Qualche info sul mio progetto [spazio pubblicità]
Molte persone mi hanno chiamato in questo mese per chiedermi informazioni sul nuovo progetto che sto seguendo, dopo l’annuncio di aver mollato tutto. Non credevo ci fosse cosi tanto interesse dato che sono entrambe progetti allo stadio più che embrionale. Colgo però l’occasione per segnalare un bell’articolo uscito pochi giorni fa su Prima Comunicazione (che rimane la bibbia del nostro settore) in cui Claudio Cazzola mi fa una lunga intervista. Ed essendo un lettore di Prima da anni… non mi sono certo tirato indietro…. ed ho vuotato il sacco molto volentieri. I curiosi quindi possono leggere l’intervista qui (ma comprate il giornale!). Nel prossimo mese partirò alla ricerca di capitali presso VC, fondi e privati. Vorrei rendere quanto possibile pubblico questo mio tentativo, raccontando come intendo fare le presentazioni, come mi preparo, e quali risultati ottengo. Insomma una specie di “grande fratello VC”. Se mi va male, almeno alcuni lettori interessati all’argomento potranno imparare come NON si fanno le cose. ![]()
p.s.
per tutti gli amici del blog: ho messo una lista di risorse (alcune mie, alcune esterne) in questa pagina. Sarebbe bello se alcuni di voi che sono ferrati in molti settori dove io lo sono meno, mi segnalassero le risorse che usano e le guide che sono state utili.





marzo 1st, 2010 at 1:48 pm
Luca, leggo che hai previsto un apporto finanziario iniziale di 500k euro, con cui conti di coprire tutti i costi per 12 – 18 mesi: dov’è il trucco?
marzo 1st, 2010 at 2:26 pm
Molto interessante. Che tu sappia Luca i free press cartacei stanno cercando di sviluppare iniziative sulla rete? E con quali risultati?
La tua posizione riguardo al mancato accordo con Epolis? Sei dell’idea che sia stata una mancata occasione o meglio iniziare soli e tutto nuovo? Mi interessa molto un tuo parere su questo aspetto.
marzo 1st, 2010 at 3:01 pm
@ Gibbo: spendiamo molto poco, niente trucchi. (solo 5 siti ovviamente)
@ giuseppe: free press, a parole si nei fatti poco. Epolis: sono robe riservate. Quello che ti posso dire è che dopo 4 mesi di lavoro l’accordo era chiuso, il contratto finito, i rispettivi amm. del. si sono stretti la mano. Stavamo già selezionando le persone ed avevamo progetto grafico e sistema editoriale pronto. Poi il socio di maggioranza ha cambiato idea. Puoi immaginare il nostro disappunto. Quindi siamo andati avanti lo stesso per conto nostro. Non ho molti commenti in merito. In tutta la storia del mondo c’è un solo principio che è sempre valso: “pacta sunt servanda”. Se non lo rispetti non vai lontano.
marzo 1st, 2010 at 4:07 pm
@Luca: un conto è spendere molto poco, un altro è spendere “troppo poco”…
Comunque se davvero riesci a coprire i costi degli stipendi del direttore responsabile e dei redattori(CCNL Giornalisti, allegato N?), i costi delle agenzie fotografiche, cms, banda, affitti, ecc. dei 5 siti che hai attivato (e sui cui ho gironzolato un po’) con una media di 100k cad per 18 mesi, ti meriti i complimenti!
A maggior ragione ci devi svelare il trucco, dai!
marzo 1st, 2010 at 4:14 pm
@Luca: chiarisco per non essere frainteso: lungi da me farti i conti in tasca, anzi!
Mi sono limitato a far due conti visto che, purtroppo, sono numeri che ben conosco e, se posso assolutamente concordare con te che 500k possano bastare per 12 mesi (magari tirando un po’ qua e un po la), ho qualche dubbio che siano sufficienti per 18 mesi.
Ma, ripeto, non sono affari e, soprattutto, soldi miei!!
Mi sembra un’ottima mossa, comunque, bravo!
marzo 1st, 2010 at 5:40 pm
@ Gibbo: ad un certo punto ci sono anche i ricavi…;)
marzo 1st, 2010 at 7:40 pm
Innanzitutto ti faccio i doverosi e sinceri auguri qui, sul blog, poi visto che ho scritto tanto nell’altro post vedo per par condicio di spammare un pò anche questo: in effetti non posso che essere curioso di vedere il modello (i modelli) di business di queste iniziative così marcatamente locali.
Sono infatti convinto delle ottime possibilità di crescita e gradimento lato utenza ma… come al solito non c’è il rischio di avere difficoltà a valorizzare il lavoro locale (talmente locale da essere quasi simile a verticale) nei confronti dei grandi budget, con le logiche di centri media e concessioarie di cui si parlava nell’altro articolo?
Oppure una “nuova struttura” del genere oggi deve già prevedere una redazione locale che sia affiancata da una parte commerciale ottima conoscitrice dello stesso mercato locale?
Riguardo le freepress cartacee, le ho sempre percepite (da ignorante del settore) come situazioni dinamiche ed in crescita (diciamo “sane”), salvo che qualche amico giornalista professionista mi ha svelato che non sempre sono dei campioni di puntualità ed organizzazione del personale… insomma redazioni (carrozzoni?) strutturate similmente a quelle dei giornali tradizionali ma budget simili a quelli che hai detto tu, e non penso siano situazioni che possono portare lontano nel tempo.
Ovviamente riporto un pensiero di pochi e magari pure con il dente avvelenato con il proprio editore cartaceo, comunque mi pare, leggendo la tua intervista, che è proprio ciò che cercate di evitare dal principio: redazioni snelle, produttività e sostenibilità, quindi, in soldoni, pochi ma buoni che si faranno un mazzo così.
Che dire, vi meritate proprio un bel “BUON LAVORO”!
I miei 1,99 cents, ciao
Lorenzo
marzo 1st, 2010 at 10:01 pm
Bhé Luca, in bocca al lupo. Leggo la tua intervista e ne esco convinta: ma non essendo un’imprenditrice, non so se questo è un complimento o un insulto per te…

Tienimi aggiornata sulla parte ADV.
marzo 1st, 2010 at 10:28 pm
[...] dal prossimo mese però Lani andrà alla ricerca di un round di finanziamento, come spiegato nel suo blog, presso qualche VC che voglia supportare [...]
marzo 2nd, 2010 at 8:33 am
Bella Luca, complimenti. Gran movimento in qs direzione eh
marzo 2nd, 2010 at 8:36 am
Bella Luca complimenti. Gran movimento in qs direzione o sbaglio?
Seguirò le tue cronache di startup. Saluti!
marzo 2nd, 2010 at 8:47 am
@Luca: dato che si tratta di siti a vocazione prettamente cittadina, pensate di raccogliere anche adv locale? a cpm o, come di solito si fa con la locale, a “periodo”? oppure a display puro con presenze fisse e/o a corredo di determinate sezioni dei siti? pensate di affidarvi a concessionarie locali o puntate a venderla direttamente? hai già ipotizzato le % di fatturato da nazionale e da locale?
marzo 3rd, 2010 at 1:13 pm
Rieccomi,
Luca l’idea è molto valida, premettendo che credo che alla fine la differenza la facciano le persone, il problema è che forse… è troppo valida?
Personalmente sono a conoscenza di 6 progetti simili in partenza nel 2010, quello che mi chiedo è se sia giusto seguire l’onda e vedere chi riesce a “stare in piedi” o se ci sia una percezione un po’ troppo ottimista di internet come spazio ideale per chi vuole trovare nuove modalità di fare informazione ( sia per la libertà di- che per i ritorni economici)
Se ti interessa ne possiamo anche parlare privatamente perchè per correttezza non posso andare nei dettagli, ma ammetto che mi sono trovato diverse volte ad uscire dalla sala riunioni convinto della bontà del progetto per quanto riguarda i contenuti ma col dubbio della sostenibilità, soprattutto vista la ridondanza di prodotti legati all’ambito news sul mercato
marzo 10th, 2010 at 1:37 pm
[...] modello “a blog”. Altro fronte più interessante, forse, la coincidenza con la recente presentazione del progetto Citynews di Luca Lani, già CEO di Studenti Media Group e ora [...]
marzo 11th, 2010 at 9:27 am
[...] segnala la nascita di due network di informazione iperlocale italiana: Percittà e CityNews. Dove per “iperlocale” si intende un’area geografica decisamente ristretta, un [...]
marzo 11th, 2010 at 11:16 am
Luca, non hai specificato se puntate, o meno, anche sulla pubblicità locale (e se sì, con quale modalità), ma credo che se essa rientra nei piani di revenue di questo progetto, potrebbe rappresentarne uno dei potenziali punti deboli.
Nel blog di Guido Arata, che hai utilmente segnalato, si afferma “…il blog iperlocale è a mio avviso la risorsa che meglio si addice ad un modello di business incentrato sull’advertising, perchè gli inserzionisti sono persone del luogo, fidelizzabili, e spaziano dal macellaio, all’edicolante, alla piccola azienda, alla pizzeria (e qui capite perché qualche paragrafo sopra ho sottolineato l’importanza di focalizzare il raggio di azione del blog ad un’area ristrettissima del territorio). E’ un modello di business che perseguirei.”
Ecco: non so che esperienze abbia avuto Arata, per se ha fatto questa affermazione, dubito fortemente che abbia mai avuto a che fare con la pubblicità locale o, comunque, areale.
L’adv locale paga pochissimo e malissimo, di contro, la sua raccolta, costa, in proporzione, più di quella nazionale perchè necessità di una copertura capillare del territorio (quindi molti agenti) ma, paradossalmente, questa soluzione, di contro, riduce il potenziale guadagno dei singoli venditori che, quindi, spesso non sono sufficentemente motivati a proseguire l’attività.
Questo, naturalmente, non vale allo stesso modo per tutta Italia perchè è chiaro che, ad esempio, la raccolta locale a Milano puà produrre più ricavi di quella fatta a Matera ma, ugualmente, i mercati maggiori sono anche i più “massacrati”, con centinaia di iniziative che cercano di succhiare soldi dalla pubblicità locale.
Oltretutto, già si fa fatica a trovare interlocutori in grado di comprendere i meccanismi del web tra i centri media o tra i grandi investitori, immaginiamoci la realtà dei pizzaioli o delle pompe funebri di quartiere…
marzo 11th, 2010 at 11:31 am
@ Gibbo: i’m sorry ma non è il momento ne il modo (un blog) per spiegare e rivelare il business model della iniziativa che stiamo portando avanti. Sicuramente è una cosa molto, molto difficile, e ce la siamo scelta apposta. Riguardo alle numerose persone che parlano in queste settimane di informazione locale e “modelli americani”: ne sono felice perche vuol dire che il tema che ho scelto è caldo, ma trovo che in alcuni casi siano articoli molto approssimati.
marzo 11th, 2010 at 2:35 pm
XCittà.it, la nuova informazione in 10 città
In tempi di crisi dell’editoria, nasce una nuova testata giornalistica che rappresenta un vero unicum nello scenario editoriale italiano. XCitta.it inizia la sua attività d’informazione locale in dieci città, scelte tra le più importanti d’Italia: Torino, Milano, Genova, Bologna, Treviso, Firenze Roma, Bari, Napoli e Palermo.
Ma è il modello editoriale a rappresentare la vera grande novità, grazie al concetto di giornalismo partecipativo che trova la sua prima vera applicazione in Italia, dopo il successo riscontrato negli USA.
In un momento economico in cui le redazioni si restringono, la società ha scelto di incamerare questo patrimonio di talento. Lo stile editoriale delle nuova testata si basa su due elementi fondamentali: un giornale locale deve muoversi con la città, un giornale nella rete deve vivere al ritmo della rete stessa.
Per Città nasce con l’obiettivo di attrarre 500.000 utenti unici al mese sul proprio network di siti locali. Il target cui si rivolge abbraccia una fascia d’età molto ampia, che va dai 25 ai 54 anni, una popolazione Internet stimata sui 15.000.000 di italiani da Nielsen Netratings
marzo 11th, 2010 at 3:20 pm
@Luca, per carità!
Non voglio che siano rivelati al mondo intero segreti aziendali, ci mancherebbe!! Pesnavo solo, ingenuamente, che fosse una domanda lecita, dato che viene (o mi viene) abbastanza spontaneo pensare che ad un progetto di informazione locale, possa essere abbinata una raccolta di adv locale e, in proposito, mi sono permesso di dire la mia.
Probabilmente ho male interpretato la tua dichiarata volontà di rendere “pubblico” (per quanto possibile, ovvio), e proprio ad iniziare da questo blog, il tuo progetto e le sue implicazioni.
A posto così
marzo 11th, 2010 at 5:19 pm
@gibbo : è complicato. se andiamo a cena ne parlo volentieri, non cosi nei commenti. Cmq, Si, pensiamo di fare i soldi sia con la locale che con la nazionale. Ci vuole tempo e ci vogliono nuove modalità, non certo vendendo i 728 ai bottegai. Abbiamo belle idee e stiamo cercando i soldi per realizzarle.
marzo 11th, 2010 at 5:42 pm
ok Luca, al primo giro a Roma ti avviso e ci si vede
marzo 12th, 2010 at 11:45 am
Luca, una domanda, sempre ammesso che anche in questo caso sia una cosa che puoi rendere pubblica: che CMS usate per la gestione dei quotidiani? Grazie in anticipo
marzo 12th, 2010 at 1:09 pm
Cms proprietario, fatto da noi ed in continuo sviluppo.
bye
marzo 12th, 2010 at 1:34 pm
@Luca: ok, grazie 1000. Lo immaginavo, perchè anche noi, alla fine, lo stiamo facendo fare “su misura”, perchè in giro c’è veramente roba di basso livello (ed infatti mi sembrava strano che aveste trovato qualcosa di pronto sul mercato), grazie ancora, ciao!
marzo 24th, 2010 at 2:07 pm
Ciao Luca, non ci conosciamo ma sarebbe bello colmare questa lacuna. Qualche anno fa guidavo la redazione di una catena di portali locali che si chiamava Vivacity.it. Forse te ne ricordi, spero. Un progetto Gruppo espresso Gruppo UniCredit che è durato sino al 2004, quando la Banca, con una lungimiranza evidente, decise di chiuderlo. 35 portali, ognuno dei quali dedicato a una singola città. 15 giornalisti che li coordinavano centralmente, oltre 150 corrispondenti, qualche milione di pagine viste / mese, parecchie decine di migliaia di utenti unici / giorno per singolo portale. Insomma, funzionava. Ho letto del tuo progetto, mi piacerebbe parlarne, visto che “ci sono già passato”. un contatto?
marzo 25th, 2010 at 11:42 am
funzionava?? e i ricavi da dove venivano? Babbo Natale? o campagna Unicredit a 35 euro cpm?
suvvia..
marzo 25th, 2010 at 11:45 am
Vivacity funzionava?? e i ricavi da dove venivano? Babbo Natale? o campagna Unicredit a 35 euro cpm? Fondi per editoria dallo stato??
Il progetto dal punto di vista economico (ricavi e costi N.D.R.) non stava in piede..Profumo si chiede ancora come si è fatto fregare…
marzo 25th, 2010 at 10:05 pm
quoto Carletto.