non tutti ancora sono in grado di distigurere un link a pagamento, malgrado ci sia scritto link sponsorizzati
giugno 20th, 2010 at 10:40 pm
Volevo aggiungere anche una cosa al commento precedente, è un peccato che il sito che hai portato come esempio (correttamente offuscato nelle tue immagini), offra un servizio del genere ai suoi utenti.
giugno 23rd, 2010 at 12:36 pm
@FIlippo: chiedi ad Ascani di Goadv
luglio 1st, 2010 at 3:57 pm
Ti hanno copiato per intero l’articolo:
http://www.testato.it/guadagnare-con-larbitraggio-di-traffico-ppc/
luglio 10th, 2010 at 10:48 am
Intervengo in merito all’informazione data da Andrea Palmieri sul plagio di questo post da parte del sito testato.it
Io sono il proprietario del dominio e del sito, ma non lo gestisco in quanto è stato dato in domain sharing, quindi mi sento direttamente responsabile e mi scuso.
Ammetto che il plagio c’è stato e ho provveduto a rimuovere dalla struttura il collaboratore che si denominava admino (peraltro nick usato da un altra persona che gestisce un forum) e ho chiuso i suoi AdSense. Attualmente il suo ruolo è svolto da altra persona e ho provveduto a cambiare la struttura tecnica dei commenti in quanto ho saputo che non è stato approvato un commento di denuncia del plagio anche per il fatto che il commentatore diceva di vergognarsi. Non sò se il vecchio admino di testato si vergognasse, ma io di sicuro sì. Chiedo scusa se ho invaso pubblicamente questo post non chiedendo scusa a Luca Lani in privato in quanto ritengo che l’illecito, morale o giuridico, sia avvenuto pubblicamente e per questo mi metto giustamente alla gogna pubblica.
Se poi teniamo conto degli attuali e futuri corsi di internet,della minaccia (a mio parere) del search-generated content non credo che ci sia nulla di male fare riferimento ad un altro post lasciando un link di approfondimento ed un trackbar. Credo che la blogosfera
nei prossimi anni sarà notevolmente rattrappita, quindi se non ci si aiuta tra di noi…
Se non sembra inopportuno vorrei anche intervenire nella discussione di questo post. Altrimenti mi limito alle scuse e mi metto a disposizione a semplice richiesta…
Di arbitraggio PPC non me ne intendo molto, ma di arbitraggio sì. Ho lavorato per un pò di anni nella gestione dei portafogli finanziari dove l’arbitraggio è costantemente cercato ed analizzato. Sopratutto nel settore degli hedge found.
Vorrei dire per prima cosa che l’arbitraggio PPC non è così remunerativo come sembra ma fin dal suo inizio comporta una perdita.
Diciamo che la condizione primaria dell’arbitraggio è una situazione di squilibrio nei corsi finanziari.
Come sapete l’AdSense Arbitrage è vietato e che la questione dell’arbitraggio è nata circa 4/5 anni fa e attualmente solo pochi lo usano.
Perché?
L’adsense Arbitrage presenta queste problematiche:
1. Non tutto il prezzo che viene pagato dall’inserzionista viene stornato all’affiliato AdSense. Al massimo, sembra che lo storno sia del 78% per AdSense per contenuti e poco superiore per AdSense per la ricerca. Quindi a parità di keyword si ha una perdita di 22%.
2. Non è detto che il visitatore pagato clicchi sugli AdSense, quindi bisogna considerare il ctr dei singoli formati dei banner e della loro posizione.
3. Non è detto che una landing page non sia considerata una MFA con le relative conseguenze.
4. Non è detto che la pertinenza del testo della landing page sia rilevante e pertinente in modo che siano sempre visualizzati i link più remunerativi.
5. Per quanto riguarda AdWords si deve tenere conto del punteggio qualità. Questo è molto importante per determinare il costo del singolo click, del budget e del “costo” della concorrenza sulla singola posizione.
6. Il prezzo AdWord e quindi anche AdSense è determinato da un meccanismo di asta, ma questa non è rebus sic stantibus ma molto variabile e come da molti sostenuto è un’asta ancora “buia”.
7. Dovete tenere in considerazione anche dello smart price.
8. Di solito nella landing page esiste anche una affiliazione PPL o PPS in modo tale da aumentare i ricavi, quindi il tutto deve essere opportunamente congegnato.
9. Visto che il ritorno AdSense è del 78%, come inserzionisti AdWord si devono scegliere delle keyphrase contenenti 1 o 2 keyword ad alto rendimento AdSense. Il keyphrase comporta però un allargamento dell’utenza che poi quando approda alla landing page non la trova assolutamente pertinente e non clicca niente.
10. Tranne i grandi Guru di Adsense, che però non hanno mai dimostrato di aver guadagnato ma hanno solo cercato di vendere e-book, nessuno ha mai diciarato negli ultimi 4/5 anni di aver guadagnato cifre sostanziose. Ci sarà sicuramente qualcuno che ci guadagna, ma certo usa algoritmi di selezione e strategie di arbitraggio dinamiche tempo per tempo.
Scusate ancora per il plagio, del mio intervento pubblico e se ho scritto un commento così lungo.
Scusate
luglio 10th, 2010 at 11:33 pm
In questi giorni ho voluto provare l’arbitraggio.
Ho comprato visite da Bidvertiser a 0,05€ e le ho inviate su un sito di finanziamenti.
Ho acquistato la keyword Prestiti Online (se l’acquistavo su adwords mi sarebbe costata 8€ per click!)
Purtroppo le visite sono poche, però mi sono fatto un idea del possibile guadagno…e che guadagno!
14 visite (28 pagine viste) tramite Bidvertiser mi sono costate 0,69€, 7 persone hanno cliccato su adsense per un guadagno di 5,64€.
Quindi 5,64€ – 0,69€ = 4,95€.
Se avessi inviato 1000 persone, con un CTR del 25%, avrei guadagnato 201,33€
Ora la mia domanda è questa: Google se ne accorge che acquisto visite a basso costo tramite BidVertiser per far cliccare sugli Adsense del mio sito?
ottobre 27th, 2010 at 11:29 am
@Andrea – ma secondo te google se ne accorge o no?…e dai… Ragazzi ma avete la minima idea di che differenza ci sia tra fare qualche spicciolo con l’arbitraggio, che ci riesce anche un pollo, e le tecnologie di tracking e ottimizzazione da tirare su per gestire milioni di fatturato senza intaccare il valore per l’advertiser finale, quindi la qualita’ e la conversione?
L’arbitraggio e’ un industria, non e’ un gap del mercato, sveglia!!!
ottobre 27th, 2010 at 11:42 am
@Andrea – ma secondo te google se ne accorge o no?…e dai… Ragazzi ma avete la minima idea di che differenza ci sia tra fare qualche spicciolo con l’arbitraggio, che ci riesce anche un pollo, e le tecnologie di tracking e ottimizzazione da tirare su per gestire milioni di fatturato senza intaccare il valore per l’advertiser finale, quindi la qualita’ e la conversione?
L’arbitraggio e’ un industria, non e’ un gap del mercato, sveglia!!!
ottobre 27th, 2010 at 11:43 am
“Basta farsi due conti ed alla fine un margine che ne può uscire è del 10%-20% se il tutto è gestito su larga scala e con software automatici.”
Ci tenevo solo a precisare che tutto il merito non è di software automatici ma di un valido team di persone
ottobre 28th, 2010 at 11:53 am
Google lo sa e tiene d’occhio, se uno esagera è fuori.
L’arbitrage mi pare fosse stato semibandito.
novembre 29th, 2010 at 7:18 pm
Ultimamente sto vedendo sempre più siti che lavorano nel campo della finanza, acquistare visite da adwords ed inviarle su siti con yahoo search marketing (ex overture).
dicembre 1st, 2010 at 10:18 pm
CHI SFRUTTA PER LUCRO IL LAVORO GIORNALISTICO ALTRUI DOVRÀ RIMBORSARLO
Il link? D’ora in poi sarà a pagamento
Un’associazione degli editori inglesi vince una causa contro gli aggregatori di notizie sul web
(Reuters) MILANO – E’ un primo passo verso un settore inesplorato. D’ora in poi linkare una notizia in Gran Bretagna potrebbe diventare un’operazione possibile solo a pagamento, se chi la linka a sua volta la utilizza per vendere un prodotto a terzi. E’ questo, come spiega il sito techeye.net, il frutto della prima sentenza in materia emessa dall’Alta corte di giustizia nella causa intentata dalla Newspaper licensing agency (la Nla, una delle associazioni degli editori britannici) contro due agenzie la Meltwater news e la Public relations consultant association (Prca) che forniscono a pagamento un servizio di rassegna stampa online alle aziende.
LA SENTENZA – La sentenza prevede un risarcimento per la verità piuttosto basso per ogni link effettuato, ma ha un forte significato simbolico. Con la vittoria della Nla è passato infatti il principio per cui chi monitora le news a pagamento (e non quindi chi fornisce una servizio di raccolta di notizie gratuito, come, ad esempio, Google News), dovrebbe pagare per il privilegio di riportare le notizie linkandole. Il link, dunque è stato equiparato in tutto e per tutto dal tribunale alla copia della storia riportata. Soddisfatti i vertici della Nla, che già da tempo vendono una licenza per chi vuole utilizzare i contenuti dei giornali, al prezzo base di 209 sterline all’anno (circa 250 euro): «Creare contenuti per il Web è un investimento – spiega il portavoce della Nla David Pugh – per cui è giusto che gli editori possano chiedere una quota a coloro che ne traggono profitto. Noi stimiamo che il valore del mercato degli aggregatori di notizie web in Gran Bretagna sia intorno ai 10 milioni di sterline. E’ giusto che una parte di questi soldi vada ai quotidiani». Del tutto diversa ovviamente l’opinione degli sconfitti. «Crediamo fermamente che si sia raggiunta un’interpretazione sbagliata della legge – sostengono i portavoce della Meltwater news – e che l’Alta corte abbia sottovalutato i principi basilari del nostro operato e dell’utilizzo di internet». In virtù di questa convinzione i due aggregatori di notizie colpiti dalla sentenza hanno già annunciato il ricorso in appello. Non solo, la Meltwater ha denunciato a sua volta la Nla, portandola davanti al tribunale del diritto d’autore britannico.
Marco Letizia
dicembre 2nd, 2010 at 9:20 am
@Carletto puoi segnalare il link per favore? Thanks
dicembre 2nd, 2010 at 9:22 am
trovato, grazie!
http://www.corriere.it/economia/10_dicembre_01/link-pagamento-gran-bretagna2_4b90322e-fd6c-11df-a940-00144f02aabc.shtml
agosto 23rd, 2011 at 11:23 am
Interessante! Ho capito il sistema e sembra molto allettante ma quello che non mi sento di condividere del tuo articolo e’ la percentuale di utenti che cliccheranno sui google adsens della landing page…per me il valore di 90% e’ troppo ottimistico.
ottobre 20th, 2011 at 9:56 am
E’ da tempo che mi chiedevo se qualcuno guadagnasse e quanto su ogni visita delle pagine disponibili “gratuitamente” nella rete. In finale tutto ha un costo perche no il contenuto del internet?
dicembre 14th, 2011 at 2:02 am
Ho fatto arbitraggio per anni in un azienda, confermo è un industria! Poi Google ha chiuso gli account ( che ha riaperto dopo poco invitandoci ad un cosro adw prof.) Ci guadagna Google ci guadagna l’aziend. Un caso palese è ask.com
dicembre 14th, 2011 at 11:59 am
salutaci Luca