Sono usciti molti articoli in queste ultime settimane sulle varie nuove  iniziative editoriali che cercano di portare in Italia il modello “HuffingtonPost”  o “DailyBeast”, ovvero quotidiani esclusivamente digitali di nuova generazione.

Repubblica qualche giorno fa pubblicato un lungo articolo su queste nuove iniziative citando positivamente anche Lettera43  (e non citando ilPost, massacrato settimane prima, poi si è capito il perchè).

C’è però  un tema cruciale che  in tutti questi articoli tende a non essere considerato, ed ovvero la comparazione dei dati in base alle utenze dei differenti paesi, e poi le cifre spese per lo start-up. Senza questi dati i paragoni sono del tutto impropri e talvolta fuorvianti.

Facciamo un esempio: il DailyBeast citato da Repubblica come un caso di successo sta  tra i 2 ed i 5 milioni di utenti unici mese (nielsen e fonte editore).  IlPost -citato come caso di insuccesso-  sta tra  i  200-400k utenti unici (nielsen – stima analitycs).

Ma negli USA (senza considerare altri lettori di lingua inglese) abbiamo 200 milioni di utenti internet al mese. Mentre in Italia sono  22-24 milioni, usando in entrambe i casi i dati nielsen.

Allora scopriamo che  il DailyBeast ha una audience dell’1%-2% , mentre ilPost ha una audience ………..dell’%1-2%. Ops. L’altro dato cruciale è quanto si è speso per lo start-up: il Dailybeast è costato 20 milioni di dollari,  mentre ilPost è costato 200k euro. Riguardo ai tempi il Beast esiste da due anni ilPost da 6 mesi.Ops

Questo semplice conteggio, oltre a dimostrare la solita insipienza di Rep, ci ricorda  che siamo un mercato tremendamente sfigato, perche si riescono a fare cose con molti meno soldi degli USA, in molto meno tempo ma non c’è il minimo riconoscimento per questo. Un autentico buco nell’acqua da 20mln se è targato USA rimarrà sempre una figata mentre in ITALIA chi riesce ad ottenere la stessa audience  è uno sfigato.

Il motivo non è da ricercare ovviamente solo nel cronico provincialismo  che attanaglia questo paese, ma che anche in  un reale motivo economico. Un mercato da 200 mln di persone permette comunque ad una azienda che ha il 2% di audience di ambire a 10-15 mln di fatturato, essendo una piccola azienda ma cmq una vera azienda, magari con 200 persone che ci lavorano. Il 2% di audience in italia ti riduce ad essere una azienda da 15 persone, come un qualsiasi negozio di tappeti di media stazza. La barriera della lingua in europa tende a creare quindi tanti piccoli nani editoriali, e su questo c’è poco da fare.

Tornando alle iniziative editoriali, c’è da segnalare che il vero caso di successo è l’Huffington, che è davvero esploso e che ha tutt’altri numeri rispetto al DailyBeast, con 13-15 mln di utenti unici, ormai vicino al NYT. Ecco un raffronto anche con Libero.it per avere un paragone.

Se si pesano i dati sui rispettivi mercati qui si vede che  REP e COR  hanno una audience del 25%  (6 mln unici su 23) mentre  HUFFPO e NYT sono intorno al 7-10%. Quindi i nostri giornali tradizionali hanno un peso quasi triplo in termini di audience rispetto ai nuovi e vecchi giornali USA. Segno della qualità eccelsa dei loro pezzi, o segno di una mancanza di concorrenza?

E’ chiaramente un mercato diverso, ma l’ascesa dell’HUFFPO, ed i dati di consumo delle news con vaste sovrapposizoni tra più mezzi  ci spingono a pensare che anche in Italia possano nascere nuovi quodidiani interamente digitali, anche se difficilmente saranno aziende grandi e strutturate come nel mercato Usa.

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