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ahhh…se fossi nato in Uk…

24 agosto 2017blogging

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Fake News & Fake Ads ( Brand Safety questa sconosciuta)

19 aprile 2017Advertising

Negli Stati Uniti  si discute molto di brand safety e di come le marche possono proteggersi dalla associazione con fake news o contenuti sgradevoli: Youtube è finito tra i princpali imputati con grandi marche che hanno ridotto o azzerato gli investimenti. E pochi giorni fa su Facebook uno psicopatico ha ucciso in diretta una persona e per due ore migliaia e migliaia di utenti hanno visto il video con accanto banner di ignari sponsor.

Abbiamo voluto vedere che succede in Italia con un semplice esperimento durato mezzora.
Con un browser bello pieno di cookie cerchiamo con alcune parole chiave e navighiamo in alcuni siti di fake news, siti di complotti, e assurdità varie di cui la rete è piena e  vediamo quali brand escono. Andiamo inoltre su FB in alcune fan page rilevanti note per promuovere fake news e clicchiamo nei link che propongono.

“IL CONTESTO NON CONTA”  (vi dicono)

coopUn sito (“Verità del nuovo ordine mondiale”)  con un articolo dal titolo “ECCO COME LA LOBBY DEI SUPERMERCATI CI HA IMPOVERITO” accusa i supermercati di aver impoverito gli italiani  e spiega  che “....i Lobbisti dei supermercati hanno le sedi legali nei paradisi fiscali, e DEPREDANO IL TERRITORIO in cambio di posti di lavoro sottopagati! Soldi che finiscono alle Cayman“.

Coop con la campagna Easycoop era presente con ben due banner in questo articolo, e non credo sia piacevole.

 

webankUn sito chiamato “Il grande cocomero”  pubblica un articolo titolato “ECCO COME LE BANCHE TI FOTTONO QUOTIDIANAMENTE”.
Ed è inevitabile che una banca sponsorizzi questo articolo. Webank è presente con un bel masthead, del resto la parola chiave della pagina è “Banca” ed è giusto esserci.

 

legoUn articolo dal titolo “Commercio industria, sanità : le multinazionali controllano tutto”  prodotto dal sito “Nuovo ordine mondiale” è sponsorizzato dalla multinazionale dei giocattoli Lego.

 

 

MA POSSO MANCARE LE SCIE KIMIKE?

unicreditqyEcco che unicredit sponsorizza con una video strategy  un intero sito dedicato a questo tema. Il sito si chiama i “Complottisti” ed ha una sezione specifica dedicata alla scie Kimike.

 

unicreditUn’altro  degli esilaranti articoli si intitola “Microchip sottopelle obbligatorio per tutti, presto anche in italia, per primi anziani e lavoratori statali“. Anche in questo articolo esce lo stesso video di Unicredit come in tutte le pagine del sito. Forse chi pianifica in questo sito si è dimenticato di settare una frequenza e cosi accade che lo vedi anche 10 volte di fila (ma solo in questo sito ovviamente)

 

SITI POLITICI O RAZZISTI

Il web è pieno di siti razzisti,  cosi come sono molti i siti di gruppi politici piu o meno ufficiali. Una marca dovrebbe porre molta attenzione a finire in un sito del genere perchè il suo brand potrebbe essere associato a quel gruppo politico od a quel pensiero politico.

salvini-fiatFiat sponsorizza il sito politico legato alla Lega nord  “Sud con Salvini” con un fastastico articolo in cui viene fatto dire ad un immigrato che pretende piu soldi dall’italia.

 

beppegrillo-coopBeppe Grillo finanzia se stesso (o il MoVimento) con degli  ads su beppegrillo.it
Sarà lieta Coop di sapere che aiuta il moVimento  con la campagna Easycoop. In fondo è meglio avere amici in tutto l’arco costituzionale. Grillo sa che è finanziato da Coop? Meglio non dirglielo.

 

coop-neriDi nuovo EasyCoop,  attenta ai valori sociali della integrazione, sponsorizza una importante analisi sul tema immigrazione dal titolo “Emergenza immigrati uccidono e rubano ma nessuno li espelle” .

Ed anche il videoreportage dal titolo  “Invasione immigrati che urlano coop-negriAllah Akbar” dell’importante sito “Adesso basta!!  la tua voce ampliata!”

 

FAKE NEWS  E FAKE ADS

sssssRiguardo alle Fake News vere e proprie possiamo presentare l’articolo dove si spiega che “L’HIV (Aids) non esiste”  sponsorizzato da Costa Crociere.  (ma allora se l’Hiv non esiste vuol dire che Freddy Mercury è vivo!!!!)

 

unieuroyAltro esempio  di fake news : “L’Italia si arrangi, niente fondi per i terremotati”. L’europa per colpa della Germania nega i soldi ai poveri terremotati.  Poco importa se è vero o non vero l’importante è fare incazzare i lettori per fare soldi. Articolo Fake nel quale è presente Unieuro.

 

Esausti e nauseati dopo aver visto  che molte  marche importanti di questo paese preferiscono investire in siti amatoriali di fake news rispetto a testate che pagano giornalisti, contributi e tasse e che esitono da 100 anni, concludiamo la nostra mezzora con altre due schermate che spiegano bene lo stato della industria adv in italia.

soloadsIn un sito troviamo due video in autoplay uno sopra l’altro con audio sovrapposto, i quali sono sopra un box 300×250,  e che sono sopra una skin Carrefour. E’ un sito fortunato per avere tutti questi ads per pagina! La viewability la si considera solo quando si compra dalle concessionarie, quando si compra in programmatic… ma chi se ne frega!

retargetingFacciamo un salto su Facebook alla scadenza della mezzora: a qualsiasi refresh la situazione è la seguente. Qualche giorno fa ho comprato saliera e pepiera che mi sono già arrivate a casa. Da allora vedo  solo ads  di Amazon su saliera e pepiera. Soldi ben spesi! Avanti così altre due settimane!

 

CONSIDERAZIONI SUL CONTESTO

Il contesto non conta, noi noi andiamo a prendere l’utente“.
Questo dice chi promuove le piattaforme di acquisto automatico.

Io sono correntista Unicredit da sempre. Che tipo di credibilità può avere il marchio Unicredit, la mia banca, se me lo trovo nei siti che parlano di scie kimiche e di microchip sottopelle?

Quale può essere la mia reazione in quanto socio e cliente Coop da 20 anni, quando trovo la marca associata a siti razzisti o complottisti?

In un paese in cui metà della popolazione è semi-analfabeta è difficile spiegargli la storia del cookie : l’utente medio associerà la marca a quella pagina.Il contesto conta, eccome se conta.

I big data non ve lo dicono, ma ve lo dice il buonsenso. Quello che l’utente percepirà:

– La marca è diventata di basso valore perchè è associata a siti di basso valore

– La marca vuole risparmiare e quindi compra siti che costano poco

– La marca sostiene direttamente o indirettamente i contenuti della pagina

– I piu smart : la marca è finita in questo sito per sbaglio, è un EPIC FAIL.

 

ESISTE UN PROGRAMMATIC SENSATO

Due strategie a confronto. Mentre Coop apre il servizio di consegna Easycoop a Roma, Esselunga ha aperto un nuovo centro commerciale sempre a Roma. Esseluga ha scelto di investire direttamente e con successo in alcuni mezzi locali digitali romani e non si trova con imbarazzanti accostamenti. Il conto economico di Esselunga dirà nel tempo se è stata una scelta saggia (e per adesso il conto economico dice di si).

Coop  non vuole fare più acquisti diretti ma vuole puntare tutto solo nel programmatico. Aveva però  una alternativa:  poteva  mettere in piedi  un PMP con una 30ina di siti o network scelti ed avere cosi la garanzia di una copertura ampia in programmatic ma senza imbarazzanti accostamenti.

Non si può infatti agire con una blacklist… questi siti sono centinaia di migliaia: l’unica soluzione è lavorare in whitelist affidandosi a network che hanno il controllo dei contenuti che sono pubblicati.

Non si può pensare neanche di usare delle fantomatiche “tecnologie” che possono prevedere se una notizia è fake o no. Come può sapere un programma se un articolo che parla di “vaccini” è un articolo corretto o è un articolo folle che invita a non vaccinare i bambini?

 

ORIGINE DEL PROBLEMA

Perchè quindi tutte queste marche non si fanno i PMP scegliendo i siti in whitelist? Non posso credere che sia solo pigrizia, selezionare 30 siti o network è lavoro di mezzora.

Il motivo purtoppo è solo di prezzo. Comprando a casaccio e su questi siti si possono avere prezzi notevolmente piu bassi. Che certamente è un vantaggio, ma che ha dietro grosse implicazioni che i marketer non vedono nell’immediato. Cosa penseranno gli stakeholder quando se ne accorgeranno? Cosa ne pensano i consumatori?

Chi vende queste pianificazioni e questi servizi di piattaforma, racconta al marketer i possibili  effetti collaterali?

Siamo ancora sicuri che il contesto non conti?

 

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Distribuzione contenuti di BuzzFeed

7 giugno 2016media, Social Media

Interessante grafico sulla distribuzione dei contenuti di BuzzFeed. Solo il 23% è diretto, ovvero tramite il sito. Tutto il resto della fruizione dei contenuti avviene su altre piattaforme (snapchat, youtube, Fb). Ciascuna con le sue regole, le sue revenue, le sue caratteristiche di distribuzione. Se questo è il nostro destino il mestiere dell’editoria digitale è da suicidio….

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ADS fraudolenti: Programmatic Vs Diretta

6 giugno 2016Advertising

Interessante analisi campagne programmatic in Germania :

http://www.emarketer.com/article.aspx?R=1014034&RewroteTitle=1&ecid=NL1010

Publisher direct ads are less fraudulent, more often viewed

 

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Il graduale e lento collasso dell’editoria

19 aprile 2016media, Social Media

BuzzFeed riduce della metà il budget 2016, Mashable taglia il personale, Salon altro round di finaziamento e taglio del personale. GigaOm che aveva 85 persone ha chiuso alcuni mesi fa.
La crisi dell’editoria arriva anche alle nuove iniziative editoriali native digitali, ed arriva anche a quelle che hanno basato la crescita su Facebook. L’abbraccio mortale continua…

Mr. Malik of Gigaom, whose site employed 85 people at its peak, said if he were to start the business today, it would probably be a Facebook page. There is an opportunity, clearly, to reach people there.

Money? That’s another matter.

“How do I monetize?” he asked. “Still not clear.”

Articolo completo qui http://www.nytimes.com/2016/04/18/business/media-websites-battle-falteringad-revenue-and-traffic.html?_r=0

Refer google vs facebook

27 agosto 2015Facebook, Google, Social Media

http://uk.businessinsider.com/facebook-v-google-referral-traffic-2015-8?r=US&IR=T

 

Nel nostro caso la forbice è molto piu ampia…ed il superamento c’è già da un anno:

Retargeting o Pretargeting?

31 luglio 2014Advertising

E così scoprimmo che, se ho comprato un tostapane ieri, è probabile che io non sia interessato nei prossimi sei mesi a comprare un tostapane….

Retargeting is based on the past. The clumsiness of retargeting is well-documented and we’re assured that teams of scientists are working away to improve the algorithms — these are the new media buyers, planners and creatives of the performance marketing age.

Interessante articolo segnalato da Giammarco

http://adage.com/article/digitalnext/retargeting-flawed-future-pretargeting/294113/

Bye Bye aggregazioni

7 ottobre 2013Advertising

Sul sito di Audiweb non c’è nessuna notizia. Questo l’articolo de Il Fatto Quotidiano :

Alla fine l’hanno spuntata le aziende che investono in pubblicità e dal 2014 Audiweb pubblicherà dati precisi sul traffico dei siti internet. Distinguendo nettamente per ogni portale, da una parte, il numero degli utenti che hanno visitato realmente quel sito e, dall’altra, quelli che ci arrivano provenienti da un altro indirizzo internet, differente e collegato al primo solo grazie a un network di testate online.

Ma è proprio contro l’abitudine di alcuni editori di creare una rete di siti, anche tra loro differenti per tipologia o materia trattata, pur di gonfiare i dati di traffico, che il consiglio di amministrazione di Audiweb ha deciso martedì 24 di darsi nuove regole e concedere agli editori tre mesi di tempo per adeguarsi. Adesso bisogna capire se la comunicazione al mercato, dagli inserzionisti al grande pubblico, di dati puntuali scoraggerà o meno accordi tra editori per cedersi l’uno con l’altro pacchetti di traffico online, pur di attirare più inserzionisti pubblicitari.

Al momento, per unire i dati non è nemmeno necessario un legame formale tra testate ma è sufficiente una semplice alleanza commerciale e una lettera di cessione del traffico da parte dei piccoli siti, a vantaggio dei più grandi. Agli occhi degli utenti, però, l’unico legame visibile è l’indicazione sulle pagine visitate di un marchio ombrello che indica l’appartenenza allo stesso network.

Finora invece, le informazioni trasparenti sono state appannaggio principalmente dei centri media che mediano tra aziende in cerca di spazi promozionali e gruppi editoriali che offrono questi spazi sul mercato. Centri media che, insieme agli editori, hanno una quota del 75% nell’organismo presieduto da Enrico Gasperini contro il restante 25% in mano agli inserzionisti di Upa (Utenti pubblicità associati).

Dopo aver appena iniziato a sciogliere il nodo dei dati aggregati, come si legge nella relazione sulla gestione del bilancio al 31 dicembre 2012, Audiweb ha già di fronte un nuovo ostacolo da superare: includere nella propria ricerca il sempre più importante traffico mobile via tablet e smartphone. Secondo i piani dell’ente, fino al prossimo dicembre dovrebbe durare la fase sperimentale, “con l’obiettivo di avere i primi dati di navigazione da smartphone e tablet entro la fine del 2013”.

 

Da quanto scritto pare di capire che le aggregazioni rimarranno ma non potranno sommare il trafffico sul Brand. La geografia del web italiano da gennaio cambierà di parecchio.

Sprenotazioni

23 settembre 2013Advertising

Oh! Pare che a GroupM siano arrivati in quste ultime settimane  piu di 35 mln di sprenotazioni sull’autunno ed altre sono in arrivo. Avete avuto anche voi notizie del genere? Un buon 20% sono relative a budget web. Insomma pare che ci aspettano mesi complicati.

La battaglia finale nelle aggregazioni Nielsen

18 settembre 2013Advertising

Ne parlavamo in questo blog un paio di anni fa (link). Nel magico mondo delle aggregazioni alcuni editori riuscivano a triplicare il traffico da un mese all’altro, mentre altri editori assenti da alcuni settori riuscivano a comparire magicamente da un mese all’altro con nuovi brand che facevano sfracelli di traffico. Per anni investitori e centri media  distratti non si sono domandati come era possibile tutto questo, ed hanno continuato a comprare senza porsi troppe domande. E tutti vissero felici e contenti….

…sino ad oggi. Adesso pare che gli investitori (tramite UPA) non siano piu tanto contenti se è vero che una importante dirigente si diverte ogni mattina a mandare ai propri associati una mailing list segnalando alcune pubblicità che finiscono in siti totalmente fuori target. Classico il caso della campagna di un noto epilatore per parti intime di donne  che girava in un sito di calciomercato con pubblico maschile al 99,9%. Ops.  Ma come è possibile.

La crisi (questa benedetta) costringe tutti ad ottimizzare, verificare, controllare: i soldi non si possono più buttare dalla finestra come prima. In poche parole non si possono piu fare le cazzate come prima.

Nel cercare di capire perchè l”epilatore femminile” finisce sul sito maschile i nostri investitori hanno scoperto -con un certo ritardo- il magico mondo delle aggregazioni, che nel frattempo si è allargato a dismisura portando appunto aggregazioni che spesso non hanno nessun senso editoriale (e quindi di riflesso nessuna attinenza di target).

E’ quindi partita la battaglia: da una parte gli investitori insieme a pochi editori puri con le loro concessionarie, e dall’altra parte molti editori  e concessionarie che vivono delle aggregazioni. Nel mezzo Audiweb e Nielsen.

La posta in gioco è molto alta. Se le aggregazioni non fossero piu possibili la geografia del Web italiano cambierebbe radicalmente. Ci sarebbero importanti editori con brand che sarebbero dimezzati nel traffico (e ci sarebbero teste che rotolerebbero). Alcuni prodotti interamente costruiti con le aggregazioni si squaglierebbero in un istante. Alcune concessionarie potrebbero sparire o ridimensionarsi di molto.

Ovviamente di riflesso, alcuni editori che si fanno il culo tutti i giorni per portare contenuti e traffico di qualità ne sarebbero  avvantaggiati scalando posizioni nelle classifiche. Altre concessioanrie ne sarebbero avvantaggiate. Gli investitori saprebbero con certezza cosa comprano.

Le due armate continuano a contrapporsi. Quello che è certo è che nuove ipotetiche regole  non potranno partire dalla mattina alla sera proprio perchè per alcune aziende sarebbe difficilmente gestibile. Pertanto si propone da piu parti di fare partire le nuove regole (che non ci sono ancora) dal  gennaio 2014.

Il mio parere su questa materia è il seguente: un brand di un prodotto editoriale  se è di proprietà di una azienda, deve essere composto da traffico di proprietà. E’ come se traslando sulla carta dicessimo che Repubblica vende 400.000 copie al giorno, e poi andiamo a vedere i dati e dentro quei 400.000 ci sta anche Topolino, Quattroruote etc…prodotti da altri editori. La cosa ovviamente non ha senso. E così deve valere per il web: parliamo di classifica di Brand, e quindi si valuta solo il Brand. Le concessionarie hanno già altri strumenti per aggregare i siti con circuiti con target affine.

L’aggregazione sul brand  dovrebbe avvenire solo se sono presenti entrambe le  condizioni:

– se il sito aggregato è di proprietà dell’aggregante o se è di una società in cui l’aggregante detiene il controllo

– se nella testata del sito aggregato è presente il brand aggregante in una proporzione e con regole ben definite

Le nuove regole dovrebbero partire quanto prima, rimandare il problema all’infinito non serve.

Gli investitori però si mettano l’anima in pace. Pensare di risolvere il problema dell”Epilatore Femminile” solo togliendo le aggregazioni è ridicolo. Gli Investitori dovrebbero a monte domandarsi: quale centro media ha fatto girare quella campagna? perchè? Il contenuto delle aggregazioni è arci-noto, e facilmente controllabile dal CM. Bastava non comprare  quell’aggregato oppure specificare alla concessionaria i canali o le aree da comprare.  La responsabilità non è quindi solo degli editori, che hanno sfruttato una regola che è stata permessa dal sistema sino ad oggi. La responsabilità è anche degli investitori che mettono il budget in mano a dei CM che evidentemente non sanno cosa comprano e che talvolta  spartiscono il budget con logiche non sempre legate al target od alla qualità dei prodotti.

Ognuno faccia in fretta a posizionarsi in questa piccola guerra, sapendo che poi quando sarà passata, se questa salutare crisi continuerà, la pressione sui margini e sull’efficienza del sistema costringerà tutti ad affrontare il problema dei problemi, e quella sarà una guerra vera.  Sappiamo tutti di cosa sto parlando.

 

 

 

 

 

 

Annunci Ikea

4 giugno 2013Advertising

Non mi aspettavo da Ikea robe di questo tipo : annuncio in svedese totalmente in comprensibile…..prezzo 1 euro per un divano che in realtà ne costa 600…mah…

Poi ti dicono che  “internet non serve a fare branding”….di certo con campagne del genere non lo fai, ma così non serve neanche a vendere….

Piu grande è la Fan Page, piu piccola la reach sul post

20 novembre 2012Social Media

Quote di mercato dei centri media italiani

25 ottobre 2012Advertising

Interessante chart da EconomiaWeb

IAB senza Sushi

10 ottobre 2012Advertising

Ma lo IAB senza il sushi gratis di banzai che IAB è ? :)

Spettacolo piuttosto desolante oggi all’arrivo…praticamente non c’è neanche un editore, una concessionaria, un centro media. Solo piccole webagency.  Sembra di essere nel 2002 :-(

 

Aggregazioni: ne parla IlFatto

10 ottobre 2012Advertising

Sul tema delle aggregazioni Nielsen, segnalo questo articolo de IlFatto

 

Solo l’1% dei Fan interagisce con i Brand

30 gennaio 2012Social Media

Shhhhhhhhhhh! Non ditelo ai resp mktg dei principali Brand che pensano di poter fare a meno della pubblicità   perchè a gratis hanno fatto  1 mln di fan (e pensano di  avere 1 mln di clienti).  😉

 

Slightly more than 1% of fans of the biggest brands on Facebook are actually engaging with the brands, according to a study from the Ehrenberg-Bass Institute, an Australia-based marketing think tank that counts Procter & GambleCoca-Cola and other major advertisers as its supporters.

To get to these findings, the researchers used one of Facebook’s own metrics, People Talking About This, the awkwardly-named running count of likes, posts, comments, tags, shares and other ways a user of the social network can interact with branded pages. It was unveiled last fall as a way of giving advertisers a sharper look at at the level of activity on their pages.

http://adage.com/article/digital/study-1-facebook-fans-engage-brands/232351/

 

Il Magico mondo delle aggregazioni

1 dicembre 2011Advertising

Avete fretta di crescere nelle classifiche con pochi investimenti?  La soluzione è semplice, ed ormai la usano un pò tutti.  Basta aggregare siti esterni sotto il proprio brand.
Il sistema funziona così: basta una barretta di qualche pixel in cima all’header  con il logo del “network” e basta una comunicazione a Nielsen, ed il gioco è fatto. Il sito messo “sotto” porta il suo traffico al sito sopra che così schizza nelle statistiche (audiweb compreso).
Non è quindi  necessario che ci sia una acquisizione della proprietà o una omogeneità di prodotto. Gli inventori di questo sistema sono quelli di Leonardo, sistema che poi è stato adottato da molti.

Questo sistema ha di positivo che permette a tanti siti piccoli di stare sotto a siti più importanti e beneficiare della raccolta pubblicitaria. Per gli editori il beneficio è quello di veder crescere i magazzini e gli utenti. Ma che dire degli investitori?
Quanti sono coscienti che comprando una pianificazione in un brand famoso in cima alle classifiche poi finiscono in tanti altri siti diversi per grafica, linea editoriale, qualità?
I CM che pianificano in questi brand che sono in realtà network, fanno un controllo per verificare che la roba “messa sotto” sia di qualità e coerente con il mezzo comprato?

Che succede se il cliente compra tramite CM un Brand famoso e conosciuto e poi per caso vede il suo banner in un qualche strano sitarello amatoriale pieno di adv verso i casinò o tette e culi? Potrei fare molti screenshot in merito….. (non li faccio perchè non è carino)

Qualche settimana fa mentre guardavo la posizione di Citynews nel principale sistema di rilevazione del traffico (perlomeno quello che usano i cm) mi sono imbattuto in un proliferare di queste aggregazioni anche da parte di editori tradizionali. Alcune hanno un senso editoriale e sono positive, altre a mio avviso sono un pò “approssimate”, lascio giudicare a voi quali sono buone e quali meno.

Vediamo alcuni casi, partendo proprio dalle news:

La Stampa.it
3,1 mln utenti unici mese  (quasi raddoppiata)
In realtà oltre il 35% del traffico è di medicitalia.it che è diventato il canale “salute” del quotidiano.

Quotidiano.net
4,2 mln utenti unici (wow!! prima era appena sul milione)

ma in realtà…

31% da hwupgrade
25% da prontoimprese
13% da it.dicios.com
2%  da motorionline
4%  da avmagazine

In poche parole, solo il 35% del totale sono effettivamente i quotidiani del gruppo (Nazione, resto carlino, giorno)

Spostandoci sul target Donna

Donna Moderna
1,8 mln utenti unici  (me lo ricordavo a 800k unici)
di cui il 45% in realtà è 3bmeteo.com….un sito di meteo….

Prendo un brand Banzai per non sembrare parziale

Pianetadonna
3,6 mln utenti unici  (quasi leader)
Composta da girlpower, pianetamamma, cookaround e mypersonaltrainer, oltre che da pianetadonna.it

Sui grandi portali possiamo vedere che anche LIBERO.it in realtà ha dentro di se vari siti cui, www.misya.info, forum.telefonino.net, punto-informatico.it, turistipercaso (ovvero tutto il network masteradv)

Anche Virgilio mette sotto il suo brand ogni cosa, per cercare di avanzare  nella sua battaglia contro libero per la leadership. Dentro il brand Virgilio quindi è presente telecomitalia.it, areaclienti187, email.it, vendiauto.com, buonissimo.org etc.  E’ normale direte voi telecom italia deve stare dentro virgilio.  Attenzione, non parliamo di property, allora sarebbe normale mettere tutto il mondo telecom. Qui parliamo del Brand Virgilio, che poi viene pianificato dai clienti e dai CM come portale.
E la classifica e la posizione del portale  in realtà  è quella che è perche dentro c’è anche il sito del costumer care 187

Di leonardo.it abbiamo detto, sono loro gli inventori. Il traffico diretto del portale non c’è… tutto il portale è interamente composto da una miriade di siti. I più importanti in temrini di traffico sono :
www.angolotesti.it
www.icitta.it
freeforumzone.leonardo.it
www.testimania.com
notizieincredibili.scuolazoo.com
iocazzeggio.scuolazoo.com
www.pianetacellulare.it
it.ewrite.us
www.rnbjunk.com
www.newnotizie.it
www.gingerandtomato.com
cronologia.leonardo.it
www.geekissimo.com
www.cellularmagazine.it
…..e tanti altri

Insomma, tutto sommato w le aggregazioni che fanno felici tutti…. per adesso.
La mia speranza è però che i CM comincino a selezionare le aggregazioni in base alla qualità e non solo in base al ranking nelle classifiche.
E l’altra speranza è che nel frattempo i clienti non si accorgano di dove finiscono certe pianificazioni.  :-)

Classifica concessionarie

11 ottobre 2011Advertising

Nei gossip molti sollecitavano una classifica delle concessionarie per fatturato. Se si parla solo di display per me il quadro è grosso modo questo:

Matrix (compreso IOpub)   50

Libero 45

MSN   45-50

Manzoni 35-40

RCS        30-35

Mediamond 17-18

Yahoo 18-19

Sole 17-18

Banzai 15-16

Tiscali 15

Hi-media 11-12

Leonardo 10-11

Tgadv  6-7

Tag-adv  5

 

Google nella parte display?

Facebook?

Conde Nast ?

Dada ?

AdvIt ?

PK ?

(….)

 

Poi c’è il performance tra cui spiccano  TradeDoubler e Zanox che come minimo superano i 10-20 mln.

 

Edizioni Master sotto Libero

2 settembre 2011Advertising

http://punto-informatico.it/3257431/PI/Note/nota-edizioni-master-piu-libero.aspx

Accordo commerciale, vende tutto LiberoAdv, i siti master (presumo) avranno la toolbar libero.

In cambio un minimo garantito cospicuo.  La concessionaria di master chiaramente chiude (o quasi).

 

ViteMedia

6 giugno 2011blogging

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