Cura dimagrante
Per ogni euro guadagnato nel digitale gli editori tradizionali ne perdono 7 sulla carta. Il digitale non basta, la cura dimagrante serve lo stesso. La fine della barriera all’ingresso all’editoria, toglie senso ai grandi gruppi editoriali, si va verso un mondo di tanti piccoli editori.
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marzo 6th, 2012 at 6:29 pm
Si va verso la fine di un’industria cui la non accountability di ciò che veniva venduto (spazi pubblicitari) ha permesso il mantenimento di una casta (giornalistica) che per decenni ha guadagnato molto al di sopra del sostenibile.
Ben venga il suo drastico ridimensionamento.
marzo 8th, 2012 at 10:10 am
Grande Claudio, sottoscrivo.
marzo 8th, 2012 at 10:49 pm
Il punto è che gli editori si sono aperti al digitale ognuno nel momento in cui riteneva di essere pronto, e comunque non tutti in contemporanea. Quindi…le revenue che qualcuno ha perso sulla stampa si sono trasferite sulla versione digitale di qualcun altro già sbarcato sul digitale (editore tradizionale “digitalizzato” ma soprattutto editori online puri che hanno anticipato gli editori classici). E se gli editori tradizionali potevano vantare, sulla loro versione fatta di carta e inchiostro, un vantaggio competitivo e delle caratteristiche esclusive, nel mondo digitale la loro offerta – sia offerta editoriale nei confronti dei lettori, sia offerta pubblicitaria nei confronti degli investitori – è molto meno esclusiva / non migliore di quella di altri player (quando non peggiore).
Per questo, la inevitabile apertura al digitale di un editore tradizionale lo fa entrare in una nuova arena competitiva, più variegata e con più minacce, come si direbbe su un trattato di marketing classico.
marzo 14th, 2012 at 1:27 pm
Un dato che a molti sfugge, soprattutto a chi sulla carta ha poca dimestichezza, è la foliazione. Un quotidiano, una rivista, un settimanale, eccetera, hanno un numero di pagine fluttuante tra le 60/80. Preso il dato con un affollamento minimo al 50% (editore/adv) si ha un numero pulito di tabellare da riempire di 30/40 pagine DI SOLA ADV. Sfido qualsiasi progetto editoriale on line ad avere una penetrazione sul lettore di 70 pagine medie.
La vera perdita tra adv old e adv new è prevalentemente da imputare a questo fattore. Poi ci possiamo mettere tutte le considerazioni sulla qualità, sul sovrapprezzo dei redattori, sulle testate che guardano dall’alto al basso senza cagare minimamente i lettori, al fatto che fino ad oggi gli editori hanno fatto i giornalai e non il giornalismo ecc. ecc. Certo è che se fiono ad oggi erano soli oggi in rete lo sono un po’ meno, la concorrenza (compresa la tua Luca) è agguerritissima.
Ho seguito per molti anni un grande editore e le strategie d’ingresso nei progetti sono sempre state ridicole. Se da un lato i nuovi editori solo on line si svendono i vecchi editori hanno ancora in mente di far pagare abbonamenti a loro dire per la qualità che hanno i loro prodotti. (ok io ti pago l’abbonamento ma non voglio 1 pixel di ADV altrimenti il tuo bel pdf te lo tieni nell HD)
Insomma se la strada per i nuovi editori e molto dura e per i vecchi editori è sicuramente peggio.
Lunga vita alle notizie locali che di temi nazionali ne hanno un po’ tutti piene le palle.
marzo 14th, 2012 at 1:29 pm
Ah scusate ovviamente il dato OLD di perdita è legato al numero di copie che è direttamente collegato alla raccolta. MI viene da ridere a pensare quando Repubblica vendeva le pagine a 45mila euro…
maggio 21st, 2012 at 3:37 pm
è cosa buona che vengano meno i monopoli dell’informazione, e che il lettore non sia più passivo ma partecipi alle informazioni in modo attivo (vedi commenti ai post)
dicembre 28th, 2012 at 1:22 am
Ti faccio una previsione da qui a tre anni. Gli editori veri – digitali o no non importa – spazzeranno via tutto quello che è gratuito sul web, chiedendo royalties sui contenuti e inserendo paywall che impediranno di moltiplicare in tempo reale i loro asset su social e siti “pirata”. I cosiddetti network di informazione online, che non hanno un giornalista assunto uno e pubblicano comunicati stampa e veline, verranno progressivamente spazzati via. Chi pensava di guadagnare milioni di euro rivendendo i propri network agli editori “veri” dovrà fare i conti con la realtà degli incassi e avrà due scelte: chiudere, oppure cedere a chi sa fare davvero questo mestiere, ma a cifre MOOOOOLTO inferiori ai business plani iniziali. Ci rivediamo a fine 2015.
gennaio 3rd, 2013 at 1:20 pm
@Dudo: non condivido una sola parola della tua “apocalittica” previsione, ma forse il tempo mi smentirà. Spero, invece, che da qui al 2015 ad essere “spazzato via”, sia, intanto, l’Ordine dei Giornalisti che, paradossalmente, si è spesso dimostrato come uno dei principali freni ad una vera crescita (e maturità) dell’informazione online