Che spasso!!:D
(segnalato da E.Toro)
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Un importante VC statunitense ha confessato al Business Insider (chiedendo anonimato) che in questo momento Google sta trattando in contemporanea per l’acquisto di TRE dei suoi investimenti. Se un solo VC dice questo c’è da giurare che in questo momento google ha almeno 10-15 trattative aperte.
Questo fa capire quanta brama ci sia da parte di Google di “spazzolare” dal mercato tutte le buone idee, evitando che diventino troppo grosse, e quindi non più comprabili come è successo con Fb, twitter, Yelp. Non credo quindi ci sia un dilemma “make or buy” che in questo momento è piu sul buy. Credo sia una vasta operazione volta a sopratutto a togliere di mezzo potenziali concorrenti del futuro.
Questo lo si capisce dalla fine che spesso fanno queste acquisizioni: un articolo del BI riportava pochi giorni fa pareri di vari clienti (e successivamente di dipendenti) di Doubleclick che dicevano che Google sta distruggendo l’azienda. L’acquisizione ormai è datata e oggi pare evidente che è forse servita sopratutto a togliere la preda ad altri predatori.
Il size su cui si muove Google è adesso piu piccolo: questo forse è dovuto ai limiti dell’antitrust americano, e sopratutto alla fuga di cervelli di cui ormai è vittima Google. Per citare l’esempio Feedburner: il fondatore e ceo dopo l’aquisizione da parte di G. è rimasto un pò e poi se ne è andato in twitter, non trovando in G. un adeguato spazio alle sue ambizioni. Molti altri talenti preferiscono mollare google per avventurarsi in startup.
Con tante piccole acquisizioni quindi google riesce a portarsi in casa menti nuove (ed interi team) e a legarle a se per dei periodi di tempo. Tutto questo comportamento denota però una mentalità sempre più da monopolista, che non sempre è una mentalità vincente.
Google (ed anche Bing) stanno lavorando alacremente per rispondere alle query con informazioni dirette, senza che l’utente lasci il motore. La cosa esiste da tempo ma adesso sta esplodendo in tutti i campi e trasforma la natura del motore di ricerca, che piano piano diventa anche editore, e da hub che smista traffico diventa pagina di partenza e di termine.
Questo vuol dire essenzialmente più query per il motore ma meno traffico per gli editori (e meno soldi). Alcuni di essi che vivevano (basti pensare al meteo) essendo ai primi posti della serp, potrebbero avere un contraccolpo importante.
Ecco una lista di esempi: Leggi tutto l’articolo
Mi sono imbattuto (casualmente, lo giuro!) in un post che racconta quanto si guadagna e come si lavora a Facebook. Sul quanto si guadagna, la tabella parla chiaro…si guadagna molto bene:
A Facebook lavorano circa 750 persone e pensano di raddoppiare nel 2010. Un software engineer a 110$ è decisamente un bel costo. Secondo me siamo tra i 5-10 mln di dollari di costo personale al mese, con una proiezione annua di almeno mezzo miliardo annua intorno ai 100 mln dollari. L’infrastruttura che contiene i dati di 350 milioni di persone è gigante: oltre 10.000 server che costeranno come minimo 100 mln annui. Questo “conto della serva” chiarifica il tema del battente costi di Facebook che non è banale. Leggi tutto l’articolo
La Francia sta pensando di introdurre una Google Tax….
The proposals made to support content creation will require about 50 million euros of financing in 2010, then 35 to 40 million a year in 2011 and 2012, and this is where the Google tax, as coined by Toubon, would come in. The recommendation to tax Google and other internet giants such as “Microsoft, AOL, Yahoo or Facebook” reflects complaints from online news outlets and cultural sites that these companies make much of their advertising revenue from using content without the owners’ permission,
Certo che se lo viene a sapere il Berlusca c’è il caso che per la prima volta lo vediamo in prima linea ad alzare le tasse (agli odiati nemici del web) ![]()
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Una personalizzazione del Corriere della Sera significa che Google ha deciso di fare sul serio. Questo è branding.
Dai dati in mio possesso, il trend di crescita del browser google negli ultimi mesi è costante, ed è arrivato in alcuni siti al 6%. Fortunatamente pare che ad essere intaccato sia solo Explorer, con Firefox che non perde quote, ed anzi avanza verso il 25% (dal 20% di anno precedente).
Se Google padrone del web mi fa paura potete immaginare che impressione mi faccia Google padrone del mio Desktop.
Grazie a dio qualcosa va storto anche a loro. La trattativa per l’acquisizione di Yelp a 500 mln di dollari è saltata a causa di un uso spregiudicato della stampa che a Google non è piaciuto. “Non facciamo trattative a mezzo stampa” hanno detto, chiudendo la trattativa, dopo che la controparte aveva fatto (appositamente) trapelare particolari riservati ai giornali.
Dapprima si era pensato ad una controfferta per 750 mln da parte di un nuovo pretendente, ma poi è venuto fuori qualcosa di diverso. La parola magica che ha fatto saltare tutto è …..IPO!
Twitter (e FB) insegnano: quando si ha qualcosa di grosso in mano, negli USA si possono trovare senza problemi 150-200 mln da fondi ed investitori, e con un pò di pazienza si arriva al break even, senza bisogno di vendere tutto. Twitter che sino a qualche mese fa ancora si domandava su quale era il suo modello di business, in poche settimane ha risolto tutto : 30mln da google e bing per accedere ai propri dati “real time”….ed il break even è raggiunto.
Così a Yelp avranno pensato di farsi “prezzare” da google, per poi fare saltare tutto così da quotarsi come una delle cose HOT del 2010. Confesso che ho goduto. Serve un web multipolare e servono aziende autonome che possano contrastare il monopolio in arrivo, e salvare la rete.
Ultimamente si fa un gran parlare della crisi degli old media. Molte testate web e blogs deridono e criticano le sparate degli editori tradizionali contro aggregatori e blog.
Ma mentre questi “nuovi editori” fanno un gran parlare della morte della editoria tradizionale non si rendono conto della grande minaccia che sta arrivando all’orizzonte. La crescita incontenibile del “fast food content”. Già qualche anno fa, dai tempi in cui si parlava di “nanopublishing” la cosa mi sembrò pericolosa, e successivamente con l’esplosione del fenomeno si è palesata. Un recente articolo di Techcrunch mi ha dimostrato che non sono il solo a pensarla così.
Il problema non è quello di aggregatori o finti blog che prendono una parte dei contenuti e poi mettono un link alla fonte originaria. Infatti portano comunque traffico e fanno link building. Il problema non è neanche nella copia di un contenuto e nella violazione del diritto di autore, dato che google grossomodo riesce a capire la fonte originaria.
Il problema è piuttosto nel fatto che esistono ormai decine e decine di migliaia di siti, con degli umani dietro, che di mestiere leggono contenuti e li riscrivono scopiazzando sciattamente e malamente cambiando ed invertendo qualche frase.
Così per una notizia originale, artigianale, e prodotta con 2-3 ore di lavoro e di ricerca, dopo poche ore a partire da questa ce ne sono almeno altre 100 scopiazzate e prodotte in 10 minuti, a cui poi seguono altre 1000 tra aggregatori, catalogatori e finti blog, tutte fatte senza lavoro.
Techcrunch non lo dice, ma la colpa principale è di Google, che davanti ad 1 contenuto vero ed artigianale, e 100 copie sciatte, e 1000 url farlocche di aggregatori NON fa differenza. Non vuole, o non riesce. Leggi tutto l’articolo
Qualche giorno fa ho sentito in televisione la notizia della scoperta dell’acqua sulla Luna. Ho voluto provare l’efficienza di Google e Google news. Il risultato è stato davvero “drammatico”, almeno per me. Leggi tutto l’articolo
Pubblico questo dato sull’andamento dei ricavi a click di adsense dal 2005 ad oggi. La base sono una serie di siti grossi e rappresentativi (mondo smg). Nota importante: siccome le posizioni adsense cambiano nel tempo, l’unico moto per capire l’andamento reale è calcolare il ricavo netto a click (ricavo del giorno diviso numero di click del giorno). Tale valore rappresenta il valore al quale Google vende i click (a cui andrà aggiunta la sua percentuale, che pare oscilli perlomeno sul 20-30%).
Questo inverno, in piena crisi, si è raggiunto il picco minimo arrivando ad una media di 0,03 euro a click contro una media del 2005 che oscillava intorno al 0,12 euro a click. Come più volte segnalato questo vero CROLLO non è dipendente dalla crisi (o perlomeno non solo) ma dal fatto che l’offerta di impression è aumentata molto più velocemente della domanda di click causando un crollo del prezzo. La cosa è dovuta anche al particolare sistema di Google del Bid. Chiaro che, anche per un editore che raddoppia il traffico, in questo periodo i guadagni si sono dimezzati.
Recentemente si assiste ad una stabilizzazione dei ricavi ed un ritorno in area 0,05 dove credo rimarremo a lungo.
Google ha reso noto venerdì i dati del trimestre. Per il sempre più monopolista del web la recessione è ormai alle spalle: ricavi pari a 4,38 miliardi di dollari, in rialzo dell’8,4%, battendo le attese degli analisti che in media avevano indicato ricavi pari a 4,25 miliardi. Il Ceo Eric Schmidt ha detto che la società “ha la fiducia per essere ottimista” ed ha aggiunto che Google investirà nell’acquisizione di piccole aziende che hanno tecnologie interessanti per la ricerca e la pubblicità. Si parla di una o due acquisizioni l’anno per i prossimi anni.
Nell’ultimo trimestre il numero di click pagati di Google è salito del 14%. Unica nota negativa il prezzo medio di ogni click è sceso del 6%. (cosa che farà poco felici gli editori che usano google!)
In definitiva, tornano ad aumentare i clienti e gli investimenti ma il magazzino aumenta sempre di piu. E quindi si abbassa il prezzo medio a click.
Google sta studiando, con l’associazione degli editori USA, un sistema di micropagamenti per abbonamento e per pay-per-read pensato per l’acquisto delle news dei giornali. Ecco alcune caratteristiche:
-Unico punto dove iscriversi e gestire tutte le iscrizioni ai vari mezzi. Iscrizione semplice e pannello per gestire tutte le sottoscrizioni.
-Grande flessibilità nel confezionamento dei pacchetti. Cosi ci sarà l’accesso mensile al sito, ma anche solo ad una sezione o una selezione.
-Modalità di abbonamento, ma anche modalità pay-per-read. Quindi se uno vuole leggere una certa intervista e non è abbonato paga 0,10 e la legge. E viene addebitato nel suo conto.
Pochi giorni fa osservavamo come fosse assurdo per l’antitrust mettere sotto indagine Google italy Srl, dato che è solo una scatola vuota. Con un tempismo poco italiano, l’AGCOM ha esteso l’indagine a Google inc. Ottimo…..la cosa si fa davvero gustosa. L’argomentazione è sempre sciocca (google news è un servizio erogato da google inc), ma l’importante è il risultato.
(ASCA) – Roma, 4 set – L’Antitrust che ha gia’ aperto una indagine su Google Italia per verificare l’eventuale posizione dominante e distorsiva della concorrenza da parte della societa’, ha esteso l’indagine anche alla capogruppo Usa, Google Inc.
Una decisione motivata dagli elementi raccolti nella prima indagine dove emerge, secondo l’Authority, che ”il servizio ‘Google News Italia’ sia gestito dalla societa’ ‘Google Inc’, pertanto, continua l’Antistrust, si e’ reso ”necessario ampliare soggettivamente l’istruttoria in corso anche nei confronti della societa’ Google Inc”. Ora Google ha trenta giorni per chiedere di essere sentita dall’Antitrust.
La decisione dell’antitrust di aprire una istruttoria contro google è decisamente una notizia dirompente in un paese come l’italia, dove chi è forte in genere non viene mai toccato e chi è debole viene schiacciato. Il promotore è la FIEG, che in effetti non è debole, ma forse è ormai un ex-forte, e quindi è parecchio incazzata.
Riassunto:
La FIEG ha denunciato Google a fine luglio, per via del servizio google news. La motivazione chiave è che, a dire degli editori, Google “prende” le notizie e poi le presenta riorganizzandole come gli pare senza fornire informazioni relativamente al sistema di ranking.
In sostanza agli editori della fieg girano i coglioni perchè su google news Gennarino.org esce spesso prima del Corriere della sera.
Interessante articolo sul Financial Times, relativamente al crollo dei profitti della News Corp di Murdoch.
- News Corp chiude il trimestre con una perdita di 200mln di dollari contro un utile di 1,1 mld dello stesso periodo di anno precedente.
- Il grosso della perdita deriva dal settore internet. Myspace ha tagliato oltre 700 posti di lavoro.
- Murdoch sostiene che tutti i contenuti giornalistici di News Corp dovranno essere messi a pagamento. I contenuti gratis non stanno in piedi e darli gratis svaluta il lavoro dei giornalisti.
Mio commento: Che Myspace fosse stato pagato troppo e che i socialnetwork siano difficili da monetizzare…posso dire di averlo detto in termpi non sospetti. La cosa interessante è questo refrain che sentiamo anche in Italia sui contenuti Pay. Da una parte io credo che sia VERO quello che dice Murdoch : a mio avviso il connubio tra il padrone di internet (Google) che dirige il traffico, il mondo del nanopublishng e micro-blogging (e simili) che produce semi-monnezza-informativa, e la crisi economica che toglie fiato agli editori che hanno redazioni vere produce una crisi della qualità delle notizie in rete che FA SPAVENTO. Il tutto condito in un mondo dove i giornali e i settimanali di carta chiudono tutti i giorni.
D’altra parte la ricetta di Murdoch, come dei DeBenedetti nostrani…..mi fa sorridere. Solo pochissime testate al mondo potranno vivere di abbonamento: la qualità dovrà essere altissima per giustificare e convincere la gente a pagare, e solo siti e riviste di nicchia, non facilmente replicabili, potranno farcela. Pensare di mettere a pagamento l’informazione di massa (quotidiani e siti per tutti) è demenziale: si lascerebbe spazio alla concorrenza che avrebbe campo libero e si andrebbe verso l’autodistruzione.
Il punto è un’altro: come portare piu ADV dalla Tv alla rete? Come convincere gli advertiser a non mettere i loro soldi in siti e circuiti di basso valore qualitativo? Come alzare i costi a contatto e garantire performance per i clienti?
E sopratutto: come produrre cose di qualità senza avere redazioni faraoniche, uffici in tutto il mondo e gente strapagata? Perchè se tu hai 2000 persone ed uffici in tutto il mondo, e gente pagata 500k annue….. per fare un sito, è ovvio che alla fine la cosa non regge.
“…a recent report by Credit Suisse that suggested that YouTube was on track to take in $240 million in ad revenue in 2009, against operating costs of $711 million, for a net shortfall of just over $470 million”
Dopo quasi 5 anni dalla fondazione, Youtube ha 240 milioni di ricavi e 711 milioni di costi operativi, con una perdita secca sulla gestione per quasi mezzo miliardi di dollari. Chiaramente Google può ancora sostenere questa situazione, visto che la perdita è meno di un dodicesimo dei suoi utili……..ma per quanto?
Procter & Gamble spende negli USA più di 300 mln di dollari in ADV per i suoi prodotti (pari quanto a tutto il mercato display italiano). Facebook ha quanto mai bisogno di ADV in questo momento, dato che deve dimostrare ai suoi investitori che hanno messo i soldi – alla astronomica valutazione di 15 billions-, che ha un modello di business solido.
Ted McConnell, responsabile adv on line di P&G dice : “I really don’t want to buy any more banner ads on Facebook. I have a reaction to [Facebook] as a consumer advocate and an advertiser: What in heaven’s name made you think you could monetize the real estate in which somebody is breaking up with their girlfriend?”
Ma la parte interessante della dichiarazione non è questa. McConnel dice che le applicazioni brandizzate possono funzionare ma rifiuta decisamente l’idea che Facebook sia un “media” :
“Chi dice che è un Media? Un Media è qualcosa che puoi comprare e vendere. Il Media ha un magazzino di spazi. Il Media ha spazi invenduti. Qui [in FB] gli utenti non generano un media, ma ci vengono per parlare con qualcun’altro. Così, a me sembra un pò arrogante……noi ci introduciamo nelle loro conversazioni, nei loro pensieri e sentimenti, e cerchiamo di monetizzarli.” Leggi tutto l’articolo
Annunci di licenziamenti sono ormai all’ordine del giorno anche nel settore internet. Oggi leggo che Google annuncia 100 licenziamenti tra i “recruiters” (grazie gabriele). Ormai la crisi colpisce anche la regina delle web-company che sino a sei mesi fa assumeva a “mani basse”. E’ un segno dei nuovi tempi che ci attendono….
Pare che Facebook abbia fatto una proposta di acquisto a Twitter per 500 mln di dollari. E pare che twitter abbia rifiutato senza pensarci più di tanto. Pare strano per una azienda (twitter) che ancora non macina un dollaro rifiutare una roba del genere in mezzo a questa crisi economica.
Ma hanno fatto bene in realtà. FB pagava non in cash ma con le sue azioni che sono STRA-valutate, ovvero con una valutazione di 15billions. I soci di Twitter si sarebbero trovato con un misero 3% di FB, in una azienda piu grande e piu figa, ma che ancora deve trovare il suo business model.
E poi a twitter si sono appena presi 100 mln da venture capital (ma che ci faranno con tutti sti soldi questi americani….)
approfondimenti su SAI
Grande scalpore per l’uscita improvvisa del browser di Google, moltissimi pensano che Google a breve avrà fette enormi del mercato dei browser. Ma a che percentuale di mercato arriverà Chrome?
Sono aperte le scommesse.
Dopo il primo giorno, nel nostro network era allo 0,05%. Io scommetto che a dicembre sarà in Italia tra il 2% e il 5% al massimo, e dopo si fermerà salvo Google non decida spingerlo per davvero.
Io l’ho provato : veloce è veloce, e pure snello. Ma ho decine di add-on di firefox, history, plugin, e sopratutto sono abituato al vecchio caro grigio che mi ricorda Netscape. Chrome mi sembra un browser FisherPrice con quei colori orrendi. Dopo 5 minuti l’ho spento.
Io credo che tutti gli utenti nerd che hanno sposato la causa di Firefox continueranno a sposarla anche se Chrome è qualche millisecondo piu veloce. Gli utenti di Explorer non sanno neanche cosa è un Browser e per Google non sarà facile spiegarglielo.
Cambiare Browser è come cambiare materasso: non ci sono vantaggi evidenti e può venire un pericoloso mal di schiena!








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