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Monrif dentro Hwupgrade

4 novembre 2011media

i nostri gossip erano veri!!! :)

Monrif Net, la societa’ del Gruppo Poligrafici Editoriale che si occupa dello sviluppo di progetti innovativi nel settore della multimedialita’ e delle nuove comunicazioni, ha acquistato una partecipazione nella societa’ Hardware Upgrade, titolare del sito www.HWupgrade.it e leader nel settore dell’ICT & Electronics, acquisendone una quota del 20%.”L’investimento, ha dichiarato il Presidente di Monrif Net Matteo Riffeser Monti, non ha avuto impatti finanziari significativi e costituisce un ulteriore passo per lo sviluppo del network riunito sotto il brand Quotidiano.net. Siamo estremamente contenti dipotere offrire ai nostri utenti gli autorevoli e prestigiosi contenuti proposti da HWupgrade.”L’Amministratore di HWupgrade Paolo Emilio Corsini dichiara che “l’accordo con Quotidiano.net rappresenta un passaggio strategico per il sito HWupgrade.it nell’ottica di un crescente futuro e di sviluppo di sinergie, forte del legame con un importante Editore nazionale”.

http://www.agi.it/repository/struttura-sito/subhp-borsa/flusso-italia/notizie/201111031512-fta-rt10171-monrif_net_acquisisce_quota_del_20_di_hardware_upgrade

Quando ero giovane internet…

7 luglio 2011media

“Quando ero giovane, internet mi sembrava uno straordinario strumento per fare esplodere la democrazia nel mondo…”

Interessante video su come le grandi corp mediante anonimi algoritmi ci nascondono le notizie pensando di farci felici.

Monrif e HwUpgrade

24 giugno 2011media

Oggi su prima comunicazione viene citata  l’acquisizione di HardwareUpgrade da parte di Monrif  (gruppo nazione, giorno resto carlino). Monrif ha anche acquisito altri siti tra cui  prontoimprese ed ha lanciato un restlyle dei propri siti di news.

Taglierbe illuminaci su questo Deal….è pubblica la valutazione???

 

OT acquisizioni Citynews/RomagnaOggi

24 maggio 2011media

Segnalo, per gli appassionati di acquisizioni,  il seguente comunicato relativo ad una operazione annunciata oggi da Citynews sul network RomagnaOggi.

I nuovi formati video GroupM

9 maggio 2011media

Molti di voi si saranno accorti di questo nuovo formato che gira su alcuni siti (clicca qui per vederlo piu grande) da un paio di mesi. Si tratta di un video in overlay, molto fluido e veloce  con alcuni tool sociali n basso. Di primo acchito sembra niente di nuovo.

In realtà è una grande innovazione, dato che è un formato in qualche modo “esclusivo” ad uso dei  centri media della galassia  GroupM in cui vengono trafficati direttamente gli spot che vanno in televisione. L’innovazione è infatti quella di permettere ai clienti di pianificare spot sia su TV che su Internet insieme con le logiche della tv, ovvero con i GRP, utilizzando finalmente il famoso “nastro di pianificazione”.

In pratica il cliente quindi a partire dallo stesso spot, con una unica campagna, e con un unica pianificazione riesce  a raggiungere il target ricercato  mediante  due mezzi diversi.

Non sfuggirà ai più l’importanza del momento e l’importanza di questa convergenza. Alcune concessionarie confermano che stanno arrivando budget sostanziosi che prima erano appannaggio della TV e che adesso in questa logica vengono deliverati anche sul web. Questo è anche uno degli effetti della maturazione del web, e del ricambio generazionale (al contrario) che è stato fatto in molti CM, con il passaggio delle divisioni digital sotto il controllo degli old.

Ma ovviamente una così bella notizia non poteva che essere condita da elementi molto negativi, d’altra parte siamo in Italia, non ce lo dimentichiamo.

GroupM ha infatti pensato di fare di questo formato un formato “proprietario” e quindi di trafficarlo direttamente, in pratica in esclusiva. Il delivery quindi è diretto e non passa piu dalle concessionarie, e quindi il CM di fatto fa il lavoro della concessionara (!!) ed inoltre……..solo 7 concessionarie sono state “accettate” e  solo i loro sito vengono utilizzati per deliverare questo formato dal CM.

Quindi se un cliente di GroupM vuole deliverare il formato in un sito che non fa parte delle 7 concessionarie di fatto non può. E un cliente non GroupM che vuole comprare il formato in un sito che oggi lo eroga non può. Insomma il solito casino. Un tempo i formati erano decisi da tutti gli attori del mercato ed erano standard, adesso purtoppo ognuno fa un pò come gli pare…

In conclusione :

- Questa innovazione portata da GroupM è molto importante per il web ed è estremamente positiva.

- La gestione “esclusiva” e ristretta spinge editori e concessionarie escluse a presentarsi direttamente dai clienti, ed  a fare formati proprietari che così non saranno mai standard. A lungo andare quindi si rischia di fare molto casino e confondere i clienti = danno al mercato. In sede IAB o  FPC si dovrebbe cercare di trovare degli standard, come si faceva un tempo.

p.s. :


GRP: Pressione Pubblicitaria. Dato lordo che misura l’efficacia di una campagna pubblicitaria: si calcola penetrazione per frequenza oppure contatti lordi su target per 100.

CityNews raccoglie 3,3 mln di euro per il lancio di 40 testate online

5 aprile 2011media

Per chi è interessato al mondo dei VC  ed alle start-up pubblico questo comunicato. Ovviamente lo faccio con immenso piacere ;)

RomaCityNews, la nuova iniziativa di informazione locale online, annuncia oggi la  formalizzazione di un investimento complessivo di oltre 3,3 milioni di euro da parte di Quantica SGR mediante il fondo Principia II e di altri investitori. Gli investitori hanno sottoscritto un aumento di capitale di 3 milioni di euro, mentre gli stessi fondatori della società si faranno carico di un ulteriore investimento di circa 300.000 euro. (…)

Segue comunicato stampa (PDF)

Per maggiori info su Citynews

P.S. : Mi scuso con gli amici che seguono questo blog, adesso capirete perchè da due mesi non riesco a scrivere nulla….Finalmente potrò raccontare un pò di cose su questo pazzo mondo dei VC  ;)

I terribili dati delle vendite dei magazine su IPAD

11 gennaio 2011media

Interessante report di WWD.com  sulle vendite in IPAD delle versioni digitali dei piu importanti magazine americani. Per comodità le ho riassunte in questa tabella :

giugnoluglioagostosettembreottobrenovembre
Wired100.00031.00030.00030.00022.00023.000
Gq13.00011.00011.000
Glamour4.3003.4402.770
Vanity fair10.00010.50010.0008.700
Men’s health2.800ndnd2.0002.000nd

Come si puo vedere a partire dall’enorme successo di Wired che vendette oltre 100.000 pezzi nel mese di lancio,  poi mese su mese tutti i magazine hanno subito in costante calo. C’è da considerare che nel frattempo che le vendite calavano, il numero di IPAD in circolazione aumentava a dismisura, superando (se non vado errato) i 10 mln di pezzi. Quindi il calo è ancora più micidiale di quello che sembra.

Molti giornali (anche qui in italia) si erano lanciati in affermazioni frettolose affermando che l’IPAD avrebbe rivoluzionato l’editoria e  che l’avrebbe salvata. Questi primi sei mesi sembrano dimostrare il contrario:   Wired vendendo 20.000 pezzi al mese mantiene una quota ancora decente rispetto alla versione cartacea (la carta vende 130.000 copie), ma gli altri hanno numeri davvero ridicoli, che portano fatturati mensili che a malapena ripagano il lavoro per fare l’app e distribuirla.

Quali possono essere la cause? Alcune idee

  • Le APP dei magazine potranno essere affascinanti da vedere ma alla fine sono peggio dei siti web. Il web ha permesso l’interazione, il commento, il link,  mentre molte di queste app fanno sfogliare il giornale comne fossimo nel 1950.
  • L’effetto novità è micidiale e va sempre soppesato. Tutti (addetti del settore di tutto il mondo, appassionati, rivenditori,) quando esce una cosa nuova -come la versione di WIred su Ipad- la comprano per provare, ma poi che la comprino tutti i mesi è un’altra questione, come si è visto.
  • Ma in definitiva l’errore piu grande è  l’idea che un device, semplicemente perchè nuovo, possa risolvere radicalmente i problemi di una industria editoriale in crisi per mille ragioni. Questa idea  faceva ridere (perlomeno me) sin dall’inzio.  Se le vendite delle riviste crollano non è certo per colpa dell’edicola o della mancanza di un device, ma perche è il prodotto non piace piu a prescindere, forse perchè la quantità di contenuti in rete è ormai enorme rispetto a prima. Pensare quindi di risolvere un problema di questa natura semplicemente con un nuovo oggetto/canale distributivo  è davvero stupido.

Concludendo: se questi sono i numeri USA, dove riviste di quel calibro vendono 2000 pezzi al mese, non oso immaginare quali possa essere i numeri in Italia. Questo mi spinge ancora di piu a pensare che forse prima è meglio fare una bella ed unica versione mobile che vale su ogni device, e poi forse fare l’app. E se si fa l’app a pagamento lo deve essere anche la versione mobile, altrimenti è ovvio che il gioco non funziona.

Tabella acquisizioni società web italiane – Ultimi 5 anni

28 novembre 2010media

La notizia che Aruba (che credo abbia piu di 15 mln cash) vuol comprare Dada ha stupito un pò tutti, ed è di buon auspicio per mercato. Speriamo che il 2011 sia un anno con piu “movimento”, rispetto al passato biennio decisamente comatoso.

Ripubblico quindi, con gli aggiormenti degli ultimi anni,  la tabella con le acquisizioni di aziende web italiane (anche su sollecitazione di alcuni lettori).  Sicuramente mancano molte operazioni, così come mancano molti dati. Molte caselle le potrei riempire con delle mie stime ma non mi pare corretto nei cofnronti degli aquirenti, e lascio quindi ai commenti le eventuali valutazioni. Se siete a conoscenza di altre operazioni  (cose sopra i 100/200k come minimo)  segnalate pure!

Aquisizioni in Italia – Settore web ultimi 5 anni

I valori sono sempre delle stime

PeriodoTargetAcquirenteValutaz 100%Fatturato TargetEBITDA targetMultiplU.unici niels. epoca acquisizioneQuota transata
mar-10Bow.it e Ovo.itTerashop2,2 mlnndndndnd100%
mar-10NewstreetEdizioni masterndndndnd200k100%
mar-10PromoDigitalWikio3 mln (pagata con carta?)ndndndndnd
Nanopublishing (network blog)GoAdv200kndndndndnd
BlogbabelLiquida/banzai10-50kndndndnd100%
feb-10BlogosfereGoADV1 – 2mlnndndnd1,5 mln100%
ott-09Borse.itBrownEditore300k400kndnd200k100%
sett-09GiocodigitaleBwin110 mln (metà carta e metà cash)ndndndnd100%
feb-09Nexta mediaItedi (Fiat)1 – 2 mln1 mlnndnd800k> 51%
gen-09Giallo ZafferanoGruppSMG/ Banzai~ 500k200kndnd450k60%
gen-09Turisti per casoEdizioni master>  1mlnndndnd600k100%
ott-08Punto informaticoEdizioni master2 mlnndndnd600k100%
mag-08Telefonino.netEdizioni master1,5 mlnndndnd800k100%
apr-08WintricksEdizioni master~ 200kndndndnd100%
mar-08i-domeEdizioni master~ 200kndndndnd100%
mar-08FilmtvGruppSMG/ Banzaindndndnd300k70%
mar-08Zingarate.comGruppSMG/ Banzaind400k200knd200k65%
mar-08CookAroundGruppSMG/ Banzai500kndndnd800k60%
feb-08Blogo (2 step)Dada~3,5 mln900k200kx 172 mln40% (+30% di prima)
dic-07castlerock.itMultiplayerndndndnd250k100%
dic-07SoldionlineBanzai> 1mlnndndnd300k60%
nov-07Bloo.itGruppSMG/ Banzai500kndndnd450k60%
ott-07MymoviesIBS2 mln400k100k20 volte ebitda1,5 mln60%
ott-07ExciteGoADV (Ascani)2,7 mlnndnd9 volte ebitda1,2 mln100%
lug-07AltervistaGruppSMG/ Banzaindndndnd4 mln51%
giu-07BlogosfereSole242,4 mln50k050 volte fatturato1 mln30%
mar-07ADvanceNetBooster1,8 mln + ern outndnd7 volte ebitda1 mln100%
mar-07Automobili.comRCS2 mlnndndnd1 mln100%
feb-07BlogoDada2,4 mln400k5045 volte ebitda1,8 mln30% con opzione per 100%
nov-06Oroscopi.comConde nastndndndnd400k100%
dic-06Casa.itMurdoch9 mlnndndnd700k90%
ott-06SplinderDada5 mln100k050 volte fatturato1,2mln100%
lug-06BowDmail Group2,1 mlnndnd7 volte ebitdand51% con opzione per 100%
set-06EpriceAiniond> 10 mlnndndnd> 51%
giu-06SemsFullsix900kndnd8 volte ebitdand70%
gen-06Studenti.itAinio2,5 mln2 mln290k8 volte ebitda1,2 mln70%

Nuovi quotidiani digitali: un raffronto con i dati dei mercati

27 ottobre 2010media

Sono usciti molti articoli in queste ultime settimane sulle varie nuove  iniziative editoriali che cercano di portare in Italia il modello “HuffingtonPost”  o “DailyBeast”, ovvero quotidiani esclusivamente digitali di nuova generazione.

Repubblica qualche giorno fa pubblicato un lungo articolo su queste nuove iniziative citando positivamente anche Lettera43  (e non citando ilPost, massacrato settimane prima, poi si è capito il perchè).

C’è però  un tema cruciale che  in tutti questi articoli tende a non essere considerato, ed ovvero la comparazione dei dati in base alle utenze dei differenti paesi, e poi le cifre spese per lo start-up. Senza questi dati i paragoni sono del tutto impropri e talvolta fuorvianti.

Facciamo un esempio: il DailyBeast citato da Repubblica come un caso di successo sta  tra i 2 ed i 5 milioni di utenti unici mese (nielsen e fonte editore).  IlPost -citato come caso di insuccesso-  sta tra  i  200-400k utenti unici (nielsen – stima analitycs).

Ma negli USA (senza considerare altri lettori di lingua inglese) abbiamo 200 milioni di utenti internet al mese. Mentre in Italia sono  22-24 milioni, usando in entrambe i casi i dati nielsen.

Allora scopriamo che  il DailyBeast ha una audience dell’1%-2% , mentre ilPost ha una audience ………..dell’%1-2%. Ops. L’altro dato cruciale è quanto si è speso per lo start-up: il Dailybeast è costato 20 milioni di dollari,  mentre ilPost è costato 200k euro. Riguardo ai tempi il Beast esiste da due anni ilPost da 6 mesi.Ops

Questo semplice conteggio, oltre a dimostrare la solita insipienza di Rep, ci ricorda  che siamo un mercato tremendamente sfigato, perche si riescono a fare cose con molti meno soldi degli USA, in molto meno tempo ma non c’è il minimo riconoscimento per questo. Un autentico buco nell’acqua da 20mln se è targato USA rimarrà sempre una figata mentre in ITALIA chi riesce ad ottenere la stessa audience  è uno sfigato.

Il motivo non è da ricercare ovviamente solo nel cronico provincialismo  che attanaglia questo paese, ma che anche in  un reale motivo economico. Un mercato da 200 mln di persone permette comunque ad una azienda che ha il 2% di audience di ambire a 10-15 mln di fatturato, essendo una piccola azienda ma cmq una vera azienda, magari con 200 persone che ci lavorano. Il 2% di audience in italia ti riduce ad essere una azienda da 15 persone, come un qualsiasi negozio di tappeti di media stazza. La barriera della lingua in europa tende a creare quindi tanti piccoli nani editoriali, e su questo c’è poco da fare.

Tornando alle iniziative editoriali, c’è da segnalare che il vero caso di successo è l’Huffington, che è davvero esploso e che ha tutt’altri numeri rispetto al DailyBeast, con 13-15 mln di utenti unici, ormai vicino al NYT. Ecco un raffronto anche con Libero.it per avere un paragone.

Se si pesano i dati sui rispettivi mercati qui si vede che  REP e COR  hanno una audience del 25%  (6 mln unici su 23) mentre  HUFFPO e NYT sono intorno al 7-10%. Quindi i nostri giornali tradizionali hanno un peso quasi triplo in termini di audience rispetto ai nuovi e vecchi giornali USA. Segno della qualità eccelsa dei loro pezzi, o segno di una mancanza di concorrenza?

E’ chiaramente un mercato diverso, ma l’ascesa dell’HUFFPO, ed i dati di consumo delle news con vaste sovrapposizoni tra più mezzi  ci spingono a pensare che anche in Italia possano nascere nuovi quodidiani interamente digitali, anche se difficilmente saranno aziende grandi e strutturate come nel mercato Usa.

Vitemedia, per ridere del nostro mondo

17 ottobre 2010media

Segnalo il nuovo blog di fumetti ViteMedia promosso da ShockDom (che per chi non lo sapesse è una ulteriore attività di Lucio Staiano) che ironizza il settore media e Web.

Questa mi fa sbellicare, io mi ci sono trovato molto spesso……....sopratutto per la scadenza  “l’altroieri”  :)

www.vitemedia.it

TechCrunch venduto ad AOL

29 settembre 2010media

Alla fine TC ha venduto…..ad AOL.

I Rumors parlano di 25 mln di dollari, per un sito che sempre i rumors dicono avesse 10mln di revenues.

Speriamo che non lo distruggano!

Repubblica tira m…. contro ilPost di Sofri

12 settembre 2010media

Il duo Zambardino-Russo ha deciso dalle colonne di repubblica di fare le pulci a “ilpost” il nuovo quotidiano di Sofri, con ben 3 articoli. Lo stile è quello solito di Repubblica: immancabilmente impreciso, a tratti allusivo, insomma poco onesto.

Fare un pezzo che ricostruisce i conti di una start-up è utile ma è decisamente poco stiloso se la start-up è un tuo concorrente e tu fai le pulci dalle colonne di un quotidiano concorrente.  Allora non fai giornalismo, ma vuoi solo sputtanare un concorrente (per quanto piccolo). Se poi la start-up è partita da tre (3) mesi, è chiaro l’accanimento.

In tutti i casi, se hai deciso di farlo -perchè non hai minimanente a cuore il pluralismo dell’informazione e non vuoi dare  il sostegno alle nuove iniziative-……..perlomeno fallo  con cognizione di causa.

Per fare i conti si è preso un dato di audiweb giornaliero del mese di luglio e lo si è spalmato per un anno. Qui è chiara l’ignoranza:

  • il mese di luglio è chiaramente uno dei mesi con meno traffico dell’anno, è DEMENZIALE (o disonesto…a scelta) spalmare il dato per 12
  • Non si considera nessun trend di crescita del traffico nell’anno, eppure se  in 4 mesi è passato da zero a 30.000 visite un trend ce l’ha…
  • i dati di audiweb su siti cosi piccoli oscillano anche del 50% da un mese all’altro,  va fatta la media di almeno 3-6 mesi. I dati sono inattendibili specialmente sulle pagine viste.

Commercialmente:

  • E’ ovvio che un sito appena partito necessita di almeno 12 mesi di posizionamento commerciale da parte della concessionaria, quindi non ha senso prendere i ricavi del 4 mese di vita e spalmarli per 12. La vendita inizia per davvero dal 6 mese e i soldi cominciano ad arrivare dal secondo anno
  • Non si considera il fatto che i formati aumenteranno o possono aumentare. Secondo il rozzo ragionamento del giornalista allora basterebbe triplicare i formati per triplicare il fatturato.
  • Non si considerano i progetti speciali, le eventuali DEM, speciali
  • Nei conti non si considerano neanche i costi della concessionaria

Fatti i conti rozzamente poi si dice  che l’iniziativa è fallita, senza neanche ricordare che è OVVIO che una iniziatva del genere ha un break even al terzo anno e che se il primo anno fa 200k euro di raccolta oltre ad essere un successo è perfettamente allienata ad arrivare poco sotto al  milione al terzo anno per il break even.

Non si capisce perchè dopo 4 mesi di vita ci si deve accanire contro una start-up, arrivando a dire alla fine delle argomentazioni  che “la strada è molto in salita“.

Eh, sti cazzi!  è piuttosto noto che una start-up ha la strada in salita, non serviva che un giornalista col posto fisso e la pancia piena ce lo ricordasse.

App vs Browser. Uno scontro con finale non scontato!

1 settembre 2010media

“The Web Is Dead. Long Live the Internet”

Quante volte abbiamo visto titoli così demenziali? Peccato che questa volta sia proprio Wired a pubblicarlo, anche se possiamo in parte capirli dato che devono vendere le copie e devono far parlare di sè. L’articolo è un concentrato di argomentazioni  false e spunti molto interessanti. Provo a smaltire rapidamente le cose demenziali per passare all’analisi della cosa che mi interessa.

L’articolo in buona sostanza sostiene che il web sta finendo perchè ormai l’utenza utilizza sempre nuovi protocolli (applicazioni, video, peer to peer) che non sono “piu web classico”  ma sono la nuova internet, ovviamente non più free (gratis) o free intesa come open e collaborativa. L’articolo comincia con un grafico  -che sembra davvero uscito da quegli articoli approssimati di tecnologia  di Panorama o  Espresso- nel quale vengono esposti in %  il consumo di banda negli anni dei vari protocolli.  Ci sono mille motivi di contestarlo alla radice, a partire dal fatto che è normale che un video pesi 100 volte piu di una pagina, al fatto che il video viene comunque fruito dentro una pagina web, al fatto che il peer to peer lo lascio acceso per giorni e giorni e scarico gigabyte di roba (e peraltro è totalmente free e pirata).

Ma è ancora piu OVVIO che queste nuove forme di traffico crescano adesso, perche semplicemenete….prima….non esistevano. I video sono inizati ad essere fruibbili con gli FLV di YT dal 2005, quindi è ovvio che prima in % contavano zero ed oggi contano molto.  E si potrebbe continuare, ma mi stoppo qua, anche per rispetto a Wired, che tutto sommato…. è sempre Wired.

APP conto BROWSER

L’argomento interessante che scaturisce dall’articolo (anche se ad onor del vero è un tema già uscito in varie sedi) è il possibile conflitto tra APP e Browser, due modi molto diversi di fruire le informazioni in rete. A prima vista può sembrare un  non-conflitto, perchè  tutto sommato le APP sono fruite  da mobile mentre il browser è web e quindi sono due mondi separati. Il ragionamento è sbagliato per due motivi: primo il mobile ormai è navigazione web a tutti gli effetti ed è in grandissima crescita, il secondo perchè  con i nuovi device come IPAD scomprare la divisione netta (già mezza scomparsa con iphone) tra mobile e non mobile.

Prendiamo Ipad che è un esempio lampante :  se io voglio leggere un quotidiano oggi ho due alternative. O navigo da browser navigando sul normale sito oppure mi scarico l’app (normalmente e sempre piu a pagamento od abbonamento). Ma potremmo fare l’esempio di Facebook da web o da APP, oppure Twitter, oppure skytg24…etc.

Ecco che quindi nasce il conflitto tra due mondi completamente diversi, e l’utenza dovrà scegliere quale dei due è il vincitore. Nel confronto ecco i principali pro e contro :

WEB : essendo navigabile da browser è raggiungibile  da tutti i device e con diversi software,  basato su rete aperta, basato su linguaggi standard e comuni a tutti,  normalmente free e pagato dalla pubblicità.  Ci sono anche i seguenti contro…… confusionario, non organizzato, incontrollabile, business difficile da realizzare

APP: I contro sono: L’applicazione è  scritta solo per un device, solo di un produtore hardware, con un linguaggio proprietario e su framework proprietario, normalmente a pagamento, e con un controllo della apple sui contenuti che devono rispondere a guidelines.   Ma ci sono molti PRO per l’utenza e le aziende:  facilità di utilizzo,  aggiornamento automatico, organizzazione,  “piattaforma” di vendita pronta per gli editori  senza doversi affidare all’adv.

L’articolo di Wired sostiene entusiaticamente che la vittoria sarà delle APP, perchè piu semplici da usare per gli utenti. Il web è troppo caotico e complesso, mentre le APP sono facili da usare, da istallare, da aggiornare. E poi hanno quelle icone cosi sexy….

L’assunto se fosse vero cambierebbe tutto: se gli utenti gradualmente mollassero le applicazioni web per usare intensivamente APP su device come IPAD e IPHONE, si abituerebbero gradualmente  -continua wired- a pagare per le APP, cambiando radicalmente il mondo del web (e questa odiosa anomalia del “tutto gratis!”). Se il web fosse “organizzato” e fosse “a pagamento” sarebbe solo un’altro canale distributivo a fianco della TV via cavo o via satellite.

Sembra trattarsi a tutti gli effetti di una svolta epocale, che se vinta dalle APP ci porterà alla fine del web come lo abbiamo conosciuto (ed amato). E molti di noi non avranno piu lavoro. Ma il finale non è per nulla scontato: ecco alcuni elementi che a mio avviso danno un grosso vantaggio al vecchio caro WEB.

1) Interazione. Gli utenti ormai sono abituati ad interagire sempre di piu con i siti.  Ci sono voluti 15 anni per arrivare a definire standard, linguaggi e sistemi per avere una interazione massiva da parte degli utenti. Nelle APP  (penso ai giornali) una interazione semplice diretta e pervasiva è molto piu difficile da implementare. Le APP (parlando dei media in particolare) sono quasi sempre statiche come delle riviste in PDF un pò più fichette. Gli utenti vogliono partecipare, e questo oggi lo da solo il web. Anche tecnicamente è piu facile fare una rivista con wordpress che ha già l’interazione mediante linguaggi semplici (ajax, html, js) rispetto che a sviluppare la stessa cosa in objective-C.

2) OPEN. Html, css, cms, tcp/ip : chiunque in 5 minuti può fare un sito e raggiungiere tutti, e tutti possono raggiungere lui. 6 miliardi di editori e 6 miliardi di lettori.  L’APP ha una doppia barriera : linguaggio chiuso e controllo a priori della casa madre che deve approvare l’APP. L’offerta del web sarà sempre quindi immensamente piu grande.

3) DIFFUSIONE. Nessun device o casa madre avrà il 100% di diffusione. Esisteranno sempre diversi device e diverse case madri, cosa che comporterà un frazionamento del mercato in vari operatori. Questo comporterà (già oggi è così) che gli editori devono fare e rifare numerose APP in diverse piattaforme con moltiplicazione dei costi. E molto spesso un device che ha una disffusione bassa non renderà (specie per i player nazionali europei) a sufficienza da ripagare gli investimenti. Il web al contrario ha una diffusione del 100% e   fatto un sito il lavoro è finito.

4) GRATUITA. Attenzione all’effetto novità. Se mi regalano l’IPAD compro sicuramente una decina di APP per provare, cosi come se compro un computer ci devo mettere un pò di software per farlo girare. Ma a regime quando si tratterà di pagare 4 euro alla settimana per l’APP oppure aprire il browser e leggere gratis le notizie schivando dei banner….cosa sceglierà la maggioranza della gente ?

Alla fine la storia è sempre la stessa, ci si illude che un device possa risolvere la questione. Invece a mio avviso la questione è semplice: i pochi editori che hanno contenuti di nicchia e di qualità li potranno distribuire a pagamento, con o senza APP (forse con le app un pò meglio) . Tutti gli altri si devono  e  si dovranno arrangiare con il caro vecchio web.

Aiuto! Siamo in troppi.

22 giugno 2010media

Stamattina  lancio del sito IlfattoQuotidiano (Travaglio & Gomez).

Ecco come appariva dopo poche ore. Sicuramente il Fatto fa molto traffico (secondo me anche 100-200k visite day), ma il problema a monte è che il sito è fatto con WordPress. Non è pensabile fare un quotidiano da 200k visite day con software pensato per gestire un blog. Va bene che è gratis e va bene che “fa figo”, ma  insomma, ha i suoi limiti.

Quelli del Fatto, hanno avuto pure il tempo di fare una bellissima jpg con tanto di ombrina per rendere carina la pagina di errore. Forse andrebbe messa la stessa cura nella scelta del CMS e nella scelta del team sistemistico. Anche perchè la pagina di errore restituisce un 200, quindi Google la indicizza pure.

Aiutooooo! Siamo troppi.

No, vi serve solo un pò di strategia! ;)

Il Sole24ore passa al pay?

16 giugno 2010media

Via Pandemia

Il sole24ore  dopo la visualizzazione di 20 articoli fa apparire la schermata:

In realtà non è un vero passaggio al PAY perchè l’iscrizione base rimane gratuita. Probabilmente l’idea è di creare una base utenti profilata ed iscritta su cui poi fare azione per trasferirla sulla parte premium.

Effetti della scelta:   + iscritti,  ma  – pagine viste

Spero che si siano fatti i conti per bene, perche quello che guadagni da una parte (abbonamenti) lo perdi dall’altra (pagine viste) e non è scontato che la differenza abbia un risultato positivo.

Secondo me rimane  un giusto tentativo, da parte del Sole, perche è un prodotto editoriale che fa parte di quella cerchia di mezzi di informazione (direi molto ristretta)  di qualità che “ha senso” pagare o leggere mediante iscrizione. Non credo sia la stessa cosa per Repubblica o Corriere.

Ovviamente se vuoi leggere per sempre il Sole24ore basta cancellare i cookie, ormai anche mia figlia di 6 anni lo sa fare. ;)

Repubblica a pagamento con H3g, fine della neutralità della rete!

8 giugno 2010media

Oggi ero in treno per Vicenza, e mi sono collegato con il mio iphone a Repubblica.it. Ecco la schermata che mi è apparsa:

Ho provato e riprovato ma non c’è verso. H3g alla richiesta del sito www.repubblica.it  mi ridirige ad un suo sito dove mi avverte che se navigo su www.repubblica.it pagherò  0,09 euro a pagina vista!!! Cosi se con la chiavetta di 3 dal mio portatile mi collego vedo repubblica.it senza problemi, se con lo stesso operatore mi collego via browser dall0 smartphone mi rimandano nelle loro pagine con le tariffe assurde.

La cosa è a mio avviso  molto grave:

- Io compro uno smartphone e pago una flat al mio ISP per navigare con il browser sui siti internet a mio piacimento. Se tu ISP mi impedisci  di navigare su alcuni siti stai violando il principio della neutralità della rete e non sei piu neanche un ISP. Io ti mollo appena posso. Leggi tutto l’articolo

Huffington Post all’utile, Apple supera Microsoft, Google May Day e local-war

31 maggio 2010media

Alcuni link della settimana :

Huffington Post arriva all’utile a fine 2010.  Esiste dal 2005, ci sono quindi voluti quasi 6 anni per arrivare al pareggio. Sarebbe stata possibile una cosa del genere in Italia? Con il mercato dei capitali che ci troviamo non credo proprio. Intanto a marzo arriva a 13 milioni di utenti unici fonte Nielsen, e assume  9 nuovi venditori (un pò tardino direi)

Apple ha passato Microsoft nella capitalizzazione di borsa. Forse siamo ancora in tempo a comprare azioni Apple, noi scettici.

Google conferma un importante cambio al suo algoritmo che colpisce i siti  che hanno molto traffico da Long Tail. Tanta gente piange in USA, ma in Italia è già arrivata? Non ho sentito di grosse variazioni.

Scoppia la Guerra della Local in Usa. AOL investe 50 milioni in Patch.com, e Yahoo prepara una grande entrata nel settore.  Questa local inizia a interessare a molti….

Tutte le segnalazioni interessanti

Goadv acquista blogosfere e…. si delista dalla borsa!

26 maggio 2010media

Una notizia vecchia ed una freschissima.

La vecchia è quella della vendita di blogosfere a Goadv (febbraio). Sul deal non c’è certezza di valore ma pare essere di qualche milione di euro, probabilmente tra i 2-3. La valutazione è quindi la stessa della entrata del sole24ore nel 2007.

A naso provo ad indovinare i dati: circa 150k utenti day, che sviluppano 10mln di pagine viste mese. Non vedo della gran pubblicità sopra, non voglio dare la mia stima ma ciascuno può farsi i conti. Pagati gli editor rimane un certo margine ma evidentemente non così grosso per interessare sole24ore che non avrà esercitato l’opzione. Ed è arrivato Ascani a comprare. Valutazione probabilmente alta tra i 10-25 volte il margine, ma tutto sommato sensata per un soggetto liquido come Goadv (11 mln da bond raccolti) se si pensa che il network sviluppa circa 1,5 mln utenti unici nielsen.

Quindi ottima operazione di Ascani che si è portato a casa un bell’asset che può essere valorizzato molto.

La nuova notizia è sorprendente:  i soci di GoAdv, ovvero il fondo “Truffle” (eh si, si chiama davvero così), Ascani e gli altri  offono 8 euro (premio superiore 20% su prezzo di borsa) per comprare le azioni e DELISTARE (togliere dalla borsa) l’azienda.

Motivo? Il mercato francese non è interessato a Goadv, e non c’è sufficiente interesse per le start-up internet in generale,  quindi non ha senso continuare con la borsa.

Una interpretazione potrebbe essere che la società va molto bene, e gli investitori non lo capiscono, e quindi meglio mettere mano al portafoglio e comprarsi tutto. E’ un affare: 40 mln di fatturato sono in effetti un bel numero, e in borsa l’azienda capitalizza 50 mln.

Però non si riesce a capire il margine: il comunicato sui risultati del 2009 è quanto mai curioso per una azienda quotata.  Non so come sia possibile: solo dati di fatturato e nessun dato su utili  e margini. Ho girato in lungo ed in largo il sito e non vi è traccia del dato e siamo ormai a giugno. L’ultimo dato sui margini è di un anno fa ed erano in negativo.  La seconda interpretazione dell’accaduto -quella maliziosa-  è abbastanza ovvia.

Nota: dopo il post lL’ufficio stampa di GoAdv mi ha girato il comunicato con i dati di bilancio  ed i dati sono

  • 2009 revenues of €42.2M
  • EBIT of €2.1M
  • Net Income of €1.3m  )

Nel comunicato si parla di di un ingente flusso di cassa che unita alla raccolta dei bond da una liquidità di 28 milioni (sti cazz) pronta per essere investita. Nei numeri manca l’ebitda ma forse sono io che sono un pò rinco.

Edizioni Master compra Newstreet

24 maggio 2010media

Sul sito di motori Newstreet.it c’è la barra del network di Edizioni master. Una fonte che conosce la materia mi conferma che il sito è stato acquisito di recente. Stranamente la cosa non è stata comunicata e nella sezione press di Master non c’è traccia di Newstreet. La fonte mi ha detto che l’accordo è fatto ma “ci sono particolari da chiudere”.

In tutti i casi ancora complimenti a Master che fa acquisizioni in questi tempi bui e tristi. Un anonimo commento qua segnalava però cassa integrazione su molte società del gruppo.  Sarà vero?

Link della settimana: Google flat, Facebook adv, Foursquare trema, Guerra Zynga-FB

12 maggio 2010media

1. Intervista al fondatore di Demand Media: il fast food content paga:  Jimmy Wales: Demand Media’s Low Quality Content Is Cheap And It Works

2. Google è flat da molti mesi nella quota search USA, problema non banale se vuole mantenere l’attuale tasso di crescita: CHART OF THE DAY: Big Bad News For Google: Search Share Gains Have Flatlined

3. Facebook è risultato il primo rivenditore di ADV in termini numerici (ma sul prezzo poi è un’altra questione): Facebook Sells More Display Ads Than Any Other Web Publisher

4. La guerra Facebook-Zynga. Facebook sempre meno “aperto” specialmente con i grossi: Facebook Has Zynga By The Short Hairs — But It Needs To Be Careful

6. Facebook sta per lanciare il suo sistema di Check-in, potrebbe distruggere Foursquare, oppure no…: Facebook ‘Check-Ins’ Coming As Early As This MonthSilicon Alley Insider

Altri link della settimana

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