Se gli editori si incazzano….(robots.txt rulez!).
Partiamo da una notizia di attualità e facciamo un pò di FantaInternet!
Sembra che questa volta Rupert Murdoch faccia sul serio. L’annuncio che potrebbe togliere i siti di news corp dall’indice di Google ha suscitato l’ilarità di molti (“ahahah non vediamo l’ora!”) e la rispota piccata di Google (“faccia pure!”). Il problema che solleva Rupert è basilare: la gente che da google (tramite google news o tramite il search) arriva sulle news non si fidelizza minimamente al mezzo dell’editore ma di fatto si fidelizza a google, che per l’utente medio ormai coincide con internet. Così nessuno passa più dalle homepages, e i siti degli editori diventano appendici del search engine. Il problema è noto da tempo ma la risposta sembra un pò azzardata.
In realtà il magnate non è l’ultimo scemo: prendendo ad esempio il WSJ da alcuni calcoli sembra che l’uscita da Google peserebbe un -25% di traffico ma solo un -15% di ricavi in meno. Ricavi che potrebbero essere compensati da forme di abbonamento a contenuti premium.
Se il saldo fosse a zero alla fine Rupert non perderebbe nulla, mentre Google perderebbe un pò di contenuti ed alcuni utenti non trovando più certi contenuti forse tornerebbero direttamente nella home del WSJ. Certo Google potrà sostituire i contenuti di Murdoch agevolmente.
Ma……che succederebbe se un certo numero di editori si mettesse d’accordo per fare la stessa cosa che ha fatto Murdoch? La cosa potrebbe essere meno impossibile di quanto si creda.
Prendiamo il mercato italiano: se tutti gli editori FIEG se ne andassero da google in blocco mettendo un bel NO INDEX nel proprio Robot.txt l’indice di Google avrebbe una bella botta in termini di minor ricchezza. Su google news le uniche cose che uscirebbero sarebbero solo bloggetti e sitolini, il servizio ne riceverebbe una botta micidiale. Anche il search avrebbe un impatto importante.
Se gli editori tradizionali si trascinassero dietro qualche altro operatore in concorrenza con Google (grandi portali, MSN) potrebbe essere un bel problema per G. L’utenza non troverebbe piu tante cose nel suo indice e inizierebbe a cercare in altre fonti, o tornerebbe a bookmarkarsi i siti.
Gli editori non lo sanno, ma in realtà tengono Google per le palle. Google vince e regna perchè oggi tutti sono contro tutti. Ma se uno più coraggiso comincia…..e se poi molti seguono…..





novembre 11th, 2009 at 8:58 pm
In realtà Luca se tutti gli editori se ne andassero in blocco si aprirebbe uno spazio che verrebbe colmato velocemente da altri.
Quanto è davvero qualitativa l’informazione tradizionale? quanto è sostituibile? Quanto siamo invece in un’era di “just good economy”?
Il secondo aspetto è che negli indici di G resterebbero comunque i contenuti perchè restano tutti coloro i quali linkano a siti dei media tradizionali (quindi il contenuto c’è ugualmente ma indirettamente).
Di fatto il terreno su cui giocare la partità è il web e mettersi ai margini di un indice così importante per quanto possa essere un’idea che sta in piedi in termini di conto economico determina invece l’uscita di un player dal mercato.
Diverso è ragionare sullo shift verso il social e sul fatto che le persone migrano dalla ricerca di keyword alla ricerca di persone (> le aziende di conseguenza non compleranno click ma amici dalle persone).
My 2 cents e spero btw che gli editori italiani si tolgano quanto prima
novembre 11th, 2009 at 10:31 pm
Google e co sarebbero obbligati a crearsi dasoli le notizie o semplicemente a pagare in qualche modo chi le fornisce, Se gli editori escono dai motori di ricerca perdono molto traffico gratuito, sicuramente ciò rende sconveniente la mossa ai gruppi editoriali più piccoli.
Comunque Murdoch per trarre profitto dalla mossa deve sperare che in molti altri big lo seguano.
novembre 12th, 2009 at 10:18 am
Credo che, come ha giustamente scritto Luca, Murdoch, nonostante l’età e nonostante qualcuno voglia farlo credere, non sia esattamente l’ultimo degli scemi. La sua mossa è, certamente, azzardata ma, altrettanto certamente, dirompente e, soprattutto, potenzialmente distruttiva (per Google), specie se farà proseliti. Ecco, credo che il nocciolo della questione stia tutto li: se Murdoch si ritroverà da solo, avrà perso, altrimenti sarà Google a doversi preoccupare e, a quel punto, sarà interessante vedere, per la prima volta, come si comporterà il grande, potente e, fino ad oggi, fortissimo e solidissimo Google che, non dimentichiamolo, non è abituato a trovare falle nel suo stesso DNA. Perchè, se davvero lo scenario dovesse essere quello, non è da escludere che Google possa iniziare ad accarezzare l’idea di trasformarsi da aggregatore passivo (per modo di dire…)di contenuti, a portale web con contenuti propri o, più verosiomilmente acquistati, quindi in diretta e dichiarata concorrenza con Yahoo ed MSN e allora ci sarà da ridere.
novembre 12th, 2009 at 10:51 am
Ciao Rupert, quando iniziamo?
novembre 12th, 2009 at 11:09 am
Oppure si risolverà tutto con un accordo…
novembre 12th, 2009 at 11:43 am
@ Marco che domanda “Quanto è davvero qualitativa l’informazione tradizionale? quanto è sostituibile? Quanto siamo invece in un’era di “just good economy”?”. Io credo che l’informazione tradizionale (intesa come redazione, reportage, inchieste, investimento) non sia sostituibile. Forme leggere come i blog di opinione o aggregatori potranno solo arricchire il mondo news ma non sostituirlo. Alla fine per produrre una vera notizia serve un tizio che va in un posto, vede intervista e scrive. E questo costa.
novembre 12th, 2009 at 11:44 am
@ Salvatore: fatti i conti per bene che mi sa che tu hai un bel pò più dipendenza da google del vecchio Rupert!
novembre 12th, 2009 at 1:30 pm
luca…sigh…su uno dei tre ho una percentuale intorno al 40 in arrivo da gugol..
sugli altri due mi allineo al wall street journal
novembre 12th, 2009 at 4:43 pm
comunque Murdoch ha ragione: gli utenti che arrivano da Google faranno, sì, traffico, ma non sono (e quasi mai lo diventano) lettori abituali ed affezionati, lo zoccolo duro su cui ogni editore può contare, un po’ come gli abbonati dei quitidiani cartacei. Tra l’altro credo che, molto spesso, i “search people” non si rendano nemmeno conto del nome del sito a cui sono arrivati in una ricerca di news: trovano il link di G, entrano, rapida lettura e poi via, tante grazie e (forse) arrivederci. E allora, quali utenti valgono di più, sotto tutti i punti di vista: quelli affezionati ed estimatori di un determinato sito di news, che magari visitano ogni giorno, anche più volte, o quelli mordi e fuggi che ci manda Google e che manco sanno chi siamo? Credo che la risposta sia implicita nella domanda…. E allora perchè tutto questo polverone? Davvero siamo/siete convinti che non si possa fare senza Google? Nel mio piccolissimo caso vale per meno del 20% del traffico, quindi, usando gli stessi parametri che ha usato Murdoch, probabilmente vale si e no il 10% della raccolta pubblicitaria (quindi una cifra semi-ridicola, visti i fatturati che ci portano le concesionarie…) e non penso di essere l’unico in questa situazione
Tanto più che la logica con cui G seleziona le news è veramente poco chiara, per non dire peggio: nessun premio alla qualità editoriale, quasi nessuna logica (almeno apparente) e, soprattutto, per ogni news una schizofrenica raccolta di link, dalla mela alla pera, passando per l’ananas!! Pensare a Google News mi sembra un po’ di pensare al cellulare, viene quasi spontanea la domanda “ma prima, quando non esisteva, come facevamo??”. Magari proviamo a ripensarci…. 
novembre 12th, 2009 at 7:02 pm
ah…giusto per completezza di informazioni (e questo mi agghiacchia e mi fa riflettere sulla totale ignoranza informatica del nostro paese)…
il 70% delle ricerche che mi arrivano da gugol sono di gente che scrive il nome del sito nel motore di ricerca…
evidentemente trovano stancante scriverlo nella barra di navigazione e gradiscono particolarmente fare un passaggio in più…
novembre 12th, 2009 at 7:15 pm
Esatto Salvatore!
Quanti sono gli “utonti” che digitano su Google http://www.nomesito.it? Magari alcuni lo fanno solo per pigrizia, comunque sono una bella fetta….e quelli si presume che con un piccolo sforzo possano raggiungere lo stesso il sito che gli interessa, anche senza trovarlo su Google.
E concordo anche con Gibbo: Google News è un discreto strumento però effettivamente quando leggo le notizie passando da lì nel 90% dei casi non so nemmeno dove le sto leggendo, come si chiama il sito, ecc…
Quindi mi auguro che il vecchio Rupert faccia la prima mossa perchè mi piacerebbe proprio vedere come va a finire.
novembre 13th, 2009 at 1:09 pm
io, però, mi chiedo perchè i giornali non siano stati capaci di sfruttare il traffico gratis che arriva da Google e trasformarlo in utenti che pagano qualcosa, ad esempio per iscriversi a una comunità di lettori, commentare, votare up o down le notizie etc. Se ci avessero almeno provato, avrebbero almeno un indicatore in più per dire che il traffico che arriva da Google funziona o non funziona…
novembre 13th, 2009 at 2:13 pm
@Massimo: forse gli editori potevano provarci, è vero, e forse sono ancora in tempo. Ma il problema, a parer mio, è che l’utente che arriva in un sito, specei se di news, attraverso G, è totalmente un corpo estraneo, cioè nella maggioranza delle volte considera il sito in cui si trova solo come un mero “strumento passivo” e non ne diviene lettore abituale semplicemente perchè Google stesso sta lavorando, in realtà, proprio per togliere questa abitudine e per far sì che, al contrario, gli utenti si fidelizzino a Google stesso piuttosto che ai singoli siti. Quindi potresti regalare caramelle o hamburger ai people search, ma ne perderesti comunque il 90%. E, mi ripeto, su questo Murdoch ha solo ragione: è un traffico dal valore quantitativo alto (non sempre, tra l’altro!!), ma bassissimo dal punto di vista qualitativo perchè su quegli utenti non fai nulla.
novembre 13th, 2009 at 3:16 pm
Credo che Gibbo abbia colto forse l’aspetto più interessante dell’intervista di Murdoch. All’editore tradizionale non interessa tanto ricevere botte di traffico, quanto piuttosto acquisire utenti fedeli, disposti a pagare per i suoi contenuti. Diversamente, come giustamente afferma Murdoch, nessun editore serio riuscirà mai a fare soldi veri solo grazie al traffico di Google.
Vorrei aggiungere qui due cose:
1- Murdoch non ha mai detto che vuole togliere i suoi siti dall’indice di Google. Secondo me quella parte dell’intervista è stata completamente fraintesa. Lui dice solo che farà per tutte le sue testate ciò che già sta facendo col WSJ: abstract gratuito e liberamente visionabile, poi se vuoi leggere tutto l’articolo ti registri e paghi…
2- Murdoch dice invece e a chiare lettere: Google ci ruba gli articoli, per poi correggersi con un più laico: beh, diciamo che se li prende… questo è un punto davvero centrale. Il vero problema nell’evoluzione di Google è che mentre prima si accontentava di fare il motore di ricerca, oggi, con i vari servizi News, Movies, Places, si appropria letteralmente del contenuto altrui per diventare lui stesso editore. Come si può pensare che gli editori, non importa se piccoli, medi o grandi, se ne stiano buoni e zitti?
Chiudo sottolineando che le parole di Murdoch sembrano aver sortito effetti insperati anche qui in Italia, dove un editore come RCS qualche giorno fa si sveglia e a distanza di un anno recupera la storia dell’evasione di Google, che prima non aveva avuto il coraggio di pubblicare, e la piazza lì sull’HP di Corriere.it…
novembre 13th, 2009 at 5:08 pm
e vogliamo parlare delle foto??? da noi pagate lacrime e sangue e da G utilizzate gratis?? oppure dei video??? gratis su You Tube, anche quelli iper protetti da copy planetari e chi se ne frega se qualcuno, legittimamente, li ha pagati milioni di euro per avere, magari, un’esclusiva!!! tanto, al massimo, se si lamenta, Google fa finta di scusarsi, lo leva magari dopo 48 ore, quando ha già fatto milioni di click (a favore di You Tube/Google, ovviamente), si da la colpa al solito ragazzaccio che li ha caricati senza autorizzazione e tanti saluti. E pensare che qualcuno, davvero, crede ancora che Google sia utile…. sì, a morire prima!
novembre 13th, 2009 at 6:34 pm
Io non ho nulla contro Google, ma prendi Google Places, non ancora ben localizzato per la verità: http://maps.google.com/places/it/milano/via-cesare-beccaria/12/-la-bruschetta
Tutto il contenuto è preso da altri: rating aggregato, foto, anagrafica… e i link esterni fanno ormai quasi da contorno. La cosa divertente è che nella prima versione non c’erano link sulle immagini, hostate dalla povera fonte, cornuta e mazziata verrebbe da dire. Evidentemente qualcuno ha protestato ed ora le immagini sono hostate da Google stesso e linkano al sito della fonte… un vero capolavoro, no?
novembre 13th, 2009 at 7:51 pm
@ Paolo (monolog) : non conoscevo Google places. Effettivamente è vergognoso, navighi e navighi e rimani sempre nelle pagine di google, CON LA PUBBLICITA’.
incredibile!
novembre 14th, 2009 at 10:17 am
Scusate, ma mi sa che andrebbe prima chiarito di quali editori web si stia parlando.
Il 90-95% degli “editori” che conosco io, farebbe carte false per avere più traffico dai motori di ricerca, semplicemente perchè quel tipo di traffico (“fresco”, non fidelizzato) è proprio quello che fa guadagnare di più (in quanto si tratta di utenti molto più “cliccosi” sui banner rispetto ai lettori fidelizzati).
E visto che parecchi “editori” utilizzano AdSense (o altri circuiti CPC), l’avere più traffico “mordi e fuggi” e più click è proprio quello a cui puntano.
Paolo dice “All’editore tradizionale non interessa tanto ricevere botte di traffico, quanto piuttosto acquisire utenti fedeli, disposti a pagare per i suoi contenuti.”
Vorrei proprio sapere quale editore web, ad oggi, in Italia, è davvero pronto a far pagare i propri contenuti. E invece quanti campano solo grazie a Google (motore di ricerca, News, e AdSense).
P.S.: Luca, installa un plugin tipo Subscribe to Comments o qualcos’altro per inviare le notifiche dei commenti via email, altrimenti devo continuare a tornare qui per vedere se qualcuno ha risposto
novembre 14th, 2009 at 11:47 am
ok google comanda, ma perchè qui nessuno fa notare che l’essere diventati schiavi di google sta di fatto facendo scivolare la qualità di quanto prodotto in termini di news? Perchè nessuno nota che da anni non c’è un sito veramente innovativo in termini di contenuti seri?
La corsa all’indicizzazione sta trasformando internet in un immenso “lorem ipsum” contenutistico, con un danno enorme all’immagine di internet stesso come fonte informativa.
Domanda agli editori/imprenditori che scrivono qui.
Perchè invece di correre appresso a google nessuno negli ultimi anni ha avuto la forza di creare un sito informativo nuovo?
Una risposta/domanda provocazione.
Non è che il correre appresso a google e dire “dobbiamo farlo per forza se no siamo fuori dal mondo del web” è la scusa per celare la carenza di idee e di coraggio, il braccino corto e soprattutto la voglia di guadagni facili e IMMEDIATI di certi improvvisati editori/imprenditori italiani nel settore web?
novembre 14th, 2009 at 12:01 pm
Chiaramente ci sono molti tipi di “editori”. Presi collettivamente sono tutti coloro che producono contenuti. Se isoliamo i maggiori, che vorrebbero mantenere qualche decina/centinaia di milioni di fatturato fornendo un prodotto “di qualità”, non vedo altra via se non quella di far pagare per la fruizione del contenuto. Il traffico di Google e l’AdSense per loro non fanno alcuna differenza. Preferiscono o meglio, dovrebbero preferire, meno utenti, ma fedeli e paganti. Gli altri editori di cui parli tu invece, sinora hanno prosperato (si fa per dire) grazie al modello Google-centric che hai ben descritto. Modello IMHO sempre meno sostenibile però, soprattutto se Google punta ad appropriarsi dei loro contenuti presentandoli come suoi.
Rispetto all’Italia, sono anni che i grandi editori vorrebbero “far fuori” Google e forse ora l’impostazione di Murdoch può dargli una spintina. Se non altro cominciano ad alzare la cresta e a guardarsi un pò in giro, anche se permane lo stato confusionale. Il fatto che vedano in Bing il possibile salvatore non fa certo ben sperare: http://bit.ly/276qj3... ma, come dire, mai dire mai…
novembre 16th, 2009 at 10:00 am
Tagliaerbe, non mi risulta che gli utenti via Google siano più “cliccosi” dell’utenza fidelizzata…anzi.
Gli editori che campano grazie a google o non esistono o non campano o non sono editori. Voglio vedere chi si può permettere di mantenere una redazione, un’architettura di rete, una manutenzione sistemistica, banda e quant’altro SOLO con i clic su adsense et similia. Forse mi stai parlando di piccole iniziative prevalentemente legate al mondo degli User Generated Content…allora potrei anche capire e condividere, ma credimi, gli utenti arrivati via motore di ricerca non sono per nulla più cliccosi (o almeno non è quello che capita sul mio network)
Veniamo a AL.TE. che scrive
–> Perchè invece di correre appresso a google nessuno negli ultimi anni ha avuto la forza di creare un sito informativo nuovo?
Una risposta/domanda provocazione.
Non è che il correre appresso a google e dire “dobbiamo farlo per forza se no siamo fuori dal mondo del web” è la scusa per celare la carenza di idee e di coraggio, il braccino corto e soprattutto la voglia di guadagni facili e IMMEDIATI di certi improvvisati editori/imprenditori italiani nel settore web?
–>
A provocazione ti rispondo in maniera provocatoria…
nessuno fa la corsa appresso a google, stiamo valutando un servizio esterno, eccentrico rispetto al mondo dell’editoria. Google non è un editore ma un motore di ricerca che, a volte, tende ad appropriarsi di contenuti sviluppati da altri. Google a volte fa l’editore, noi (o almeno io) non ho/avrò la forza (e la voglia) nè ora nè mai di far il Google.
Perchè nessuno ha tirato fuori un sito nuovo? Per una serie di ragioni, non ultima quella che per acquisire traffico diventi ostaggio del motore di ricerca per eccellenza e delle sue metriche.
Un sito di informazioni nuovo, dai contenuti approfonditi ed innovativi, come da te chiesto a gran voce, costa una vagonata di denaro in termini di
risorse umane
tecnologia
promozione
il ritorno di un investimento editoriale su web, a patto di non avere la forza di imporre un servizio premium, è solo di natura pubblicitaria.
Per avere adv (in un mercato che va liberamente al fosso, non credere ai dati diffusi, ti prego) devi avere traffico…il traffico in rete è funzione di promozione e posizionamento..tutte e due queste fattispecie sono attività COSTOSE e dal ritorno non immediato.
Tu investiresti in un mercato che presenta dei chiari sintomi di erosione dei margini e che sta spostando il suo modello di revenue dalla qualità alla quantità?
Qui non conta avere il braccino corto (mica stiamo parlando di regalare l’anello alla fidanzata o di andare al bagno quando si tratta di pagare le birre con gli amici) qui stiamo parlando di INVESTIMENTI a fronte dei quali si viene giudicati da un cda e/o da un’assemblea degli azionisti)…qui conta che esistano o meno le basi per un investimento.
a parer mio NON esistono. Felice di esser smentito.
novembre 16th, 2009 at 10:22 am
@Salvatore: l’utente proveniente dai motori di ricerca è più “cliccoso” di quello fidelizzato semplicemente perchè non conosce il tuo sito, quindi non sa in quale punto sono messi i banner (cosa che invece l’utente fidelizzato sa bene, al punto di dimenticarsene (=banner blindness). Quindi può capire che per “lasciare” il tuo sito clicchi su un banner (magari perchè non ha trovato utile la notizia, magari perchè il banner era molto pertinente, etc etc).
Come estremo esempio, ti faccio quello dei siti/blog MFA (Made for AdSense): chi li sviluppa (e ci fa i soldi) non lo fa certo grazie ai lettori fidelizzati…
novembre 16th, 2009 at 10:28 am
uhm….Tagliaè…e mica m’hai convinto tanto…
sarà che ho la comunità che ha ben compreso il fatto che se nun cliccano glie taglio la banda….e sarà che l’esperimento gugol adsense è durato pochissimisssimo da me…
articoli? scritti di supporto? o esperienza personale? (sia ben chiaro, hanno la stessa valenza tutte e tre le cose e mi farebbe piacere parlarne)
novembre 16th, 2009 at 10:29 am
continua la campagna critica del Corriere nei confronti di Google
http://www.corriere.it/editoriali/09_novembre_16/google_fisco_a7bc91c6-d277-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml
Mi sembra che l’autore dell’articolo abbia ben chiaro i punti di *debolezza* di Google.
Privacy
evasione fiscale
ecc ecc
Ora si capisce a cosa è servita la consulenza di Magrini…
novembre 16th, 2009 at 11:51 am
@gmarco : “Ora si capisce a cosa è servita la consulenza di Magrini…” —> ahahahahaa ahahahah !!! mitico!
novembre 16th, 2009 at 5:30 pm
@Salvatore: ho un amico che ha fatto un test, e ha notato un rapporto addirittura di 7 a 1 (ma probabilmente il suo settore è particolare): http://www.alverde.net/blog/google-adsense-sul-forum-visitatori-vs-utenti-7-a-1/775/
Nel mio caso, ho visto comunque un buon 2 a 1.
novembre 16th, 2009 at 5:53 pm
@Tagliaerbe: anche a me non risultano i tuoi dati, nel senso che non abbiamo notato alcun incremento significativo di click da parte dei people search e, in ogni caso, rifiutando da anni qualsiasi campagna in performance, sono abbastanza insensibile al CTR che, tra l’altro, considero uno dei principali aspetti assurdi della pubblicità via web rispetto alla tradizionale.
Per dirla più chiaramente, penso che chi ha inventato l’adv in performance ma, più ancora, chi ha pensato bene di illudere i clienti che la pubblicità su web fosse la migliore perchè, finalmente, consentiva davvero di essere misurata, sia semplicemente un idiota, perchè se c’è una cosa che ho imparato in 26 anni di vendita pubblicitaria è che “la pubblicità? vendila sempre, ma non comprarla mai!” (so che non vanno dette queste cose, ma tanto resta tra noi….)
novembre 16th, 2009 at 5:56 pm
mi sono dimentica un passaggio nella tastiera:
se c’è una cosa che ho imparato in 26 anni di vendita pubblicitaria è che “la pubblicità? vendila sempre, ma non comprarla mai!” (so che non vanno dette queste cose, ma tanto resta tra noi…), nel senso che chi davvero conosce il mercato pubblicitario, sa che la vera fortuna dell’adv è stato il far pensare al cliente che servisse sul serio ad incrementare le vendite, ma sappiamo bene che non è sempre ed esattamente così, specie se poi ci mettono lo zampino i fenomeni grafici, con creatività che fanno pena!
…
novembre 16th, 2009 at 7:56 pm
continuo a ricevere errore 500 nella visualizzazione del link postato da Tagliaerbe…
capita solo a me?
novembre 16th, 2009 at 8:29 pm
@Salvatore: pare che quel blog oggi abbia qualche problemino; prova con la copia cache
http://209.85.135.132/search?q=cache:aaaHvKT0fH0J:www.alverde.net/blog/google-adsense-sul-forum-visitatori-vs-utenti-7-a-1/775/+7+1+site:www.alverde.net/blog&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it
novembre 27th, 2009 at 2:40 pm
ragazzi, aprite gli occhi. La rete non è democratica. E’ una dittatura nascosta, il cui despota occulto è google. the Big G controlla tutto: sa cosa cerchiamo, cosa compriamo, cosa guardiamo, cosa scriviamo, quanto fatturiamo, quanto traffico generiamo…..e anche qui c’è l’onnipresente urchin. ha fatto bene salvatore a non usare adsense.
aprite gli occhi!!