I guai di Murdoch e le news a pagamento
Interessante articolo sul Financial Times, relativamente al crollo dei profitti della News Corp di Murdoch.
- News Corp chiude il trimestre con una perdita di 200mln di dollari contro un utile di 1,1 mld dello stesso periodo di anno precedente.
- Il grosso della perdita deriva dal settore internet. Myspace ha tagliato oltre 700 posti di lavoro.
- Murdoch sostiene che tutti i contenuti giornalistici di News Corp dovranno essere messi a pagamento. I contenuti gratis non stanno in piedi e darli gratis svaluta il lavoro dei giornalisti.
Mio commento: Che Myspace fosse stato pagato troppo e che i socialnetwork siano difficili da monetizzare…posso dire di averlo detto in termpi non sospetti. La cosa interessante è questo refrain che sentiamo anche in Italia sui contenuti Pay. Da una parte io credo che sia VERO quello che dice Murdoch : a mio avviso il connubio tra il padrone di internet (Google) che dirige il traffico, il mondo del nanopublishng e micro-blogging (e simili) che produce semi-monnezza-informativa, e la crisi economica che toglie fiato agli editori che hanno redazioni vere produce una crisi della qualità delle notizie in rete che FA SPAVENTO. Il tutto condito in un mondo dove i giornali e i settimanali di carta chiudono tutti i giorni.
D’altra parte la ricetta di Murdoch, come dei DeBenedetti nostrani…..mi fa sorridere. Solo pochissime testate al mondo potranno vivere di abbonamento: la qualità dovrà essere altissima per giustificare e convincere la gente a pagare, e solo siti e riviste di nicchia, non facilmente replicabili, potranno farcela. Pensare di mettere a pagamento l’informazione di massa (quotidiani e siti per tutti) è demenziale: si lascerebbe spazio alla concorrenza che avrebbe campo libero e si andrebbe verso l’autodistruzione.
Il punto è un’altro: come portare piu ADV dalla Tv alla rete? Come convincere gli advertiser a non mettere i loro soldi in siti e circuiti di basso valore qualitativo? Come alzare i costi a contatto e garantire performance per i clienti?
E sopratutto: come produrre cose di qualità senza avere redazioni faraoniche, uffici in tutto il mondo e gente strapagata? Perchè se tu hai 2000 persone ed uffici in tutto il mondo, e gente pagata 500k annue….. per fare un sito, è ovvio che alla fine la cosa non regge.





agosto 9th, 2009 at 8:28 pm
Murdoch è un editore e purtroppo si è talmente fuori dal mondo e da una logica normale che si pensa che il mestiere dell’editore sia quello di pensare a come fare soldi.
Murdoch ha sbagliato a comprare myspace perchè non è il business che sa fare.
Lui non ha detto che con i soldi ricavati dalla vendita degli abbonamenti colmerà le perdite. Ha detto una cosa che viene prima che è: bisogna fare dei buoni contenuti. Per farli è necessario investire, non in tecnici o programmatori, ma in personale giornalistico. Il problema serio è però rappresentato da una casta, quella giornalistica, che con certi editori non scenderà mai a patti e che non rinuncerà mai alle proprie prebende. Per dirla con chi di internet parla bene: l’ODG vive un digital divide pauroso. La forza degli editori deve essere quella di tenere testa a questa casta, certi e forti che certe rivendicazioni siano giuste.
Elevata la qualità (chi l’ha detto che deve essere sganciata dalla quantità? – un giornalista può lavorare anche su 3-4 articoli al giorno) anzichè fare il pastone singolo di un’agenzia di stampa), si riuscirà a sganciarsi da quella monnezza che è il nanopublishing che altro non è che un’invenzione dei nuovi editori per non avere rottura dagli ordini.
E sganciatisi dalla monnezza si riuscirà a colmare quel digital divide che investe anche certi investitori, abbattendo il luogo comune che quel che c’è scritto su internet è una cazzata.
Credo infine che chi opera su internet debba armarsi di un requisito sconosciuto alla rete: la pazienza. Non è necessario monetizzare subito un’idea o un investimento. Piuttosto che una pubblicità di google in più oggi ( che tutti vorrebbero pagasse di più, ma non è questo rendersi schiavi di google?
agosto 31st, 2009 at 4:17 pm
Mah no, guarda meglio! Avrai letto e riportato una dichiarazione del 1999; del 2001, al massimo. Ti pare che nel 2009 si parli ancora di news a pagamento?!?
marzo 18th, 2010 at 2:06 pm
citazione di oggi (tanto per ribadire il concetto che se qualcuno spera ch il pagamento delle news sia un modello di business vincente, temo si sbagli di grosso…)
Usa, no alle news online a pagamento
martedì 16 marzo 2010
I lettori non vogliono pagare le notizie online. È questo il principale risultato di un sondaggio del “Project for Excellence in Journalism” che ha coinvolto oltre 2mila americani dal 28 dicembre 2009 al 19 gennaio 2010. L’indagine si è soffermata sulle abitudini di quel 60% della popolazione che sostiene di sfogliare almeno una volta al giorno le notizie sul Web. In media ognuno di questi dedica tre minuti e quattro secondi per visita a un sito di informazione. Il 35% degli habituè dichiara di avere un sito Web preferito per le notizie online e di visitarlo su base quotidiana, ma anche tra questi solo il 19% sarebbe disponibile a pagare le informazioni e il dato rilevato comprende anche quelli che già le acquistano in Rete. La fidelizzazione è bassissima. L’82% di quanti hanno un sito preferito sostengono infatti che, qualora fosse introdotto l’accesso a pagamento, andrebbero ad informarsi altrove. Se proprio costretti, comunque, gli utenti preferirebbero l’ipotesi di un abbonamento forfetario piuttosto che in base al numero di articoli consultati. Una maggiore disponibilità al pagamento si registra, invece, su nuovi dispositivi, inclusi gli smart phones.
(da http://www.adginforma.it/Editoria/)