Tabella acquisizioni società web italiane – Ultimi 5 anni

28 novembre 2010media

La notizia che Aruba (che credo abbia piu di 15 mln cash) vuol comprare Dada ha stupito un pò tutti, ed è di buon auspicio per mercato. Speriamo che il 2011 sia un anno con piu “movimento”, rispetto al passato biennio decisamente comatoso.

Ripubblico quindi, con gli aggiormenti degli ultimi anni,  la tabella con le acquisizioni di aziende web italiane (anche su sollecitazione di alcuni lettori).  Sicuramente mancano molte operazioni, così come mancano molti dati. Molte caselle le potrei riempire con delle mie stime ma non mi pare corretto nei cofnronti degli aquirenti, e lascio quindi ai commenti le eventuali valutazioni. Se siete a conoscenza di altre operazioni  (cose sopra i 100/200k come minimo)  segnalate pure!

Aquisizioni in Italia – Settore web ultimi 5 anni

I valori sono sempre delle stime

PeriodoTargetAcquirenteValutaz 100%Fatturato TargetEBITDA targetMultiplU.unici niels. epoca acquisizioneQuota transata
mar-10Bow.it e Ovo.itTerashop2,2 mlnndndndnd100%
mar-10NewstreetEdizioni masterndndndnd200k100%
mar-10PromoDigitalWikio3 mln (pagata con carta?)ndndndndnd
Nanopublishing (network blog)GoAdv200kndndndndnd
BlogbabelLiquida/banzai10-50kndndndnd100%
feb-10BlogosfereGoADV1 – 2mlnndndnd1,5 mln100%
ott-09Borse.itBrownEditore300k400kndnd200k100%
sett-09GiocodigitaleBwin110 mln (metà carta e metà cash)ndndndnd100%
feb-09Nexta mediaItedi (Fiat)1 – 2 mln1 mlnndnd800k> 51%
gen-09Giallo ZafferanoGruppSMG/ Banzai~ 500k200kndnd450k60%
gen-09Turisti per casoEdizioni master>  1mlnndndnd600k100%
ott-08Punto informaticoEdizioni master2 mlnndndnd600k100%
mag-08Telefonino.netEdizioni master1,5 mlnndndnd800k100%
apr-08WintricksEdizioni master~ 200kndndndnd100%
mar-08i-domeEdizioni master~ 200kndndndnd100%
mar-08FilmtvGruppSMG/ Banzaindndndnd300k70%
mar-08Zingarate.comGruppSMG/ Banzaind400k200knd200k65%
mar-08CookAroundGruppSMG/ Banzai500kndndnd800k60%
feb-08Blogo (2 step)Dada~3,5 mln900k200kx 172 mln40% (+30% di prima)
dic-07castlerock.itMultiplayerndndndnd250k100%
dic-07SoldionlineBanzai> 1mlnndndnd300k60%
nov-07Bloo.itGruppSMG/ Banzai500kndndnd450k60%
ott-07MymoviesIBS2 mln400k100k20 volte ebitda1,5 mln60%
ott-07ExciteGoADV (Ascani)2,7 mlnndnd9 volte ebitda1,2 mln100%
lug-07AltervistaGruppSMG/ Banzaindndndnd4 mln51%
giu-07BlogosfereSole242,4 mln50k050 volte fatturato1 mln30%
mar-07ADvanceNetBooster1,8 mln + ern outndnd7 volte ebitda1 mln100%
mar-07Automobili.comRCS2 mlnndndnd1 mln100%
feb-07BlogoDada2,4 mln400k5045 volte ebitda1,8 mln30% con opzione per 100%
nov-06Oroscopi.comConde nastndndndnd400k100%
dic-06Casa.itMurdoch9 mlnndndnd700k90%
ott-06SplinderDada5 mln100k050 volte fatturato1,2mln100%
lug-06BowDmail Group2,1 mlnndnd7 volte ebitdand51% con opzione per 100%
set-06EpriceAiniond> 10 mlnndndnd> 51%
giu-06SemsFullsix900kndnd8 volte ebitdand70%
gen-06Studenti.itAinio2,5 mln2 mln290k8 volte ebitda1,2 mln70%

La catena del sistema pubblicitario. Valori delle intermediazioni

12 novembre 2010Adv chart

Interessante chart tratta da una presentazione di Simply (grazie a snipers) da cui si evince la ripartizione dei ricavi adv tra i vari attori nel mercato US.  A partire a 5 $ cpm che paga mediamente un cliente su network di valore,  via via nella catena sino ad arrivare all’editore.

All’editore arriva 1,80 $ ovvero il 36% del totale che paga il cliente, mentre il restante 64% rimane nella catena di intermediazione :

La situazione quindi non è molto diversa dall’Italia , dove in base alla mia esperienza la catena è abbastanza simile, forse i CM intermediano ad un costo un pò maggiore  ed all’editore arriva forse un 30%.

Sull’efficienza di questo sistema si potrebbe discutere a lungo anche se c’è da dire che con le centinaia di concessionarie e siti è inevitabile che ci siano degli intermediari, altrimenti i clienti dovrebbero impazzire.

La scommessa che fanno taluni è quella di softwarizzare parte di questa catena con sistemi che permettono di saltare una parte dei punti del flusso  facendo spendere meno al cliente e facendo guadagnare di più l’editore. Francamente non so se  sulla display questo sarà mai possibile…

Mappa con tutti gli attori  Clicca per vedere grande :

Google paga il 2% di tasse in Europa (Don’t be Evil)

8 novembre 2010Google

Riporto in calce un interessante (ed incredibile)  articolo di Bloomberg, che spiega come Google di fatto non paghi le tasse in Europa. Difatti in tutti i mercati NON-US google paga appena il 2,4%. Il sistema in parole povere funziona così : tutto il mercato NON US  fa capo all’Irlanda (scelta perche ha le tasse piu basse di tutti) e poi una sussidiaria di Google (che detiene i diritti di utilizzo dei brevetti o servizi) che ha sede  alle Bermuda si fa pagare dall’Irlanda le royalties miliardarie per rivendere i servizi. Dei 12 mld che passano dall’irlanda  5,6 vanno alle bermuda, quindi tutto il margine. Il risultato è che le società europee sono tutte senza utili, e quindi non pagano le tasse ai vari stati.

Questo comporta due ordini di problemi:

Il primo di carattere di correttezza nei confronti del mercato. L’utile di Google è balzato del 26% ed il titolo è ormai schizzato a 620 dollari dai 400 di questa estate. Gli utili stellari sono quindi finti, dato che per metà del business non ci sono tasse.  Alcuni analisti dicono che con questo trucco il prezzo è almeno 100$ sopra quella che dovrebbe essere. Questo è scorretto nei confronti delle altre company hi-tech che magari invece le tasse le pagano.

Il secondo è di ordine morale (e in teoria legale). Google fa 12 mld di dollari tramite un paese europeo, ed ha sedi uffici e dipendenti in tutti i paesi europei. Per fare i suoi 12 mld di dollari  utilizza le infrastrutture tecnologiche messe a disposizione dagli stati. I suoi dipendenti portano i figli all’asilo contruito dallo stato, i suoi commerciali che vanno in giro a vendere adv, vanno su autostrade fatte dallo stato. Ma il contributo che Google da alla collettività è ZERO. Quindi è una logica parassitaria decisamente riprovevole dal punto di vista morale.

Cosa c’è di piu EVIL di questo?

L’Unione Europea che ha fatto il culo a Microsoft per anni, dovrebbe occuparsi di questa marea di soldi che sparisce. Non è un caso che in US Google le tasse le paghi, eccome. Forse il motto dovrebbe essere sostituito in “Dont be Evil…in USA“.

p.s. Anche Facebook pare stia creando un sistema simile triangolando tra Ireland e Isole Cayman.

p.s.s interessante video segnalato da SAL  http://www.youtube.com/watch?v=InFNedaNq6s

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Hobby serale

28 ottobre 2010gossip

Ecco l’hobby serale di uno dei miei soci in Strategy. Non dirò il nome della Telco bucabile neanche sotto tortura, e tra l’altro non è la sola…

Nuovi quotidiani digitali: un raffronto con i dati dei mercati

27 ottobre 2010media

Sono usciti molti articoli in queste ultime settimane sulle varie nuove  iniziative editoriali che cercano di portare in Italia il modello “HuffingtonPost”  o “DailyBeast”, ovvero quotidiani esclusivamente digitali di nuova generazione.

Repubblica qualche giorno fa pubblicato un lungo articolo su queste nuove iniziative citando positivamente anche Lettera43  (e non citando ilPost, massacrato settimane prima, poi si è capito il perchè).

C’è però  un tema cruciale che  in tutti questi articoli tende a non essere considerato, ed ovvero la comparazione dei dati in base alle utenze dei differenti paesi, e poi le cifre spese per lo start-up. Senza questi dati i paragoni sono del tutto impropri e talvolta fuorvianti.

Facciamo un esempio: il DailyBeast citato da Repubblica come un caso di successo sta  tra i 2 ed i 5 milioni di utenti unici mese (nielsen e fonte editore).  IlPost -citato come caso di insuccesso-  sta tra  i  200-400k utenti unici (nielsen – stima analitycs).

Ma negli USA (senza considerare altri lettori di lingua inglese) abbiamo 200 milioni di utenti internet al mese. Mentre in Italia sono  22-24 milioni, usando in entrambe i casi i dati nielsen.

Allora scopriamo che  il DailyBeast ha una audience dell’1%-2% , mentre ilPost ha una audience ………..dell’%1-2%. Ops. L’altro dato cruciale è quanto si è speso per lo start-up: il Dailybeast è costato 20 milioni di dollari,  mentre ilPost è costato 200k euro. Riguardo ai tempi il Beast esiste da due anni ilPost da 6 mesi.Ops

Questo semplice conteggio, oltre a dimostrare la solita insipienza di Rep, ci ricorda  che siamo un mercato tremendamente sfigato, perche si riescono a fare cose con molti meno soldi degli USA, in molto meno tempo ma non c’è il minimo riconoscimento per questo. Un autentico buco nell’acqua da 20mln se è targato USA rimarrà sempre una figata mentre in ITALIA chi riesce ad ottenere la stessa audience  è uno sfigato.

Il motivo non è da ricercare ovviamente solo nel cronico provincialismo  che attanaglia questo paese, ma che anche in  un reale motivo economico. Un mercato da 200 mln di persone permette comunque ad una azienda che ha il 2% di audience di ambire a 10-15 mln di fatturato, essendo una piccola azienda ma cmq una vera azienda, magari con 200 persone che ci lavorano. Il 2% di audience in italia ti riduce ad essere una azienda da 15 persone, come un qualsiasi negozio di tappeti di media stazza. La barriera della lingua in europa tende a creare quindi tanti piccoli nani editoriali, e su questo c’è poco da fare.

Tornando alle iniziative editoriali, c’è da segnalare che il vero caso di successo è l’Huffington, che è davvero esploso e che ha tutt’altri numeri rispetto al DailyBeast, con 13-15 mln di utenti unici, ormai vicino al NYT. Ecco un raffronto anche con Libero.it per avere un paragone.

Se si pesano i dati sui rispettivi mercati qui si vede che  REP e COR  hanno una audience del 25%  (6 mln unici su 23) mentre  HUFFPO e NYT sono intorno al 7-10%. Quindi i nostri giornali tradizionali hanno un peso quasi triplo in termini di audience rispetto ai nuovi e vecchi giornali USA. Segno della qualità eccelsa dei loro pezzi, o segno di una mancanza di concorrenza?

E’ chiaramente un mercato diverso, ma l’ascesa dell’HUFFPO, ed i dati di consumo delle news con vaste sovrapposizoni tra più mezzi  ci spingono a pensare che anche in Italia possano nascere nuovi quodidiani interamente digitali, anche se difficilmente saranno aziende grandi e strutturate come nel mercato Usa.

Enel VS Fattoquotidiano

25 ottobre 2010Advertising

Se segnalazione di un lettore del blog che lavora in una importante concessionaria segnalo questa interessante vicenda di cui ha parlato anche Prima Comunicazione alcuni giorni fa.  IlFattoquotidiano con un articolo critica ENEL  e l’ufficio stampa manda una lettera dicendo che non compreranno piu spazi pubblicitari. Il fattoquotidiano con il suo proverbiale “tatto”  spiattella la  notizia online  dicendo che “non si piegheranno ai voleri di lorsignori“.

L’amico che lavora nella concessionaria mi dice che ENEL ha tolto una pianificazione  anche  da un loro sito, e mi dice che sa di un altro sito a cui è stata tolta la pianificazione alla stessa maniera, quindi pare essere una pratica non isolata.

E’ chiaro che la pratica di usare le pianificazioni come strumento per orientare la linea dei mezzi di informazioni  è una cosa orrenda. Ma è altrettanto evidente  che direttamente o indirettamente è una cosa che esiste da sempre.

Quando un cliente compra un mezzo lo deve apprezzare, ed in un certo senso ne sposa anche la linea.  Capita spesso che i clienti si lamentano dei commenti degli utenti che criticano, di sezioni con tette e culi, di presenza di concorrenti, o di grafica che non è gradita. La concessionaria o l’editore ascoltano sempre il feedback del cliente ed è inevitabile correggere, perlomeno in parte, la linea per rispondere alle esigenze dell’advertiser. In questo caso si è forse andati oltre,  sindacando su una opinione di un giornalista, è non è bello per un gruppo come ENEL.

Però questi del Fattoquotidano sembrano  delle vergini che camminano nude  in un bosco di lupi. Se scrivi che ENEL ha già organizzato la piu grande fregatura della storia:

“Sarebbe davvero sorprendente che a undici anni da quella che è passata alla storia come una delle più solenni fregature per il “parco buoi” della Borsa, per di più organizzata dallo Stato, il gruppo elettrico, che è ancora controllato dal ministero dell’Economia, tentasse il bis.”

…E’ evidente che ENEL si incazza e ti toglie dalla pianificazione.  Insomma gli stai dando dei truffatori, in maniera peraltro sguaiata. Se poi spiattelli on line la lettera dell’ufficio stampa rendendo tutto pubblico…..i vari investitori metteranno un bel crocione sopra di te.

Per adesso se lo possono permettere visto il loro ottimo bilancio in utile, ma non so quanto le vergini potranno continuare a stare tranquille in mezzo ai lupi.

Vitemedia, per ridere del nostro mondo

17 ottobre 2010media

Segnalo il nuovo blog di fumetti ViteMedia promosso da ShockDom (che per chi non lo sapesse è una ulteriore attività di Lucio Staiano) che ironizza il settore media e Web.

Questa mi fa sbellicare, io mi ci sono trovato molto spesso……....sopratutto per la scadenza  “l’altroieri”  :)

www.vitemedia.it

TechCrunch venduto ad AOL

29 settembre 2010media

Alla fine TC ha venduto…..ad AOL.

I Rumors parlano di 25 mln di dollari, per un sito che sempre i rumors dicono avesse 10mln di revenues.

Speriamo che non lo distruggano!

Un modello di Business Plan per il Freemium

21 settembre 2010start-up

Siccome mi sto occupando della questione per cose mie, pubblico un modello per fare un business plan Freemium. Il freemium per chi non lo sapesse è il classico modello con iscrizione free con successiva azione per convertire parte dei free in pay. La chiave è il “funnel”, ovvero l’imbuto che porta dalla acquisizione dell’utente sino alla revenue. Tale meccanismo di imbuto  e le sue metriche sono spiegate spero bene in questo mio post.

Il modello che pubblico è una base, per costruire un vero business plan. E’ composto dal foglio di acquisizione utenti, il funnel, la retention e il P&L. Sarebbe da aggiungere il LTV e volendo l’ARPU ma dipende molto dal periodo che si considera. Buon lavoro…

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Per approfondire:

Repubblica tira m…. contro ilPost di Sofri

12 settembre 2010media

Il duo Zambardino-Russo ha deciso dalle colonne di repubblica di fare le pulci a “ilpost” il nuovo quotidiano di Sofri, con ben 3 articoli. Lo stile è quello solito di Repubblica: immancabilmente impreciso, a tratti allusivo, insomma poco onesto.

Fare un pezzo che ricostruisce i conti di una start-up è utile ma è decisamente poco stiloso se la start-up è un tuo concorrente e tu fai le pulci dalle colonne di un quotidiano concorrente.  Allora non fai giornalismo, ma vuoi solo sputtanare un concorrente (per quanto piccolo). Se poi la start-up è partita da tre (3) mesi, è chiaro l’accanimento.

In tutti i casi, se hai deciso di farlo -perchè non hai minimanente a cuore il pluralismo dell’informazione e non vuoi dare  il sostegno alle nuove iniziative-……..perlomeno fallo  con cognizione di causa.

Per fare i conti si è preso un dato di audiweb giornaliero del mese di luglio e lo si è spalmato per un anno. Qui è chiara l’ignoranza:

  • il mese di luglio è chiaramente uno dei mesi con meno traffico dell’anno, è DEMENZIALE (o disonesto…a scelta) spalmare il dato per 12
  • Non si considera nessun trend di crescita del traffico nell’anno, eppure se  in 4 mesi è passato da zero a 30.000 visite un trend ce l’ha…
  • i dati di audiweb su siti cosi piccoli oscillano anche del 50% da un mese all’altro,  va fatta la media di almeno 3-6 mesi. I dati sono inattendibili specialmente sulle pagine viste.

Commercialmente:

  • E’ ovvio che un sito appena partito necessita di almeno 12 mesi di posizionamento commerciale da parte della concessionaria, quindi non ha senso prendere i ricavi del 4 mese di vita e spalmarli per 12. La vendita inizia per davvero dal 6 mese e i soldi cominciano ad arrivare dal secondo anno
  • Non si considera il fatto che i formati aumenteranno o possono aumentare. Secondo il rozzo ragionamento del giornalista allora basterebbe triplicare i formati per triplicare il fatturato.
  • Non si considerano i progetti speciali, le eventuali DEM, speciali
  • Nei conti non si considerano neanche i costi della concessionaria

Fatti i conti rozzamente poi si dice  che l’iniziativa è fallita, senza neanche ricordare che è OVVIO che una iniziatva del genere ha un break even al terzo anno e che se il primo anno fa 200k euro di raccolta oltre ad essere un successo è perfettamente allienata ad arrivare poco sotto al  milione al terzo anno per il break even.

Non si capisce perchè dopo 4 mesi di vita ci si deve accanire contro una start-up, arrivando a dire alla fine delle argomentazioni  che “la strada è molto in salita“.

Eh, sti cazzi!  è piuttosto noto che una start-up ha la strada in salita, non serviva che un giornalista col posto fisso e la pancia piena ce lo ricordasse.

Mappa dei centri media italiani

8 settembre 2010Advertising

Mentre molti di voi account stavano ad ingozzarsi agli aperitivi di rientro oppure cazzeggiavano su Facebook rimpiangendo le vacanze, il sottoscritto ha pensato di fare un regalo a tutti: la mappa dei centri media e dei clienti in italia! Infatti nella pagina dei gossip, gossippiamo sempre di nomi e cognomi di planner e di clienti che passano da CM a CM. Questa mappa ( e ringrazio il capo di una conc.  nome in codice Tito Pullo per i dati base) servirà quindi per tenere traccia dei movimenti nel mondo dei CM, e servirà a molti sales PIGRI per i quali ho messo addirittura un piccolo search.
La mappa originaria con i singoli planner per ogni singolo cliente ed il numero di interno…. col cavolo che ve la regalo, prima vediamo se contribuite. Per contribuire : 1) sharate su facebook e segnalate a TUTTI i vostri amici di concessionarie e CM questo post  2) Segnalate sempre tramite i commenti errori (saranno parecchi) e modifiche 3) condividete le vostre informazioni, che non fa mai male. Buon lavoro!

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App vs Browser. Uno scontro con finale non scontato!

1 settembre 2010media

“The Web Is Dead. Long Live the Internet”

Quante volte abbiamo visto titoli così demenziali? Peccato che questa volta sia proprio Wired a pubblicarlo, anche se possiamo in parte capirli dato che devono vendere le copie e devono far parlare di sè. L’articolo è un concentrato di argomentazioni  false e spunti molto interessanti. Provo a smaltire rapidamente le cose demenziali per passare all’analisi della cosa che mi interessa.

L’articolo in buona sostanza sostiene che il web sta finendo perchè ormai l’utenza utilizza sempre nuovi protocolli (applicazioni, video, peer to peer) che non sono “piu web classico”  ma sono la nuova internet, ovviamente non più free (gratis) o free intesa come open e collaborativa. L’articolo comincia con un grafico  -che sembra davvero uscito da quegli articoli approssimati di tecnologia  di Panorama o  Espresso- nel quale vengono esposti in %  il consumo di banda negli anni dei vari protocolli.  Ci sono mille motivi di contestarlo alla radice, a partire dal fatto che è normale che un video pesi 100 volte piu di una pagina, al fatto che il video viene comunque fruito dentro una pagina web, al fatto che il peer to peer lo lascio acceso per giorni e giorni e scarico gigabyte di roba (e peraltro è totalmente free e pirata).

Ma è ancora piu OVVIO che queste nuove forme di traffico crescano adesso, perche semplicemenete….prima….non esistevano. I video sono inizati ad essere fruibbili con gli FLV di YT dal 2005, quindi è ovvio che prima in % contavano zero ed oggi contano molto.  E si potrebbe continuare, ma mi stoppo qua, anche per rispetto a Wired, che tutto sommato…. è sempre Wired.

APP conto BROWSER

L’argomento interessante che scaturisce dall’articolo (anche se ad onor del vero è un tema già uscito in varie sedi) è il possibile conflitto tra APP e Browser, due modi molto diversi di fruire le informazioni in rete. A prima vista può sembrare un  non-conflitto, perchè  tutto sommato le APP sono fruite  da mobile mentre il browser è web e quindi sono due mondi separati. Il ragionamento è sbagliato per due motivi: primo il mobile ormai è navigazione web a tutti gli effetti ed è in grandissima crescita, il secondo perchè  con i nuovi device come IPAD scomprare la divisione netta (già mezza scomparsa con iphone) tra mobile e non mobile.

Prendiamo Ipad che è un esempio lampante :  se io voglio leggere un quotidiano oggi ho due alternative. O navigo da browser navigando sul normale sito oppure mi scarico l’app (normalmente e sempre piu a pagamento od abbonamento). Ma potremmo fare l’esempio di Facebook da web o da APP, oppure Twitter, oppure skytg24…etc.

Ecco che quindi nasce il conflitto tra due mondi completamente diversi, e l’utenza dovrà scegliere quale dei due è il vincitore. Nel confronto ecco i principali pro e contro :

WEB : essendo navigabile da browser è raggiungibile  da tutti i device e con diversi software,  basato su rete aperta, basato su linguaggi standard e comuni a tutti,  normalmente free e pagato dalla pubblicità.  Ci sono anche i seguenti contro…… confusionario, non organizzato, incontrollabile, business difficile da realizzare

APP: I contro sono: L’applicazione è  scritta solo per un device, solo di un produtore hardware, con un linguaggio proprietario e su framework proprietario, normalmente a pagamento, e con un controllo della apple sui contenuti che devono rispondere a guidelines.   Ma ci sono molti PRO per l’utenza e le aziende:  facilità di utilizzo,  aggiornamento automatico, organizzazione,  “piattaforma” di vendita pronta per gli editori  senza doversi affidare all’adv.

L’articolo di Wired sostiene entusiaticamente che la vittoria sarà delle APP, perchè piu semplici da usare per gli utenti. Il web è troppo caotico e complesso, mentre le APP sono facili da usare, da istallare, da aggiornare. E poi hanno quelle icone cosi sexy….

L’assunto se fosse vero cambierebbe tutto: se gli utenti gradualmente mollassero le applicazioni web per usare intensivamente APP su device come IPAD e IPHONE, si abituerebbero gradualmente  -continua wired- a pagare per le APP, cambiando radicalmente il mondo del web (e questa odiosa anomalia del “tutto gratis!”). Se il web fosse “organizzato” e fosse “a pagamento” sarebbe solo un’altro canale distributivo a fianco della TV via cavo o via satellite.

Sembra trattarsi a tutti gli effetti di una svolta epocale, che se vinta dalle APP ci porterà alla fine del web come lo abbiamo conosciuto (ed amato). E molti di noi non avranno piu lavoro. Ma il finale non è per nulla scontato: ecco alcuni elementi che a mio avviso danno un grosso vantaggio al vecchio caro WEB.

1) Interazione. Gli utenti ormai sono abituati ad interagire sempre di piu con i siti.  Ci sono voluti 15 anni per arrivare a definire standard, linguaggi e sistemi per avere una interazione massiva da parte degli utenti. Nelle APP  (penso ai giornali) una interazione semplice diretta e pervasiva è molto piu difficile da implementare. Le APP (parlando dei media in particolare) sono quasi sempre statiche come delle riviste in PDF un pò più fichette. Gli utenti vogliono partecipare, e questo oggi lo da solo il web. Anche tecnicamente è piu facile fare una rivista con wordpress che ha già l’interazione mediante linguaggi semplici (ajax, html, js) rispetto che a sviluppare la stessa cosa in objective-C.

2) OPEN. Html, css, cms, tcp/ip : chiunque in 5 minuti può fare un sito e raggiungiere tutti, e tutti possono raggiungere lui. 6 miliardi di editori e 6 miliardi di lettori.  L’APP ha una doppia barriera : linguaggio chiuso e controllo a priori della casa madre che deve approvare l’APP. L’offerta del web sarà sempre quindi immensamente piu grande.

3) DIFFUSIONE. Nessun device o casa madre avrà il 100% di diffusione. Esisteranno sempre diversi device e diverse case madri, cosa che comporterà un frazionamento del mercato in vari operatori. Questo comporterà (già oggi è così) che gli editori devono fare e rifare numerose APP in diverse piattaforme con moltiplicazione dei costi. E molto spesso un device che ha una disffusione bassa non renderà (specie per i player nazionali europei) a sufficienza da ripagare gli investimenti. Il web al contrario ha una diffusione del 100% e   fatto un sito il lavoro è finito.

4) GRATUITA. Attenzione all’effetto novità. Se mi regalano l’IPAD compro sicuramente una decina di APP per provare, cosi come se compro un computer ci devo mettere un pò di software per farlo girare. Ma a regime quando si tratterà di pagare 4 euro alla settimana per l’APP oppure aprire il browser e leggere gratis le notizie schivando dei banner….cosa sceglierà la maggioranza della gente ?

Alla fine la storia è sempre la stessa, ci si illude che un device possa risolvere la questione. Invece a mio avviso la questione è semplice: i pochi editori che hanno contenuti di nicchia e di qualità li potranno distribuire a pagamento, con o senza APP (forse con le app un pò meglio) . Tutti gli altri si devono  e  si dovranno arrangiare con il caro vecchio web.

Mappa dei venture capital italiani che investono in Internet

30 agosto 2010start-up

Avevo promesso un feedback sul mio giro presso i VC, e con un pò di ritardo eccolo qua.

Ho iniziato il giro a fine Aprile, e l’ho terminato a fine Luglio: tanto ci è voluto per incontrare tutti almeno una volta.  Con questo post pubblico intanto una mappa dei VC italiani che investono in iniziative digitali: credo possa essere utile a molti lettori per orientarsi meglio. Il resto degli aggiornamenti e  un pò di consigli e cose che ho appreso in questa full immersion, li posterò prossimamente, quando ho più tempo.

Prima di avventurarsi nel mandare business plan a tutti, è bene capire quale VC si cerca. Come è noto infatti  i VC si specializzano a seconda dello stadio della iniziativa:  i business angels intevengono quando c’è solo l’idea, ed  in genere con investimenti  dai 20k ai 100k operando quasi sempre  personalmente. Chi fa il Seeding o “early stage” invece investe quando l’idea è già esistente e magari anche il prototipo, ed i soldi vengono utilizzati  sopratutto per mettere in piedi l’azienda e fare i primi test verso i consumatori o i clienti. Siamo in genere in un range  tra i 50k e i 500k. Successivamente entrano i gioco quelli più  grandi che fanno i round (solitamente da 1 a 3) e che vanno dai 500k ai 2 mln di euro (perlomeno questo è il range medio in Italia).

ANGELS

Ce ne sono moltissimi,  ma non posso citarli senza il loro consenso, dato che operano privatamente.  Tuttavia sono nate associazioni di Angels come IAG (vedi dopo).

SEED  EARLY STAGE

Dpixel

Coordinata da Gianluca Dettori  è molto nota e molto attiva. In genere investe dai 70 ai 350, sicuramente tra i piu focalizzati solo sul digitale e internet. Hanno investito tra gli altri in Seolab, ed hanno un team di analisti che masticano bene il web   (Info su Dpixel website)

Annapurna

Fondata recentemente da Massimiliano Magrini (ex country manager google) . Investe nel tipico range del Seeding ed early stage. Visto il background del team di Annapurna, grande conoscenza del settore e facilità nel presentare il progetto. Recentemente è stata annunciata una operazione su Paperlit ( Info su Annapurna Website)

IAG – Italian Angels for Growth

E’ una associazione di business angels (quasi un centinaio),  molto attiva e con numerose operazioni all’anno. Opera però non solo su internet e digitale ma anche nel biomedicale ed altri. Team molto preparato (beneficia del background dei vari soci che è quindi molto esteso),  ha un processo un pò particolare per il quale un team centrale vaglia i progetti e li presenta ad i soci (angels) in alcuni momenti dell’anno. Dopo un breve speech del founder della start-up decidono se e quando investire individualmente. Il processo dura minimo 4-5 mesi  ed il range delle operazioni va da 50 a 500k euro. (Iag website)

H-farm

Fondata da Donadon (ex E-tree) è un VC sui generis perchè svolge più il ruolo di incubatore offrendo spazio, ufficio, competenze (oltre ai soldi). Range di investimento tipico del Seeding. (site Hfarm)

Altri

Esistono altri soggetti che fanno seeding, recentemente ne sono nati molto attorno a banche, telco. Non li cito perchè non ne conosco il funzionamento, anche se (IMHO)  penso che molto spesso sembrano piu strumenti di marketing (per enti promotori) più che vere strutture che finanziano con capitale di rischio.

VC e fondi da Round pieno

Vertis

Fondo presente a Napoli con capitale misto privato e pubblico. Ha come mission l’investimento in digitale e biomedicale,  ed in generale prodotti e processi di innovazione. Investono solo in società che hanno lameno una sede operativa nel meridione (abruzzo compreso, lazio escluso) . Range 2 mln, team estremamente preparato. (Info website Vertis )

Quantica

Recentemente ha avuto alcuni problemi di gestione che sono stati risolti nella primavera. Quantica ha una grande dotazione di capitale (in parte pubblico) e tra l’altro ha un nuovo fondo  dedicato al meridione quasi interamente da investire. Il fondo del meridione ha le stesse regole esposte sopra, quello nazionale è già parzialmente impiegato. Il team ha tra gli altri  investito in Liquida, e quindi ha una buona conoscenza del mercato digitale.  Sono a Milano. (Info sito Quantica)

Innogest

Uno dei fondi piu grossi  in Italia con disponibilità vicine agli 80 mln. Il fondo ricerca aziende innoivative e in rapida crescita ma predilige le attività che nascono come internazionali o con espansione internazionale. Hanno investito tra gli altri in TheBlogTv e Mobango, realtà interamente digitali.  Sono a Torino. (Info Innogest)

360 capital partner

Fondo italo-francese, investe quasi esclusivamente in francia. In Italia ha portato a termine l’operazione Mutuionline con la quotazione (operazione nata molti anni fa). Sede a Parigi e Milano.  (Website)

Atlante

Il Gruppo IntesaSanpaolo ha il veicolo Venture Atlante che ha due fondi, e di questi uno è dedicato al meridione finanziato con parte di soldi pubblici, e soggiace alle stesse regole  di cui sopra. L’altro su tutto il territorio nazionale è  parzialmente impiegato. Gli investimenti sono perlopiù su biomedicale, innovazione di processo, ancora poco internet. Presenza Milano-Napoli. (Info Website)

Francesco Micheli Associati

In realtà è un soggetto a  metà strada tra un fondo ed un Family office. E’  il team che investe per Francesco Micheli (ebiscom, fastweb) ed il figlio Carlo  (Born4shop). Preparatissimi, da visitare assolutamente ma solo se c’è un piano molto solido. Preparati su internet hanno avuto esperienza con born4shop adesso fuso con Saldiprivati (banzai). Presenza a Milano.

Esteri

Sono entrato contatto con un paio di fondi esteri che non cito. Da considerare solo il progetto ed il piano ha un respiro europeo e se l’azienda è già avviata ad uno stadio rilevante.

Nota:  Questa non è una lista esaustiva ma solo una lista di quelli che ho incontrato personalmente negli ultimi 3 mesi. Se vuoi che sia aggiunto un link segnalamelo via mail  a  luca.lani <-a-t-> citynews.it

Ipad: dai dati niente cannibalizzazione con Mac. E Nexus in soffitta.

4 agosto 2010apple

Impressionanti (almeno per me) i dati della trimestrale di APPLE

  • 3,2 mln iPad venduti
  • 8,4 mln iPhone venduti
  • 3,5 mln di MAC venduti
  • 9,5 milioni iPod venduti

La cosa che colpisce è che iPad  e MAC (in particolare portatili) non si stanno cannibalizzando: APPLE registra ancora una crescita importante sul MAC. Quindi non solo non si cannibalizzano ma i vari prodotti si trainano a vicenda portando la APPLE  a crescere anche su prodotti non particolarmente nuovi (MAC e iPod)

Scomposizione e trend dei ricavi (iPad vale già più di iPod) :

Ed intanto Google ha interrotto la vendita del suo “NEXUS”  dopo sei mesi dal lancio:

Sorry, folks…

The Nexus One is no longer available for purchase directly from Google. For more information on how to purchase the Nexus One, check out our help center.

Mercato ADV Mobile: riflessioni ed esempi

27 luglio 2010Advertising

Tutte le indagini (ma sopratutto l’evidenza) confermano il fatto che il traffico web  da smartphone è in crescita pazzesca superando ogni aspettativa degli analisti. Addirittura è previsto che un quarto delle search verrà fatto entro qualche anno da mobile.

Ma i soldi per adesso sembrano farli sopratutto le telefoniche ed i produttori di hardware.

L’ADV in particolare è molto molto indietro, nonostante il traffico sia ormai elevatissimo. Anche nel search, che è il mercato più redditizio, a fronte di una stima del 20-25% di search fatte da mobile si stima un  mercato adv search USA solo 2-3 mld di dollari. La Display di fatto non esiste.

Le stime italiane sull’ADV mobile confermano da anni questa stasi, di un mercato che non è mai partito. Siamo di fronte ad un semplice ritardo degli Advertiser oppure c’è una ragione strutturale?

La domanda è importante perchè da parte degli editori siamo in una fase di delirio e di corsa per essere presenti in ogni device, per poi sbandierarlo ai clienti tramite  la propria  concessionaria.  Visti gli scarsi ritorni da adv sembra quasi un investimento di mkgt del tipo “ci sono tutti ci devo essere anche io”. Leggi tutto l’articolo

Come comprare la blogosfera

13 luglio 2010Social Media

Ecco una delle varie mail che mi sono arrivate di recente:

Sono Fabrizio, Biz Developer  e Community Manager presso PromoDigital, società partner del gruppo Wikio, il più grande aggregatore ed indicizzatore di Blog.
Prima di tutto volevo complimentarmi per il tuo blog : ) è davvero ben curato ed interessante. Ti spiego in breve di cosa ci occupiamo: il nostro scopo è mettere in relazione i bloggers con le aziende selezionando i blog che riteniamo più interessanti e realizzando innovative campagne di passaparola online su brand, prodotti o iniziative (sarai tu a scegliere le campagne a cui partecipare e verrai remunerato per ogni articolo che pubblicherai).
Visto che gestisci un blog e dato che in questi giorni stiamo partendo con campagne per Ob, Huggies , Adidas (sta per partire una grintosissima campagna per i tifosi milanisti ricca di sorprese), Colgate , Akuel, Nina Senicar costumi ,Be-total (spesso inviamo prodotti in prova)… mi piacerebbe invitarti a partecipare alle iniziative della nostra community!
http://promodigital.ebuzzing.com/membre/?inscrit=1&devenez=buzz&lang=it.
I blogger che come te parteciperanno alle campagne tramite la stesura di un semplice post  riceveranno un compenso (mediamente si parte da un minimo di 40Euro per ogni articolo pubblicato anche se ufficialmente nelle faq abbiamo indicato un prezzo minore per evitare che chiunque si iscriva alla nostra piattaforma).
In realtà non finisce qui…sarai tu,solo quando lo vorrai, accedendo alla nostra piattaforma, a selezionare la campagna più adatta allo stile del tuo blog …A volte si tratta di provare un prodotto/servizio e di commentarlo, altre volte di parlare di un’iniziativa di found raising, di un concorso o semplicemente di pubblicare un video.
Per qualsiasi tipo di informazione consulta questo link:
http://www.promodigital.it/it/commons/14/faq.html
Se invece desideri informazioni circa il codice etico a cui ci atteniamo saldamente nella gestione delle campagne:
http://www.wommi.it/codice-etico/
Spero davvero ti unisca a noi e dia il tuo contributo per avviare questa piccola rivoluzione dell’advertising  ;)
Se hai bisogno di supporto tecnico non esitare a contattarmi scrivendo a: network@promodigital.it.
Credo sia tutto per ora,
Ti auguro una serena giornata.

Questa cd. “rivoluzione dell’advertising”  determina una pratica che a mio avviso è scorretta a poco trasparente per svariati motivi.
Infatti un editore quando pubblica un publiredazionale deve specificare che il contenuto è un redazionale sponsorizzato, e questo a garanzia dell’utente che deve sapere se quel contenuto è realmente sviluppato dalla redazione è semplicemente “comprato” da un advertiser. Certo il confine è labile: pubblicare un video di uno spot o raccontare l’esistenza di una concorso non è come fare una marketta, ma sicuramente molti “advertiser” (chiamiamoli così) vorranno le markette.

In questo caso non c’è più nessun obbligo o controllo ed il lettore può credere che il post sia genuino (=vero) mentre è prezzolato (=falso).

E’ poi pratica molto scorretta nei confronti di google perché di fatto genera un gran numero di link  che sono indotti e pagati, andando ad alterare il page rank.  In generale è un Buzz quasi completamente indotto.

Un tempo si scriveva per passione, e chi leggeva sapeva che il contenuto del blog era autentico e senza secondi fini. Ma la rete ha perso la verginità da tempo, e di recente anche i blogger.

Ma sicuramente queste considerazioni oggi nel 2010 sono (come diceva totò)  solo …bazzeccole, quisquilie, pinzellacchere.  :)

Global Online Ad spend: un bel grafico da paidContent

13 luglio 2010Adv chart

Su segnalazione di LaViv posto questo interessante grafico tratto da PaidContent.

E’ interessante vedere come in UK  la quota search è davvero predominante rispetto agli altri paesi. La quota display in Italia pare essere una delle maggiori (a fronte però di un mercato piu piccolo).

Esempio di piano Media

6 luglio 2010Advertising

Spero di fare cosa gradita ad alcuni lettori del blog pubblicando un Piano Media (vero!). E’ uno dei vari piani che ho interecettato negli anni, questo risale ad un paio di anni fa: si tratta di un grosso brand che lanciava un prodotto a target giovane, e la campagna durava circa 2 mesi. Si tratta di un bel budget, quasi 300.000 euro.

Ovviamente ho tolto tutti i riferimenti al brand ed al cliente ed al CM, credo però sia interessante vedere come un budget di quella portata viene ripartito tra i vari operatori e le dinamiche di prezzo. Interessante vedere anche chi pratica le politiche di omaggio e chi no, ed il prezzo medio.

Scarica il Piano Media

Ps. se qualche lettore anonimamente volesse mandare qualche documento o informazione, per condividerlo… ne saremmo lieti! Sennò sono sempre e solo io…. :)

Un pò di click

1 luglio 2010Advertising

L’amico Massimo su “Dotcoma” scrive :

Oggi su una email normale su GMail, tema Milano e politica, ho trovato ben tre pubblicità di concorsi del cazzo, di Muller, Bosch e Shell. Eccoli, gli inserzionisti mass market che i banner sognano da 10+ anni e che non sono mai riusciti ad avere e che non avranno mai.

Bhe ovviamente ha ragione da vendere. Ma che dire però della efficacia e del “senso”  di questa presenza web di questi marchi ? Come si vede anche dalla sua reazione è una pubblicità abbastanza insensata visto che è totalmente fuori contesto, in mezzo a delle mail personali, con una efficacia davvero dubbia.

Ma sappiamo tutti cosa c’è dietro: non c’è nessuna logica di marketing,  nessun obbiettivo di redemption, nessuna vera strategia. Quelle marche investono due spicci sul web ed al responsabile digitale basta avere un pò di gente sul sito, e quindi il modo migliore e piu immediato  è comprare un pò di “click qua e là” a 0,03 euro. Google che ormai ha i suoi adsense in tutto il web, ha un magazzino quasi infinito, e quindi  permette di comprare a questi prezzi. Ed ovviamente riempie la sua webmail di annunci senza neanche preoccuparsi di contestualizzare, tanto ormai si è capito che ai clienti non interessa, perchè nessuno controlla (o può controllare) le redemption….

Le marche sono contente perche i loro 3 spicci danno qualche risultato tangibile  e Google è contenta perchè fa i soldi a palate.  Forse Massimo non è molto contento (ed io pure),  ma siamo solo due. :)

Aiuto! Siamo in troppi.

22 giugno 2010media

Stamattina  lancio del sito IlfattoQuotidiano (Travaglio & Gomez).

Ecco come appariva dopo poche ore. Sicuramente il Fatto fa molto traffico (secondo me anche 100-200k visite day), ma il problema a monte è che il sito è fatto con WordPress. Non è pensabile fare un quotidiano da 200k visite day con software pensato per gestire un blog. Va bene che è gratis e va bene che “fa figo”, ma  insomma, ha i suoi limiti.

Quelli del Fatto, hanno avuto pure il tempo di fare una bellissima jpg con tanto di ombrina per rendere carina la pagina di errore. Forse andrebbe messa la stessa cura nella scelta del CMS e nella scelta del team sistemistico. Anche perchè la pagina di errore restituisce un 200, quindi Google la indicizza pure.

Aiutooooo! Siamo troppi.

No, vi serve solo un pò di strategia! ;)

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