Molti amici mi hanno chiesto un pò di dettagli su questo fund raising andato a buon fine. Dopo il mio lungo giro durato 10 mesi ecco alcune rapide impressioni sul mondo dei VC in Italia.

La prima cosa che ho scoperto è che ci sono un sacco di soldi in giro. Nei miei incontri ho contato quasi 100mln di euro di fondi privati e pubblici a disposizione per imprese a contenuto digitale o innovativo che non sono spesi.  Quindi basta di lamentarsi dicendo che i soldi in italia non  ci sono, è falso, e sopratutto mentre ci si lamenta  i soldi stanno là a marcire!!

La seconda cosa che ho capito è che ad una buona parte di questi gestori dei fondi e VC non interessa un cavolo di investire. Investire vuol dire rischiare (e quindi lavorare). Meglio fare il minimo, partecipare a qualche inutile convegno sull’innovazione sparando cazzate sull’arretratezza del paese, e a fine mese prendersi le “fee”.  Un gestore di un fondo importante ci ha accolti dicendo che loro non investono in Italia perchè gli imprenditori “italiani sono un pò  scarsi ed hanno poche idee”. E questo lo diceva dal suo ufficio italiano dove lavoravano 10 persone (a fare cosa se non ci sono idee?).

La terza cosa che ho capito è che delle 300 proposte che arrivano all’anno ad un VC più di 280 sono inguardabili. Il problema però non sono solo  gli imprenditori con poche idee, ma la vera mancanza di un sistema come c’è in altri paesi. Alla base ci  pochissimi VC (potremmo dire solo 3) che fanno seeding. C’è una sola struttura di business angels. E sopratutto scarsi rapporti  con il mondo dell’università.  Chi fa seeding lo fa in maniera complessa e lenta, magari per 150k di investimento c’è un contratto da 50 pagine.  Quindi il paradosso è che ci sono moltissimi soldi per round importanti (e quindi aziende già strutturate) rispetto al seeding. Quando dovrebbe essere perlomeno il contrario. Questo comporta che ai VC non arrivano proprio aziende e proposte interessanti  perchè alla base non c’è una vero viviaio massivo di imprese.

Quarta cosa: i VC hanno un oggettivo problema di wayout in italia. Un paese arretrato e bloccato, con pochi gruppi editoriali ed industriali arroccati nei monopoli e nelle clientele  comportano evidenti difficoltà di valorizzare gli investimenti. Aziende che dall’Italia si espandono nel mondo sono casi rarissimi, e l’Italia è un mercato tra i meno interessanti per i player internazionali che non vi entrano con convinzione.  Quindi la prudenza dei VC è in parte comprensibile ed il rischio di perdere i soldi (o di non valorizzarli) è  maggiore che in altri paesi.

In definitiva  il mondo dei VC in Italia rispecchia fedelmente gli altri ambiti del paese.  I soldi ci sono, siamo capaci, ovviamente non siamo da terzo mondo. Ma siamo arretrati, lenti, incasinati, poco trasparenti. E cosi come lo siamo nella politica, nelle istituzioni, nella società….lo siamo inevitabilmente anche nel mondo dei VC. Non può che essere così.

Andare all’estero?  Se si hanno 20 anni e belle idee forse ha anche senso. In silicon valley o in Germania  ci sono piu opportunità ma anche una concorrenza micidiale. Qui da noi abbiamo meno opportunità ma anche  mercati meno presidiati e meno concorrenza.

Personalmente ho preferito operare qui, per ragioni di mercato oltre che per ovvie ragioni sentimentali. Perchè tutto sommato questo paese, è una vera merda, ma rimane sempre il mio paese.

(prossima puntata: come abbiamo convinto i VC a darci i soldi: alcuni consigli)

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