La presentazione è tutto (o quasi)

In questa mia esperienza ho capito che la presentazione è davvero fondamentale. L’ho capito al primo incontro importante, quando ho visto che la presentazione non funzionava per niente, l’interlocutore non capiva, le domande che venivano fuori erano confuse (e quindi l’ho rifatta da zero). Nel primo incontro con un VC si ha di norma  a disposizione mezzo’ora o al massimo un’ora ed in definitiva i primi 1o minuti sono quelli cruciali, dove c’è l’attenzione. Se il primo incontro va male non ce ne è un secondo, c’è quindi una sola cartuccia.  Più che gli effetti speciali serve chiarezza, linearità e ritmo.

  • In generale prima di tutto serve di capire il mondo delle presentazioni, i suoi concetti base e secondo me  questa è una utile guida (Death By powerpoint 7mega PDF)
  • Il business plan, almeno in versione basilare deve venire prima della presentazione, ovvero si deve avere una idea chiara dei numeri e della dimensione del business.
  • Per la presentazione io poi ho lavorato a lungo usando un vecchio sistema con carta e penna: prima elencando tutte le tematiche in ordine sparso relative al progetto, poi gerarchizzandole in capitoli, poi selezionando quelle davvero importanti, e poi ordinandone decidendo l’ordine logico da seguire, cercando di fare una narrazione sensata.  Solo a quel punto, avendo in pratica uno storyboard su carta, ho iniziato a lavorare sulle singole slide.
  • La cosa più difficile è cercare ridurre il testo al minimo: la presentazione va per immagini ed al massimo dei bullet molto corti, qui serve un bello sforzo di immaginazione per spiegare concetti complessi. Non sottovalutare il potere delle immagini, che sono meglio delle parole….
  • La presentazione va provata MOLTE volte… cronometro alla mano, per fare in modo che in 10 minuti la parte essenziale che spiega il prodotto ed il business sia conclusa. Ogni slide al massimo 60 secondi, serve molto allenamento per sintetizzare le idee.
  • E’ saggio avere diverse versioni della presentazione da usare in base all’interlocutore, senza ovviamente cambiare il succo, ma variando lunghezza in base al tempo a disposizione o mettendo in risalto alcuni aspetti particolari che possano sensibilizzare l’interlocutore.

Lo schema migliore a mio avviso è :  esigenza di mercato -> nuova  soluzione -> modello di business -> financials -> team.  Un buon esempio di schema di presentazione secondo me è questa

Nel nostro caso (Citynews)  concreto abbiamo usato uno schema diverso:   team -> scenario mercato -> prodotto -> modello business -> financials. Siamo partiti dal team per ovvi motivi, vedi quanto segue.

Il Team non è tutto ma è moltissimo

Non è pensabile secondo me presentarsi con una idea da un VC completamente da soli. Può andar bene per un busienss angels ma se si cercano risorse di rilievo  il team è fondamentale. E’ fondamentale per i motivi:

  • ormai ci sono pochi spazi di mercato completamente vergini e quindi il successo di una iniziativa lo determina sempre piu la sua “esecuzione” (la cd. execution nel linguaggio VC).  Quindi il team molto spesso è un elemento centrale nel progetto;
  • un VC si sente piu garantito se c’è un team di persone dato che la mancanza di uno non fa saltare del tutto il progetto una volta messi i soldi dentro;
  • Un team con dei talenti è uno degli argomenti che permette di dimostrare un vantaggio rispetto ai competitor;
  • Il team in genere garantisce specializzazioni (chi tecnica, chi mktg, chi artistiche) che permettono alla iniziativa di partire con i le principali funzioni “sicure” senza l’alea di dover fare la selezione del personale e perdere mesi preziosi per trovare le persone giuste.

Avere un team vuol dire quindi dare un partecipazione nella start-up ad altre persone e questo è uno scoglio importante per molte persone che magari hanno paura a condividere il proprio progetto con altri. Per come la vedo io oltre ad essere un presupposto per chiedere i soldi è anche uno strumento per avere compagni di viaggio che lavorano convintamente insieme a te, dato che da soli è impossibile farcela.

L’italia, il paese delle relazioni

E’ inutile negare che le relazioni in italia contano, e non poco. In questo post, segnalavo come il mondo dei VC italiani sia per varie ragioni molto prudente ed ingessato. Avere delle conoscenze ha un certo peso, non sempre nel termine negativo.  Relazioni vuol dire essere conosciuti dal mercato, avere buone relazioni con tutti,  avere qualcuno del settore che è parla bene di te. Alla base dell’investimento di un VC verso un imprenditore c’è sempre l’elemento fiducia, ed è quindi normale cercare conferme nel mercato o da terze persone.

Quello che è ho visto per esempio è che quasi tutti i VC hanno degli “esperti” spesso interni o spesso anche esterni deputati a fare una analisi “tecnica” dei progetti. A me stesso capita di rispondere a richieste di pareri. Questo è comprensibile dato che un fondo non può occuparsi di bio-ingeneria, nanotecnologia, editoria digitale e mobile, nessuno è esperto di tutto. Siccome il nostro è un modo piccolo è ovvio che conoscere ed essere conosciuti è un grosso vantaggio perche  il VC ha maggiori garanzie che la persona sia seria non scappa con i soldi.

Per questo la composizione del team è un elemento così importante.

Cosa può fare una persona che si approccia per la prima volta in questo mondo?  Di sicuro per chi parte da zero senza conoscere nessuno sarebbe utile farsi aiutare da un “business angel” o  coinvolgere nel progetto qualcuno (esperto) che possa dare una mano come “advisor”  e quindi “validare” il progetto agli occhi dei VC.

Questo sistema fa schifo? Lamentarsi serve a poco, se non si vuole emigrare tocca stare alle regole. Qua le relazioni contano e quindi semplicemente ci si deve organizzare di conseguenza.

(prossima puntata: un accordo con un VC, le principali clausole)

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