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A morte il CPM!

1 marzo 2010Advertising

La discussione molto bella e accesa tra editori concessionarie e CM del post di qualche giorno fa mi ha fatto tornare a mente un un  intervento su TC di Shelby Bonnie (Fondatore di CNET) di alcuni mesi fa sulla fine del CPM.

Il CPM è stato lo strumento principale con il quale si è sviluppato l’advertising on line sino ad oggi, ed ha funzionato bene. Ma non è detto che funzioni altrettanto bene da domani.Via via che maggiori investimenti sono arrivati dagli advertiser,  e la pianificazione è diventata sempre più complessa,  i Centri Media ed i clienti hanno sempre  concentrato l’attenzione sempre più sui volumi.  A parole si chiede sempre  “ingaggio” e “creatività” per “stupire ed innovare”, ma in definitiva il piano media (per chi li ha visti) si risolvono sempre  in un mero foglio excel con lista di siti con volume di impression e cpm accanto.  Il lavoro è sopratutto acquisto di volumi, comprimendo al ribasso i costi. Ed è normale che sia così se i clienti comprano a CPM.

Il meccanismo del CPM quindi spinge anche  gli editori a ricercare volumi e ad inventarsi sistemi per ingrandire i bacini. I Fast Food content sono quindi un effetto del sistema: il mercato chiede volumi,  google vuole tante url, vuole la coda lunga, allora io mi adeguo.  Poco importa se alla fine abbiamo tonnellate di contenuti di poche righe  scritti da gente pagata un euro e con intorno almeno 10 messaggi pubblicitari. Il sistema vuole questo.

Il circolo che si alimenta è :  i volumi aumentano, i prezzi si abbassano e gli editori aumentano la quantità di spazi pubblicitari  per pagina per guadagnare gli stessi soldi.  Aumentando gli spazi a pagina il CTR e l’ingaggio diminusice, allora gli advertiser sono insoddisfatti  vogliono piu volumi e tutto ricomincia. Alla fine chi ne perde è l’utente che è insoddisfatto, ma anche l’advertiser che ha campagne poco efficaci.

La crisi del CPM

In verità il CPM secondo me è in crisi già da un pò:

  • Che senso ha infatti parlare di CPM nell’epoca di  Facebook che macina miliardi e miliardi di  impression?  Con utenti che a sessione vedono anche 500 pagine? Ormai tutte le applicazioni sono nel web e le impression generate sono moltiplicate a fattore 100 in un paio di anni.  Ma quelle impression non sono piu di pagine viste su un “media” ma appunto pagine di applicazioni sociali o di altro tipo, che hanno logiche diverse da quelle di un sito che presenta pagine con dei contenuti da  navigare”.
  • Il CPM non ha senso come misura perchè le impression non sono tutte uguali.  Se una pagina di un contenuto di qualità, in un sito verticale, con solo 1 messaggio pubblicitario in prima visualizzazione vale 10, molti altri siti con 8 messaggi pubblicitari a pagina e contenuti di scarsa qualità di poche righe valgono 1. Allora come possono stare nello stesso foglio excel del piano media?
  • Il magazzino impression del web è virtualmente espandibile all’infinito:  se io tolgo ajax, e creo pagine doppie ad esempio spezzando gli articoli in 2 pagine posso in pochi giorni RADDOPPIARE il mio magazzino.  Questo non è possibile per gli altri mezzi tradizionali: non ha senso quindi usare il CPM  come raffronto con gli altri mezzi. Non è paragonabile.

Quello che invece gli advertiser tengono sempre meno a mente è  :

  • Qualità del brand editoriale che si associa al brand del cliente
  • Tempo di lettura,  ingaggio del lettore con il media, fedeltà del lettore.
  • Qualità dei contenuti, verticalità, e possibile vicinanza con la proposition del brand.
  • Quantità di messaggi pubblicitari presenti nella stessa pagina: pochi messaggi aumentano l’attenzione sull’adv, molti messaggi defocalizzano.  I prezzi dovrebbero essere molto diversi.

numero  uno: Un lettore che si FIDA del mezzo si fiderà anche della pubblicità proposta dal mezzo.

numero due : La User xp dell’utente con l’adv è fondamentale.  Se è negativa e fastidiosa, l’adv avrà un effetto negativo e la comunicazione sarà addirittura controproducente. Questo viene sistematicamente dimenticato da molte campagne. Quindi la collocazione dell’adv, il profilo del lettore, la sua fedeltà al media, la awarness del media, la vicinanza tra il media ed il brand…..sono tutti fattori da tenere in considerazione  per creare il giusto feeling tra la marca e l’utente.

Campagne Display, oltre il CPM

Si può immaginare  il display senza il CPM ?  Ecco quello che farei se io fossi un advertiser o un CM e dovessi fare delle campagne Brand:

  • Comprare le teste uniche e NON le impression
  • Comprare “pezzi di sito”  e per un tempo definito e NON le impression (usare le impression solo come parametro di controllo)
  • Non comprare banner standard,  ma posizioni speciali, inventate di volta in volta anche per singolo sito,  per rompere la monotonia dei 3 formati standard iab che ci sono da 10 anni.
  • Quindi evitare  i network indistinti dove il banner girano su 100 siti e non si sa dove si finisce.  Se si devono raggiungere 5 milioni di persone basta comprarsi i primi 5 siti del segmento ed avere una presenza massiva solo lì.
  • Pagare di piu ma pretendere in prima visualizzazione una o due posizioni al massimo. Due campagne concorrenti sono piu che sufficienti in una pagina, non si può andare oltre.
  • Pagare di piu ma PRETENDERE che siano tolti gli adsense di google dalle vicinanze dell’adv in prima visualizzazione, è squalificante avere pubblicità di un dentista ungherese accanto al vostro Brand.
  • Infine dimenticarsi il CTR: destinare una parte del budget annuo per indagini statistiche post campagna per valutare i risultati. Nella display l’obbiettivo è la brand awarness, e l’unico modo per scoprirlo è il sondaggio pre e post (su questo a breve pubblico una interessante ricerca di Comscore). Il CTR  serve solo nelle campagne performance, e nel display il CTR medio è cosi basso che usarlo come metrica base della campagna non ha senso.

Infine sarebbe da introdurre un nuovo principio: se una pagina è fatta di 100 pixel  la pubblicità non dovrebbe essere piu del 30-40%, e per essere efficace non dovrebbero esserci piu di due messaggi concorrenti. Cominciamo a comprare i pixel della pagina (ovvero una porzione dell’attenzione del lettore), preoccupandoci della percentuale, che deve essere grande, ma preoccupandosi della percentuale del contenuto, e della sua qualità.

L’Adv ed il contenuto sono come il panino ed il prosciutto.  Se un negoziante vi vende un panino grande con una mezza fetta striminzita di prosciutto dentro, voi che fate?  Io mi incazzo!

Riguardo agli altri strumenti:

DEM : Secondo me le DEM sono in fin di vita. Sopratutto perchè è in declino la mail per come la conosciamo.  Ormai sempre piu parte della comunicazione avviene con i social network, e i webmail stessi si stanno trasformando in social network. E non possono permettersi per ragioni di privacy di mandare dem ai loro iscritti.  Le performance sono in calo verticale da 10 anni a questa parte. Ed ormai sono poco convenienti.  Il Direct però  è un grande strumento ci sarebbe anche qua da ripensarlo.

CPA e Performance : Ottimo strumento che credo avrà una vita lunga. Ma rimane uno strumento da usare solo quando il brand è stra-conosciuto, e solo quando c’è qualcosa da vendere qualchecosa. Quando c’è da convincere qualcuno a comprare un prodotto nuovo o quando c’è un brand da lanciare….non ha senso. Purtoppo ormai molti clienti e CM cercano di mischiare campagne brand con performance (vedi sky): la creatività e la campagna deve essere esclusivamente finalizzata ad una offerta ed alla vendita di qualcosa. Altrimenti il mio consiglio è di rifiutarla!

Scegli un sito! (business Game)

8 febbraio 2010Advertising

aladdinlamp.gifImmagina che ci sia una lampada dove esce un Genio che ti permette di scegliere una delle seguenti situazioni. Quale è la piu conveniente? Quale dei 5 siti  ti faresti REGALARE  ?

  1. Un sito free con un milione di unici al mese che navigano una pagina di media, senza registrazione, con una visita al mese
  2. Un sito free con 500k visitatori che vedono 2-3 pagine a visita, senza registrazione, con una visita al mese
  3. Un sito con 200k utenti i quali tutti cliccano in un link o in un bottone del sito ( insomma fanno una action)
  4. 50.000 iscritti ad un database profilato
  5. Una community con 5000 iscritti al appassionati al sito  che ogni mese portano ciascuno 5 amici
  6. Un sito pay con 1000 iscritti ogni mese  che pagano 10 euro/mese

Sul sito una volta scelto si potranno fare interventi. Lo scopo è entro un anno tirarci fuori piu soldi possibile. A ciascuno la sua scelta, motivandola,  la mia la darà alla fine.

Come valutare un sito o una azienda web

4 dicembre 2009Advertising

Prima del post, c’è un aneddoto divertente che vorrei raccontare. Quasi due anni fa eravamo (io e Paolo Ainio) presso la prestigiosa sede di un advisor che aveva il mandato per  la vendita di una azienda-sito. La sede era un piano intero di  un palazzo del ‘500 con stucchi, decorazioni, arazzi e specchi. La nostra controparte erano due signori in giacca e cravatta che dopo i convenevoli ci fecero la presentazione dell’azienda. Arrivati al clou della presentazione arriva la proposta di prezzo, e viene fatta con un multiplo decisamente alto. A quel punto cerchiamo di spiegare che il multiplo proposto è elevato per il settore media-internet e, argomentando la cosa da esperti del settore, facciamo la controproposta. Allora il signore davanti a noi, dice che le sue argomentazioni non sono sue ma sono tratte da “Autorevoli personaggi del settore internet italiano, ed in particolare da un Blog specializzato in questi temi”. A quel punto noi stupiti chiediamo “Quale blog??”

La controparte, tira fuori dalla sua borsa di pelle un  foglio con la stampa del mio post “Acquisizioni dot com italiane“. Allora nell’imbarazzo generale gli faccio notare che la faccia che sta nel foglio è stranamente uguale alla mia…..e poi gli spiego che le cose scritte nel post vanno lette bene ed interpretate….

Come finì poi la storia? Le trattative, dopo qualche settimana che erano proseguite fino quasi all’accordo, si interruppero improvvisamente e senza motivo.  Dopo un pò di mesi uscì la notizia che un compratore aveva comprato il 100% del sito, e scoprimmo che lo aveva pagato più del triplo della nostra proposta. Il compratore aveva liquidi ed aveva molto bisogno di quel sito e lo pagò molto di piu del valore reale. (Anche se ad oggi i risultati probabilmente danno ragione a noi) Leggi tutto l’articolo

Il principale editore italiano: Tu.

30 novembre 2009Advertising

time-magazine-you.jpgPochi giorni fa ho pubblicato una ipotesi di mappa del mercato italiano, ma mi sono dimenticato del principale editore italiano. Ovvero dei 10.000 piccoli editori che vivono solo o principalmente di Google.

Facciamo prima due calcoli: dai bilanci di Google si evince che circa il 27%/30% dei ricavi viene fatto con adv erogato da siti  esterni, ovvero quelli che inseriscono adsense.

Ipotizziamo che in Italia la stima dei ricavi di Google sia prudenzialmente di 250 mln di euro e ipotizziamo che anche qui sia divisa 70%-30% (Google- Editori).

Si presume che Google si trattenga una quota editore del 20%-30% e quindi  io ipotizzo che Google  distribuisca inItalia agli editori circa 56 milioni di euro. A chi vanno?

Alcuni grandi operatori (Virgilio e Libero) hanno un accordo con Google per la search e piu o meno sappiamo quanti soldi ci fanno. Altri operatori che fanno molto traffico (Msn, FB, Repubblica, RCS, etc) non hanno nessun rapporto con Google per precisa scelta.

Diciamo che verso i 2-3 grandi che hanno la search vanno circa 20 milioni, mentre il resto va a tutta la platea di editori medi, piccoli e piccolissimi.

Parliamo quindi di  30-35 milioni netti che  Google porta a questi piccoli editori italiani. Per quelli un pò  più grossi parliamo di 100k/200k annue (ma sono pochissimi), sino a calare ai 20k annue per i medi, per poi avere una media di siti semi-amatoriali che stanno sui 3k annui. E poi sotto gli amatoriali che magari neanche arrivano alla soglia per riscuotere l’assegno.

Io credo che in Italia possano essere anche 10.000 questi  editori che esistono grazie a Google. Messi insieme sono il primo editore italiano per raccolta pubblicitaria.

Al di là delle cifre approssimate, la cosa rilevante è il grande e rapido fenomeno di questi anni: la tecnologia ha abbattuto le barriere all’ingresso, per cui oggi chiunque può essere un editore con un investimemento minimo. Google tende a sostenere questo modello a scapito dei grandi editori tradizionali. Una platea di microeditori è meglio, e quindi il traffico va a loro.

Questa grande operazione di democratizzazione (teorica) porta effetti devastanti sul mondo tradizionale dell’editoria (vedremo prossimamente quali, in un post dedicato)  falciando centinaia e centinaia di posti di lavoro, e ricreandoli altrove.

Allora la domanda è : andiamo verso una vera democrazia dell’informazione o passiamo da oligopolio di pochi editori a monopolio di Google ?

Google crea i banner

27 novembre 2009Advertising

Quali di questi due banner farà più click ?

adv.jpg

Un tempo era il lavoro delle agenzie creative, ma adesso potrebbe non essere più così. Google ha ormai tanti nemici, e mancavano solo le agenzie creative tra di essi, ma adesso ha risolto il problema con la nuova acquisizione di Teracent.

Questa azienda ha creato un software per il quale, caricati in un sistema degli “elementi” come foto, parole, marchio, immagini, colori, vengono generate in automatico migliaia di combinazioni di banner  mischiando i vari elementi. Poi un algoritmo si incarica di erogare quelli che hanno maggiori performance, magari anche differenziando sito per sito.

L’idea è molto bella e potrà aumentare il rendimento del display su google. Ma a che prezzo? La creatività ha un valore in se quando è bella esteticamente ed arricchisce il valore del brand. Può una macchina che combina pezzi casualmente creare una cosa “bella”?

E cosa diranno le marche se il banner scelto dal robot sarà quello senza il loro logo?

:)

Modello business plan per sviluppo sito internet

23 novembre 2009Advertising

Siamo in epoca di Business Plan. Ho pensato che fosse utile condividere alcuni schemi che uso da tempo con i lettori del blog. Il mio sistema è ormai molto complesso, dato che sono piu di 15 i siti di cui devo tenere traccia,  da differenti aziende del gruppo. Ho quindi ultra semplificato il modello  riportandolo ad un solo sito e lasciando solo le informazioni basilari. Spero possa essere utile per chi si approccia per le prime volte nel fare previsioni, ma anche che sia utile per i più esperti.

icona-excel-download.jpg

Modello Business Plan per sito web – Excel 64 kb

Se ci sono domande non esitate!

Segnalo anche il post “5 consigli per fare un buon business plan

Mappa del mercato display 2009

17 novembre 2009Advertising

mappa-mercato-adv-2009.gif

A distanza di due anni dal mio post dove cercavo di disegnare la mappa del mercato display italiano, provo a pubblicare un aggiornamento al 2009. A differenza dell’altra tabella dove una buona parte dei dati nasceva da analisi del bilancio 2006 delle aziende, questa è fatta sull’anno in corso, quindi basata solo sui “pare che..”.

I dati non tengono conto del mercato search, ma assommano tutto il resto. Il mercato  “non search” simato da nielsen per il 2009 è di circa 240 mln di euro (gli ultimi 3 mesi dell’anno sono una mia proiezione con la crescita media del 2009).

Quindi la tabella sembra coincidere abbastanza bene con i dati nielsen a differenza dell’altra volta.

Ci sono ovviamente moltissime cose da capire: una di questa è questo enorme fatturato presunto di SeatPG ( si narra di più di 100 mln) che ovviamente qui non è considerato (e che forse non è da considerare display). Molti editori hanno inoltre incapsulati nei loro ricavi anche una parte di search  difficile da stimare. Zanox e Tradedoubler e CPX sono considerati in “altri”: la difficoltà della stima nasce anche dal fatto che una parte dei loro banner sono poi “rivenduti” nell’invenduto delle altre concessionarie con il rischio di contare il fatturato due volte.

CONSIDERAZIONI: Non c’è ancora nessun fenomeno di concentrazione, ma anzi gli attori  sono in aumento e c’è una certa frammentazione. I primi cinque player di mangiano appena il 50% del totale, mentre in una situazione di concentrazione dovrebbe essere l’80%. I player che stanno crescendo piu della media sono MSN, e sopratutto Libero (grazie ai favolosi xxxxxx  del xx% che retrocede). In questi tempi di crisi pare vada bene anche Manzoni ed in generale i quotidiani (websystem, rcs).

Tra gli affaticati c’è Leonardo/Intelia che pare sotto ristrutturazione dopo l’addio di Valente, e TiscaliADV con la perdita della concessione di ANSA e di Davide Mondo. Anche  Conde nast è in ristrutturazione.

Tra gli emergenti, oltre ovviamente a Banzai, c’è la nuova concessionaria “MediaMond” che unisce mondadori e mediaset che potrà sicuramente crescere sopra la media visto il grande valore inespresso che c’è dentro.

Probabilmente molti dati sono errati, mandate le vostre stime   grazie!!!

Se gli editori si incazzano….(robots.txt rulez!).

11 novembre 2009Advertising

Partiamo da una notizia di attualità e facciamo un pò di FantaInternet!

rupert.jpegSembra che questa volta Rupert Murdoch faccia sul serio.  L’annuncio che potrebbe togliere i siti di news corp dall’indice di Google ha suscitato l’ilarità di molti (“ahahah non vediamo l’ora!”) e la rispota piccata di Google (“faccia pure!”).  Il problema che solleva Rupert è basilare: la gente che da google (tramite google news o tramite il search) arriva sulle news non si fidelizza minimamente al mezzo dell’editore ma di fatto si fidelizza a google, che per l’utente medio ormai coincide con internet. Così nessuno passa più dalle homepages, e i siti degli editori diventano appendici del search engine. Il problema è noto da tempo ma la risposta sembra un pò azzardata.

In realtà il magnate non è l’ultimo scemo: prendendo ad esempio il WSJ da alcuni  calcoli sembra che  l’uscita da Google peserebbe un -25% di traffico ma solo un -15% di ricavi in meno.  Ricavi che potrebbero essere compensati da forme di abbonamento a contenuti premium.

Se il saldo fosse a zero alla fine Rupert non perderebbe nulla, mentre Google perderebbe un pò di contenuti ed alcuni utenti non trovando più certi contenuti forse tornerebbero direttamente nella home del WSJ. Certo Google potrà sostituire i contenuti di Murdoch agevolmente.

Ma……che succederebbe se un certo numero di editori si mettesse d’accordo per fare la stessa cosa che ha fatto Murdoch? La cosa potrebbe essere meno impossibile di quanto si creda.

Prendiamo il mercato italiano: se tutti gli editori FIEG se ne andassero da google in blocco mettendo un bel NO INDEX nel proprio Robot.txt  l’indice di Google avrebbe una bella botta  in termini di minor ricchezza. Su google news  le uniche cose che uscirebbero sarebbero solo  bloggetti e sitolini, il servizio ne riceverebbe una botta micidiale. Anche il search avrebbe un impatto importante.

Se gli editori tradizionali si trascinassero dietro qualche altro operatore in concorrenza con Google (grandi portali, MSN) potrebbe essere un bel problema per G. L’utenza non troverebbe piu tante cose nel suo indice e inizierebbe a cercare in altre fonti, o tornerebbe a bookmarkarsi i siti.

Gli editori non lo sanno, ma in realtà tengono Google per le palle. Google vince e regna perchè oggi tutti sono contro tutti. Ma se uno più coraggiso comincia…..e se poi molti seguono…..

Andamento mercato pubblicitario internet – dati settembre

10 novembre 2009Advertising

grafico-andamento-mercato-adv-2009.jpgDopo la fiammata primaverile sembra che il mercato sia tornato in negativo. Settembre, in genere un buon mese, ma è in flessione Y/Y. Continua l’errata (secondo me) rilevazione del mercato dem dato a settembre a -42% con poco meno di 1 milione di euro, chiaramente impossibile.

La crescita  tendenziale annua è intorno al 5%, ma se in autunno continua il calo ci avvicineremo allo zero.

Repubblica critica lo IAB!

3 novembre 2009Advertising

Andrea di Stefano dalle pagine di Repubblica critica lo IAB forum. Ecco cosa dice:

Peccato che, tra i tanti che hanno sicuramente “fatto la storia di Internet” in Italia, in questa edizione di Iab Forum manchino alcuni dei protagonisti della produzione di contenuti digitali. Gli editori, per esempio. Salvo un paio di interventi, l’intero panorama del Forum è appannaggio di operatori della pubblicità e soprattutto dei grandi operatori internazionali come Google, Yahoo e Microsoft.

Intervento davvero curioso.  In effetti  sono anni ed anni che anche io mi domando come mai Repubblica e Manzoni non sia mai presente allo IAB Forum. Forse sono 10 anni che aspettano di essere invitati allo IAB. Così  stanno lì nel loro ufficio a domandarsi tristemente “ma ci inviteranno quest’anno? ma perchè non ci vogliono?” senza sapere che basta richiedere la partecipazione, e magari essere sponsor per avere un bel posto posto nel palco.

Di Stefano dovrebbe sapere poi che  IAB, che è un acronimo inglese, vuol dire “International Advertising Bureau” e quindi è normale che parli principalmente di pubblicità. Forse è per questo che ci sono tutte le concessionarie e non gli editori.  E manca Manzoni….

Ma non sazio, continua la sua polemica:

Nessuno spazio viene dato a due azioni che stanno attirando l’interesse di tutto il mondo sull’Italia: l’apertura di un’indagine dell’Antitrust su eventuali abusi di posizione dominante da parte di Google e la creazione di un consorzio di editori – il Premium Publisher Network – per la gestione in proprio della pubblicità testuale a performance, che vede come quasi monopolista proprio Google.

Qui si raggiunge il ridicolo. Pensare la nascita del PPN stia “attirando l’interesse di tutto il mondo sull’italia” è un pò da mitomani, essendo peraltro notizia di quasi un anno fa. Ma sopratutto,  se di questa ENORME innovazione vuoi che se ne parli allo IAB, è sufficiente mettere mano al portafoglio e prendersi uno stand (magari accanto a google) e spiegare al mercato come funziona. Come fanno tutti. Se non lo fai, è ovvio che nessuno ti “caga” e poi a fine anno raccogli si è no 300k euro, cifra che google fa in 10 minuti.

Se ci sono problemi economici, l’anno prossimo facciamo tutti insieme una colletta per avervi con noi a IAB. Ci duole tremendamente vedervi così soli ed arrabbiati.

La molletta del PD

16 ottobre 2009Advertising

molletta-pd.jpg Il Pd torna in campagna sul web. La cosa è positiva nella speranza che tutti i partiti a breve utilizzino maggiormente la rete per comunicare, non solo per le elezioni. Anche la nostra agenzia Prodigi era stata chiamata per la creatività e pianificazione, ma quando ci hanno detto che la creatività web doveva ricalcare i manifesti con la molletta abbiamo declinato l’invito, dato che non ci sarebbe stato nessun lavoro creativo.

Infatti, questa campagna, creata da una primaria agenzia internazionale, è a mio avviso davvero sbagliata. Per prima cosa lo slogan “Fai vedere che ci tieni” contiene implicitamente l’affermazione che tieni poco. Ma per salvare la faccia devi fare vedere (agli altri e a te stesso) che ci tieni.  E’ l’implicito riconoscimento di un rituale (primarie) che è diventato stanco e poco entusiasmante, ma che “devi fare vedere agli altri” che funziona ancora. E’ un messaggio drammaticamente perdente e rinuciatario. Leggi tutto l’articolo

Andamento mercato adv, aggiornamento agosto.

13 ottobre 2009Advertising

Gen.   39.130    1,6%
Feb.    42.643    6,1%
Mar.    51.135    3,0%
Apr.    52.088    16,5%
Mag.   54.606    12,3%
Giu.    54.000    9,3%
Lug.   41.425     2,2%
Ago.   30.792    -1,7%

Con segno meno di agosto il dato annuale per adesso si porta a a +6,6%. Dividendo il dato sui vari strumenti ci sono alcune cose strane: le Dem ad esempio risultano in calo del 28% anno su anno e questo credo perchè molti operatori non sono censiti da Nielsen. Infatti per quello che ne vedo io il mercato è sempre vivo e vegeto e non certo ridotto di un terzo. Per il resto come sempre il kw va meglio del display. Anche il performance sembra dai dati a crescita zero, altra cosa strana.

Lo IAB mi spiega il lodo alfano!

9 ottobre 2009Advertising

Stamattina, qualità di socio,  nella posta ho trovato la seguente comunicazione dello dello IAB :

Caro Socio,

ti inviamo in allegato un documento di approfondimento predisposto dalla nostra agenzia di public affaires FB Associati in merito alla decisione della Corte Costituzionale sul c.d. Lodo Alfano sperando che ti sia utile per meglio interpretare lo scenario che si sta delineando.

Ecco il link al documento, per chi se lo vuole leggere.

Così grazie allo IAB scopro che “Il primo dato di fatto è che, attualmente, non esiste – né nel centro-destra né nel centro-sinistra o nella società civile – un candidato in grado di sostituire a breve (in termini di consensi e appoggio politico) il Presidente Berlusconi“.  Sempre grazie allo IAB scopro questa dirompente novità : “il Partito Democratico è infatti ancora alle prese con la definizione della propria identità, della linea politica e del proprio Segretario (prevista a fine mese).”

In effetti ero cosi gobbo e chino sul mio banco di lavoro, a montare e smontare siti, che non mi ero accorto  di queste profonde novità…..

Magrini superconsulente….

9 ottobre 2009Advertising

La notizia è già nota da qualche giorno : Magrini sarà “consulente esclusivo” del gruppo RCS per sviluppare internet. Mi interessa molto  l’opinione dei lettori del blog….

Da parte mia posso dire: grande stima per Magrini,   sicuramente porterà ottime idee in RCS e farà bene il ruolo di evangelizzatore. Ma mi domando…..sono sufficienti le idee? Forse il problema lì dentro è di struttura e di gestione, e forse di riconversione. RCS è nel regno dei contenuti, del display, dei giornalisti……. siamo sicuri che chi viene dal mondo Google possa dare un contributo?

Aspetto con ansia i commenti di Carletto e Gibbo   :)

84% degli utenti non clicca nei banner. E allora?

7 ottobre 2009Advertising

Comscore ha pubblicato una interessante ricerca da cui risulta che negli ultimi due anni si è dimezzato il numero di utenti che cliccano nei banner display in un dato mese. Si è passati dal 32% al 16%, e questo vuol dire che l’84%  non clicca nei banner.

Questo significa che le campagne display sono inutili?  Forse in Italia, ma non negli USA dove ComScore dice:

“comScore has conducted more than 200 client studies demonstrating that online display ads generate significant lift in brand site visitation, trademark search, and both online and offline sales among those Internet users who were exposed to the online ad campaigns – whether they clicked on the ad or not. These results, compiled in comScore’s influential “Whither the Click?” white paper, were reported in the June 2009 issue of the Journal of Advertising Research.”

Ma è interessante vedere cosa dice il capo della struttura di ricerca di STARCOM (centro media) :

A click means nothing, earns no revenue and creates no brand equity. Your online advertising has some goal – and it’s certainly not to generate clicks,” said Starcom USA SVP/Director, Research & Analytics John Lowell. “You want people to visit your website, seek more information, purchase a product, become a lead, keep your brand top of mind, learn something new, feel differently – the list goes on. Regardless of whether the consumer clicked on an ad or not, the key is to determine how that ad unit influenced them to think, feel or do something they wouldn’t have done otherwise.”

Quindi se i banner sono poco cliccati rispetto a campagne performance o search, non vuol dire che non funzionino.  Ma ovviamente che per valutarle servono differenti metriche, non certo il CTR.  Questo anche perchè sono differenti strumenti pubblicitari.
Purtoppo credo che  in Italia ci arriveremo tra 5 anni…….  :(

approfondisci : la ricerca Comscore  /  Articolo AD.AGE

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