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Siri, occhio alla rivoluzione

17 ottobre 2011apple

Il nuovo assistant vocale della Apple è uscito da qualche giorno. Ho trovato una lunga serie di video esplicativi e di screenshot e trovo confermata la teoria di qualche post fa, ed ovvero che questo “coso” possa diventare rapidamente due cose: una vera rivoluzione ed un grosso problema per google.

Come al solito Apple non ha inventato nulla di nuovo: mi ricordo circa 11 anni fa giocavo in shell con una specie di intelligenza artificiale che poi altro non era che un database di domande e risposte che si incrementava nel tempo. Si chiamava “Alice”. Anche io ho finito per domandargli  “di che sesso sei?”

Siri alla fine è questo, ovviamente molto molto più sofisticato, ma sopratutto connesso alla rete ed ai motori di ricerca, quindi milioni di volte più potente.

Un esempio:

 

La domanda è che “chi vive in un ananas sotto il mare”. Siri non fa altro che collegarsi a Google analizzare i primi result e trova come occorrenza “SpongeBob”. A quel punto cerca “Spongebob” e trova tra i vari result la voce su wikipedia che spiega cosa è  Spongebob (per gli ignoranti è una simpaticissima spugna parlante). Impacchetta tutto e lo restituisce a voce. Stessa cosa per una ricetta, per una informazione, per una ricerca, per una mail, per tutto.

Ora la faccenda è che…oltre alla utilità  di questo assistant che per esempio fa tutto questo mentre tu magari lavori, corri, guidi……non sfuggirà ai piu attenti che questa è a tutti gli effetti una ricerca su internet…..senza passare da google.

E’ Siri che ti trova le cose, non è Google. E sono cazzi amari per Google, come si suol dire. Sparito il brand, la url, e la toolbar…..rimane solo un motore, ed un motore vale l’altro. E diventa irrilevante quale sia (più o meno).

Ma mi fermo qui con i commenti, prima voglio provarlo. Nel frattempo, se dopo Spongebob avete domande più terra-terra ecco alcuni esempi:

 


 

Come si può vedere è un assistente, preciso e sopratutto utile. Ma il piu bello è questo:

Eh, si quasi quasi li amo anche io.

 

(Shit that siri says)

I terribili dati delle vendite dei magazine su IPAD

11 gennaio 2011media

Interessante report di WWD.com  sulle vendite in IPAD delle versioni digitali dei piu importanti magazine americani. Per comodità le ho riassunte in questa tabella :

giugno luglio agosto settembre ottobre novembre
Wired 100.000 31.000 30.000 30.000 22.000 23.000
Gq 13.000 11.000 11.000
Glamour 4.300 3.440 2.770
Vanity fair 10.000 10.500 10.000 8.700
Men’s health 2.800 nd nd 2.000 2.000 nd

Come si puo vedere a partire dall’enorme successo di Wired che vendette oltre 100.000 pezzi nel mese di lancio,  poi mese su mese tutti i magazine hanno subito in costante calo. C’è da considerare che nel frattempo che le vendite calavano, il numero di IPAD in circolazione aumentava a dismisura, superando (se non vado errato) i 10 mln di pezzi. Quindi il calo è ancora più micidiale di quello che sembra.

Molti giornali (anche qui in italia) si erano lanciati in affermazioni frettolose affermando che l’IPAD avrebbe rivoluzionato l’editoria e  che l’avrebbe salvata. Questi primi sei mesi sembrano dimostrare il contrario:   Wired vendendo 20.000 pezzi al mese mantiene una quota ancora decente rispetto alla versione cartacea (la carta vende 130.000 copie), ma gli altri hanno numeri davvero ridicoli, che portano fatturati mensili che a malapena ripagano il lavoro per fare l’app e distribuirla.

Quali possono essere la cause? Alcune idee

  • Le APP dei magazine potranno essere affascinanti da vedere ma alla fine sono peggio dei siti web. Il web ha permesso l’interazione, il commento, il link,  mentre molte di queste app fanno sfogliare il giornale comne fossimo nel 1950.
  • L’effetto novità è micidiale e va sempre soppesato. Tutti (addetti del settore di tutto il mondo, appassionati, rivenditori,) quando esce una cosa nuova -come la versione di WIred su Ipad- la comprano per provare, ma poi che la comprino tutti i mesi è un’altra questione, come si è visto.
  • Ma in definitiva l’errore piu grande è  l’idea che un device, semplicemente perchè nuovo, possa risolvere radicalmente i problemi di una industria editoriale in crisi per mille ragioni. Questa idea  faceva ridere (perlomeno me) sin dall’inzio.  Se le vendite delle riviste crollano non è certo per colpa dell’edicola o della mancanza di un device, ma perche è il prodotto non piace piu a prescindere, forse perchè la quantità di contenuti in rete è ormai enorme rispetto a prima. Pensare quindi di risolvere un problema di questa natura semplicemente con un nuovo oggetto/canale distributivo  è davvero stupido.

Concludendo: se questi sono i numeri USA, dove riviste di quel calibro vendono 2000 pezzi al mese, non oso immaginare quali possa essere i numeri in Italia. Questo mi spinge ancora di piu a pensare che forse prima è meglio fare una bella ed unica versione mobile che vale su ogni device, e poi forse fare l’app. E se si fa l’app a pagamento lo deve essere anche la versione mobile, altrimenti è ovvio che il gioco non funziona.

App vs Browser. Uno scontro con finale non scontato!

1 settembre 2010media

“The Web Is Dead. Long Live the Internet”

Quante volte abbiamo visto titoli così demenziali? Peccato che questa volta sia proprio Wired a pubblicarlo, anche se possiamo in parte capirli dato che devono vendere le copie e devono far parlare di sè. L’articolo è un concentrato di argomentazioni  false e spunti molto interessanti. Provo a smaltire rapidamente le cose demenziali per passare all’analisi della cosa che mi interessa.

L’articolo in buona sostanza sostiene che il web sta finendo perchè ormai l’utenza utilizza sempre nuovi protocolli (applicazioni, video, peer to peer) che non sono “piu web classico”  ma sono la nuova internet, ovviamente non più free (gratis) o free intesa come open e collaborativa. L’articolo comincia con un grafico  -che sembra davvero uscito da quegli articoli approssimati di tecnologia  di Panorama o  Espresso- nel quale vengono esposti in %  il consumo di banda negli anni dei vari protocolli.  Ci sono mille motivi di contestarlo alla radice, a partire dal fatto che è normale che un video pesi 100 volte piu di una pagina, al fatto che il video viene comunque fruito dentro una pagina web, al fatto che il peer to peer lo lascio acceso per giorni e giorni e scarico gigabyte di roba (e peraltro è totalmente free e pirata).

Ma è ancora piu OVVIO che queste nuove forme di traffico crescano adesso, perche semplicemenete….prima….non esistevano. I video sono inizati ad essere fruibbili con gli FLV di YT dal 2005, quindi è ovvio che prima in % contavano zero ed oggi contano molto.  E si potrebbe continuare, ma mi stoppo qua, anche per rispetto a Wired, che tutto sommato…. è sempre Wired.

APP conto BROWSER

L’argomento interessante che scaturisce dall’articolo (anche se ad onor del vero è un tema già uscito in varie sedi) è il possibile conflitto tra APP e Browser, due modi molto diversi di fruire le informazioni in rete. A prima vista può sembrare un  non-conflitto, perchè  tutto sommato le APP sono fruite  da mobile mentre il browser è web e quindi sono due mondi separati. Il ragionamento è sbagliato per due motivi: primo il mobile ormai è navigazione web a tutti gli effetti ed è in grandissima crescita, il secondo perchè  con i nuovi device come IPAD scomprare la divisione netta (già mezza scomparsa con iphone) tra mobile e non mobile.

Prendiamo Ipad che è un esempio lampante :  se io voglio leggere un quotidiano oggi ho due alternative. O navigo da browser navigando sul normale sito oppure mi scarico l’app (normalmente e sempre piu a pagamento od abbonamento). Ma potremmo fare l’esempio di Facebook da web o da APP, oppure Twitter, oppure skytg24…etc.

Ecco che quindi nasce il conflitto tra due mondi completamente diversi, e l’utenza dovrà scegliere quale dei due è il vincitore. Nel confronto ecco i principali pro e contro :

WEB : essendo navigabile da browser è raggiungibile  da tutti i device e con diversi software,  basato su rete aperta, basato su linguaggi standard e comuni a tutti,  normalmente free e pagato dalla pubblicità.  Ci sono anche i seguenti contro…… confusionario, non organizzato, incontrollabile, business difficile da realizzare

APP: I contro sono: L’applicazione è  scritta solo per un device, solo di un produtore hardware, con un linguaggio proprietario e su framework proprietario, normalmente a pagamento, e con un controllo della apple sui contenuti che devono rispondere a guidelines.   Ma ci sono molti PRO per l’utenza e le aziende:  facilità di utilizzo,  aggiornamento automatico, organizzazione,  “piattaforma” di vendita pronta per gli editori  senza doversi affidare all’adv.

L’articolo di Wired sostiene entusiaticamente che la vittoria sarà delle APP, perchè piu semplici da usare per gli utenti. Il web è troppo caotico e complesso, mentre le APP sono facili da usare, da istallare, da aggiornare. E poi hanno quelle icone cosi sexy….

L’assunto se fosse vero cambierebbe tutto: se gli utenti gradualmente mollassero le applicazioni web per usare intensivamente APP su device come IPAD e IPHONE, si abituerebbero gradualmente  -continua wired- a pagare per le APP, cambiando radicalmente il mondo del web (e questa odiosa anomalia del “tutto gratis!”). Se il web fosse “organizzato” e fosse “a pagamento” sarebbe solo un’altro canale distributivo a fianco della TV via cavo o via satellite.

Sembra trattarsi a tutti gli effetti di una svolta epocale, che se vinta dalle APP ci porterà alla fine del web come lo abbiamo conosciuto (ed amato). E molti di noi non avranno piu lavoro. Ma il finale non è per nulla scontato: ecco alcuni elementi che a mio avviso danno un grosso vantaggio al vecchio caro WEB.

1) Interazione. Gli utenti ormai sono abituati ad interagire sempre di piu con i siti.  Ci sono voluti 15 anni per arrivare a definire standard, linguaggi e sistemi per avere una interazione massiva da parte degli utenti. Nelle APP  (penso ai giornali) una interazione semplice diretta e pervasiva è molto piu difficile da implementare. Le APP (parlando dei media in particolare) sono quasi sempre statiche come delle riviste in PDF un pò più fichette. Gli utenti vogliono partecipare, e questo oggi lo da solo il web. Anche tecnicamente è piu facile fare una rivista con wordpress che ha già l’interazione mediante linguaggi semplici (ajax, html, js) rispetto che a sviluppare la stessa cosa in objective-C.

2) OPEN. Html, css, cms, tcp/ip : chiunque in 5 minuti può fare un sito e raggiungiere tutti, e tutti possono raggiungere lui. 6 miliardi di editori e 6 miliardi di lettori.  L’APP ha una doppia barriera : linguaggio chiuso e controllo a priori della casa madre che deve approvare l’APP. L’offerta del web sarà sempre quindi immensamente piu grande.

3) DIFFUSIONE. Nessun device o casa madre avrà il 100% di diffusione. Esisteranno sempre diversi device e diverse case madri, cosa che comporterà un frazionamento del mercato in vari operatori. Questo comporterà (già oggi è così) che gli editori devono fare e rifare numerose APP in diverse piattaforme con moltiplicazione dei costi. E molto spesso un device che ha una disffusione bassa non renderà (specie per i player nazionali europei) a sufficienza da ripagare gli investimenti. Il web al contrario ha una diffusione del 100% e   fatto un sito il lavoro è finito.

4) GRATUITA. Attenzione all’effetto novità. Se mi regalano l’IPAD compro sicuramente una decina di APP per provare, cosi come se compro un computer ci devo mettere un pò di software per farlo girare. Ma a regime quando si tratterà di pagare 4 euro alla settimana per l’APP oppure aprire il browser e leggere gratis le notizie schivando dei banner….cosa sceglierà la maggioranza della gente ?

Alla fine la storia è sempre la stessa, ci si illude che un device possa risolvere la questione. Invece a mio avviso la questione è semplice: i pochi editori che hanno contenuti di nicchia e di qualità li potranno distribuire a pagamento, con o senza APP (forse con le app un pò meglio) . Tutti gli altri si devono  e  si dovranno arrangiare con il caro vecchio web.

Ipad: dai dati niente cannibalizzazione con Mac. E Nexus in soffitta.

4 agosto 2010apple

Impressionanti (almeno per me) i dati della trimestrale di APPLE

  • 3,2 mln iPad venduti
  • 8,4 mln iPhone venduti
  • 3,5 mln di MAC venduti
  • 9,5 milioni iPod venduti

La cosa che colpisce è che iPad  e MAC (in particolare portatili) non si stanno cannibalizzando: APPLE registra ancora una crescita importante sul MAC. Quindi non solo non si cannibalizzano ma i vari prodotti si trainano a vicenda portando la APPLE  a crescere anche su prodotti non particolarmente nuovi (MAC e iPod)

Scomposizione e trend dei ricavi (iPad vale già più di iPod) :

Ed intanto Google ha interrotto la vendita del suo “NEXUS”  dopo sei mesi dal lancio:

Sorry, folks…

The Nexus One is no longer available for purchase directly from Google. For more information on how to purchase the Nexus One, check out our help center.

Mercato ADV Mobile: riflessioni ed esempi

27 luglio 2010Advertising

Tutte le indagini (ma sopratutto l’evidenza) confermano il fatto che il traffico web  da smartphone è in crescita pazzesca superando ogni aspettativa degli analisti. Addirittura è previsto che un quarto delle search verrà fatto entro qualche anno da mobile.

Ma i soldi per adesso sembrano farli sopratutto le telefoniche ed i produttori di hardware.

L’ADV in particolare è molto molto indietro, nonostante il traffico sia ormai elevatissimo. Anche nel search, che è il mercato più redditizio, a fronte di una stima del 20-25% di search fatte da mobile si stima un  mercato adv search USA solo 2-3 mld di dollari. La Display di fatto non esiste.

Le stime italiane sull’ADV mobile confermano da anni questa stasi, di un mercato che non è mai partito. Siamo di fronte ad un semplice ritardo degli Advertiser oppure c’è una ragione strutturale?

La domanda è importante perchè da parte degli editori siamo in una fase di delirio e di corsa per essere presenti in ogni device, per poi sbandierarlo ai clienti tramite  la propria  concessionaria.  Visti gli scarsi ritorni da adv sembra quasi un investimento di mkgt del tipo “ci sono tutti ci devo essere anche io”. Leggi tutto l’articolo

Huffington Post all’utile, Apple supera Microsoft, Google May Day e local-war

31 maggio 2010media

Alcuni link della settimana :

Huffington Post arriva all’utile a fine 2010.  Esiste dal 2005, ci sono quindi voluti quasi 6 anni per arrivare al pareggio. Sarebbe stata possibile una cosa del genere in Italia? Con il mercato dei capitali che ci troviamo non credo proprio. Intanto a marzo arriva a 13 milioni di utenti unici fonte Nielsen, e assume  9 nuovi venditori (un pò tardino direi)

Apple ha passato Microsoft nella capitalizzazione di borsa. Forse siamo ancora in tempo a comprare azioni Apple, noi scettici.

Google conferma un importante cambio al suo algoritmo che colpisce i siti  che hanno molto traffico da Long Tail. Tanta gente piange in USA, ma in Italia è già arrivata? Non ho sentito di grosse variazioni.

Scoppia la Guerra della Local in Usa. AOL investe 50 milioni in Patch.com, e Yahoo prepara una grande entrata nel settore.  Questa local inizia a interessare a molti….

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