HuffPo in Italia
Si sa che l’Huffington Post arriverà nel 2012 in Italia. In Francia hanno scelto di allearsi con LeMonde con una partership societaria, e pare che la stessa cosa sarà fatta in Italia. Dovrebbe essere GruppoEspresso/Repubblica il partner.
Il senso della partnership credo sia sopratutto pubblicitario: concessionarie indipendenti non ce ne sono più, vendersi da soli non è fattibile, quindi meglio allearsi. Per il partner nazionale il senso è: meglio averlo come amico e guadagnarci qualcosa rispetto che averlo come concorrente.
Commenti: in primis tutti danno per scontato che il successo negli USA di questo prodotto sia replicabile in tutti i paesi, mentre non è per nulla scontato. Non si tratta di piattaforme facilmente esportabili, ma di un prodotto editoriale, peraltro legato ad un direttore molto visibile e famoso tant’è che il gironale porta il suo nome.
A mio modestissimo avviso se pensiamo ad una alleanza HuffPo e Repubblica venduto da Manzoni può essere un buon affare all’inizio (avere questa novità) ma poi può essere un gioco pericoloso. Se l’HuffPo va bene in termini di traffico può togliere audicence a repubblica, e inevitabilmente anche fette di crescita sull’adv. In generale la forza vendita potrebbe trovarsi con un prodotto che tira più di un’altro ed essere comunque defocalizzata. Se va male sarà comunque un boomerang commerciale e di immagine, e comunque la concessionaria dovrà farci girare dei soldi (ci saranno degli obbiettivi) sempre a scapito di Repubblica.
Vero è che con questa strategia in tutti i casi riescono a “neutralizzare” un competitor che se sbarcasse da solo ed avesse successo potrebbe fare ancora più male. Insomma si gioca in difesa.
Di sicuro la strategia di avere piu mezzi e di lavorare a network è quella corretta per un grande gruppo che vuole investire in internet.





dicembre 22nd, 2011 at 10:13 am
Di certo alla loro porta ci sarà la fila di blogger in cerca di gloria – “la vanità, il mio peccato preferito” disse qualcuno.
Sul successo del modello… boh. Mi pare che di siti di commento più o meno commonsense ne abbiamo già tanti, con o senza firme prestigiose, più senza che con gente che parla con cognizione di causa, con in più i vecchi generalisti che hanno già in ottima parte sostituito alla tradizionale prassi giornalistica un modus operandi analogo.
Oltretutto andrebbe valutato il reale peso del brand al di fuori della bolla dei soliti noti del web italiano
PS quand’è che ci dai una tua lettura del boom di the verge?
dicembre 22nd, 2011 at 12:12 pm
TheVerge: molto molto bello, molte innovazioni di layout….anche se non sempre le cose belle hanno successo. mi sembra stia sui 300k day che è tanto per noi ma non tantissimo per il mercato usa. Non ho letture da dare….
dicembre 22nd, 2011 at 12:14 pm
Certo che partire con 300k/day….
dicembre 22nd, 2011 at 2:35 pm
Sono d’accordo in pieno con il post. Io invece di TheVerge vorrei sapere cosa pensi dell’italiano Fanpage.
dicembre 22nd, 2011 at 3:29 pm
@Alessio: il grafico va da zero a 300k credo che abbiano preso il traffico di qualche altro sito redirigendolo o inglobandolo, non è possibile dalla mattina alla sera, troppo verticale.
Dario: su FP i più bravi ad utilizzare facebook come strumento per portare traffico ai siti. Riescono ad avere anche 100-200k persone al giorno, (certo dipende con quali contenuti). Come prodotto non capisco cosa vuole essere, e questo per la pubblicità non è il massimo.
dicembre 22nd, 2011 at 4:32 pm
Bah bah bah. La nomea che si è fatta Arianna con i blogger non è il massimo. Qui in Italia, a parte qualche esibizionista, non credo avrà un grosso seguito. C’è anche da dire che la partecipazione on line è molto bassa ed il giornalismo partecipativo lo è ancora meno. Il Fatto Quotidiano ha rastrellato molti blogger di fama quindi bisognerà vedere fino in fondo la piattaforma dive vorrà puntare. l’HP in USA ha avuto molto successo per i motivi che tutti sanno ma il loro contenuti erano prevalentemente generati da blogger a costo zero, la piattaforma era partita 6 anni fa (e questo fa la differenza visto che i player si sono moltiplicati) e progetti simili in Italia rischiano di essere dei duplicati. Se i blogger sono/saranno esclusivi, affidabili, eccetera allora vedo delle speranze altrimenti l’HP creerà un prodotto e non un giornale. In pratica faranno i giornalai come tanti.
Staremo a vedere.
Oltretutto qui in nel Belpaese abbiamo la casta dei giornalisti che non mancheranno di rompere gli zebedei.
dicembre 23rd, 2011 at 12:11 pm
Mmm già però hanno appena lanciato una app su Fb: http://fanpa.ge/fanpage-app
E per farti schiarire le idee ti segnalo questo post dal CEO: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=2757468211250&set=a.1149397490487.2022762.1094096495&type=1
Riguardo HuffPo e il suo modello invece ti segnalo questo pezzo: http://www.businessinsider.com/how-to-turn-667-million-into-0–the-aol-way-2011-12
dicembre 23rd, 2011 at 5:23 pm
A casa mia si dice “chi si loda si imbroda”.
Cmq se hai un milione di persone che ti leggono tutti i giorni saresti metà di repubblica e non ci sarebbe bisogno di lagnarsi di non essere nati nella silicon valley.
gennaio 2nd, 2012 at 11:13 pm
Ciao Luca,
Non hai letto con attenzione. Se avessi letto bene avresti visto che non erano lodi bensì risultati numerici tangibili (1 Milione di fan su Facebook prima pagina europea tra i giornali) tra l’altro testimoniati da anni di screenshot analytics postati sul mio profilo fb.
Inoltre non mi lagno affatto di non essere nato nella Silicon Valley, quando verrai a trovarmi a Napoli (che tra l’altro è anche la sede legale di citynews quindi di sicuro ci capiti) vedrai che non è possibile scambiare la Santa Lucia Valley con Palo Alto, sarebbe come confondere Le Havre con Parigi. Sono contento di essere nato a Parigi.
Mi lamentavo del mercato Italiano, della sua scarsissima propensione alle sinergie. Del fatto che gli imprenditori Italiani della rete vivano immersi nel proprio orticello aggrappati al proprio prodotto e attribuendo a fortune altre il successo altrui. Mi lamentavo dell’indifferenza del media Tv (e non solo) rispetto a qualunque iniziativa tecnologica Italiana al fatto che viviamo in un mercato guardingo, dove l’altro è il nemico da ignorare o magari da contrastare.
Insomma mi lamentavo di noi, di me, di te e di tutti quelli che fanno la rete in Italia (e tu tra l’altro la fai con grande successo dal 1996 molto prima di me). E non c’è bisogno di fare nomi poiché, e lo sai bene, chi fa la rete lo sa che sta facendo la rete.
Il mio parere è che un mercato sinergico è un mercato più forte. Un mercato dove ognuno pensa a sè con la paura che qualcun altro ottenga un successo, è un mercato povero e privo di prospettive. In questo dovremmo imparare dalla Silicon Valley.
E’ una mia opinione personale, e magari non è un granchè
Ciao e ti aspetto a Napoli
Gianluca
gennaio 4th, 2012 at 11:32 am
@Gianluca: è vero che il mercato è meno sinergico, molto piu chiuso, pieno di piccoli monopoli ed oligopoli rispetto ad altri paesi. E’ vero che gli operatori tentano di schiacciare ogni nuovo player. Il problema è ovviamente la pubblicità che qui da noi viene frazionata e suddivisa non sempre in base a logiche di merito e di mercato. In altri paesi il mercato è sicuramente più aperto e permette ai nuovi di emergere con più facilità.
Detto questo, però non è il mercato che si adatta alle tue regole ma se tu che devi adattarti al mercato. Operi in italia con queste regole, e di certo il paese non cambia nei prossimi mesi per te.
Se pensi che avere piu FAN di repubblica sia un argomento che smuove gli investitori, fai bene a provarci. Ma se non li smuove è inutile lamentarsi, anche perchè il cliente ha sempre ragione. Forse agli investitori interessano gli utenti unici, il brand, o altre cose ancora.
Quindi per tornare a quello che ho scritto: in base alle regole di questo mercato oggi, a mio avviso, avere 1 mln di fan è poco influente. Al contrario se hai 1 mln di persone che tutti i giorni ti leggono, e consumano molte pagine, rappresenti metà di repubblica.it ed in quel caso è impossibile non fare una buona raccolta pubblicitaria.
Io comunque sono contento che esista FanPage cosi come ogni nuova iniziativa: il web è come il mare, molto ma molto più grande di quello che si immagina.
gennaio 4th, 2012 at 2:14 pm
perdonatemi se mi intrometto, ma forse non ho ben compreso di cosa stiamo parlando, nel senso che Fanpage, con tutto il rispetto dovuto e che oltretutto, mi scuso per l’immensa ignoranza, non conoscevo, non mi sembra granchè almeno a guardare, ad esempio, il canale sport, in cui la news più fresca ha oltre un mese di vita.
Non so… a me non sembra niente di trascendentale, oggettivamente un prodotto senz’anima.
Se poi, nonostante questo, riesce comunque a veicolare masse di utenti tramite un buon uso dei social, buon per lui, ma temo che questo non sia un argomento sufficiente per convincere anche gli inserizonisti che, al contrario, sono (molto) sensibili anche ad altri argomenti che prescindono dal puro dato numerico, soprattutto quando si parla di un prodotto editoriale (valore del brand, riconosciuta serietà ed attendibilità della testata, ecc)
gennaio 4th, 2012 at 2:14 pm
Noi in Itaglia ciabbiamo il nostro modo di fare le cose. Tzè! celo invidiano tutti! Anni e anni di tradizione!
Sante parole Luca, sante parole! Amen
gennaio 4th, 2012 at 2:21 pm
premesso e sottolineato che ciò che sto per scrivere non è assolutamente riferito a fanpage o a qualsiasi altro sito, vorrei però far notare, visto che si sta discutendo (mi sembra) del “peso” dei fan su FB ecc, che non è poi così difficile (e a ben vedere neppure troppo costoso) costruire, in poco tempo, un bel gruppeto di fan e/o amici su FB, basta seguire qualche semplice istruzione ed essere disposti ad invetsirci qualche soldino http://daily.wired.it/news/comprare-fan-su-facebook.html
Va detto, comunque, che questa pratica è, ovviamente, vietata dalle policy di FB, ma si sa…
gennaio 5th, 2012 at 6:32 pm
Fanpage i fan non li ha comprati, ma veicolati tramite applicazioni che obbligano un utente a mettere il like a Fanpage su pagine poco consone, tipo questa http://www.facebook.com/Non.fare.un.cazzo.Official?ref=ts.
Basta guardare l’applicazione fbp che gira su questa e tante altre pagine, che disseminano link comici o romantici e magia delle magie, se li si vuole condividere si è obbligati a mettere like a fanpage, che non c’entra una fava.
Quel milione di fan vale zero, chiunque li può costruire in maniera analoga in qualche mese.
gennaio 7th, 2012 at 2:20 pm
@Mikael: ottimo chiarimento, grazie!
gennaio 18th, 2012 at 12:24 pm
segnalo questa news:
Arianna Huffington tratta con Rcs
Negoziati in esclusiva con via Solferino, dopo il no del gruppo L’Espresso.
Lo sbarco è previsto per il giugno 2012: Arianna Huffington vuole conquistare in fretta l’Europa, passando anche per l’Italia, dove dovrebbe debuttare a inizio estate la versione locale dell’Huffington Post.
TRATTATIVA CON RCS. La presidente e fondatrice del quotidiano online, nato nel 2005 e che ora conta una media di 37 milioni di visitatori al giorno, l’ottobre scorso ha visitato in pompa magna il nostro Paese, dopo aver ceduto il suo gioiello ad America Online (Aol) per 315 milioni di dollar nel maggio 2011. L’accordo più probabile, secondo quanto risulta a Lettera43.it, sarebbe quello con la Rizzoli Corriere della Sera (Rcs).
PORTE CHIUSE DAL GRUPPO L’ESPRESSO. La trattativa con i vertici di via Solferino procede in esclusiva, dopo il no che la Huffington ha incassato dal management dell’Editoriale L’Espresso, che si era detto non interessato a un’alleanza tra La Repubblica e il gruppo americano.
Huffington Post è sbarcato per la prima volta in Europa in ottobre con una versione in lingua francese, Huff Post France, al debutto in febbraio con la direzione di Anne Sinclair, giornalista di grido e moglie dell’ex direttore del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn.
FRANCIA E SPAGNA, POI ITALIA E TURCHIA. Anche in Francia, Arianna Huffington ha cercato una partnership con un grande quotidiano, scegliendo Le Monde. E la stessa cosa è accaduta in Spagna, dove grazie all’accordo con El Pais è già partita la versione iberica El Huff. Adesso tocca all’Italia. Subito dopo nei piani di Arianna c’è la Turchia.
UNA TRATTATIVA IN FASE INIZIALE. La trattativa con il Corriere è ancora alle prime battute, e il primo intoppo è chiaro: a chi spetterà la maggioranza, e quindi il controllo della linea della nuova testata? E poi c’è il nome del giornale: sarà più valorizzato il brand Corriere della Sera oppure Huffington Post? Certo, creare una nuova realtà editoriale risolverebbe un problema alla Rcs: quello della sistemazione di un po’ di giornalisti. Sicuramente qualcuno dei redattori in esubero dai periodici della casa.
Tra le ipotesi sul piatto c’è anche l’utilizzo di una parte della struttura redazionale di City, il quotidiano free press del gruppo Rizzoli, fondato nel 2001 e diretto da Bruno Angelico, sul cui destino il management della casa editrice ha in corso un ripensamento strategico. City è distribuito in 15 città (Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Roma, Napoli, Torino e Verona, Bergamo, Brescia, Como, Monza, Varese e Pavia), con una diffusione 2010 dichiarata dall’editore di 850 mila copie, e ha una versione online dal 2005.
I BILANCI FREE PRESS LANGUONO. I conti di tutto il settore free press nel 2011 però zoppicano per il calo dei ricavi: quelli pubblicitari che sono crollati di poco meno del 50%. Secondo il bilancio di Rcs Mediagroup, nei primi nove mesi dello scorso anno la contrazione degli annunci a pagamento su City è stata inferiore a quella del mercato, con un meno 28% rispetto al 2010. L’allenza con Huffington sarebbe un asso in più da giocare per il gruppo italiano, che sta mettendo sul tavolo tutte le sue carte, tra cui la vendita della casa editrice francese Flammarion, per evitare un aumento di capitale.
gennaio 18th, 2012 at 6:18 pm
Il top per sviluppare un progetto digitale!
gennaio 18th, 2012 at 6:21 pm
Sisso sei ironico vero?
gennaio 18th, 2012 at 10:20 pm
Non si capisce dici? Sicuramente avranno la forza del copia ed incolla per l’adv…scusami intendevo della forza della concessionaria!
gennaio 18th, 2012 at 11:35 pm
Sisso fanno ridere te lo dico seriamente. Non hanno idea di come si faccia a lavorare sia lato editore che lato concessionaria. Ti ricordi Play Radio? (giusto per fare un esempio)
City non è in 15 città ma bensì in 7
gennaio 19th, 2012 at 9:59 am
Mi sa che siete fuori strada:
http://paidcontent.org/article/419-huffpo-partners-with-lespresso-for-lhuffington-post-italy/
gennaio 19th, 2012 at 10:05 am
allora oggi vedremo chi sta depistando chi….
http://www.economiaweb.it/arianna-huffington-tratta-con-rcs/
gennaio 19th, 2012 at 1:56 pm
Gruppo Espresso e Huffington Post Media Group
annunciano l’accordo per la costituzione della joint venture L’Huffington Post Italia
Roma, 19 gennaio 2012 – Gruppo Espresso e Huffington Post Media Group annunciano oggi l’accordo
per la costituzione di una joint venture per il lancio de L’Huffington Post Italia, edizione italiana di
The Huffington Post, uno dei più importanti siti web americani di informazione. La partnership
nasce dall’unione della potente piattaforma dell’Huffington Post con l’autorevolezza del Gruppo
Espresso.
La joint venture sta iniziando la selezione di un team editoriale in preparazione del lancio del nuovo
sito, che avverrà nel 2012.
L’annuncio congiunto viene dato da Arianna Huffington, Presidente e direttore di The Huffington
Post Media Group, e da Monica Mondardini, Amministratore delegato di Gruppo Editoriale
L’Espresso.
L’Huffington Post Italia beneficerà delle competenze editoriali e della leadership del Gruppo
Espresso nonché della formula di grande successo di The Huffington Post, che miscela cronaca,
aggregazione di contenuti e strumenti di interazione all’avanguardia, oltre a una vivace ed evoluta
piattaforma di blogging.
Con questa operazione il Gruppo Espresso, che su internet raggiunge un’audience mensile pari a
10,1 milioni di Utenti Unici (Audiweb dati Panel, novembre 2011) e che, con Repubblica.it, già
detiene il primato dell’informazione online in lingua italiana, imprime oggi un’ulteriore importante
accelerazione al proprio sviluppo sulle piattaforme digitali.
gennaio 19th, 2012 at 2:38 pm
@Carletto stai arruginendo….
gennaio 19th, 2012 at 3:14 pm
no ok…un giorno qualcuno me la spiega sta mossa?
gennaio 19th, 2012 at 4:18 pm
Yeah!!!! Cmq Fatto Quotidiano tutta la vita!
gennaio 26th, 2012 at 11:02 am
Parafrasando il vice-ministro Martone mi sembra il confronto tra i “fighi” che fanno la scuola professionale (Di Tivoli e Cozzolino) e gli “sfigati” che non si sono ancora laureati a 28 anni (i paladini della qualità)
marzo 16th, 2012 at 2:41 am
Fanpage non si è comprato i fan su questo ci siamo , che utilizza fbp come applicazione ci siamo pure , il problema è che ci sono parecchi indizi , situazioni strane e parecchie testimonianze sul fatto che abbia rubato tante grosse pagine per crearsi tutto questo traffico e tutta questa popolarità, molte delle pagine rubate guarda caso postano da fbp , che guarda caso ti portano a Fanpage , adesso non voglio accusare nessuno ma diciamo che molti dubbi vengono fuori … quindi non dite cavolate sul fatto che in pochi mesi si possono raggiungere milioni di fan .
marzo 16th, 2012 at 2:36 pm
@io: non sono cavolate, basta avere fondi a disposizione e i fan si comprano, informati meglio