Un pò di click
L’amico Massimo su “Dotcoma” scrive :
Oggi su una email normale su GMail, tema Milano e politica, ho trovato ben tre pubblicità di concorsi del cazzo, di Muller, Bosch e Shell. Eccoli, gli inserzionisti mass market che i banner sognano da 10+ anni e che non sono mai riusciti ad avere e che non avranno mai.
Bhe ovviamente ha ragione da vendere. Ma che dire però della efficacia e del “senso” di questa presenza web di questi marchi ? Come si vede anche dalla sua reazione è una pubblicità abbastanza insensata visto che è totalmente fuori contesto, in mezzo a delle mail personali, con una efficacia davvero dubbia.
Ma sappiamo tutti cosa c’è dietro: non c’è nessuna logica di marketing, nessun obbiettivo di redemption, nessuna vera strategia. Quelle marche investono due spicci sul web ed al responsabile digitale basta avere un pò di gente sul sito, e quindi il modo migliore e piu immediato è comprare un pò di “click qua e là” a 0,03 euro. Google che ormai ha i suoi adsense in tutto il web, ha un magazzino quasi infinito, e quindi permette di comprare a questi prezzi. Ed ovviamente riempie la sua webmail di annunci senza neanche preoccuparsi di contestualizzare, tanto ormai si è capito che ai clienti non interessa, perchè nessuno controlla (o può controllare) le redemption….
Le marche sono contente perche i loro 3 spicci danno qualche risultato tangibile e Google è contenta perchè fa i soldi a palate. Forse Massimo non è molto contento (ed io pure), ma siamo solo due. ![]()





luglio 1st, 2010 at 9:09 am
>Ma sappiamo tutti cosa c’è dietro: non c’è nessuna logica di marketing, nessun obbiettivo di redemption, nessuna vera strategia.
esatto!
però anche nessuna strategia da chi avrebbe sperato di vender loro banner, secondo me. Il 90% delle aziende che spendono in pubblicità non hanno nessuna strategia, neppure offline. E chi ha iniziato a proporre di spendere online, sperava che potesse essere la stessa cosa. Solo che online è molto più facile tracciare qualcosa, e quel qualcosa è ancora più facile tracciarlo con Google, e i prezzi più bassi, e poi, si sa, nessuno è mai stato licenziato perchè ha comprato pubblicità su Canale5 – o su Google.
luglio 1st, 2010 at 1:34 pm
facciamo 3?
luglio 1st, 2010 at 10:06 pm
Orpo… Shell è da qualche giorno mio cliente… Non so nulla di questa campagna: passando dall’Internazionale, non mi stupirei se fosse stato fatto un acquisto centralizzato…
Mi informerò…
p.s. Con un Adserver qualunque, comunque, le redemption si calcolano perfettamente.
luglio 10th, 2010 at 11:37 am
Concordo sulla mancanza di strategie…bisogna tenere conto però che i concorsi spesso nascono come bisogni tattici, dettati da problemi (magari di vendite) del momento.
La misurazione comunque è possibile, il problema è semmai la corretta attribuzione della conversione alle singole attivitò pianificate, non l’impossibilità di misurarle che tale non è….si può fare benissimo posizionando spotlight nelle pagine da tracciare. Il problema è che siamo ancora fermi al “last click wins” e questo va a tutto beneficio di Google che, nel 90% dei casi su alcune campagne che ho gestito, è l’ultima attività su cui l’utente clicca prima di fare la conversione.
Per questo apparentemente Google porta il 90% delle conversioni con diciamo il 30% dell’investimento mentre il restante 70% dell’investimento porta apparentemente soltanto il 10% delle conversioni. Ovviamente la soluzione non è spostare il 70% tutto su Google ma avere strumenti che permettano di tracciare l’influenza di ogni attività sulla conversione finale. Gli adserver hanno anche questa possibilità di tracciamento (opzionale e con costo aggiuntivo) ma è realmente affidabile e nella compressione dei profitti che ci attanaglia è qualcosa che ha senso attivare? Per ora la vedo solo come opzione solo per i clienti che fanno performance hardcore.
Per i concorsi comunque, il pay-per-click è una bottom line che garantisce i risultati e secondo me, per ora, non si può non mettere.
Per il pay-per-click su Google, bisogna poi essere in grado di gestirlo, altrimenti il rischio fuffa è più che reale; d’obbligo anzitutto lavorare sulle keywords negative – cosa che pochi fanno e lavorare di cesello per limitare le impressions necessarie a fare un click. A volte si pensa che comprando i clicks non importa quante impressions si fanno…in realtà bisogna anche cercare di limitare le impressions in contesti off-topic in modo da avere click più qualitativi.
Per il CPM invece, si può anche prevedere ma valutando il CPA (per campagne a performance) e in ogni caso a mio parere a CPM non si dovrebbero mai proporre posizioni poco qualitative (below the fold, imboscate in sezioni improbabili, ecc…)…tutt’ora c’è gente che ci prova e generalmente sono quelli che hanno un inventario limitato e pertanto con CPM alti…e poi si chiedono come mai non li pianifichi.