Repubblica critica lo IAB!
Andrea di Stefano dalle pagine di Repubblica critica lo IAB forum. Ecco cosa dice:
Peccato che, tra i tanti che hanno sicuramente “fatto la storia di Internet” in Italia, in questa edizione di Iab Forum manchino alcuni dei protagonisti della produzione di contenuti digitali. Gli editori, per esempio. Salvo un paio di interventi, l’intero panorama del Forum è appannaggio di operatori della pubblicità e soprattutto dei grandi operatori internazionali come Google, Yahoo e Microsoft.
Intervento davvero curioso. In effetti sono anni ed anni che anche io mi domando come mai Repubblica e Manzoni non sia mai presente allo IAB Forum. Forse sono 10 anni che aspettano di essere invitati allo IAB. Così stanno lì nel loro ufficio a domandarsi tristemente “ma ci inviteranno quest’anno? ma perchè non ci vogliono?” senza sapere che basta richiedere la partecipazione, e magari essere sponsor per avere un bel posto posto nel palco.
Di Stefano dovrebbe sapere poi che IAB, che è un acronimo inglese, vuol dire “International Advertising Bureau” e quindi è normale che parli principalmente di pubblicità. Forse è per questo che ci sono tutte le concessionarie e non gli editori. E manca Manzoni….
Ma non sazio, continua la sua polemica:
Nessuno spazio viene dato a due azioni che stanno attirando l’interesse di tutto il mondo sull’Italia: l’apertura di un’indagine dell’Antitrust su eventuali abusi di posizione dominante da parte di Google e la creazione di un consorzio di editori – il Premium Publisher Network – per la gestione in proprio della pubblicità testuale a performance, che vede come quasi monopolista proprio Google.
Qui si raggiunge il ridicolo. Pensare la nascita del PPN stia “attirando l’interesse di tutto il mondo sull’italia” è un pò da mitomani, essendo peraltro notizia di quasi un anno fa. Ma sopratutto, se di questa ENORME innovazione vuoi che se ne parli allo IAB, è sufficiente mettere mano al portafoglio e prendersi uno stand (magari accanto a google) e spiegare al mercato come funziona. Come fanno tutti. Se non lo fai, è ovvio che nessuno ti “caga” e poi a fine anno raccogli si è no 300k euro, cifra che google fa in 10 minuti.
Se ci sono problemi economici, l’anno prossimo facciamo tutti insieme una colletta per avervi con noi a IAB. Ci duole tremendamente vedervi così soli ed arrabbiati.





novembre 4th, 2009 at 10:33 am
Oltremodo opportuna la tua segnalazione! Quell’articolo è importante perchè, letto assieme ad un comunicato appena diramato da L’Espresso, rende chiara la frattura che si è consumata. E che Repubblica ha incarnato con quell’articolo.
In ballo c’è il controllo della pubblicità. Ho riassunto la cosa qui http://business.webnews.it/news/leggi/11794/iab-forum-vs-outlook-2010-la-rottura/
Penso sia uno scontro ad altissimo livello
novembre 4th, 2009 at 10:48 am
Trovo la critica veramente ridicola e credo che repubblica stia toccando il fondo, come tanti altri giornali…
Chredo che Iab sia un evento fondamentale. Bravi!
Se proprio devo fare una critica allo iab di quest’anno: Poco spazio alle aziende che devono investire e capire le loro difficoltà per entrare in questo mondo….
novembre 4th, 2009 at 12:02 pm
Verissimo! Non che sia tutto oro, ieri c’era troppo fumo politico al mattino ad esempio… Seguendo #iabforum su Twitter si può leggere lo sconforto verso il distacco dei politici, che sono vecchi in età e in pensieri.
Forse gli editori gli fanno semplicemente compagnia! @matponta
novembre 5th, 2009 at 9:47 am
@webvolution: non esageriamo, dai: che lo IAB sia un evento non ci sono dubbi, ma che sia fondamentale non direi! Personalmente ho sempre trovato lo IAB troppo autoreferente, una fiera di paese in cui ci diciamo tra di noi quanto siamo belli e bravi, ma mai una vera autocritica (e gli spunti non mancherebbero di certo!), mai un vero dibattito su cosa non va nel variopinto mondo web. No: ogni volta solo grandi sorrisi, baci e abbracci, “va tutto bene”, “siamo fortissimi e invincibili”. Meno male che quest’anno, almeno, in pochi hanno avuto la spudoratezza di millantare vertiginosi quanto palesemente taroccati aumenti di fatturato, perchè fino alla scorsa edizione sembrava che ci fosse una gara a chi la sparava più grossa! Discorso a parte meriterebbero alcuni workshop marchettari, ma qui il discorso si farebbe lungo e complesso e, soprattutto, farebbe il paio con lo stile di un noto quotidiano online di settore (…) che più che dare notizie serie ed attendibili, riempie le pagine di comunicati stampa e articoli-marchette, in cui ogni minima cazzata è enfatizzata come se si trattasse della novità del secolo.
novembre 5th, 2009 at 11:01 am
Ottimo intervento Luca. Davvero interessante la visione del “battere i pugni sul tavolo” per avere visibilità. E poi il sito del publisher network potevano almeno linkarlo nel pezzo, dopo averlo menzionato… me lo sono dovuto andare a cercare da solo
Ma evidentemente anche quando si parla di link lì c’è un gap da recuperare.
BTW per evitare polemiche, fra bocciare una critica superficiale e poco informata e promuovere a prescindere google una differenza c’è…
novembre 5th, 2009 at 12:27 pm
per caso è il Daily net
novembre 5th, 2009 at 3:04 pm
@carletto: noooooooooooo……… ma come ti viene in mente?
novembre 9th, 2009 at 1:59 pm
Dato che, come dice Luca, lo IAB è “… normale che parli principalmente di pubblicità. Forse è per questo che ci sono tutte le concessionarie e non gli editori” , allora qualcuno mi spiega perchè dovrebbero parteciparvi, investendo tempo ed un po’ di denaro, gli editori che, evidentemente, per qualcuno, sono solo delle comparse, mentre credo che siano la palese essenza del web, la vera anima, quella stessa anima che da il senso dell’esistenza alle concessionarie? E, già che ci siamo, qualcuno sa spiegarmi come mai è rarissimo, se non impossibile, trovare un editore (di quelli veri e puri, non di quelli emanazione di qualche gruppo cartaceo e/o televisivo…), che sia anche solo minimamente contento del rapporto con la propria concessionaria? Perchè lo IAB, che conta decine di workshop inutili, non ha mai seriamente affrontato la questione del vero ruolo delle concessionarie che, in realtà, si dovrebbero chiamare semplicemente “procracciatrici d’affari”, visto che della loro funzione originaria, cioè di aziende che, in qualche modo, si assumono normali rishi imprendotoriali, magari scommettendo, con minimi garantiti seri, sui loro editori (liberamente scelti e non impossti da nessuno), non hanno più nulla? Perchè non si discute mai del fatto che le concessionarie diventano, di fatto, socie degli editori, spesso in % anche superiori al 50% ma, piccolo particolare, solo per condividerne i racavi, lasciando ovviamente tutti i costi all’editore? Perchè nessuno dice apertamente che, sempre più spesso, le concessionarie abbindolano gli editori con mirabolanti forecast, salvo poi accampare le più miserabili scuse per giustificare minori fatturati netti, anche dell’80 – 90%, mettendo sul lastrico molti piccoli siti? Perchè non è ancora nata, al pari dello IAB, una bella associazione, seria ed autorevole, che riunisca i piccoli editori web, quelli che lavorano seriamente e che vengono quotidianamente illusi da questa gente (che poi, magari, per due lire, se li compra)? Qualcuno ha voglia di dare qualche risposta? grazie e buon lavoro a tutti
novembre 9th, 2009 at 2:47 pm
Vi segnalo che anche il Corriere, nella persona del vicedirettore Muchetti, si è accorta di cosa fa Google Italia
http://www.corriere.it/economia/09_novembre_09/massimo_mucchetti_google_e_le_tasse_i_furbetti_di_dublino_non_cliccano_sul_fisco_b164dd2c-cd1e-11de-b7a9-00144f02aabc.shtml
novembre 9th, 2009 at 3:03 pm
Mazza Gibbo, se riesci a farti dare le risposte ti quoto
Non te la prendere, ma sono i piccoli editori che sono degli ingenui a farsi abbindolare da “numeri altisonanti” per poi rimanere con un palmo di naso. Non c’è nemmeno più da prendersela, è il modello finanziario-televisivo che sta prendendo campo anche sul web.
Ciao da un piccolo editore con tanti palmi di naso (ma con ancora un bel pò di utenti unici)!
novembre 9th, 2009 at 3:24 pm
@gibbo: L’associazione degli editori esiste, è Fedoweb (http://www.fedoweb.it), ma non fa granchè.
Sulle concessionarie: se fanno i forecast incredibili e poi bucano i risultati basta cambiare concessionaria e trovarne di piu serie. Lungi da me difendere le concessionarie ma ti assicuro che i margini di una concessionaria sono decisamente inferiori ai margini di un editore. Inoltre se sei editore di un sito importante puoi spuntare anche un 60%-65%.
Il vero problema per i piccoli e medi editori è che non c’è piu nessuna concessionaria indipendende. L’unica è forse ADlink. Tutte le altre hanno dietro gruppi editoriali o propri network editoriali e quindi tendono a vendere i propri prodotti.
D’altra parte è qualche anno che si assiste ad un fenomeno di concentrazione del mercato, in parte inevitabile.
novembre 9th, 2009 at 4:07 pm
ollalà…quanti piccoli editori…
nè ma iniziare a conoscerci? Non credo che una pizza o una chiacchierata possa farci male…anzi…
Tornando in topic, il rapporto con la concessionaria credo sia la croce di ogni editore. Io con la mia mi son sempre trovato bene, sino ad ora almeno. Concordo con Luca per quanto riguarda i forecast. Nel corso degli anni sono stato avvicinato da concessionarie che mi hanno promesso quasi sempre almeno il 30% in più di fatturato…purtroppo non tutti gi editori, specialmente tra noi piccoli, sono in grado di dir di no a queste melliflue sirene, specialmente quando i dati fantasticati rappresenterebbero una significativa svolta per il conto economico…
So bene cosa voglia dire ogni 27 autorizzare gli stipendi (ed io ho una mezza tonnellata di giornalisti in redazione) e so bene quanto faccia incazzare sentire nell’ordine
1) “ma no, noi siamo andati sul centro media, ma è stato il cliente direttamente a dire che non voleva far campagna su di voi”
2) “questa campagna non ce l’avete perchè gira sul target “maschili” e non “finanza” (poi qualcuno un giorno si siede con me e si ascolta un pippone di due ore su come si fa segmentazione, cluster e target)”
e la più bella, ma sempre attuale è
3) “eh no, il problema è che non sei nei primi TRE della classifica NIELSEN”
Per fortuna alcune di queste non le sento più da anni (e qui si torna al discorso della concessionaria soddisfacente). Ma quanti editori non sono nella mia, ammetto fortunata sino ad ora, condizione? Il problema è che noi piccoli editori spesso SUBIAMO il mercato dell’adv senza poter fare assolutamente nulla.
Ehm…signori, saltando di palo in frasca, ma due chiacchiere un pò serie sui numeri di Nielsen?
Conoscete tutti la storia del bravo editore vero?
Il bravo editore paga Site Census di Nielsen, che certifica un dato perchè con il dato certo NESSUN centro media saprà mai dirgli di no…sarà fighissimo!
Ah cazz…il sitecensus registra il 15-20% in meno di Google Analytics che a sua volta fa un meno 20% dai dati registrati con il sistema di log statistics…
“fa niente” dichiara il bravo editore “sono comunque fighissimo, ho il site census, tutti i centri media vedranno i miei numeri, fa niente che non siano esattamente quelli, fa niente che io ci abbia messo circa 10 anni di sudore e lacrime a tirar su un sito da 750mila unici”
eh NO!
il dato audiweb è un mix tra il sitecensus e il PANEL…
“il PANEL”? si chiede il bravo editore “c’è ancora qualcuno che pretende di misurare internet con il PANEL? ci sono non so quanti stramiliardi di siti…ci rendiamo conto che il panel va bene solo per i siti ad altissimo traffico? Ci rendiamo conto che state cercando di misurare il web come se fosse la televisione? Ci rendiamo conto che stò sistema appartiene nel migliore dei casi ai numeri immaginari? E soprattutto…valorizzando i miei numeri meno della metà o addirittura UN TERZO rispetto a quelli che VOI STESSI certificate vi rendete conto che mi state creando un danno di natura economica ENORME?” Disse il bravo editore…e mentre lo diceva si ricordava le parole di suo nonno…”se, giocando a carte, non capisci chi è il pollo entro la fine del terzo giro, molto probabilmente il pollo sei tu”
saluti a tutti
un pollo
novembre 9th, 2009 at 4:20 pm
@Luca Lani: grazie per la segnalazione Luca, ma conosco perfettamente Fedoweb e, sinceramente, non mi pare il miglior soggetto per rappresentare i piccoli editori, visto che al suo interno racchiude i più grossi gruppi editoriali che, come hai giustamente riconosciuto tu stesso, sono anche i proprietari delle principali concessionarie/procacciatrici d’affari presenti sul mercato. Conosco bene AdLink ed il buon Carlo Poss e ciò che hai scritto è la sacrosanta verità: al momento è l’unica concessionaria web indipendente o, quanto meno, l’unica che non ha un padrone che è anche editore e, quindi, almeno sulla carta, non ha o non dovrebbe avere siti che cura particolarmente a discapito di altri (forse….). Intendevo un’associazione che raggruppi gli editori di siti dai 10.000 al milione utenti unici, siti che oggi sono, ovviamente in misura diversa ed in proporzione, solo “sfruttati” dalle concessionarie. E, consentimi un’ultima riflessione, credo che la “forza” delle conessionarie stai proprio nella enorme frammentazione di questo mercato che, probabilmente, non consentirà mai, o quasi mai, di creare un vero ed unico soggetto rappresentativo dei piccoli che, quindi, ognuno preso nella propria miopia, continueranno ad genuflettersi (ed è un efenismo…) alle concessionarie, sperando di spuntare l’1% in più dell’altro…. Il vero problema è, a mio modestissimo parere, che di questo passo fra 10 anni ci sarà solo 1/3 delle concessionarie attuali (forse non è una cattiva notizia
) perchè nel frattempo saranno riuscite a far fallire i 2/3 degli editori del cui sangue si nutrivano (e questa è decisamente una cattiva notizia…
)e quindi non ci saranno più editori da vendere al mercato bestiame (sarà la stagione bigia che mi spinge a quese sane perle di ottimismo?? eheheheh!)
novembre 9th, 2009 at 4:28 pm
@gibbo: ok, allora perchè lamentarsi? Fatti promotore di una associazione di piccoli editori. Sicuramente sarebbe utile per rappresentare questo mondo.
Ho dubbi che possa servire però a risolvere il problema della pubblicità: i centri media sono pigri e vogliono trattare con poche concessionarie. Quelle di oggi sono pure troppe per loro.
novembre 9th, 2009 at 4:33 pm
@Salvatore: hai ragione da vendere e, soprattutto, se sei uno di quelli che non sogno ogni notte di assassinare, dopo averlo torturato, il CEO della propria concessionaria (Luca Lani escluso, ovviamente!
) Ma la realtà è quella: se non tutti tutti, l’80 – 85% dei siti “minori ” (per numeri UFFICIALI, non per qualità), è quasi sul lastrico, specie chi, come hai detto bene tu, gestisec siti di news che, quindi, non possono essere delegati a vagonate di server ma, ahimè, a vagonate di editors in carne e ossa! Quoto, soprattutto, la parte che dedichi al panel di Audiweb, ma non capisco di cosa ti stupisci: che piaccia o no, il panel e solo il panel, è in grado di far muovere i flussi di budget a piacimento (di qualcuno), perchè altrimenti viene difficile credere che, menti anche solo con un QI minimo, possano davvero pensare che il web, che per definizione è l’unico media davvero misurabile, possa essere valutato con dei panel!! Ma torniamo sempre allo stesso discorso….i piccoli, finora, tacciono e ingoiano
novembre 9th, 2009 at 5:44 pm
@Salvatore: scusami, mi sono reso conto di aver lasciato un pezzo della frase iniziale nella tastiera! Volevo dire che mi complimento con te, se non sei tra coloro che sognano, ogni notte, di far fuori il CEO della propria concessionaria, perchè trovare un editore contento è davvero cosa rara, buon per te allora!
novembre 9th, 2009 at 6:02 pm
Salvatore scrive:
“ollalà…quanti piccoli editori… nè ma iniziare a conoscerci? Non credo che una pizza o una chiacchierata possa farci male…anzi…”
Per la chiaccherata ok, ma per la pizza devo aspettare il prossimo compenso editore dalla concessionaria, per sto mese sono rimasti solo pane e coperto!
Luca scrive:
“i centri media sono pigri e vogliono trattare con poche concessionarie”
Anche le concessionarie sono “pigre”, nel senso che sono adagiate sul modus operandi dei centri media: vado da loro e prendo la mia parte delle N campagne dei grandi investitori/budget che mi fanno vivere.
E intanto le milioni di signore Maria fanno pubblicità alla loro bottega tramite AdWords, lasciando crescere i mercati verticali di fatto in mano a google.
A questo punto quoto Gibbo: fra un pò gli editori collassano o sopravvivono come panda con adsense, e le concessionarie saranno solo due o tre.
Di qui un duopolio tra google e il cartello della pubblicità made in italy, sempre che google non si pappi anche i centri media oppure che gli editori proprietari delle concessionarie non facciano fare una bella legge all’itaGliana che obblighi google a farli lavorare d’ufficio!
A questo punto non ci rimarrà che aprire un canale televisivo, in analogico, ovviamente!
Ciao,
Lorenzo
novembre 9th, 2009 at 6:32 pm
din don i signori GIBBO e LORENZO sono pregati di contattarmi all’indirizzo
jcmbgg@yahoo.com
scusate se non metto l’indirizzo reale ma già così sono sommerso da downsizeyourpenis e accattateve o’ viagra…
grazie
Sal
novembre 10th, 2009 at 6:22 pm
@Salvatore, contattami pure qui ciccioriccio2009@libero.it
novembre 11th, 2009 at 12:10 pm
scritto!
attendo tue
novembre 11th, 2009 at 2:12 pm
alcune idee per i piccoli e medi editori
-sviluppare un sistema simil PPN
-Provare la tecnologia semantica che sta usando ILSOLE
In sintesi, unitevi, innovate e provateci
novembre 11th, 2009 at 3:49 pm
@Gmarco: più facile a dirsi che a farsi… (mi riferisco alla tua esortazione finale!)
Ma non c’è dubbio che solo così, cioè solo attraverso l’aggregazione almeno delle migliori realtà dei piccoli, potrà nascere un soggetto unico, forte ed autorevole (per contenuti, numeri e, di conseguenza, ricavi), tale da poter finalmente autogestirsi, anche e soprattutto per quanto riguarda la parte commerciale e pubblicitaria!! Lo spero ogni giorno…..
novembre 12th, 2009 at 2:28 pm
immagino che possa essere difficile (anche per la situazione del mercato italiana) ma credo che sia una via da percorrere (almeno provarci..)
novembre 13th, 2009 at 9:52 am
proposta
magari possiamo organizzare un tavolo tra investitori e
concessionari/editori senza mediazione varie
che ne dite?
novembre 13th, 2009 at 2:06 pm
@Gmarco: ecco, questa sì che è più facile a dirsi che a farsi, ma ti riconosco la buona volontà!
scherzi a parte, qualcosa va fatto….iniziamo a far girare i neuroni dai!
novembre 13th, 2009 at 9:59 pm
la mia mail è a disposizione
astenersi perditempo

novembre 13th, 2009 at 10:00 pm
eccola…
giommi at gmail.com
novembre 15th, 2009 at 9:53 am
@Gmarco: la nascita di un nuovo, unico e forte soggetto che raggruppi, quanto più possibile, il meglio dei piccoli editori e che dia loro una possibilità di crescita che, certamente, da soli non avrebbero è, senza dubbio, una strada quasi obbligata. Resta, tuttavia, lo scoglio più grosso e, cioè, “CHI” aggregare e, soprattutto, “COME” aggregare. L’esperienza insegna, infatti, che questi progetti hanno successo quando si riesce per davvero a dar vita ad organizzazioni piramidali rigide, in cui tanto più vasta è la base, tanto più ristretto è il vertice, quindi serve la capacità e la consapevolezza della base di scegliere pochi, ma saggi e validi, capi, in grado di sviluppare il piano industriale : in Italia, invece, anche editori minuscoli, seppur con un buon prodotto di base (mi riferisco a siti verticalissimi), sono gelosissimi della loro creatura e, seppur intimamente consapevoli che da soli non adranno da nessuna parte, fanno fatica ad entrare nell’ottica di rinunciare ad essere “padroni” di un filo d’erba, per diventare “conproprietari” di un prato di 10 ettari. Serve, quindi, anzitutto umiltà e coraggio e, non da ultimo, un forte (anche finanziariamente) soggetto iniziale, in grado di fare da catalizzatore. Utopia? Forse, ma vedo poche alternative.