Cinque “predictions” sul mercato Mobile da parte di Jamie Hall sul SAI. Le prime 2 sono davvero in controtendenza rispetto alla vulgata corrente, e molto interessanti per me:
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Riporto in calce un interessante (ed incredibile) articolo di Bloomberg, che spiega come Google di fatto non paghi le tasse in Europa. Difatti in tutti i mercati NON-US google paga appena il 2,4%. Il sistema in parole povere funziona così : tutto il mercato NON US fa capo all’Irlanda (scelta perche ha le tasse piu basse di tutti) e poi una sussidiaria di Google (che detiene i diritti di utilizzo dei brevetti o servizi) che ha sede alle Bermuda si fa pagare dall’Irlanda le royalties miliardarie per rivendere i servizi. Dei 12 mld che passano dall’irlanda 5,6 vanno alle bermuda, quindi tutto il margine. Il risultato è che le società europee sono tutte senza utili, e quindi non pagano le tasse ai vari stati.
Questo comporta due ordini di problemi:
Il primo di carattere di correttezza nei confronti del mercato. L’utile di Google è balzato del 26% ed il titolo è ormai schizzato a 620 dollari dai 400 di questa estate. Gli utili stellari sono quindi finti, dato che per metà del business non ci sono tasse. Alcuni analisti dicono che con questo trucco il prezzo è almeno 100$ sopra quella che dovrebbe essere. Questo è scorretto nei confronti delle altre company hi-tech che magari invece le tasse le pagano.
Il secondo è di ordine morale (e in teoria legale). Google fa 12 mld di dollari tramite un paese europeo, ed ha sedi uffici e dipendenti in tutti i paesi europei. Per fare i suoi 12 mld di dollari utilizza le infrastrutture tecnologiche messe a disposizione dagli stati. I suoi dipendenti portano i figli all’asilo contruito dallo stato, i suoi commerciali che vanno in giro a vendere adv, vanno su autostrade fatte dallo stato. Ma il contributo che Google da alla collettività è ZERO. Quindi è una logica parassitaria decisamente riprovevole dal punto di vista morale.
Cosa c’è di piu EVIL di questo?
L’Unione Europea che ha fatto il culo a Microsoft per anni, dovrebbe occuparsi di questa marea di soldi che sparisce. Non è un caso che in US Google le tasse le paghi, eccome. Forse il motto dovrebbe essere sostituito in “Dont be Evil…in USA“.
p.s. Anche Facebook pare stia creando un sistema simile triangolando tra Ireland e Isole Cayman.
p.s.s interessante video segnalato da SAL http://www.youtube.com/watch?v=InFNedaNq6s
Tutte le indagini (ma sopratutto l’evidenza) confermano il fatto che il traffico web da smartphone è in crescita pazzesca superando ogni aspettativa degli analisti. Addirittura è previsto che un quarto delle search verrà fatto entro qualche anno da mobile.
Ma i soldi per adesso sembrano farli sopratutto le telefoniche ed i produttori di hardware.
L’ADV in particolare è molto molto indietro, nonostante il traffico sia ormai elevatissimo. Anche nel search, che è il mercato più redditizio, a fronte di una stima del 20-25% di search fatte da mobile si stima un mercato adv search USA solo 2-3 mld di dollari. La Display di fatto non esiste.
Le stime italiane sull’ADV mobile confermano da anni questa stasi, di un mercato che non è mai partito. Siamo di fronte ad un semplice ritardo degli Advertiser oppure c’è una ragione strutturale?
La domanda è importante perchè da parte degli editori siamo in una fase di delirio e di corsa per essere presenti in ogni device, per poi sbandierarlo ai clienti tramite la propria concessionaria. Visti gli scarsi ritorni da adv sembra quasi un investimento di mkgt del tipo “ci sono tutti ci devo essere anche io”. Leggi tutto l’articolo
L’amico Massimo su “Dotcoma” scrive :
Oggi su una email normale su GMail, tema Milano e politica, ho trovato ben tre pubblicità di concorsi del cazzo, di Muller, Bosch e Shell. Eccoli, gli inserzionisti mass market che i banner sognano da 10+ anni e che non sono mai riusciti ad avere e che non avranno mai.
Bhe ovviamente ha ragione da vendere. Ma che dire però della efficacia e del “senso” di questa presenza web di questi marchi ? Come si vede anche dalla sua reazione è una pubblicità abbastanza insensata visto che è totalmente fuori contesto, in mezzo a delle mail personali, con una efficacia davvero dubbia.
Ma sappiamo tutti cosa c’è dietro: non c’è nessuna logica di marketing, nessun obbiettivo di redemption, nessuna vera strategia. Quelle marche investono due spicci sul web ed al responsabile digitale basta avere un pò di gente sul sito, e quindi il modo migliore e piu immediato è comprare un pò di “click qua e là” a 0,03 euro. Google che ormai ha i suoi adsense in tutto il web, ha un magazzino quasi infinito, e quindi permette di comprare a questi prezzi. Ed ovviamente riempie la sua webmail di annunci senza neanche preoccuparsi di contestualizzare, tanto ormai si è capito che ai clienti non interessa, perchè nessuno controlla (o può controllare) le redemption….
Le marche sono contente perche i loro 3 spicci danno qualche risultato tangibile e Google è contenta perchè fa i soldi a palate. Forse Massimo non è molto contento (ed io pure), ma siamo solo due. ![]()
Carlo Poss, presidente Fcp-Assointernet, segnala che “questo mese non è stato possibile accertare il dato relativo alla “Search” a causa di una mancanza di informazioni da parte di Google che non è disponibile a fornire i suoi dati. Nel passato si è cercato di ovviare a questo limite effettuando una stima dei valori della ‘search’ di Google. Poiché questo metodo ci è stato segnalato essere impreciso e poiché lo Statuto FCP-Assointernet prevede che i dati dell’Osservatorio Fcp-Assointernet siano relativi alle dichiarazioni puntuali degli Associati dichiaranti per offrire un valido termine di paragone a ciascun Associato, si è deciso di sospendere la pubblicazione del dato di tipologia ‘search’ in attesa di trovare una modalità che consenta di accertare il fatturato totale anche di questa tipologia senza incorrere in valutazioni errate o arbitrari“.
-> Pare che google sino a pochi mesi fa cooperasse informalmente validando i numeri del mercato. Da inizio anno pare che abbiano smesso ed infatti i numeri si sono fatti “ballerini”. Di certo se Google smette di comunicare i numeri, vuol dire che non sono più esaltanti.
In un post di qualche settimana fa si era parlato di Arbitraggio. Ho pensato fosse utile spiegare a chi non conosce questa pratica il funzionamento ed i risultati, anche perchè si parla di decine e decine di milioni di euro che vanno nel bilancio di google e degli operatori che lo praticano. Per spiegare bene il meccanismo ho chiesto una mano a Claudio Zamboni, Ex industry leader Entertainment & Telco Google It, ed attuale CEO di Digital ReveNew. In fondo alla breve intervista ho caricato alcuni screenshot con un esempio.
LL: Ciao Claudio. Ci spieghi cosa è l’arbitraggio?
Come in finanza o nella economia “fisica” il concetto di arbitraggio individua una pratica di marginazione attraverso l’acquisto e la rivendita di prodotti o servizi per i quali esiste una differenza di prezzo nelle due fasi, in ambito digitale si intende un modello di business applicato da molte aziende, che hanno generato enormi profitti in pochi anni, attraverso lo sviluppo di un markup tra l’acquisto di un click sui motori di ricerca e la sua rivendita ad altri inserzionisti. Nella fattispecie, il processo si articola in questo modo.
Un’azienda (l’arbitraggista) acquista traffico dai motori di ricerca sotto forma di click (cioè di persone che cliccano sulle inserzioni pubblicitarie che sui motori prendono la forma di link sponsorizzati) e veicola questo traffico su pagine di atterraggio, tecnicamente chiamate landing page, sulle quali sono presenti contenuti editoriali ed altre pubblicità, per lo più sotto forma di altri link testuali sponsorizzati.
I link sponsorizzati sono presenti su queste pagine grazie a modalità di affiliazione con gli stessi motori di ricerca, che distribuiscono i text ads anche su network di siti esterni (ad esempio Google Adsense).
Nel momento in cui il costo unitario di acquisto dei clic è minore del costo di vendita della pubblicità sulle landing pages, allora si sviluppa margine positivo.
Il fenomeno dell’arbitraggio esplode questo meccanismo. Leggi tutto l’articolo
Alcuni link della settimana :
Huffington Post arriva all’utile a fine 2010. Esiste dal 2005, ci sono quindi voluti quasi 6 anni per arrivare al pareggio. Sarebbe stata possibile una cosa del genere in Italia? Con il mercato dei capitali che ci troviamo non credo proprio. Intanto a marzo arriva a 13 milioni di utenti unici fonte Nielsen, e assume 9 nuovi venditori (un pò tardino direi)
Apple ha passato Microsoft nella capitalizzazione di borsa. Forse siamo ancora in tempo a comprare azioni Apple, noi scettici.
Google conferma un importante cambio al suo algoritmo che colpisce i siti che hanno molto traffico da Long Tail. Tanta gente piange in USA, ma in Italia è già arrivata? Non ho sentito di grosse variazioni.
Scoppia la Guerra della Local in Usa. AOL investe 50 milioni in Patch.com, e Yahoo prepara una grande entrata nel settore. Questa local inizia a interessare a molti….
In molti osservavano che negli ultimi mesi in Italia si iniziano a vedere molte marche italiane che investono su FB. Alcuni sostengono che tali budget sono stornati dal search (vega) ed è per questo che il search comincia ad avere piccola flessione. Ma quanto guadagna Fb in italia? Proviamo a fare due conti :
7-10 mld di impression
x 3 posizioni pubblicitarie (a lato) =
21-30 mld di impression
x 0,05 di CTR medio =
10-15 mln di click
x 0,05 euro a click =
500k-800k mese
Ovvero 6-10 mln di euro anno
C’è qualcosa di errato nei miei conti? A questo si aggiungono pubblicità vendute direttamente dalla rete commerciale che qualcosa fa. Diciamo quindi che siamo sui 10-15 mln.
Se consideriamo che le marche sono arrivate tutte negli ultimi 6-10 mesi e che buona parte è stornata dal budget search si capisce come mai da 6 mesi il search in italia abbia smesso di crescere, con un principio di “crollo” negli ultimi mesi. Oppure è solo una coincidenza.
(andamento search mktg netti, dati iab nielsen nmr)
| 2009 | Gen. | 25.041 | 4,78 |
| 2009 | Feb. | 24.514 | 12,62 |
| 2009 | Mar. | 26.951 | 4,01 |
| 2009 | Apr. | 27.769 | 21,44 |
| 2009 | Mag. | 29.186 | 25,87 |
| 2009 | Giu. | 27.471 | 28,77 |
| 2009 | Lug. | 27.041 | 12,22 |
| 2009 | Ago. | 22.364 | -0,57 |
| 2009 | Set. | 28.715 | 4,58 |
| 2009 | Ott. | 26.013 | 9,68 |
| 2009 | Nov. | 26.228 | 7,11 |
| 2009 | Dic. | 26.538 | 10,70 |
| 2010 | Gen. | 25.422 | 1,52 |
| 2010 | Feb. | 22.533 | -8,08 |
| 2010 | Mar. | 23.032 | -14,54 |
NOTA (20 maggio)
In realtà a marzo 2010 le impression di FB sono state 14 mld quindi i conti sopra sono sottostimati. L’utente medio ormai consuma 800 pagine al mese, in rapida crescita dalle 400 di 6-10 mesi fa.
Link della settimana: Google flat, Facebook adv, Foursquare trema, Guerra Zynga-FB
12 maggio 2010media1. Intervista al fondatore di Demand Media: il fast food content paga: Jimmy Wales: Demand Media’s Low Quality Content Is Cheap And It Works
2. Google è flat da molti mesi nella quota search USA, problema non banale se vuole mantenere l’attuale tasso di crescita: CHART OF THE DAY: Big Bad News For Google: Search Share Gains Have Flatlined
3. Facebook è risultato il primo rivenditore di ADV in termini numerici (ma sul prezzo poi è un’altra questione): Facebook Sells More Display Ads Than Any Other Web Publisher
4. La guerra Facebook-Zynga. Facebook sempre meno “aperto” specialmente con i grossi: Facebook Has Zynga By The Short Hairs — But It Needs To Be Careful
6. Facebook sta per lanciare il suo sistema di Check-in, potrebbe distruggere Foursquare, oppure no…: Facebook ‘Check-Ins’ Coming As Early As This MonthSilicon Alley Insider
Segnalato da Carletto via repubblica.
L’Autority in seno alla indagine su google news ha messo sott’occhio anche Adsense. Ecco cosa scrivono :
“Nei contratti conclusi dagli editori per l’affiliazione al programma AdSense, la percentuale ad essi spettante è definita senza che Google fornisca elementi utili a verificare la determinazione dei corrispettivi effettivamente percepiti”, si legge nella delibera dell’Agcm del 3 marzo. “Inoltre”, è scritto nel provvedimento, “gli utenti AdSense ricevono come corrispettivo somme determinate da Google di volta in volta a sua assoluta discrezione; Google non assume alcun obbligo di comunicare come tale quota sia calcolata; i pagamenti sono calcolati esclusivamente sulla base dei registri tenuti da Google; e Google può modificare in qualsiasi momento la struttura di determinazione dei prezzi e/o dei pagamenti a sua esclusiva discrezione”.
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Interessante chart proposta da SAI. Su Youtube meno della metà (41%) dei video hanno qualche forma di adv e tra questi il 94% è display, il 5,5% pre-roll ed il resto overlays. Se nel 60% dei video non c’è adv, e nei rimanti è solo display… non credo che il contributo di YT ai conti di google sarà mai cospicuo ….se continua così.
I video UGC sono il 17% del totale. in calo rispetto a sei mesi fa (-5%), ed anche i video piratati sono in leggero calo, anche se rimangono piu di un terzo del totale (!!!). Sono in ascesa i video prodotti dai partner: in effetti YT sta facendo accordi con tutti per avere qualsiasi contenuto video, nella speranza di avere cose legali e di qualità.
Rimane in me la curiosità: come è possibile che dopo 5 minuti che c’è una trasmissione in TV qualche “pirata” la metta in rete all’istante? Le ore di trasmissione sono migliaia… e perche mai uno dovrebbe prendersi la briga di spezzare il festival di sanremo in 20 video perfettamente uguali e caricarli in fretta su YT ? Ogni tanto mi viene in mente l’idea che ci sia qualche sistema automatico (o semi) per trasferire questi video dalla tv al web, e poi assegnarli ad utenti fittizi.
E comunque rimango convinto che Mediaset abbia qualche ragione nel fare una bella causa a google.
Un importante VC statunitense ha confessato al Business Insider (chiedendo anonimato) che in questo momento Google sta trattando in contemporanea per l’acquisto di TRE dei suoi investimenti. Se un solo VC dice questo c’è da giurare che in questo momento google ha almeno 10-15 trattative aperte.
Questo fa capire quanta brama ci sia da parte di Google di “spazzolare” dal mercato tutte le buone idee, evitando che diventino troppo grosse, e quindi non più comprabili come è successo con Fb, twitter, Yelp. Non credo quindi ci sia un dilemma “make or buy” che in questo momento è piu sul buy. Credo sia una vasta operazione volta a sopratutto a togliere di mezzo potenziali concorrenti del futuro.
Questo lo si capisce dalla fine che spesso fanno queste acquisizioni: un articolo del BI riportava pochi giorni fa pareri di vari clienti (e successivamente di dipendenti) di Doubleclick che dicevano che Google sta distruggendo l’azienda. L’acquisizione ormai è datata e oggi pare evidente che è forse servita sopratutto a togliere la preda ad altri predatori.
Il size su cui si muove Google è adesso piu piccolo: questo forse è dovuto ai limiti dell’antitrust americano, e sopratutto alla fuga di cervelli di cui ormai è vittima Google. Per citare l’esempio Feedburner: il fondatore e ceo dopo l’aquisizione da parte di G. è rimasto un pò e poi se ne è andato in twitter, non trovando in G. un adeguato spazio alle sue ambizioni. Molti altri talenti preferiscono mollare google per avventurarsi in startup.
Con tante piccole acquisizioni quindi google riesce a portarsi in casa menti nuove (ed interi team) e a legarle a se per dei periodi di tempo. Tutto questo comportamento denota però una mentalità sempre più da monopolista, che non sempre è una mentalità vincente.
Un ottimo contenuto messo in rete, equivale ad un ottimo posizionamento nei risultati del motore di ricerca? E’ una leit motiv che si sente spesso (lo dice anche google nelle sue guide) ma non è proprio vero.
In realtà è noto che il posizionamento dipende sopratutto della quantità di link presenti nella rete verso il contenuto, a prescindere dalla qualità. La rete (con le regole di Google) non è quindi meritocratica, ma -un pò come la vita- è una grande gara di popolarità. Se trovi modi furbi per distribuire e diffondere i tuoi contenuti hai piu successo che se fai contenuti di qualità.
Come nella vita, avviene che la piccola osteria casalinga che è eccellente, rimane sconosciuta alla massa rispetto al ristorante alla moda che lavora di marketing e di pubblicità, senza avere una buona cucina.
E un pò come nella politica, dove ci sono pochi politici che propongono delle soluzioni razionali e pacate, ma poi la gente vota sempre quello che urla e che sa vendersi meglio (ma che perlopiù è incapace). E che governa.
Se questo è vero (ed è abbastanza vero) il web è un vero schifo. L’attenzione in questi anni è sempre piu nel linkaggio e nella promozione (anche nei social) dei propri contenuti più che nella qualità del contenuto stesso. Con un evidente calo della qualità dei contenuti che a me sembra sempre più evidente.
Non sono un lamentone che ha problemi con il SEO. Io ad esempio mi trovo nell’assurda posizione di avere un sito fatto da giornalisti che lavorano sodo, e vedere che un aggregatore esce con i nostri articoli al PRIMO posto nella serp, mentre l’articolo originale neanche è in prima pagina. Perche l’aggregatore ha un PR alto ed è linkato. E c’è solo da chinare la testa, perche non puoi protestare con un algoritmo.
D’altra parte c’è chi dice che se una cosa è molto linkata è necessariamente una cosa buona. Se molta gente lo linka vuole dire che molta gente lo apprezza. Io la trovo un pò una cazzata perchè il link non determina un giudizio sulla qualità del contenuto ma solo il “buzz”.
Ma purtoppo non c’è oggi una alternativa alla dittatura del link. Garantisce comunque dei risultati decenti, rispetto ai vecchi motori che basavano i risultati sull’analisi della pagina.
Sarebbe certo più onesto che Google lo dicesse nelle sue guide. “Non importa quali contenuti fate o come li fate, basta che siano linkati. Ed in bocca al lupo!”
- Spunti da Seomoz e Chris Dixon’s
Google (ed anche Bing) stanno lavorando alacremente per rispondere alle query con informazioni dirette, senza che l’utente lasci il motore. La cosa esiste da tempo ma adesso sta esplodendo in tutti i campi e trasforma la natura del motore di ricerca, che piano piano diventa anche editore, e da hub che smista traffico diventa pagina di partenza e di termine.
Questo vuol dire essenzialmente più query per il motore ma meno traffico per gli editori (e meno soldi). Alcuni di essi che vivevano (basti pensare al meteo) essendo ai primi posti della serp, potrebbero avere un contraccolpo importante.
Ecco una lista di esempi: Leggi tutto l’articolo
Una personalizzazione del Corriere della Sera significa che Google ha deciso di fare sul serio. Questo è branding.
Dai dati in mio possesso, il trend di crescita del browser google negli ultimi mesi è costante, ed è arrivato in alcuni siti al 6%. Fortunatamente pare che ad essere intaccato sia solo Explorer, con Firefox che non perde quote, ed anzi avanza verso il 25% (dal 20% di anno precedente).
Se Google padrone del web mi fa paura potete immaginare che impressione mi faccia Google padrone del mio Desktop.
Grazie a dio qualcosa va storto anche a loro. La trattativa per l’acquisizione di Yelp a 500 mln di dollari è saltata a causa di un uso spregiudicato della stampa che a Google non è piaciuto. “Non facciamo trattative a mezzo stampa” hanno detto, chiudendo la trattativa, dopo che la controparte aveva fatto (appositamente) trapelare particolari riservati ai giornali.
Dapprima si era pensato ad una controfferta per 750 mln da parte di un nuovo pretendente, ma poi è venuto fuori qualcosa di diverso. La parola magica che ha fatto saltare tutto è …..IPO!
Twitter (e FB) insegnano: quando si ha qualcosa di grosso in mano, negli USA si possono trovare senza problemi 150-200 mln da fondi ed investitori, e con un pò di pazienza si arriva al break even, senza bisogno di vendere tutto. Twitter che sino a qualche mese fa ancora si domandava su quale era il suo modello di business, in poche settimane ha risolto tutto : 30mln da google e bing per accedere ai propri dati “real time”….ed il break even è raggiunto.
Così a Yelp avranno pensato di farsi “prezzare” da google, per poi fare saltare tutto così da quotarsi come una delle cose HOT del 2010. Confesso che ho goduto. Serve un web multipolare e servono aziende autonome che possano contrastare il monopolio in arrivo, e salvare la rete.
Ultimamente si fa un gran parlare della crisi degli old media. Molte testate web e blogs deridono e criticano le sparate degli editori tradizionali contro aggregatori e blog.
Ma mentre questi “nuovi editori” fanno un gran parlare della morte della editoria tradizionale non si rendono conto della grande minaccia che sta arrivando all’orizzonte. La crescita incontenibile del “fast food content”. Già qualche anno fa, dai tempi in cui si parlava di “nanopublishing” la cosa mi sembrò pericolosa, e successivamente con l’esplosione del fenomeno si è palesata. Un recente articolo di Techcrunch mi ha dimostrato che non sono il solo a pensarla così.
Il problema non è quello di aggregatori o finti blog che prendono una parte dei contenuti e poi mettono un link alla fonte originaria. Infatti portano comunque traffico e fanno link building. Il problema non è neanche nella copia di un contenuto e nella violazione del diritto di autore, dato che google grossomodo riesce a capire la fonte originaria.
Il problema è piuttosto nel fatto che esistono ormai decine e decine di migliaia di siti, con degli umani dietro, che di mestiere leggono contenuti e li riscrivono scopiazzando sciattamente e malamente cambiando ed invertendo qualche frase.
Così per una notizia originale, artigianale, e prodotta con 2-3 ore di lavoro e di ricerca, dopo poche ore a partire da questa ce ne sono almeno altre 100 scopiazzate e prodotte in 10 minuti, a cui poi seguono altre 1000 tra aggregatori, catalogatori e finti blog, tutte fatte senza lavoro.
Techcrunch non lo dice, ma la colpa principale è di Google, che davanti ad 1 contenuto vero ed artigianale, e 100 copie sciatte, e 1000 url farlocche di aggregatori NON fa differenza. Non vuole, o non riesce. Leggi tutto l’articolo
Quali di questi due banner farà più click ?
Un tempo era il lavoro delle agenzie creative, ma adesso potrebbe non essere più così. Google ha ormai tanti nemici, e mancavano solo le agenzie creative tra di essi, ma adesso ha risolto il problema con la nuova acquisizione di Teracent.
Questa azienda ha creato un software per il quale, caricati in un sistema degli “elementi” come foto, parole, marchio, immagini, colori, vengono generate in automatico migliaia di combinazioni di banner mischiando i vari elementi. Poi un algoritmo si incarica di erogare quelli che hanno maggiori performance, magari anche differenziando sito per sito.
L’idea è molto bella e potrà aumentare il rendimento del display su google. Ma a che prezzo? La creatività ha un valore in se quando è bella esteticamente ed arricchisce il valore del brand. Può una macchina che combina pezzi casualmente creare una cosa “bella”?
E cosa diranno le marche se il banner scelto dal robot sarà quello senza il loro logo?
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