Come comprare la blogosfera
Ecco una delle varie mail che mi sono arrivate di recente:
Sono Fabrizio, Biz Developer e Community Manager presso PromoDigital, società partner del gruppo Wikio, il più grande aggregatore ed indicizzatore di Blog.
Prima di tutto volevo complimentarmi per il tuo blog : ) è davvero ben curato ed interessante. Ti spiego in breve di cosa ci occupiamo: il nostro scopo è mettere in relazione i bloggers con le aziende selezionando i blog che riteniamo più interessanti e realizzando innovative campagne di passaparola online su brand, prodotti o iniziative (sarai tu a scegliere le campagne a cui partecipare e verrai remunerato per ogni articolo che pubblicherai).
Visto che gestisci un blog e dato che in questi giorni stiamo partendo con campagne per Ob, Huggies , Adidas (sta per partire una grintosissima campagna per i tifosi milanisti ricca di sorprese), Colgate , Akuel, Nina Senicar costumi ,Be-total (spesso inviamo prodotti in prova)… mi piacerebbe invitarti a partecipare alle iniziative della nostra community!
http://promodigital.ebuzzing.com/membre/?inscrit=1&devenez=buzz&lang=it.
I blogger che come te parteciperanno alle campagne tramite la stesura di un semplice post riceveranno un compenso (mediamente si parte da un minimo di 40Euro per ogni articolo pubblicato anche se ufficialmente nelle faq abbiamo indicato un prezzo minore per evitare che chiunque si iscriva alla nostra piattaforma).
In realtà non finisce qui…sarai tu,solo quando lo vorrai, accedendo alla nostra piattaforma, a selezionare la campagna più adatta allo stile del tuo blog …A volte si tratta di provare un prodotto/servizio e di commentarlo, altre volte di parlare di un’iniziativa di found raising, di un concorso o semplicemente di pubblicare un video.
Per qualsiasi tipo di informazione consulta questo link:
http://www.promodigital.it/it/commons/14/faq.html
Se invece desideri informazioni circa il codice etico a cui ci atteniamo saldamente nella gestione delle campagne:
http://www.wommi.it/codice-etico/
Spero davvero ti unisca a noi e dia il tuo contributo per avviare questa piccola rivoluzione dell’advertising ;)
Se hai bisogno di supporto tecnico non esitare a contattarmi scrivendo a: network@promodigital.it.
Credo sia tutto per ora,
Ti auguro una serena giornata.
Questa cd. “rivoluzione dell’advertising” determina una pratica che a mio avviso è scorretta a poco trasparente per svariati motivi.
Infatti un editore quando pubblica un publiredazionale deve specificare che il contenuto è un redazionale sponsorizzato, e questo a garanzia dell’utente che deve sapere se quel contenuto è realmente sviluppato dalla redazione è semplicemente “comprato” da un advertiser. Certo il confine è labile: pubblicare un video di uno spot o raccontare l’esistenza di una concorso non è come fare una marketta, ma sicuramente molti “advertiser” (chiamiamoli così) vorranno le markette.
In questo caso non c’è più nessun obbligo o controllo ed il lettore può credere che il post sia genuino (=vero) mentre è prezzolato (=falso).
E’ poi pratica molto scorretta nei confronti di google perché di fatto genera un gran numero di link che sono indotti e pagati, andando ad alterare il page rank. In generale è un Buzz quasi completamente indotto.
Un tempo si scriveva per passione, e chi leggeva sapeva che il contenuto del blog era autentico e senza secondi fini. Ma la rete ha perso la verginità da tempo, e di recente anche i blogger.
Ma sicuramente queste considerazioni oggi nel 2010 sono (come diceva totò) solo …bazzeccole, quisquilie, pinzellacchere. ![]()





luglio 13th, 2010 at 2:24 pm
Arrivi con giusto 2 anni di ritardo, ormai credo nessuno si scandalizzi più e il lettore *medio-basso* sa benissimo distinguere questo genere di iniziative.
luglio 13th, 2010 at 2:24 pm
Leggiti questo:
http://www.mymarketing.net/index.php?menu=2&sez_id=2&art_id=974&sez=MANAGEMENT
luglio 13th, 2010 at 2:30 pm
Ciao Luca,
in realtà le due regole fondamentali imposte da Promo ai blogger (e ai clienti che li pagano) sono: 1) attributo nofollow nei link e 2) obbligo di dichiarare la natura “a pagamento” del post.
Poi può piacere o meno la cosa, ma è giusto dire le cose come stanno…
luglio 13th, 2010 at 2:37 pm
interessante il loro codice etico: soprattutto, a giudicare dalla mail che hanno inviato a Luca, rigidamente applicato….
luglio 13th, 2010 at 2:41 pm
Gentile Luca, mi permetto di risponderti qui unicamente per dare l’opportunità a chi legge il tuo blog di avere le idee chiare(che tra l’altro seguo da un pò di tempo per convergenza di opinioni).
Innanzitutto devo correggerti citando testualmente la parte delle nostre FAQ relative al controllo sulla regolarità dei post(http://www.promodigital.it/it/commons/14/faq.html#13):
“L’articolo può essere pubblicato solo dopo la convalida da parte del nostro team. Il processo di convalida consiste nel controllo della presenza del disclaimer “sponsored conversation” e dei link no follow di modo da assicurare ai lettori del blog la massima trasparenza. La convalida quindi non prende in cosiderazione la natura dei giudizi espressi nel post nel quale il/la blogger può esprimere liberamente le proprie opinioni sull’oggetto della campagna. Un post pubblicato prima della convalida non verrà retribuito. La convalida ci permette di tutelare il LETTORE del blog con la presenza del disclaimer e dei link no follow, il BLOGGER che può subito sapere se il suo contributo verrà retribuito e il BRAND che può diffondere nella Rete informazioni corrette circa l’oggetto della campagna (se, ad esempio, un cellulare possiede una memoria da 32 giga non sarebbe esatto riportare caratteristiche differenti). I giudizi, purchè argomentati – ripetiamo – non sono oggetto di valutazione.”
Bada bene, non esiste in rete un solo blog,partecipe di nostre campagne, che abbia pubblicato contenuti pubblicitari in maniera irregolare.
Inoltre, come avevo ben specificato nella mail da te pubblicata, promodigital aderisce ad un codice etico internazionale e garantito in italia dal WOMMI(http://www.wommi.it/codice-etico/).
Credo sia tutto per ora, rimango a tua disposizione qualora dovessi aver bisogno di ulteriori delucidazioni e ti saluto citando anche io il grande principe antonio de curtis: “Parli come badi, sa?!”
un abbraccio
fabrizio
luglio 13th, 2010 at 2:49 pm
la trovo una soluzione pericolosissima.
So che alcuni clienti (mi pare danone su tutti ma forse anche renault ed altri) sono rimasti molto scottati, perchè è davvero difficile imbrigliare i canali che loro vorrebbero sfruttare ed alla fine non c’è nessuna campagna di questo tipo che scorra via liscia senza creare problemi al cliente, ai blogger o con buoni risultati EFFETTIVI
luglio 13th, 2010 at 3:00 pm
Ciao Luca
…riporto anche qui il commento che ho lasciato sul blog di Marco Montemagno che riprendeva il tuo post.
Premesso che concordo con te e Marco, si tratta del più vecchio dei sistemi: vuoi che scrivano di te, paga!
…è che parte da un grande errore: i bloggers non sono un canale! Son persone!
Proprio nei giorni a seguire l’acquisizione di Promodigital da parte di Wikio ebbi modo di confrontarmi in un piacevole scambio di opinioni con Umberto Lisiero e un paio di altre persone di PromoDigital, alla riunione c’erano diversi amici comuni, da Stefano Vitta a Matteo Flora…etc. La discussione verteva proprio sui metodi e sull’approccio inaugurato (gli va dato atto) da Promodigital..
Alla fine uscii con un una convinzione: a mio avviso l’approccio dal punto di vista delle persone e quindi del mercato resta non efficace, soprattutto a medio periodo, non crea la giusta relazione tra le parti, ma al contrario visto da chi eroga il servizio funziona molto bene dal punto di vista commerciale, perchè è esattamente quello che chiedono i centri media oggi, un modo veloce e confortevole (ergo senza troppo sforzo) di “aggiungere” questo nuovo “canale” a quelli tradizionali…
Insomma se lo guardi da marketers IMHO “it sucks”, se lo guardi come venditore (del servizio!) “it sells”…
luglio 13th, 2010 at 3:38 pm
é una vera rivoluzione!
luglio 13th, 2010 at 3:40 pm
Massimo: con tutti i post che fai saresti ricco! pensaci!
luglio 13th, 2010 at 3:55 pm
Scusate ma non è quello che fanno più o meno i giornali?
Ti faccio fare un articolo da un giornalista se compri pubblicità sul giornale.
E non ci mettono nemmeno il disclaimler perchè non è un publiredazionale, cioè ti fatturano la pagina pubblicitaria, mica l’articolo!
O no?
luglio 13th, 2010 at 4:17 pm
@Luca: comunque, il titolo del post avrebbe dovuto essere: Come NON comperarsi la blogosfera.
Ovvero: ma quanto bisogna essere tardi per venire su un blog come il tuo, con tanto di link a chi sono, cosa faccio etc, e poi scriverti dicendo, più o meno: “Ciao, bel bambino, abbiamo visto che hai un bel blog, e se ci fai la recensione del nuovo spazzolino da denti e del nuovo dentifricio, ti diamo 30 euro”.
E pensa alle aziende che si mettono nella mani di sta gente…
luglio 13th, 2010 at 5:02 pm
Sono il Coordinatore di WOMMI e un blogger.
Di recente ho aderito a una campagna di Promodigital sia per provare il sistema (visto che WOMMI si occupa di etica, mi sembrava giusto conoscere da dentro il meccanismo delle ’sponsored conversation’) sia per soldi (trovo che siano sufficientemente pagati).
A mio parere queste discussioni sono generate da una miopia di visioni e dalla novità del sistema degli ’sponsored post’. Quindi sono un fatto momentaneo.
1. Il Codice Etico da noi diffuso serve proprio per regolamentare una pratica che esiste da prima dei blog (nel cinema, sulla carta stampata,…)
2. I giornali li pago e fanno i pubbliredazionali (pubblicità occulta), i blog sono gratis e, nel caso di cui si parla, fanno pubblicità apertamente.
3. Questa forma di promozione può trovare la sua collocazione in alcune strategie di marketing. Ad esempio nel momento di lancio di un nuovo prodotto di consumo: non dimentichiamo che il Web 2.0 è una gran cosa, ma se non facciamo conoscere un prodotto o servizio nessuno esprimerà un parere al riguardo (che sia positivo o negativo).
luglio 13th, 2010 at 6:03 pm
Scusatemi ma il codice etico è questo?
1. Persone felici e interessate parleranno bene di te.
Non serve molto altro. Comprendi a fondo questo concetto, dedicati ad esso e riscuoterai successo con il Word Of Mouth Marketing.
2. L’opinione onesta e autentica è il nostro medium.
Non diciamo alla gente cosa dire e come dirlo. Riteniamo che le persone devono essere libere di farsi una propria opinione e di condividerla con parole proprie. Sosteniamo la conversazione naturale e stiamo molto attenti a non distorcerla.
3. Sosteniamo, avviamo e semplifichiamo la condivisione.
I professionisti del Word Of Mouth usano tecniche creative per incoraggiare la comunicazione. Facilitiamo la conversazione tra le persone, creiamo cose interessanti di cui parlare, creiamo community per condividere idee, e lavoriamo per trovare quelle persone che dovrebbero conoscere quello che facciamo.
La pubblicità tradizionale spinge le idee sui consumatori. Noi aiutiamo a far circolare le buone idee.
4. Il Word Of Mouth non può essere falsificato.
L’inganno, l’ infiltration, la disonestà, lo shilling, e altri tentativi di manipolare i consumatori o la conversazione sono deplorevoli. I professionisti del marketing onesti non ricorrono a queste pratiche, non lo faranno, e se ci provano saranno smascherati.
I comportamenti scorretti saranno messi in evidenza dal pubblico e si ritorceranno in maniera letale contro chiunque li utilizzi.
5. Il Word Of Mouth Marketing dà potere al consumatore.
I consumatori hanno il controllo e sono loro a dettare le condizioni di un rapporto nuovo, più sano tra i professionisti del marketing e le persone che usano i loro prodotti.
I consumatori richiedono alle aziende soddisfazione, rispetto, prodotti e servizi eccezionali. Quando le aziende glieli offrono, le persone lo comunicano ai loro amici.
I professionisti del Word Of Mouth lavorano per accelerare questo processo, rimpiazzando la pubblicità aggressiva con servizi che mettano al centro il cliente, supporto e comunicazioni bidirezionali.
prendo spunto da questo punto –> 2. L’opinione onesta e autentica è il nostro medium
ma se mi PAGATE per scrivere un’opinione…mi dite come fa ad esser ONESTA ED AUTENTICA? o devo dedurre che se scrivo un contenuto “ho provato la nuova fotocamera pippox e dopo innumerevoli smanettamenti posso solo dirvi che è un vero cesso” mi pagate lo stesso?
Il servizio lo state rendendo all’azienda o ai clienti? perchè credo nel primo caso non andrete a pagarmi, nel secondo caso invece sì.
in sintesi, perdonatemi, ma voler “regolamentare” qualcosa che dovrebbe per sua natura esser assolutamente libero e disinteressato mi preoccupa fortemente.
luglio 13th, 2010 at 6:53 pm
[...] senza marchette non si va da nessuna parte – Daniele [...]
luglio 13th, 2010 at 8:14 pm
Daniele, c’e’ modo e modo di “spingere” un prodotto…
Da un po’ di tempo ormai quando esce un prodotto si sa perche’ si trova lo stesso (identico!) post piu’ o meno ovunque.
Sinceramente, da lettrice, mi da’ fastidio.
Da blogger, non voglio scrivere le stesse cose degli altri.
Magari esco “piu’ tardi”, ma scrivo roba “mia”.
E da quello che ho visto nel caso specifico, i post risultati delle campagne (si, seguo la storia da marzo) sono tutti uguali, salvo rarissime eccezioni in cui comunque il “commento personale” e’ messo in fondo al post.
Inoltre, gli inviti alle campagne non sono assolutamente targettizzati (a me una campagna sulle bellezze della maternita’?!? stiamo scherzando?!?), cosa che, come blogger, infastidisce.
Certo, quei 200 Euro in piu’ al mese farebbero comodo (sono minimo 200 Euro, vista la mole di campagne che vengono buttate fuori), ma preferisco tirare un po’ di piu’ la cinghia e continuare a scrivere solo quello che penso e quello che voglio quando voglio.
E se e’ anche vero che senza marchette non si va avanti, bisognera’ prima o poi ammettere che se la pubblicita’ diventa troppa, gli utenti si immunizzano.
I blog rischiano di perdere di credibilita’ per troppe marchette semi-nascoste nei post, e questo non e’ bene.
luglio 13th, 2010 at 10:30 pm
Mi inserisco nella discussione perché l’argomento mi ha sempre appassionato. Credo che la cosa migliore sia: testare un prodotto di qualsiasi tipo e dire semplicemente quello che si pensa in merito. Ho sempre avuto questa idea: ho una critica da fare? Perfetto, interagisco con l’azienda e chiedo una replica alla mia critica. Poi posto entrambe le cose. In questo modo l’utente può davvero farsi un’idea. In questo modo si regala quel “valore aggiunto” che ha reso importanti blog e social media.
Non condivido azioni (e sto parlando in generale, non del caso specifico) tipo: ti mando il prodotto… e la recensione già scritta. Oppure: ti mando il prodotto, tu fai la recensione, ma prima me la fai leggere. O ancora: non ti mando il prodotto… ma tu fai la recensione e io ti pago. Ecco questi sono esempi lampanti di quanto ancora ci sia una scarsa percezione di quanto sia importante un messaggio veicolato sul web. Internet infila tutto in un grande tritacarne dal quale esce inesorabilmente solo la verità. Nuda e cruda. Fai una marketta? E’ palese. Scrivi delle inesattezze? Qualcuno ti corregge.
Quindi la mia domanda è questa: perché utilizzare uno strumento così straordinario nel modo peggiore possibile? La risposta è sotto gli occhi di TUTTI ogni giorno. Fermo restando che alla fine TUTTI i pareri meritano rispetto. L’importante è dire essenzialmente quello che si pensa. Facile. O no?
luglio 14th, 2010 at 8:42 am
Elena, c’è modo e modo di “spingere” un prodotto…
Certo, questo è solo uno dei modi, magari è sbagliato e non funziona. Non m’interessa adesso. Secondo me, come al solito, dipende. Nel senso che ha me è capitato di spingere il prodotto “mostra di ritratti” su un mio blog di fotografia e la cosa aveva senso in quel caso.
C’è il rischio che si vedano post uguali o assai simili in un dato periodo? Sì, è un problema dei singoli blogger che rischiano di perdere il proprio carattere. Nel mio caso specifico ho sempre cercato di personalizzare i post (oltre che nei commenti finali). Se hai lettori dà fastidio possono sempre leggere altrove, ma qui si sta parlando del rispetto dei navigatori, che, appunto, sono messi nella condizione di scegliere se smettere di seguire quel blog. In questa discussione la mia preoccupazione (la nostra, spero) è rispettare chi legge non dare direttive sulla linea editoriale dei singoli blogger.
Ricapitolando:
-gli sponsored post possono essere una forma di pubblicità lecita, non mi interessa discutere qui se conviene alle aziende;
-gli sponsored post non sono “marchette semi-nascoste” e per me difenderli significa attaccare chi fa le “markette nascoste”.
Gordian, il Codice etico attuale va sviluppato, sono d’accordo. Tra l’altro mi sembra il momento giusto per farlo in Italia, viste le numerose e talvolta accese discussioni che nascono ultimamente.
Sono contento di partecipare a questo dibattito e, per quanto mi riguarda, proverò a fare qualcosa di concreto a riguardo.
luglio 14th, 2010 at 9:45 am
Daniele, ma cosa vuol dire la tua frase (al commento n.12)
>non dimentichiamo che il Web 2.0 è una gran cosa, ma se non facciamo conoscere un prodotto o servizio nessuno esprimerà un parere al riguardo
Thanks,
Massimo
luglio 14th, 2010 at 9:47 am
Su tali questioni sono mesi che si sta riflettendo, e discutendo, ( personalmente per la formulazione di una nuova Metafora, che sembra ferma ma non lo è ) e sinceramente il bello del Web è che tutti possono provare a proporre le proprie soluzioni.
Se funzionano, tanto meglio: io con questa modalità mi scontro un po’, e la penso come Elena.
A livello pratico, pero’, per non incastrarsi in una discussione che serve solo a mettere in chiaro punti già emersi, si potrebbe proporre qualcosa di diverso, o che migliori e che riesca a gestire in maniera trasparente il codice etico dello WOMMI, tra le altre cose. Una maniera che dia maggiore potere a lato dell’utente diciamo.
Ma non solo.
Domanda: la pubblicità è l’unico modo di informare la domanda di un’offerta o forse nel mondo della Rete si possono pensare altre forme di legame del Mercato?
L’engagement con la tecnica del payperpost o dello sponsored post interessa non per le idee e la cocreazione di valore, anche critico, ma soprattutto per i numeri virali, a questo punto, mi pare di capire. Si paga una viralità indotta, in qualche modo.
E se questo è l’obbiettivo, la modalità si puo’ comprendere.
Che sia giusto o sbagliato è relativo alle parti: per cui non la metterei su questo punto.
Questo post è vecchio, ma credo possa risultare utile:
-> The payoff in being yourself
Relazioni…
Non dico che sia semplice trovare un altro modo per dialogare con la blogosfera in maniera strutturata, pero’ forse ci possono essere altre vie.
E Metafora, anche se per mea culpa, in ritardo notevolissimo, qualcosa farà in questa direzione, a partire da settembre.
Ma il dilemma rimane, di fondo, no?
luglio 14th, 2010 at 10:10 am
Stavolta parlo da blogger ed umanista perchè sto trovando la conversazione davvero illuminante…
Simone fa delle osservazioni corrette, potremmo stare ore a discutere degli aspetti epistemiologici del marketing e delle sue ripercussioni su di una società troppo debole e culturalmente impreparata per processare i migliaia di messaggi che giornalmente le vengono “sbattuti in faccia” e non sempre con la trasparenza dovuta.
Ma non dimenticare che il cambiamento, quello che mi pare di aver capito auspichiamo tutti, deve passare inevitabilmente per nuovi sapori, a volte duri da ingoiare,ma necessari per “innovare”…anche il marketing, come qualsiasi processo cognitivo dell’uomo in evoluzione, ha bisogno di aria nuova, ha bisogno di sperimentare strade creative e,se vogliamo, anche un pò border line.
Vedi il buzz come puro anticonformismo: mentre tutti sbattono testimonials e finti sorrisi in televiosione c’è chi innova, con i dovuti compromessi(“it must sell” citando Simone)…Mi trovo d’accordo con la maggior parte dei vostri commenti e credo che col confronto ed il dialogo si possano davvero sviluppare forme sempre migliori, a volte ci si scontrerà perchè si avranno opinioni divergenti… ma a sto punto sarebbe più costruttivo però mitarci a dissentire
luglio 14th, 2010 at 10:12 am
errata corrige: a sto punto sarebbe più costruttivo parlarne davanti ad una tazza di tè tutti insieme^^
luglio 14th, 2010 at 10:17 am
@Matteo:
Noi con BuzzTrainers gia’ lo facciamo, dialogare in maniera diversa con la blogosfera.
Per certi versi si potrebbe anche dire che facciamo solo dialogo, o, meglio ancora, che spieghiamo alle aziende come dialogare.
Con la blogosfera, con gli utenti in genere.
Perche’ succede spesso che, leggendo la marea di post che vengono pubblicati al lancio di un prodotto (che siano generati da comunicati stampa o da payperpost poco cambia), non ci sia chiarezza.
Certo, ci sono descrizioni e specifiche, ma mancano i veri test, e si cerca dove trovarli, non si trovano…
Si chiedono informazioni aggiuntive (nei commenti ad uno dei post), e non sempre poi da la’ le risposte arrivano (qualche volta si, io ho mandato mail a chi mi aveva mandato il comunicato, mi ha risposto, ho integrato, ma non penso lo facciano tutti).
Ecco, in quei casi rispondesse direttamente l’azienda (magari senza la mia “mediazione”) sarebbe meglio.
Oppure quando non si sa cosa comprare perche’ si sa cosa si vuole ma non si trova nulla di analogo sul mercato (successo a me, ma letto anche su friendfeed), potrebbe far piacere ricevere una mail da parte del produttore che dice “noi potremmo avere quello che cerchi, se vuoi ti mandiamo qualche informazione aggiuntiva”.
Avrei cambiato portatile un mese prima, avrei evitato di perdere un mese a caccia di un portatile che ormai pensavo non esistesse.
E la recensione alla Dell sarebbe stata un panegirico della peggior specie, se non fossi dovuta andare IO sul loro sito a pescare il portatile che uso adesso.
Magari dialogare cosi’ non farebbe male, invece di “vomitare” informazioni generiche “urbi et orbi”.
Just my 2 cents (e la mezza marchetta per cui chiedo perdono).
luglio 14th, 2010 at 10:23 am
@elena: vero, ovviamente ti mettevo in quelli che si fanno il mazzo per far capire questo rapporto dialogico e non la marketta pura e semplice .)
luglio 14th, 2010 at 10:25 am
@Matteo, zi ma la marketta m’e’ scappata lo stesso
(pero’ in fondo ci stava suvvia)
luglio 14th, 2010 at 1:26 pm
La selezione del notiziabile dal non notiziabile era una di quelle funzioni che distingueva, almeno in teoria, la professione giornalistica. Oggi per 40 € si rinuncia a questa funzione e passi.
Il problema è però di scala. Nel momento in cui il mondo dei blogger assume una proporzione enorme, divenendo target di queste “campagne”, bisognerebbe domandarsi se questo non influenzi nel complesso la rilevanza delle informazioni che la rete contiene.
Dopodiché ben venga il nofollow e anche l’obbligo di disclosure, ma non dimentichiamoci che non sono arrivati per spontanea volontà dei proponenti (la FCC negli USA è dovuta intervenire al riguardo), i quali al contrario hanno tutto l’interesse a confondere informazione con pubblicità (specie su siti con tempo di permanenza inferiore al minuto). Altrimenti tanto varrebbe comprare un banner.
luglio 14th, 2010 at 1:48 pm
Intendevo dire la “FTC”, non “FCC”.
luglio 14th, 2010 at 2:47 pm
@alessio: esatto, è dovuta intervenire la FTC per normare un po’ la cosa. Ma la domanda è: visto che i bloggers sono persone, queste persone possono anche non volere questa dinamica, no? E non solo possono scegliere di non partecipare, ma anche fare squadra e pretendere qualcosa di diverso.
Anche senza il necessario passaggio di realtà come Buzztrainers, in effetti.
Per cui è come dicevi tu, il dilemma diventa di scala e non solo: poi il Mercato, come accennava anche Elena, percepisce la blogosfera per “venduta”, passatemi il termine.
Oggi i banner, che qualcuno citava, possono essere tolti facilmente grazie a sistemi quali Adblock e servizi più a monte come FoolDNS come effetto secondario di una mancata trasparenza nella gestione dei dati e della profilazione…
Se quel disclosure citato anche dal WOMMI però fosse leggibile dai software ( e quindi machine readable ), sarebbe pensabile un plugin o un filtro anche visivo per togliere le sponsorizzazioni dai contenuti in maniera automatica.
Quanto valore avrebbe allora la viralità indotta per l’azienda?
Questa è la soluzione al dilemma della rilevanza delle informazioni: non tanto nell’etica parlata del mostrare in forme più o meno leggibili facilmente dei contenuti sponsorizzati, quanto una modalità che sia facilmente distinguibile e filtrabile a totale discrezione del lettore.
Plugin e modi di filtrare tali sponsorizzazioni poi sarebbero nelle mani della creatività della collettività.
Ovvero: vuoi fare buzz indotto? Sei filtrabile facilmente in n modi: l’azienda vedrà ancora del valore?
O cambierà strategia?
Questo era uno dei temi finali, proposti anche da Matteo Flora in effetti, dello scambio avutosi a marzo su tali questioni:
-> Sulla Responsabilita’ ed Etica per i Blog ed il Buzz Marketing – #AdvEtica
E poi ripresa in breve in questo post:
-> PromoDigital e Buzz Marketing: sulle “Sponsored Conversations”. #AdvEtica
Negli USA la questione è assai dibattuta:
-> How to Deal with Blogola: Reputational Incentives, FTC Regulation & a Trust Seal Proposal
luglio 14th, 2010 at 4:16 pm
Matteo, l’azienda cambierà strategia se e quando il filtraggio avrà un peso rilevante nel reach. Ad oggi mi pare tuttavia di poter dire che il primo problema del banner non è adblock.
Il mio personale auspicio è che le aziende smettano di affidarsi a chi vende “fan” o crede di poter convincere gli utenti che se il vino è buono lo si chiede all’oste. Dai SN si possono trarre molte occasioni di marketing, basta smettere di credere che la punta di cioccolato del cornetto algida sia un esempio calzante anche per le ciabatte da mare pistolazzi e, soprattutto, sia attivabile a comando.
Più in generale, a cosa somiglierà un contesto culturale che nel suo insieme ha scelto di fare a meno del ruolo dell’”esperto” preferisco non figurarmelo, anche perché andrei (ancora di più) OT
luglio 21st, 2010 at 5:31 pm
Pubblicati oggi i dati FCP-Assointernet relativi al primo semestre 2010, riferiti esclusivamente alle tipologie Display e Affiliate, che registrano andamenti molto positivi: rispettivamente del +15,3% per il Display e del +8,8% per Affiliate, pari a un +14,6% totale. Continua però la non-pubblicazione del dato del Search, a causa di una mancanza di informazioni da parte di Google, indisponibile a fornire i propri dati. In passato si è cercato di ovviare a questo limite effettuando una stima dei valori della Search di Google, tuttavia lo statuto di FCP-Assointernet prevede che i dati dell’Osservatorio siano relativi alle dichiarazioni puntuali degli associati dichiaranti, per offrire un valido termine di paragone a ciascuno di essi. Si è deciso quindi di sospendere la pubblicazione del dato del Search in attesa di trovare una nuova modalità che consenta di accertarne il fatturato senza incorrere in valutazioni errate o arbitrarie. Impossibile, sottolinea l’associazione, fornire un dato puntuale senza la dichiarazione di Google che rappresenta, insieme a Yahoo, la quasi totalità del mercato della Search. Nonostante questo limite oggettivo “Il sensazionale risultato del mese di giugno (in particolare il Display che segna un +29,6% verso lo scorso anno)” dichiara Carlo Poss Presidente FCP-Assointernet, “porta la crescita del mezzo internet ad un +14,6% medio nel primo semestre 2010. I dati sono molto incoraggianti e ci auguriamo che nel secondo semestre si possa consolidare questo trend di crescita”.
luglio 22nd, 2010 at 2:10 pm
grande festa di Tuttogratis (zanzare infami a parte)..
centri media tutti felici..
luglio 22nd, 2010 at 3:53 pm
Luca, perchè non apri una sezione “Best Parties” così, se qualche buon’anima vorrà pubblicare un po’ di foto, saremo tutti partecipi, almeno virtaili, di questi avvenimenti imperdibili….
luglio 22nd, 2010 at 4:08 pm
Manzoni annuncia trionfante +17% su web (raccolta)